fbpx

Cos’e’ l’islam e dove si ha da collocarlo fra i nemici dell’Europa

Cos’e’ l’islam e dove si ha da collocarlo fra i nemici dell’Europa

Un mio recente articolo pubblicato su “Ereticamente”, “Cristianesimo, laicismo, islam”, ha provocato una valanga di reazioni. Pare strano, ma sembra proprio che i nostri ambienti siano – non so quanto equamente – divisi fra coloro che vedono nell’islam una sorta di alleato contro il mondialismo giudeoamericano, o arrivano addirittura ad auspicare l’introduzione di modelli islamici come rimedio alla decadenza della nostra cultura e della nostra società, e quanti, all’opposto, sono legati a una visione “occidentalista” divenuta di fatto anacronistica con la fine della Guerra Fredda, che vedono addirittura in Israele una sorta di baluardo del “mondo occidentale”. Io sono convinto, non da ora, che abbiano torto entrambi, e che è meglio ammettere la “scomoda” realtà che ci troviamo FRA DUE FUOCHI, non solo, ma che i nemici dell’Europa non vadano necessariamente percepiti come contrapposti, che sono perfettamente in grado di accordarsi ai nostri danni, come ben si è visto nella crisi della ex Jugoslavia con la congiunta aggressione NATO-islamica contro la Serbia, e che tra giudeoamericanismo e fondamentalismo islamico esistono legami inconfessati e peraltro evidenti. Si pensi agli eccellenti rapporti da sempre esistenti fra gli USA e la monarchia saudita, al fatto che in Palestina Hamas è stata una creazione del Mossad per mettere in difficoltà l’OLP di Arafat, che è stata la CIA a dare vita ad Al Qaeda, a gonfiare di crediti e armi Saddam Hussein per usarlo contro l’Iran, a dare vita al “califfato” ISIS in Mesopotamia per impiegarlo contro la Siria di Bashar Assad, eccetera, eccetera.

Noi non siamo, non abbiamo motivo di essere né “eurasiatici” né “occidentali”, ma EUROPEI. E’ l’Europa, le NOSTRE tradizioni, la NOSTRA cultura, i NOSTRI popoli che dobbiamo difendere, in primo luogo dall’invasione che oggi ci si presenta come immigrazione dal Terzo Mondo (prevalentemente ma non necessariamente islamico). Dove essa arriva e insedia le sue sacche di non-Europa, la presenza europea è cancellata, o siamo ridotti a stranieri in patria e questo, guarda caso, risponde appunto ai disegni del mondialismo giudeoamericano che vogliono creare dappertutto su questo pianeta una società meticcia.

Non a caso, e non tanto per il gusto di “dare un colpo al cerchio e uno alla botte”, ma proprio perché è nella logica delle cose, il prossimo articolo che ho in cantiere, “Immarcescibile”, è dedicato per l’appunto all’immarcescibile mentalità occidentalista, atlantista, filo-yankee, filo-sionista che continua bellamente a ignorare che la Guerra Fredda è terminata da un quarto di secolo

Per intanto, sarà bene “ripassare i fondamentali” e rileggere questo articolo di Silvano Lorenzoni, che risale a una decina di anni fa ma è tutt’altro che superato, e introduce alcuni concetti che sarebbe bene tenere sempre presenti. Prima di tutto il carattere non europeo dell’islam innanzi tutto in termini antropologici. Come religione, l’islam è un adattamento dell’ebraismo in maniera simmetrica al cristianesimo, laddove il cristianesimo è un adattamento alla mentalità di genti caucasiche ed europee, l’islam lo è per genti semitiche e nere, e la radice comune dei tre monoteismi “figli di Abramo” non va mai dimenticata. Non va poi scordato, appunto, il carattere non europeo dell’islam, oggi reso ancora più evidente di una decina di anni fa proprio dall’incremento dei fenomeni migratori. Dovunque arrivano queste genti, non si astengono dal manifestare un’arroganza intollerante e un disprezzo per noi e la nostra cultura. Terzo punto che Lorenzoni evidenzia bene, la tendenza dei monoteismi a convergere in ragione della loro radice comune. Fra tutte le varianti di cristianesimo, quella più vicina alle origini ebraiche è il calvinismo, ed il calvinismo è precisamente la religione dominante negli USA, che sono portati per questo motivo a intendersi con l’islam, sì che i contrasti attuali potranno apparire in un futuro non remoto una “baruffa in famiglia”.

