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Il tradimento dei chierici

Il tradimento dei chierici

“Il tradimento dei chierici”, “La trahison des clercs” è il titolo di un saggio di un intellettuale francese di sinistra, Julien Benda, pubblicato negli anni ’30, che ebbe una certa notorietà in Francia, molto meno in Italia o fuori dai confini transalpini. In esso si attaccano soprattutto pensatori e politici di destra, quali Charles Maurras e Maurice Barres. Dopo la seconda guerra mondiale, Benda che durante il periodo bellico e l’occupazione tedesca non aveva svolto attività di alcun tipo, si oppose ferocemente a qualsiasi amnistia nei confronti di coloro che in una maniera o nell’altra avevano collaborato con gli occupanti e il governo di Vichy, si avvicinò sempre più alle posizioni del partito comunista, e negli anni ’50 arrivò a giustificare i processi staliniani (particolarità che tra l’altro condivise con il suo più noto correligionario, Albert Einstein). Fra gli intellettuali che si sono richiamati a lui, in Italia si può ricordare Norberto Bobbio.

Ora, perché occuparsi di questo personaggio e delle idee da lui espresse, più di qualsiasi altro esempio della ormai sterminata pubblicistica antifascista che esiste da quasi un secolo e che negli ultimi settant’anni ha raggiunto dimensioni che si possono definire oceaniche?

La ragione è semplice: io penso che Benda abbia avuto un’intuizione importante ma l’ha interpretata e applicata esattamente a rovescio.

L’assimilazione della figura dell’intellettuale con quella del chierico, ossia dell’uomo del clero, dell’ecclesiastico, non rappresenta certo un’originalità di Benda. Probabilmente non occorre ricordare che quando in età medioevale nacquero le prime università europee, gli studenti che si spostavano da una sede all’altra venivano chiamati “clerici vagantes”. Per secoli la Chiesa aveva avuto il monopolio del sapere e del semplice alfabetismo, e nel popolino era fortissima l’identificazione fra la persona colta, che sapeva latino, o magari soltanto leggere e scrivere, e l’ecclesiastico.

Tuttavia, oggi si può dire che questa assimilazione contiene una verità più forte oggi che nell’Età di Mezzo e anche nell’epoca in cui Benda scrisse il suo saggio. In un certo senso, gli intellettuali oggi in gran parte sono davvero i cultori e i ministri di una nuova religione.

Una parte dell’intuizione di Benda è senz’altro vera: gli intellettuali sono una casta o perlomeno una classe sociale dedita alla produzione e alla fruizione di “beni immateriali”: cultura, letteratura, arte, scienza, filosofia, e in quanto “datori di valori” hanno un potere non trascurabile nell’influenzare la società attorno a loro. Bisogna anche dire che oggi, rispetto ai tempi di Benda, quella degli intellettuali costituisce una classe molto più estesa e dai confini indefiniti, perché l’istruzione si è diffusa (anche se con un considerevole abbassamento della qualità) e la maggior parte delle persone pratica attività che richiedono piuttosto sforzi intellettuali che di tipo fisico: essa senz’altro comprende: insegnanti, giornalisti, professionisti, funzionari, pubblici impiegati, e naturalmente categorie più tradizionali come scrittori e artisti e – ovviamente – i chierici per eccellenza, gli ecclesiastici, dunque, un bel po’ di gente.

In che cosa consiste secondo Benda questo tradimento dei chierici, fuori di metafora, degli intellettuali? Nell’impegnarsi in cause diverse da quella dell’umanità nel suo insieme, e in ultima analisi in conflitto con essa: la lotta di classe da un lato, il nazionalismo e le teorie razziali dall’altro. La prima forma di tradimento, in concreto, deve essergli sembrata molto più veniale della seconda, se negli anni dopo il conflitto costui si è sempre più avvicinato alle posizioni del Partito Comunista francese, che sappiamo fra l’altro essere stato all’epoca uno dei più estremisti d’Europa.

A voler essere cattivi – ma chi è cattivo di solito ci indovina – si potrebbe vedere in questo cambiamento non una conversione, ma una posizione comunque di sinistra che si modifica in base al mutare della situazione. Prima della guerra occorreva mettere fra parentesi la lotta di classe, tendere la mano ai democratici borghesi in nome dell’unità antifascista, gli stessi che ridiventavano nemici da distruggere a tutti i costi dopo il conflitto, una volta che il fascismo era stato brutalmente tolto di mezzo dai vincitori.

Quando qualcuno ci parla “dell’umanità” nel suo insieme, abbiamo tutti i motivi di far scattare i campanelli d’allarme. Il sospetto che si presenta, è quello che si miri a sopprimere quelle differenze che determinano l’identità delle varie comunità umane, identità che oltre a sorreggere psicologicamente i singoli, è un mezzo di resistenza all’assimilazione e alla manipolabilità da parte del potere mondialista che sta estendendo sulla specie umana una rete di dominio non certo filantropico.

Allora, perché occuparsi oggi di quella che si potrebbe anche considerare soltanto un’anticaglia che il trascorrere dei decenni ha reso obsoleta?

