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Le armi e gli armamenti italiani dal 1935 al 1945 – speciali e segreti –

Le armi e gli armamenti italiani dal 1935 al 1945 – speciali e segreti –

Nella vulgata comune l’impreparazione bellica italiana nella IIa Guerra Mondiale è conclamata e assunta come dogma storico.

Se ciò è sicuramente vero per quanto concerne sia la capacità operativa dei nostri alti comandi sia la visione strategica delle operazioni, non è altrettanto vero per quanto riguarda gli armamenti.

Nonostante che l’Italia fosse in armi e in guerra dal 1935 (cosa che sembra sfuggire ai cultori-denigratori delle forze armate italiane del ventennio), nonostante che gran parte del parco armi fosse in costante utilizzo (con tutto quello che ne deriva), il nostro paese non trascurò né gli studi su nuove armi né l’approntamento dei prototipi con relativa simulazione bellica.

E questo anche prima che scoppiasse il conflitto.

È abitudinario, ancorché notorio, parlare delle armi segrete del III° Reich; non vi sono dubbi sulla loro realtà, dagli aerei a reazione, alla bomba all’uranio (non proprio atomica) sperimentata in Turingia, dai sommergibili con motore a turbina, ai fucili a canna curva, ai visori notturni ad infrarossi e via dicendo.

Differente la conoscenza sull’esistenza di armamenti particolari italiani, tutto è nebuloso e vago. Ciò è dovuto sia alle scarse notizie in merito sia al velo di omertà, su di esse calato, dalla intellighenzia politico-culturale post bellica.

Le armi segrete (meglio definirle speciali) italiane, pur non essendo alla stessa altezza di quelle tedesche, risultarono innovative, originali ed efficaci – almeno ai poligoni – non solo, ma contrariamente alle armi tedesche, la maggior parte di queste fu testata “prima della guerra o nei primi mesi di questa”. Poche di queste entrarono in produzione e senza particolari entusiasmi da parte dei comandi preposti alle valutazioni, il perché di tale comportamento è facile intuirlo, visto quale sarà l’evolversi degli eventi bellici per l’Italia. Mentre per gli anglo americani almeno in un caso si trattò di armi estremamente avanzate (vedi punto).

La parte del leone spetta alla Regia Aeronautica seguita dall’Esercito; questo, in termini invertiti, sarà in prima linea per quelle “non prodotte”.

Cerchiamo di andare per ordine iniziando dai “piedi” per poi passare alle armi segrete. 

Tutto è estremamente articolato e concatenato agli aspetti politici, cercheremo di presentare il tutto in modo semplice e schematico al fine di migliorarne la comprensione.

Iniziamo con l’arma standard del fante: il fucile.

I tanti denigratori hanno presentato il fucile Carcano 91/38 come una sorta arma a tappi, cosa che non è. L’arma è confrontabile con le coeve (e a volte superiore) dei paesi in guerra; niente di eccellente ma non disprezzabile.

Di seguito foto e schede di confronto.

 

PARTE A – Fucili convenzionali

Carcano M.91/38 - (Italia)

Carcano M.91/38 – (Italia)

 

Arisaka Tipo 99 - (Giappone)

Arisaka Tipo 99 – (Giappone)

Mauser K98k - (Germania)

Mauser K98k – (Germania)

MAS 36 - (Francia) -

MAS 36 – (Francia) –

Mosin-Nagant M91/38 - (URSS) -

Mosin-Nagant M91/38 – (URSS) –

Lee-Enfield MKIII - (Gran Bretagna) -

Lee-Enfield MKIII – (Gran Bretagna) –

Springfield M 1903 - (Stati Uniti) -

Springfield M 1903 – (Stati Uniti) –

 

Eserciti dell’Asse

Italia Giappone Germania
Carcano 91/38 Arisaka 99 Gewehr
Peso 3,4 3,7 3,7
Lunghezza 1,018 1,12 1,1
Calibro 7,35 7,7 7,92
velocità volata 757 730 755
Cadenza 15 20
Tiro utile 500 500/1000
Alimentazione 6 5 5

 