Naturalmente, risalendo a una decina di anni fa, questo scritto non ha potuto registrare le evoluzioni più recenti del mondo islamico, consistenti nel fallimento globale delle “primavere arabe” indotte dall’esterno e nelle recenti convulsioni dell’area mesopotamica (Siria e Irak). Quello che le une e le altre dimostrano in maniera solare è soprattutto l’impossibilità di esportare nel mondo islamico la democrazia e/o modelli politici occidentali.  Gli stati della regione sono tutti ex colonie dai confini artificiosi, eterogenei dal punto di vista etnico e religioso. Una volta tolto di mezzo il “rais” che autoritariamente teneva tutti al loro posto, ecco lo scatenarsi di interminabili e brutali faide tra sunniti, sciiti, cristiani, curdi, drusi, yasidi e via dicendo.

Tutto ciò, però, non fa altro che confermare in pieno l’analisi di Silvano Lorenzoni.

FABIO CALABRESE

 

Cos’e’ l’islam e dove si ha da collocarlo fra i nemici dell’Europa

Di Silvano Lorenzoni

L’argomento ‘islam’, per ottime ragioni, è di attualità da almeno una ventina di anni – attualità che, naturalmente, si è accentuata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 a Nuova York e a Washington (Stati Uniti). Eppure bisogna rendersi conto che anche il processo innescato in quella data, le cui conseguenze potrebbero protrarsi per tempo indefinito, non ha una valenza fondamentale. Si tratta di un fatto incidentale nel groviglio delle casistiche geopolitiche che vedono coinvolti l’islam, l’America e il sionismo; perciò in quanto segue non si farà speciale riferimento agli attentati del settembre 2001.

– Per incominciare, bisogna prendere subito le distanze da tutti quegli illusi (fra i quali ci sono certuni che si dichiarano cattolici tradizionalisti e dai quali ci si potrebbe attendere di meglio) o da quegli abbietti che si sgolano ad asserire quanto buono, bello, angelico, serafico sia l’islam e quanto invece siano cattivi, sinistri, orripilanti i fondamentalisti musulmani. Inoppugnabile invece è che il vero islam (vero in quanto è quello che si accorda al massimo con le intenzioni di Maometto, quali esse risultano dall’esegesi obiettiva dei testi corrispondenti, tenuti per infallibili dagli islamici) è proprio quello dei fondamentalisti.

Dell’islam è stato detto che è l”ultima delle religioni possibili’, ma nel senso che più in basso di così non sarebbe possibile cadere, nel campo del ‘religioso’.

Viceversa, il peggio che si potrebbe fare dopo avere adottato un’attitudine critica verso l’islam, sarebbe il farsi ‘solidali’ con l’America, che è responsabile del fatto che adesso l’islam sia tanto potente e aggressivo. Anche se in qualche occasione l’America, seguendo la sua politica islamica, si è tirata la zappa sui piedi, non è da credere che a detta politica essa rinuncerà per delle quisquilie sul tipo dell’attentato alle Torri Gemelle di Nuova York. E la politica islamica dell’America – si ritornerà sull’argomento – è diretta contro l’Europa. Fra l’altro, il cuneo islamico nei Balcani garantisce il narcotraffico verso l’Europa; e il narcotraffico è il principale cespite di guadagno per i finanziocrati internazionali, basati in America e ai quali l’America fa da lenone.

Premesso quanto sopra, conviene incominciare dando una panoramica di che cosa sia veramente l’islam (1) e sfatando la frottola di una civiltà ‘araba’ che non è mai esistita.

Sia detto subito che l’islam è un prodotto arabo, fatto su misura per popolazioni semitiche o negroidi: e non è accidentale che la sua espansione sia stata soprattutto fra genti afrosemitiche o comunque di infima qualità; né sorprende che negli ultimi 20 – 30 anni esso sia divenuto la testa d’ariete della rivolta delle masse larvali del Terzo Mondo contro chi è irraggiungibilmente migliore di loro. Quelli, sia pure a livello semiconscio, capiscono di essere irremissibilmente dei buoni a niente; e il loro odio purulento contro chi è migliore viene a trovarsi galvanizzato, in modo del tutto naturale, dall’islam, che mai ha perduto e che mai potrà perdere la sua ‘marca di fabbrica’ semitico-africana.

