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Dati e considerazioni su alcuni eventi bellici italiani nella 2a Guerra Mondiale

Dati e considerazioni su alcuni eventi bellici italiani nella 2a Guerra Mondiale

Prefazione

Questa parte inizia là dove finisce quella sulla armi speciali italiane. Iniziamo ad inoltrarci in alcuni aspetti, vuoi conosciuti vuoi misconosciuti; in ogni caso emblematici (se ve ne era bisogno) di un modus operandi degli alti comandi anche in presenza di eclatanti opportunità e/o vittorie.

Le schede tecniche riportate fanno da chiusura delle armi precedenti e presentazione di un evento molto conosciuto, molto discusso e, a mio parere obliquamente trattato: il caso del comandante Enzo Grossi, per altro ultimo comandante della leggendaria base Betasom.

Inciso tecnico

Verso la metà degli «anni trenta» sia la Società Whitehead che il Silurificio Italiano erano riusciti a mettere a punto siluri da 533 capaci di sviluppare 50 nodi per la corsa da 4,000 metri e siluri da 450 con velocità di 42 nodi sulla corsa di 3,000 metri. Nonostante questi brillantissimi risultati, che rappresentavano in quell’epoca un primato mondiale, gli organi competenti della Marina italiana decisero, dopo varie esperienze, di ridurre tali velocità massime rispettivamente a 48 e 40 nodi al fine di assicurare maggiore sicurezza nel funzionamento e nella regolarità della corsa.

Gli acciarini di cui erano dotati tutti i siluri italiani erano del tipo «universale a pendolo», ovvero ad urto diretto dell’arma contro la carena nemica (con un limite operativo di 15 gradi e 5 nodi).

Nel 1942 cominciarono ad essere introdotte in servizio armi, soprattutto da 450 mm., dotate di acciarino magnetico tipo «S.l.C.» prodotto dal Silurificio Italiano.

Per quanto si riferisce alle caratteristiche generali, di precisione e di sicurezza di funzionamento, i siluri italiani impiegati durante la seconda guerra mondiale dettero risultati più che soddisfacenti e la Marina italiana non ebbe a lamentare alcun inconveniente di carattere sistematico a cui invece andarono soggetti, ad esempio, alcuni tipi di siluri tedeschi e americani di cui dovette essere addirittura sospeso l’impiego per studiarne, accertarne ed eliminarne i difetti che non erano emersi nei lanci di prova del tempo di pace.

Nota

da “Le Armi delle Navi Italiane Nella Seconda Guerra Mondiale”  di Erminio Bagnasco Edizioni Ermanno Albertelli – Parma 1978 e  “Naval Weapons of WW II” di John Campbell, edizioni Conway Marittime Press

siluri italiani – caratteristiche

bandiera

 

 

Tipo da 533 mm

Per sommergibili Per incrociatori e cacciatorpediniere
corsa 4.000 mt corsa 10.000 mt
velocità 50 nodi velocità 40 nodi

 

Tipo da 450 mm

Per sommergibili e MAS Per torpediniere
corsa 4.000 mt. corsa 7.000 mt.
velocità 42 nodi velocità 35 nodi

 

 

 

confronto

siluri tedeschi

bandiera

 

Tipo da 533 mod. G7aT1 per navi di superficie e sommergibili

corsa 6000 mt. 44 nodi
corsa 8000 mt. 40 nodi
corsa 14000 mt. 30 nodi

 

Tipo da 533 mod, G7e T2 e T3 per sommergibili e E-Boote

corsa 5000 30 nodi
corsa 4000 18.05

 

Tipo da 533 mod. G7e T4, T5 per sommergibili

T4 corsa 7500 20
T5 corsa 5700-8000 24-22

 

Tipo da 450  mod. F5 e F5b per aerei

F5 norvegese corsa 2000 33
F5b tedesco corsa 2000 40
6000 24

 

siluri giapponesi

bandiera

Tipo 93 da 610 mm “Lunga lancia”

Corsa  21,6 miglia Velocità 36 nodi
17,3 40
10,8 48

I siluri italiani furono considerati i migliori, secondi solo ai Lunga Lancia giapponesi.

Acquistati in buone quantità dai tedeschi, furono da questi adattati alle loro esigenze tecnologiche e operative.

Non vi è confronto con le pari armi nemiche che presentarono costantemente aspetti difettologici, tanto che l’eccellenza in merito fu raggiunta dagli americani solo nel 1945; dopo aver abbondantemente saccheggiato tecnologia tedesca, italiana e giapponese.

In Italia, in mancanza d’altro, il sabotaggio la fece da padrone. Rimarchevole il caso di un ingegnere del Silurificio Italiano che, licenziato per inadeguatezza, si vantò di averne sabotati diversi a guerra terminata. Divenne deputato.

Il caso Enzo Grossi

Il calvario del smg. Barbarigo  e del suo comandante Enzo Grossi, due affondamenti che sono come l’araba fenice, risorgono dalle proprie ceneri.