Eserciti Alleati

Italia Francia Inghilterra Russia USA
Carcano 91/38 MAS 36 MK III M.N. M91/38 Springfield M 1903
Peso 3,4 3,7 3,9 3,4 3,95
Lunghezza 1,018 1,02 1,13 1,287 1,099
Calibro 7,35 7,5 7,62 7,62 7,62
vel. volata 757 853 740 820
Cadenza 15 Modesta 20/30 10-dic ott-15
Tiro utile 500 500 500 500/1200
Alimentazione 6 5 10 5 5

 

Conclusione

Il Carcano 91/38 si presenta superiore al MAS 36 e al Mosin-Nagant 91/38, equivale all’M1903 USA e regge bene con il Gewerh e l’MK III

PARTE B – Fucili a recupero di gas 

E qui c’è una piccola sorpresa. Non è vero che l’Italia non avesse armi a recupero di gas: le aveva dal 1911. Solamente non furono messe in produzione, mentre furono vendute all’estero; esempio il Breda M.1935PG venduto al Nicaragua in diverse centinaia di esemplari.

Cei-Rigotti M03/11

Cei-Rigotti M03/11

Breda mod. 1935 PG

Breda mod. 1935 PG

Scotti Mod. X (anno 1932)

Scotti Mod. X (anno 1932)

Garand M1- (Stati Uniti) -

Garand M1- (Stati Uniti) –

Tokarev SVT 38 1938/45 - (URSS) -

Tokarev SVT 38 1938/45 – (URSS) –

Gewehr 41/43 - (Germania) -

Gewehr 41/43 – (Germania) –

 

Fucili italiani

Cei-RigottiM 03/11 BredaM 1935PG ScottiMX
Peso 4,3 5,25 4,050
Lunghezza 1,000 910 1,114
Calibro 6,5 7 6,5
Cadenza tiro 900 600 42
Vel. volata 730 770 700
Tiro utile 500/1400 400/500 500/2000
Alimentazione 25 20 6

 

Nota: Lo Scotti è da considerare un ibrido essendo semiautomatico, in ogni caso sintomatico della preparazione dei nostri opifici.

 

Confronto Asse/Alleati

Cei-Rigotti M 03/11 Breda 1935 PG Gewehr 41/43 Tokarev SVT 38 Garand M1
Peso 4,3 5,25 4,1 3,95 4,3
Lung. 1000 910 1130 1226 1100
Cal. 6,5 7 7,92 7,92 7,62
vel. volat 730 770 775 840 865
Tiro utile >500 500 500 500 500
Alim. 25 20 10 10 8

 

Conclusione

Come si può ben vedere avevamo la disponibilità per modernizzare l’armamento di base molto prima di altri, soprattutto dei nostri nemici. Rimarchevole la somiglianza fra il Gewehr tedesco ed il nostro Breda; a pensar male….

PARTE C – Mitra

Mitra

Beretta M.38 (MAB) - (Italia) -

Beretta M.38 (MAB) – (Italia) –

F.N.A-B MOD. 1943 - (Italia) -

F.N.A-B MOD. 1943 – (Italia) –

Armaguerra OG-43 - (Italia) -

Armaguerra OG-43 – (Italia) –

Un OG-44, versione dell'OG-43 con calcio fisso in legno

Un OG-44, versione dell’OG-43 con calcio fisso in legno

 

Beretta M.38(MAB) FNA-B mod.1943 ArmaguerraOG-43
Peso 4,8 3,7 3,18
Calibro 9 9 9
Vel. volata 420 380 480
Cadenza tiro 550 400 500
Alimentazione 40 40 40
Tiro utile 100/200 400 150/200

 

Eserciti Germania – Russia – Inghilterra – Stati Uniti

 MP40 (Terzo Reich)

MP40 (Terzo Reich)

Sten (Inghilterra)

Sten (Inghilterra)

PPSh-41 (URSS)

PPSh-41 (URSS)

Thompson M1A1 (Stati Uniti)

Thompson M1A1 (Stati Uniti)

 

 