Ci furono e ci sono, è vero, delle popolazioni di qualità migliore che, per sciagurate circostanze storiche, si trovano a dover subire la maledizione dell’islamizzazione – si intende parlare dell’islam europeo, adesso limitato ai Balcani ma che un tempo includeva l’Andalucìa, nonché una parte del civilissimo mondo indo-iraniano. Ricordiamoci che l’Iran fu sempre un paese musulmano atipico che diede rifugio a numerosi armeni ai tempi delle persecuzioni turche e che, nel passato, sempre in funzione antiturca, ebbe trattati di alleanza con il Portogallo, con la Repubblica di Venezia, con l’Austria, con la Russia. – Ed è solo in questo tipo di terre che si dette una civiltà che forse può anche essere detta ‘islamica’ (in mancanza di un appellativo migliore), fiorente soprattutto in Andalucìa e in Iran (nell’Andalucìa musulmana, a livello di gente colta, c’era un’importante presenza iraniana). È pur vero che il veicolo portante della civiltà che ci poté essere in terre islamizzate fu la lingua araba, che, a quanto sembra, a ciò fu sufficiente, ma questo non deve sorprendere più di tanto. Adesso, la cosiddetta civiltà occidentale si serve dell’americano come principale lingua portante; e chiamare l’americano una lingua è addirittura un eufemismo. Metà francese male pronunciato e metà tedesco pronunciato peggio ancora, come veicolo per qualsiasi pensiero superiore vale probabilmente ancora meno dell’arabo.

* * *

S’é detto che l’islam è un prodotto arabo: ed è improntato dall’ambiente e della mentalità dell’Arabia dello scorcio del VII secolo – ambiente e mentalità che comunque non sono cambiati molto da allora. La popolazione araba vera e propria erano i cosiddetti beduini, nomadi del deserto dediti ai traffici e alle razzie e che ben di rado combattevano a viso aperto.

E razziatore, ladro del deserto, fu anche Maometto durante gran parte della sua carriera. Le città erano per lo più nodi commerciali e vi abbondavano gli ebrei e anche, benché in minor misura, i cristiani, divisi questi ultimi in svariate sètte. Non c’è dubbio che Maometto, da giovane, frequentò gli uni e gli altri e che ambedue, soprattutto gli ebrei, esercitarono su di lui una notevole influenza. Un personaggio che, a quanto sembra, fu particolarmente vicino a Maometto a quei tempi fu un certo Nestorio, ebreo ‘cristianizzato’ appartenente alla sètta dei nestoriani, che sostenevano che Gesù non era dio ma un uomo da dio ispirato (2).

I beduini invece, cioé i ‘veri’ arabi, erano politeisti. Adoravano una molteplicità di dèi fra i quali spiccava una specie di ‘trinità’ – o una triade – di divinità femminili. È indicativo il fatto che Maometto abbia poi irriso i suoi conterranei perché erano tanto stupidi da immaginarsi che il sacro potesse avere anche un aspetto femminile. Nel Corano egli rinfaccia loro questa loro ingenuità ricordando loro che ogni volta che nelle loro famiglie c’era una nascita femminile le loro facce si facevano lunghe ed essi erano colti da straordinaria tristezza. Non a caso, fra molti gruppi beduini (non proprio tutti, a quanto sembra) c’era la pratica di uccidere le neonate bruciandole o sotterrandole vive; mentre le donne, necessarie per sesso e riproduzione, se le procuravano comperando o razziando schiave. C’è da credere che queste schiave in buona parte provenissero dal Corno d’Africa, per cui la negrizzazione dell’Arabia doveva essere incominciata già allora. Anche se, a quanto si afferma, dopo l’islamizzazione la pratica dell’infanticidio femminile diminuì, non cessò quella dell’importazione di schiave del Corno d’Africa. Adesso, la popolazione dell’Arabia è quasi interamente negrizzata.

* * *

Come religione, l’islam è un monoteismo stretto e la società islamica è radicalmente teocratica, non essendoci una distinzione vera e propria fra diritto civile e diritto ‘canonico’. I tre pilastri della religione e della vita associativa islamica sono: (a) il Corano; (b) la Sunna (=costumanza, tradizione), un complemento al Corano; (c) la Sciarìa ossia la giurisprudenza teocratica islamica.