Se mi è consentito desidererei aggiungere del mio. Premetto che non sono uno storico né tantomeno esperto in ingegneria navale; leggo soltanto e cerco di informarmi al meglio. Quanto mi accingo ad esporre, quindi, vale per quello che conosco.

Veniamo a noi.

Primo affondamento 20 maggio 1942.

 

attori:

–    Regio sommergibile Barbarigo

caratteristiche di massima
dislocamento 1060 tn.
lunghezza 73 mt.
velocità 17, 4 nodi in sup. 8 nodi in imm.

–    probabile corazzata classe Maryland

caratteristiche di massima
dislocamento 32.600 tn
lunghezza 190,19 f.t.
prof. imm.  9,30 mt
velocità  21 nodi

–    probabile incrociatore classe Milwaukee

caratteristiche di massima
dislocamento 8.400 tn c.n.
lunghezza 169,5 f.t.
prof. imm. 6,1 mt
velocità  32,5 nodi
foto1

foto 1

foto 2   la Maryland febbraio 1942

foto 2 la Maryland febbraio 1942

 foto 3  incrociatore  Milwaukee

foto 3 incrociatore Milwaukee

foto 4

Antefatto

Il regio smg “Barbarigo” dichiara l’affondamento, presso le coste brasiliane, di una corazzata classe Maryland

Una prima commissione militare (post bellica) del 1949 considera non avvenuto l’affondamento. Una seconda commissione militare del 22/12/1962 ammette solamente un attacco all’incrociatore Milwaukee (classe Omaha), adducendo un errore, da parte del comandante Grossi e dei suoi ufficiali, nell’apprezzare la sagoma della “vittima”. Tale errore sarebbe imputabile ad una confusione tra i fumaioli dell’incrociatore (nr.4) ed i tralicci, classici della corazzata ed al mare forza 4 (vento a 20-29 km/h, onde alte 1,5 mt. max).

Ora:

a) le corazzare classe Maryland (come da foto 1 e 2) non presentano un profilo tale da confondere un comandante in mare e confondersi con quello di un incrociatore classe Milwaukee (foto 3 e 4), ciò in ragione anche della breve distanza, 650 mt.

b) la distanza di lancio, così come riportato, è di 650 mt. circa e il mare forza 4 non lo si può definire tempestoso.

c) il dislocamento del Milwaukee era di 8.400 tn. con una lunghezza fuori tutto di 169,5 mt. ed una profondità d’immersione di 6,1 mt.

d) il dislocamento della Maryland era di 32.600 tn. con una lunghezza fuori tutto di 190 mt ed una profondità immersione di 9,30 mt.

Traendo delle piccole conclusioni: distanza di lancio irrisoria tale da rendere, a mio parere, poco giustificabile l’influenza del mare a forza 4 sull’apprezzamento del vascello nemico, uno dei siluri (vedi tipologie) è tarato per 4 mt. di profondità. Ne consegue che il comandante ha correttamente apprezzato sia la stazza della nave (6,1 mt p.i incrociatore – 10,8 p.i. corazzata) che il mare. Differenza di sagoma al profilo, 4 fumaioli ben allineati + 2 sovrastrutture ben distanziate contro 2 fumaioli e 2 tralicci di notevoli dimensioni, differenza in lunghezza oltre 20 mt., differenza in stazza a dir poco enorme (8.000 tn contro 32.000), con un rapporto di 4 a 1. Non conosco l’altezza ma la differenza credo sia sostanziale, non fosse altro che per la 4 torri dei cannoni da 406 mm contro le 2 da 152 mm.

La vampa dell’esplosione subacquea (attacco in superficie?), così come riportato nel giornale di bordo del Barbarigo, è credibile per un vascello con 10,8 mt di p.i. poco per uno con 6,1 stante che nel secondo caso siamo al limite della profondità di lancio ed al profilo subacqueo più sfuggente (profili a e b).

Immagine              Si nota bene, dalla linea di galleggiamento (prof. imm. 9,30),

              il profilo quasi verticale contro il quale alla profondità di

             4 mt. avrebbeimpattato il siluro.

b) profilo incrociatori classe Omaha (Milwaukee)

b) profilo incrociatori classe Omaha (Milwaukee)

              prof. imm. 6,1 mt.

Nessun commento.

Secondo affondamento 5-6 ottobre 1942

 

Attori:

Regio sommergibile Barbarigo

       caratteristiche idem

– probabile corazzata classe Mississippi

caratteristiche di massima
dislocamento 32.600 tn.
lunghezza 190,7 f.t.
prof. imm. 10,40 mt
velocità 21,5 nodi

– probabile corvetta Petunia(rif. corvetta  Hadleigh Castle)

caratteristiche di massima
dislocamento  1000 tn. ca
lunghezza  77 mt f.t.
prof. imm.  4,5 mt. ca.

La stessa commissione ammette un attacco alla corvetta inglese Petunia ed un ulteriore errore nell’apprezzamento del vascello nemico.

Ora:

1°) Le corazzate classe Mississippi (foto 7, 8) e le corvette inglesi (vedi rif. e foto 9), potrebbero al profilo essere confuse, un solo fumaiolo e sovrastrutture assimilabili.