Confronto Asse/Alleati 

  MAB 38A FNA-B 43 MP 40 Sten PPSh 41 ThompsonM1A1
Peso 4,2 3,7 3,97 3,18 3,63 4,81
Lunghezza 946 790 833 760 843 811
Calibro 9 9 9 9 7,62 11,5
Cadenza tiro 550/600 400 500 ~500 ~1000 600/1500
Vel. volata 420 380 381 365 488 285
Tiro utile 100/200 400 100 50 150/250 50/100 cc
alimentazione 40 40 32 32 35/71 30/100 cc

 

Nota: Questa parte ha solo funzione di confronto al fine di smitizzare la nostra impreparazione tecnica. E’ bene sapere che la FNA-B 43 era definita dai tedeschi “Die beste italianischer” ossia la migliore italiana; detta arma era pronta dal ’42 ma entra in produzione con la RSI che ne produsse 7000 esemplari ed entra nella storia per essere stata usata nel delitto Moro.

PARTE D – Carri armati

Carro P.40

carro

carro

 

Su questo carro armato italiano poco c’è da dire; se non che, progettato nel 1939, entrò in produzione nel 1943, in un numero variabile non superiore a 5 pezzi. Le motivazioni tecniche c’erano tutte ma c’era anche dell’altro perché durante la RSI ne furono costruiti almeno un centinaio; utilizzati dai tedeschi. Quindi dal ’39 al ’43 sussistevano problemi, ma dopo l’8 settembre i medesimi erano ridotti. Forse perché il gruppo Fiat-Ansaldo ostacolò sempre l’utilizzo dei validi motori tedeschi?

 

Caratteristiche e confronti

P.40 Pz. IV Cromwell T.34/85 Sherman
Peso 26 22,3 27,6 t 30,9 30,3
Corazzatura 60 mm 50 76 45÷70 50
Armamento 75 mm 75 75 76,2 75
Lunghezza 5,8 mt 5,92 6,35 6,75 5,84
Larghezza 2,8 mt 2,88 2,91 3,00 2,62
Altezza 2,5 mt 2,68 2,83 2,45 2,74
Velocità 42 kmh 42 64 55 50
Potenza 420 hp 300 600 500 400
Autonomia 275 km 200 280 465 160
Equipaggio 4 5 5 4 5

Ne deriva che il P.40 era superiore al tedesco Pz.IV e allo Sherman americano, confrontabile (autonomia e potenza a parte) con il T.34 sovietico e al Cromwell inglese.

PARTE E – Portaerei

Settore scottante e doloroso: avevamo, potevamo, non operammo (il perché a fine presente parte).

 

Portaerei  AQUILA

L'Aquila mimetizzata a Genova durante l'allestimento.

L’Aquila mimetizzata a Genova durante l’allestimento.

L'Aquila dopo la guerra, dopo essere stata recuperata

L’Aquila dopo la guerra, dopo essere stata recuperata

Aquila

 

Caratteristiche

Stazza lorda 27800 t
Lunghezza 235,5 mt
Larghezza 30 mt
Altezza 23 mt
Potenza 151800 CV
(8 caldaie, 4 turbine, 4 eliche) nodi (56 km/h)
Velocità 30
Autonomia 5500 miglia navali
Equipaggio 1420 uomini (107 ufficiali)
Armamento 8 cannoni antinave da 135/45 mm
12 cannoni antiaerei da 65/64 mm a tiro rapido
132 mitragliere da 20/65 in 22 – avete letto bene
51 caccia Reggiane Re. 2001

 

Portaerei  SPARVIERO

 SPARVIERO

 SPARVIERO

 

Caratteristiche

Dislocamento 30.418 t
Lunghezza 202,43 m
Larghezza 25,24
Altezza 23 m
Potenza 28.000 CV
Velocità 20 nodi (37 km/h)
Autonomia 5.500 miglia navali
Armamento 8     pz. antinave   da 135/45
12   pz. antiaerei   da 65/64
22   mitragliere da 20/65 in 6 impianti a sei canne)
34   caccia Reggiane Re 2001 (oppure 16 caccia e 9 bombardieri siluranti)

 