(a) Il Corano, ‘sacra scrittura’ degli islamici, fu rivelato, essi affermano, a Maometto dall’arcangelo Gabriele tutto in una sola volta sul monte Hira. (Qui è del tutto ovvia la scopiazzatura, da parte di Maometto, dello show di un altro istrione che quasi duemila anni prima aveva ricevuto sul monte Sinai le cosiddette ‘tavole della legge’ – si intende parlare di un certo Mosé.) Poi egli procedette a farlo mettere o a metterlo per iscritto (non sembra vera la diceria secondo la quale Maometto era analfabeta) fra circa il 610 e il 632, senza usare un ordine logico o cronologico di alcun genere (saltando continuamente di palo in frasca), per un totale di 114 capitoli (sura) e circa 6200 versetti. Degli studiosi posteriori (comunque non arabi e neppure musulmani) hanno tentato, con successo variabile, di mettere un qualche ordine in quel guazzabuglio.

Importantissimo e indicativo è il fatto che il Corano, come fu scritto o dettato da Maometto, è il facsimile perfetto di un originale archiviato in cielo dall’inizio dei tempi in lingua araba. Anche se traduzioni del Corano in altre lingue ne esistettero fin da molto presto, solo la versione araba è valida per qualsiasi scopo interpretativo. L’islam è una religione di arabi e per arabi – o comunque per semiti – o per genti che siano semitizzabili a oltranza. La versione ufficiale del Corano venne fissata verso il 650 sotto il califfo Othman, dopo che, naturalmente, ne erano incominciate a circolare tutta una pletora di versioni diverse dove ognuno vi aveva scritto quello che gli conveniva. Dopo la redazione del Corano ‘canonico’, i ‘Corani apocrifi’ furono tutti dati alle fiamme. Da allora il Corano viene visto non solo come un libro religioso, ma come la summa di tutto quanto vale la pena di sapere: ciò che non è nel Corano non ha valore, in quanto esso detiene il monopolio non solo del vero, ma anche dell’utile (un coranologo marocchino ha dichiarato negli anni Ottanta che, avendo potuto localizzare nel Corano la parola ‘fulmine’, Maometto ha da essere considerato lo scopritore dell’elettricità).

(b) La Sunna è una collezione di frasi pronunciate, a quanto si afferma, da Maometto stesso ma non da lui incluse nel Corano (i cosiddetti hadith). Trattandosi di parole sue, la Sunna è vista come infallibile, anche se non è classificata come ‘sacra scrittura’. La messa insieme di hadith durò per qualche secolo dopo la morte di Maometto, perciò non è chiaro come ci potesse essere ancora chi si ricordava ciò che egli avesse potuto dire: ma egli stesso, ancora vivente, sembra avesse detto ai suoi seguitori che qualsiasi espressione bella o ragionevole poteva essere citata come fosse sua, perché sicuramente era stato lui a originarla, salvo poi magari essersene dimenticato. La Sunna serve a rendere meno oscure alcune fra le molteplici oscurità del Corano e da appigli per far fronte a situazioni che nel Corano non erano state prese in considerazione.

(c) La Sciarìa non ha pretese di infallibilità e fu sviluppata un poco alla volta dai cosiddetti ulema (giurisconsulti coranologici e sunnologici – ‘dottori della legge’), in mezzo ai quali vengono scelti i cadì, titolari di magistrature giudiziarie. Qui ha da vedersi un processo non dissimile a quello che ha portato alla formulazione paulatina del Talmud da parte di molteplici generazioni di rabbini che vi hanno aggiunto le loro interpretazioni dei testi veterotestamentari a seconda che passava il tempo.

* * *

Diamo in quanto segue una succinta descrizione del contenuto del Corano, cioé del lato strettamente religioso dell’islam. Si tratta in gran parte di scopiazzature dal cosiddetto Vecchio Testamento e dal Talmud: in particolare, quasi tutti i precetti relativi alle donne sono presi dal Talmud. La costituzionale inferiorità della donna è del tutto esplicita nel Talmud e nel Corano (prova ne sia, dice Maometto, che essa viene comperata dal fidanzato, come una schiava o come un oggetto) – essa è imperfetta e ha il valore di un ‘ornamento’. – Allah (il ‘dio’ islamico: la parola è formata usando il suffisso semitico el = sacro) è il ‘dio’ ebraico tale e quale: unico, creatore, onnipotente e dispensatore di beni (cioé: di denaro).