2°) Il mare è calmo e molto fosforescente (citato libro di bordo).

3°) La distanza di lancio  è di 2.000 mt.

4°) La corazzata e la corvetta NON hanno caratteristiche minimamente confrontabili (tabella)

USS Mississippi      HMS Petunia (H.D.)

Dislocamento 32.600 tn 1.000 tn.
Lunghezza f.t. 190,7 mt. 77 mt.
Prof. imm. 10,4 mt. 4,5 mt.

Traendo ulteriori piccole conclusioni:

a) i siluri sono tarati a 6 mt. (citato) la corvetta non arriva a 5,

b) le differenze in stazza e lunghezza non sono commentabili.

Con un mare a forza 4 e profili assimilabili “potrebbe” configurarsi un qualche errore, con mare calmo, differenze in sagome assolutamente inconfrontabili anche alla distanza di 2.000 mt e con i siluri tarati a 6 mt. (corretta valutazione dell’avversario), lo reputo difficile.

Volendo essere polemico o si ammette che il comandante Grossi ed il suo equipaggio erano in mala fede o completamente ciechi anche con il binocolo da marina – perché senza binocolo è difficile navigare –  (distanza di lancio 650mt., mare calmo, stazze e sagome non confrontabili) oppure le conclusioni della commissione d’inchiesta presentano delle lacune.

foto 7

foto 7

foto 8

foto 8

foto 9

foto 9

Inciso finale con nota

La prima commissione d’inchiesta, nel 1949, era composta dagli ammiragli Franco Maugeri, Gino Pavesi e Primo Leonardi; ossia gli stessi accusati e riconosciuti di intelligenza con il nemico ben prima dell’8 settembre 1943.

Commenti?

Da leggere l’articolo sul comandante Grossi apparso su Rinascita, on line, l’8 settembre 2010

Fonti

Storia della Marina vol. 9 ed. Fabbri

Gli incrociatori nella IIa G.M, G. Giorgerini, Ermanno Albertelli editore

Postfazione

Alla prima stesura cartacea di questo articolo il commento di un lettore contestò quanto avevo scritto. Contestazione che sostanzialmente non verteva su ciò che era scritto bensì su due aspetti:

Il primo tecnico, metteva in evidenza che l’incrociatore Milwaukee era stato sottoposto a restauro, con l’eliminazione di due fumaioli, prima dell’entrata in guerra degli USA, quindi suscettibile di essere confuso con la Maryland.

Il secondo poneva la domanda “Che ragione potevano avere gli Stati Uniti nel negare gli affondamenti?”.

Ora, nel primo caso, guardando le foto dell’incrociatore si nota la data 1943 dal che sorge una domanda: se l’incrociatore era stato restaurato quello in foto non è il Milwaukee, ma se la foto è vera la contestazione è vana; allora cosa aveva colpito il Barbarigo se non la corazzata?

Nel secondo la risposta è palese. Qual’é quel paese che in piena crisi bellica (1942) ammette l’affondamento di due corazzate? Qui di seguito riporto concisamente lo status bellico navale degli Alleati nel periodo aprile-agosto 1942

Perdite anglo-americane registrate, nel 1942, nei cinque scontri aeronavali, contro forze dell’Asse, nel periodo aprile – agosto dello stesso anno.

Aprile 1942, giorni 5 – 8
(attaccante Marina Imperiale Giapponese) Libera incursione – scacchiere dell’Oceano Indiano
Perdite in naviglio mercantile 23 navi
Perdite in naviglio militare 1 portaerei
2 incrociatori
2 cacciatorpediniere
1 corvetta
Giugno 1942 giorni 12 – 16
(attaccante Regia Marina Italiana) battaglia di Mezzo Giugno – Convoglio Harpoon e Operazione Vigorous scacchiere del  Mar Mediterraneo
Perdite in naviglio mercantile 6 navi
Perdite in naviglio militare 1 incrociatore
4 cacciatorpediniere

 

Luglio 1942, giorni 4 – 6
(attaccante Kriegsmarine) (Operazione Salto del Cavallo – Convoglio PQ 17) (scacchiere del Mare del Nord)
Perdite in naviglio mercantile 25 navi

 

Agosto 1942, giorni 8 – 9
(attaccante Marina Imperiale Giapponese) Battaglia dell’isola di Savo – scacchiere dell’Oceano Pacifico
Perdite in naviglio militare 5 incrociatori

 

Agosto 1942, giorni 11 – 13
(attaccanti Regia Marina Italiana e Kriegsmarine) (battaglia di Mezzo Agosto – Convoglio Pedestal) scacchiere del Mar Mediterraneo
Perdite in naviglio mercantile 9 navi
Perdite in naviglio militare 1 portaerei
2 incrociatori
2 cacciatorpediniere

 

Totale delle perdite Anglo-americane
Portaerei 2
Incrociatori 10
Cacciatorpediniere 8
Corvette 1
Navi mercantili 63

 

Figuriamoci se potevano ammettere qualcosa

Gianfranco Bilancini

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Categorie: Seconda Guerra Mondiale

Pubblicato da Ereticamente il 10 Settembre 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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