Confronto con le portaerei inglesi

Aquila Eagle Illustrius Indomitable
Staz. lorda 27.800 t 21.630 19.121 22.637
Lunghezza 235,5 mt 203,5 227 230
Larghezza 30 mt 29 29 29,2
Altezza 23 mt
Potenza 151.000 cv 50.000 110.000 111.000
Velocità 30 nodi(56 km/h) 22,5 nodi(41,7 km/h) 30 nodi(56 km/h 30 nodi(56 km/h)
Autonomia 5.500 mn 4.000 11.000 11.000
Armamento 8 da 135 an12 da 65/64 aa132 da 20 aa 6 da 152 an4 da 40 aa12 da 20 aa 16 da 114 aa48 da 40 aa 16 da 113 aa48 da 40 aa10 da 20 aa
Aerei 51 21 36 55

 

Come si può notare l’Aquila era nettamente superiore alla Eagle e confrontabile con la Illustrius e la Indomitable.

Considerazioni personali sulle due portaerei

 

Aquila

Le mitragliere da 20/65 sviluppavano 220 colpi al minuto, ne deriva che un impianto sestuplo avrebbe scaricato ben 1320 colpi /m.; quindi la portaerei Aquila sparava, per fiancata, la bella cifra di 14.520 colpi (22×6 da 20/65 – 11 per fiancata). A questi vanno aggiunti i 12 pezzi da 65/64, cadenza di tiro 20 c.m; si hanno circa 120 colpi, sempre per fiancata. Totale 14.640 colpi.

Esercitando la fantasia e considerando che l’Aquila era lunga 235,5 metri otteniamo ben 62 colpi per metro lineare. Un vero muro di fuoco.

 

Sparviero

Per la Sparviero, stante il differente numero di armi, si ha:

per le mitragliere da 20/65 (34 per fiancata) 7480 colpi/min.

per le armi da 65/64 vale la stessa considerazione dell’Aquila, 120 colpi/min. per fiancata. Totale 7600 colpi. Essendo la Sparviero lunga 202,43 otteniamo oltre 37 colpi per metro lineare.

 

Nota

Se per la Sparviero i tempi di approntamento furono effettivamente lunghi, lo stesso non vale per l’Aquila. La nave era approntata al 90% nel 1943 ma si aspettava la messa a punto del cannone antiaereo da 65/64. Senza prendere in esame l’eccellente 90/53, nessuno si preoccupò per l’assemblaggio dell’onesto pezzo da 75; arma già collaudata e in dotazione alle batterie antiaeree. Il tempo perso e gli eventi collegati all’8 settembre rallentarono ulteriormente il varo della bella nave, fino alla beffa e oltraggio finale che vide incursori italiani, al servizio del nemico, affondare la portaerei nel porto di Genova.

PARTE F – Sommergibili

E’ cosa risaputa che l’Italia aveva la più numerosa flotta di sommergibili seconda solo all’URSS. Sappiamo che la filosofia di utilizzo dei medesimi era totalmente inadeguata alla nuova realtà della guerra, sappiamo anche che solo i sommergibili della classe “600”, la più numerosa (56) aveva caratteristiche adeguate.

Ciò che poco si conosce sono i smg. classe Ammiragli (Cagni, Millo, Saint Bon e Caracciolo). Tali battelli avevano caratteristiche eccezionali anche per i sommergibili convenzionali del dopo guerra.

 

Sommergibili

 

Caratteristiche

Dislocamento 1702,525

Lunghezza

87,8
Larghezza 7,974
Pescaggio 5,86
Profondità max. 100 m con coefficiente di sicurezza 3
Propulsione 2 motori diesel da 4370 cv totali
2 motori elettrici da 1280 cv totali
Velocità 17 nodi in sup.
8,5 nodi in immersione
Autonomia 10.700 mn
Armamento 8 tubi lanciasiluri da 450 modificati a prua
6 come sopra a poppa
2 cannoni da 100/47
2 mitragliere binate a scomparsa da 13,2
 

38 siluri

Questi battelli, per le loro caratteristiche, potevano svolgere operazioni con lunghissima autonomia senza necessitare, per lungo tempo, di quegli approvvigionamenti che i tipi standard necessitavano.