Le cose non stanno esattamente così, e oggi “il programma” di Julien Benda sembra avviato a una piena realizzazione, la stragrande maggioranza degli intellettuali, oggi più “chierici” che mai, sembra essersi “ravveduta” e aver abbracciato la causa “umanitaria” come non era mai avvenuto in passato.

E’ accaduto che il crollo dell’Unione Sovietica e dei regimi comunisti dell’Europa orientale non ha portato alla scomparsa della sinistra, ma alla sparizione di una chiara linea di demarcazione fra quelli che furono in altri tempi la sinistra e il centro liberal-borghese. Questo vale per i politici, ma vale ancora di più per gli intellettuali: i marxisti hanno accantonato la lotta di classe, i democratici borghesi hanno smesso di preoccuparsi per le violazioni dei diritti umani che del resto continuano feroci quanto prima nella parte del mondo ancora comunista. I Tibetani sotto il tallone cinese? Beh, hanno semplicemente la sfortuna di trovarsi nel verso sbagliato della storia, come gli Arabi palestinesi e i Nativi americani. Non è questo che conta: tutti “democratici”, tutti “umanitari” come Benda li avrebbe voluti!

Pensiamo anche al fatto che dopo il Concilio Vaticano II e soprattutto oggi con papa Bergoglio, la Chiesa cattolica sembra aver abbandonato del tutto l’interesse per la teologia per puntare tutto su una dimensione pseudo-etica “umanitaria” nella quale le differenze con laici e marxisti sono scomparse, “superate”, è veramente una grande palude in cui tutto si confonde in un abbraccio fangoso o, per usare una metafora hegeliana “una notte in cui tutte le vacche sono nere”.

Queste considerazioni mi sono venute in mente tempo fa per un motivo molto semplice: recentemente, rileggendo alcuni miei scritti pubblicati su “Ereticamente”, mi è venuto da riflettere sul fatto che io appartengo all’esigua minoranza di intellettuali niente affatto allineati con il programma di Benda, che sono “un traditore” della peggiore specie, che sono un fascista e un razzista, che dico cose orribili e che, per conseguenza sono io stesso una persona orribile.

Sul fatto che la stragrande maggioranza degli intellettuali “chierici” pronuncerebbe una tale valutazione, non ci possono essere dubbi di sorta. A un livello medio-basso questa categoria (classe, casta), comprende gli operatori del mondo della scuola, insegnanti e presidi, e qui ho fatto la mia collezione di amare esperienze e ho avuto la mia dose di guai (non sono stato ovviamente il solo) prima di imparare a tenere la bocca cucita coi colleghi tutte le volte che parlavano di politica. E i presidi? Voi sapete che in Italia non c’è un preside di una sola scuola che non sia di sinistra? “Conditio sine qua non” per intraprendere tale carriera è l’avere in tasca la tessera del PD. Altre qualifiche professionali, si può dire, non contano.

Faccio notare che tale andazzo non si è interrotto neppure durante il periodo dei governi di centrodestra. Ripensando a quegli anni a cui un golpe della UE ha posto fine, si può dire, cosa di cui Berlusconi non ha mai dimostrato di essersi reso conto, il governo, LA FACCIATA poteva anche essere di centrodestra, ma IL REGIME, il potere effettivo rimaneva e rimane la stessa merda sinistrorsa che ci domina e ci opprime da settant’anni.

Lavorando nella scuola si capisce cosa sia DAVVERO la democrazia, la cui essenza consiste nel tappare la bocca a chi la pensa diversamente!

Prescindendo da un discorso di arrogante ipocrisia che sul piano umano caratterizza invariabilmente queste persone, di base c’è una distorsione concettuale che, so per esperienza, per molti è difficile da comprendere.

Si tratta di un fondamentale, per così dire un ferro del mestiere della filosofia. Noi possiamo usare dei criteri morali (bene o male, buono o cattivo) per dare delle valutazioni su questioni di tipo etico, quando si tratta di decidere una linea di condotta, ma su questioni di fatto, gli unici criteri a cui è legittimo ricorrere, sono quelli di vero o falso.

Il filosofo Bertrand Russell faceva al riguardo un esempio molto chiaro: secondo la teoria di Robert Malthus, l’umanità non sarebbe mai riuscita a liberarsi dalla miseria, perché ogni miglioramento temporaneo delle condizioni di vita si sarebbe tradotto in un’accresciuta spinta demografica, riproducendo lo squilibrio tra popolazione e risorse disponibili. La teoria di Malthus è stata variamente attaccata da coloro che l’hanno accusata di essere “orribile”, “deprimente” e simili. Questo genere di obiezioni non coglie assolutamente il punto, che è se essa corrisponde o meno ai fatti.

Per la cronaca, la teoria di Malthus è stata “confutata” riguardo al mondo occidentale grazie alla diffusione dei metodi anticoncezionali, ma rimane pienamente valida nel Terzo Mondo, dove l’esuberanza demografica va di pari passo con la miseria.