 

Smg. classe Marconi e U-IX tipoC/40

Marconi

Marconi

U-IX-C/40

U-IX-C/40

 

smg classe Marconi U-Boot tipo IX-C/40
Dislocamento (t) 1191 1144
Lunghezza (m) 70,04 76,8
Larghezza (m) 6,82 6,9
Pescaggio m 4,72 4,7
Profondità max (m) 100 110
Propulsione (Hp) 3600/1500 —–
Velocità (n) 18 sup/8 imm. 18 sup/7 imm
Autonomia (mn) 10550 11400
Armamento 8 tubi da 533 16 siluri
1×100 1×105
4×13,2 aa 1×37
2×20

 

Nota

I battelli della classe Ammiragli invece di essere usati per operazioni belliche furono adibiti al trasporto di rifornimenti, vanificando così tutte le loro caratteristiche.

parte G – Navi da battaglia

 

classe Littorio

 

caratteristiche

Dislocamento 43.624
Lunghezza 237,8
Larghezza 32,9
Pescaggio 9,6/10,5
Propulsione 140.000
velocità 30
Autonomia 7.260
Armamento 9 pz da 381
12 pz. Da 152
12 pz. Da 90 aa
20 da 37 aa
32 da 20 aa
3 aerei Re.2000

 

Confronto Italia, Germania, Giappone

Italia Germania Giappone
Classe Littorio Classe Bismarck Classe Haruna
Dislocamento 43.624 41.700 32.000
Lunghezza 237,8 241 222
Larghezza 32,9 36 31
Potenza 140.000 150.170 64.000
Velocità 30 30,5 30
Autonomia 7260 a 20 nodi 17200 a 16 nodi 8650 a 16 nodi
Armamento 9 da 381 8 da 380 8 da 356
12 da152 12 da 150 16 da 152
12 da 90 aa 16 da 105 aa 8 da 127 aa
20 da 37 aa 16 da 37 118 da 25 aa
32 da 20 aa  20 da 20 aa 3 aerei
3 aerei 6 tubi da 533
6 aerei Ar.196

Confronto Italia – Alleati

Italia Inghilterra Francia Stati Uniti
Classe Littorio Classe  Classe Classe
King George Richelieu South Dakota
Dislocamento 43.624 35.900 41.000 44.519
Lunghezza 237,8 227,1 247,9 210
Larghezza 32,9 31,4 33 33
Potenza 140.000 125.000 150.000 130.000
Velocità 30 28,5 30 27
Autonomia 7260 a 20 nodi 14000 a 10 nodi 2000 a 30 nodi —-
Armamento 9 da 381 10 da 356 8 da 380 9 da 406
12 da152 16 da 133 9 da 152 20 da 127
12 da 90 aa 32 da 40 aa 12 da 100 aa 35 da 35
20 da 37 aa 4 aerei 16 da 37 aa 16 da 18 aa
32 da 20 aa 12 da 13,2 2 aerei
3 aerei 3 aerei

 

Parte H – armamenti segreti

In questa parte entriamo nel terreno più scivoloso, ossia quegli armamenti che per le loro caratteristiche e modernità rientrano in quella categoria definita “segreta”.

a)

dispositivo di radio-guida per militari isolati (1940)

dispositivo di radio-guida per militari isolati (1940)

La foto parla da sola.

continua…

Gianfranco Bilancini

 

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Categorie: Seconda Guerra Mondiale

Pubblicato da Ereticamente il 2 Settembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Ulderico Nisticò

    primo aereo a reazione della storia… e anche ultimo italiano: e l’areo più prodotto restò il venerando CR 42 di legno!

  2. Rexgamer

    Stai scherzando sulla parte del P40?
    Quel carro considera è uscito fuori nello stesso periodo del Panther tedesco! Altro che panzer4 delle prime versioni, ed il t-34 devi considerare la versione con il cannone da 85mm. Per non parlare dei carri pesanti. Non potevamo nulla contro Tigers o i Churchill, a mala pena potevamo pizzicare i vecchi carri armati KV russi.

  3. Bruno Fanton

    Purtroppo però all’ atto pratico sul campo di battaglia si vide ben poco, mentre di “tanto” si videro gli 8 milioni, sì, ma non tanto di baionette, quanto di… gavette. Impegno mica da ridere. Poi c’ era anche il fattore addestramento. Difficile far adottare a (è solo un esempio) cacciatori educati al volo acrobatico le tattiche del combattimento scientifico, “alla tedesca”, per cui si vanificava anche la produzione di aeroplani da caccia “discreti” come il Macchi 202 (il 205 non era che un 202 rimotorizzato e finalmente abbastanza armato), pur mantenendo un vizio di fondo. La struttura metallica che ricalcava dimensionalmente quella precedente, linea, nelle dimensioni. Ma il peso? E i bombardieri? I presto dismessi dalla RAF Hampden e Whitley erano decisamente superiori a tutti i nostri BR 20 ed S 79. Per non parlare dell’ inesistente caccia notturna. Forse il genio italico si era perso nelle Ambe?
    Distinti saluti
    Bruno Fanton
    Treviso, 7 settembre (!) 2018

  4. Rdv

    Per fortuna è finita come sappiamo

  5. Gianfranco Bilancini

    Rexgamer, Fanton e Rdv

    Credo di essere stato chiaro in apertura dell’articolo che non era in discussione l’impreparazione operativa del nostro esercito, bensi la cattiva gestione degli armamenti. Nel caso il confronto P40 è solo con il Pz IV e non certo con i Panther o i Tiger; significativo il fatto che il P40 fu progettato nel 1939 ma mai entrato in produzione per la macchinosità (e sono buono) della burocrazia militare, per poi, sotto controllo tedesco dal ’43 in poi entrare in produzione come solito troppo tardi. Il confronto con il T.34 è indicativo delle possibilità che il P40 poteva avere se gestito in ben altra maniera.. Non ho messo in ballo l’aviazione per non mettermi la mani nei capelli per la disperazione; ecco alcuni esempi: il Reggiane 2000 fu presentato nel 1939 ma rigettato perché…non aveva i serbatoi semapizzati. Problema così grave da permettere la continua produzione dei CR.42 e dei mediocri G.50 e MC20. Ancora: il Breda Ba.65 (aereo d’assalto mono/bi posto) si dimostrò un buon aereo durante la guerra di Spagna ma nessuno si sognò di migliorarne la formula operativa (tempo ve ne era) e alla fine fu abbandonato per inadeguatezza nelle prime fasi della IIa GM, venendo così a mancarci un aereo d’assalto, a pieno titolo, che avrebbe fatto la differenza in Africa settentrionale. La stragrande maggioranza delle “lungaggini” nell’adeguamento degli armamenti era dovuto alla costante invadenza della FIAT in tutti i settori, con l’intento di eliminare qualsiasi concorrenza anche a scapito del paese in guerra (e sono ancora buono). Solo dal ’42, forse per timore di vedere i tedeschi vincenti fu consentita l’istallazione di motori tedeschi sui nostri aerei e i risultati si videro subito ma….troppo pochi, troppo tardi. L’SM.79 sarà stato di legno, tela, colla e sputo ma rimase l’incubo dei marinai inglesi tanto che, se non erro, l’asso degli aereosiluratori italiani operava su SM.79. Ultimo il quadrimotore P.108 fu un aereo che operava fino a 3000 Km di autonomia con 4700 kg di bombe (portava più bombe del B.17 americano) ma il suo sponsor (Bruno Mussolini) mori per incidente aereo (così si dice). Che poi la guerra fu una fortuna che fini come fini sono punti di vista.

  6. Paolo

    La verità, anche se fa comodo dare la colpa ai sabotaggi, agli industriali, ai generali, ecc ecc, è che il regime fascista era fondamentalmente corrotto ed impreparato di fronte a stati, sistemi industriali, burocrazie ed eserciti molto meglio organizzati. Dove eccellevamo era nella propaganda, alla prova dei fatti entrare in guerra su una scelta scellerata di un mezzo statista che aveva fatto molto male i conti.