Ora, applichiamo questo concetto al nostro caso, e possiamo facilmente rispondere alla domanda che cos’è un “fascista”; in definitiva un uomo più lungimirante e più onesto di altri, che non si nasconde e non cerca di nascondere agli altri il fatto che l’invasione allogena di cui oggi siamo oggetto porterà alla sparizione dei nostri popoli, che la democrazia così come esiste oggi nel mondo cosiddetto occidentale è una trappola, che non solo non lascia ai popoli nessuna reale possibilità di decisione sul proprio futuro, ma che il sistema liberista che oggi si è affermato comporta a lungo andare la più gigantesca confisca di ricchezza e di risorse a favore del vampiresco capitalismo finanziario internazionale, che oggi abbiamo iniziato a pagare – salatissimo – il conto della sconfitta subita dal nostro continente nella seconda guerra mondiale, conto la cui esazione è stata tenuta in sospeso per mezzo secolo dalla Guerra Fredda.

L’accusa di razzismo sembra essere oggi l’anatema più vergognoso e infamante, quella che può avere gli effetti più devastanti, ebbene è un’accusa falsa e ridicola: non si tratta, infatti, di disprezzare, opprimere, perseguitare le altre razze, ma di difendere la sopravvivenza della nostra, e la situazione è resa ancor più drammatica dal fatto che mentre per noi la difesa della nostra identità è presentata come razzismo, ossia il Delitto dei Delitti, gli altri sono del tutto liberi di disprezzare, odiare, manifestare ogni sorta di intolleranza nei confronti di tutto ciò che è europeo “occidentale”, “bianco”.

Si comprende bene che “i chierici traditori” sono invece proprio gli intellettuali come li voleva Julien Benda; innanzi tutto una sinistra che in nome del mondialismo HA DEL TUTTO ABBANDONATO LA CAUSA DELLE CLASSI LAVORATRICI. E’ paradigmatico, ad esempio, quello che sta avvenendo oggi in Gran Bretagna dove, dopo vent’anni che i laburisti si sono ingegnati a favorire in tutti i modi l’immigrazione extracomunitaria, riuscendoci così bene che oggi in molte aree britanniche gli inglesi nativi sono una minoranza, alcuni ex laburisti si sono finalmente resi conto di aver causato un danno enorme ai lavoratori, costretti a competere con gli allogeni per salari che l’aumento dell’offerta di braccia da lavoro spinge verso il basso, mentre a causa sempre della concorrenza allogena diventa sempre più difficile trovare casa, asili e scuole per i propri figli e – ovviamente – gli stessi posti di lavoro.

Alcuni di loro, tentando di chiudere la porta dopo aver fatto scappare i buoi, hanno dato vita al movimento euroscettico e anti-immigrazione che oggi fa capo a Nigel Farage, venendo – ovviamente – attaccati come “fascisti” dai democratici devoti coi paraocchi impenetrabili rimasti a sinistra.

Non avendo compreso nulla delle dinamiche del nostro tempo, in Italia, quelli del PD, questa fogna di partito che – sembrava impossibile – sono riusciti a coniugare il peggio della DC con il peggio del PCI, stanno attuando la stessa devastante politica immigrazionista inaugurata dai laburisti britannici vent’anni fa, e naturalmente occorreranno vent’anni perché alcuni di loro comincino a rendersi conto degli effetti devastanti di quel che stanno facendo.

Allo stesso modo, in prima fila fra i “chierici traditori” va contato il clero cattolico, di una Chiesa oggi più terzomondista e immigrazionista che mai. Noi non dobbiamo commettere l’ingenuità di pensare che dietro la politica che essa sta conducendo al riguardo vi siano perlopiù motivi umanitari. Il fatto è molto semplice: stante la crescente crisi di credibilità che essa incontra in Europa, per sopravvivere essa è costretta a reclutare le nuove generazioni di ecclesiastici (preti, frati, suore) sempre più nel Terzo Mondo, e a guardare agli immigrati come a un gregge alternativo di fedeli, visto che la sua incidenza sui nativi europei si va sempre più riducendo.

La domanda che a questo punto si presenta spontanea, è come sia possibile che persone peraltro intelligenti, siano perse in una specie di sogno, una rappresentazione fittizia molto lontana dall’effettiva realtà delle cose. Qui gioca la tendenza umana, molto umana, ad accomodare i fatti documentati dall’esperienza alle proprie convinzioni e principi, invece del contrario come sarebbe giusto.

Cosa c’è di più MORALE in fondo, di precipitarsi in soccorso dei disgraziati che arrivano da noi sulle carrette del mare, invece di chiedersi quali costi avrà per noi a lungo termine la loro presenza sempre più massiccia?

Morale, morale cristiana, che non sono certo io il primo a dirlo, in ultima analisi è una forma di santo masochismo, e di cui anche la sinistra è larghissimamente tributaria, e senza la quale – potremmo dire – essa non esisterebbe.

“Quando un essere vuole, desidera, brama ciò che gli nuoce, questa è perversione”. Pensate che il grande Friedrich Nietzsche scherzasse? Il cristianesimo e la morale cristiana sono due cose di cui ci dobbiamo certamente sbarazzare se vogliamo avere un futuro.

Fabio Calabrese

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Categorie: Approfondimento

Pubblicato da Fabio Calabrese il 30 Settembre 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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