  7. paolo

    Complessivamente gli armamenti italiani non erano così male, ma avevamo il viziaccio di sopravvalutarci. Per far bella figura coi tedeschi (begli alleati che ci siamo scelti…) ad esempio abbiamo deciso di entrare in guerra con la Grecia quando era infinitamente più vantaggioso metterci d’accordo con Metaxas, di aprire troppi fronti che non eravamo in grado di sostenere, di mandare lo CSIR e poi ARMIR in Russia senza che fosse realmente motorizzato e tantomeno meccanizzato… Si gonfiavano sempre i numeri sia di uomini che di mezzi, spesso inadatti al campo di battaglia dove dovevano operare. Il cannone da 90 nelle sue declinazioni antiaereo e anticarro era ottimo, il MAB era ottimo, l’autoblindo AB41 e AB43 era ottima, ma si è sempre investito in propaganda e poco in mezzi effettivi ed organizzazione.

  8. Andrea

    Va bene così…..ormai la storia non si cambia, ma deve insegnare gli errori commessi.
    E l’errore fondamentale è stato fatto dal RE V.E 3°, il quale doveva arrestare subito nel ’37 chi ci ha alleato ai tedeschi senza se e senza ma, allearsi con coloro a cui sparavamo 20 anni prima, e sparare ai ns fratelli della 1 GM.
    Dopodiché anche avendo avuto armi un Pochettino migliori, abbiamo perso sin dal 7 dicembre 1941 (per la cazzata giapponese) perché contro gli USA non c’è partita.
    Armi migliori avrebbero solo prolungato la guerra, il dolore ed i morti.
    È andata così, meglio così, possano riposare in pace chi si è trovato in quel periodo ed è caduto sotto gli ideali della patria.

  9. Anton

    No, scusate ma non si possono accettare tutti questi commenti disfattisti e auto-denigratori! Io penso sia necessario ricostruire, seppur a grandissime linee, la situazione europea dell’epoca:

    gli imperi centrali, oramai, avevano concluso il loro ciclo discendente e la Grande Guerra (molto probabilmente voluta anche da lobby extra-europee) aveva dissolto definitivamente ciò che rimaneva della vecchia Europa. Poi, ad Est si erano imposte l’Unione Sovietica e la peste del comunismo mentre da Ovest incombeva la minaccia della cosiddetta “nuova Cartagine”: gli U.S.A.

    Era in procinto di nascere, quindi, una nuova Europa ma quale Europa? Forse l’Europa di Francia e Inghilterra, cioè, l’Europa dei mercanti, del materialismo, l’Europa degli “immor(t)ali principii”, quella che Niccolò Giani chiamava “L’Europa dell’Anticristo, atea e iconoclasta”? Io sono convinto del fatto che l’Italia – monarchica e fascista, fascista e monarchica – fece la scelta giusta, con coraggio e con dignità.

    Poi, come giustamente sottolinea il signor Bilancini, nessuno si sogna di negare il fatto che effettivamente ci furono notevoli carenze dal punto di vista operativo ma allo stesso tempo, anch’io – come lui – mi ritrovo tra quei pochissimi convinti del fatto che gli armamenti delle nostre FF.AA. non fossero poi così inferiori a tal punto da consentire al nemico di vincere a “mani basse” (e ci sono libri a confortare questa mia opinione, a parte il fatto che non sempre superiorità tecnologica sia sinonimo di vittoria assicurata): sei anni di guerra (in tutto) e la partecipazione degli eserciti di decine di Paesi da tutto il pianeta, devastanti bombardamenti sulle popolazioni civili al livello di sadismo vero e proprio, stupri etnici e ogni tipo di brutalità possibile e immaginabile ci sono voluti per distruggere Italia e Germania compresi gli alleati di Ungheria, Romania, Croazia, Slovacchia e Giappone più quelle centinaia di migliaia di valorosi delle Waffen SS che volontariamente e tutti insieme hanno lottato proprio per evitare che, non solo l’Europa ma il mondo intiero finisse per diventare quello che, purtroppo, è diventato oggi in maniera pressoché irreversibile: americanizzato, meticciato, mercificato, omosessualizzato oltre che annichilito dal punto di vista spirituale, morale e culturale. E c’è pure chi dice: “Che fortuna… Meglio così…”. Bella roba…

    Perdonate lo sfogo.

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