Essendo onnipotente è assolutamente libero, anche di contraddirsi, se ne ha voglia, cosa che non manca di fare con una certa frequenza nel Corano. (Anche il ‘dio’ cristiano potrebbe contraddirsi, se ne avesse voglia – questo ce lo assicura San Pietro Damiano – ma non lo fa perché sarebbe disdicevole per un dio: ecco la differenza fra un dio di europei e uno di arabi e africani.)

L’islam, come l’ebraismo e il calvinismo, è un monoteismo stretto, quindi esplicitamente antitrinitario. Il trinitarismo, detto dagli islamici ‘associazionismo’, cioé l’atto di ‘associare qualcosa d’altro ad Allah’, è per loro politeismo – in particolare, essi affermano che lo Spirito Santo è invece l’arcangelo Gabriele, e qui si sarebbe trattato, da parte dei cristiani, di un grave errore di identificazione (è facile scambiare un piccione con un merlo se non si sta attenti: tutti e due volano e sono pennuti).

Qui l’islam da la mano all’ebraismo, e gli ebrei contraccambiano (3): mentre per gli ebrei i Vangeli valgono come dei libri maledetti che devono essere bruciati quando si possa – cosa che fu ed è fatta con una certa frequenza in Israele – il Corano è un libro la cui lettura è lecita per ogni ebreo anche ortodosso; e nella letteratura rabbinica i cristiani sono classificati come idolatri ma non i musulmani. Per i musulmani, come per gli ebrei e i calvinisti, vale l’interdizione assoluta delle arti figurative, che verrebbero a essere un tentativo diabolico di imitare il ‘creatore’. L’estetologo Richard Eichler (4) definiva ebraismo, islam e calvinismo come le tre religioni nemiche dell’arte e del bello, mettendo questo in relazione con la loro radice semitica.

Quanto a Gesù (figlio di Maria vergine, i musulmani lo concedono), egli fu l’ultimo dei profeti e venne ad annunciare Maometto – in riguardo, i Vangeli sarebbero stati manomessi. Siccome del peccato originale si fece carico soltanto Adamo e non è ereditario, non c’era bisogno di alcun ‘redentore’. Gesù non fu crocifisso – la crocifissione toccò a un sosia, incredibilmente sfortunato.

L’anima è immortale, ma è vista come una specie di riflesso semicorporeo del corpo fisico, quindi anche l’aldilà musulmano è alcunché di quasi fisico e paradiso e inferno hanno un aspetto del tutto materiale (in Europa, i teologi cattolici si erano per lo meno astenuti dall’esprimersi troppo esplicitamente su quale potesse essere la ‘qualità’ dell’oltretomba). C’è, certamente, un giudizio dell’anima dopo la morte, ma c’è una continua confusione fra giudizio particolare e giudizio finale. Anche se il Corano non è assolutamente chiaro in riguardo, sembra che Maometto propendesse per l’idea ebraica (a poi calvinista) secondo la quale nel momento della morte l’anima cade in un letargo dal quale si sveglierà solo nel momento del giudizio finale, quando verrà giudicata un’unica volta. Imprecisa è anche la distinzione fra purgatorio e inferno. Sembrerebbe che l’inferno – le cui torture, a base soprattutto di fuoco ed escrementi, sono vividamente descritte nel Corano – sia riservato soltanto ai non-musulmani; ma, al solito, Allah, despota liberissimo, mette le anime in inferno e poi magari le tira fuori a seconda del suo capriccio e umore, estremamente variabili.

Parimenti materiale è il ‘paradiso’, il cui aspetto topografico (un luogo ricco di fonti, di alberi, ecc.) è ripreso tale e quale dal Talmud, mentre Maometto vi aggiunge di sua iniziativa i godimenti sessuali. Allah fornisce in continuazione agli eletti, che godranno di una potenza sessuale straordinaria, delle vergini (il cui imene si rimargina automaticamente dopo ogni coito) e degli efebi. Qui vale l’osservazione che queste donne e questi ragazzi non sono degli esseri umani veri e propri e neppure le anime di esseri umani già esistiti in carne e ossa, ma degli esseri larvali, ‘artificiali’, delle specie di fantocci fabbricati da Allah per il godimento di individui che, in fondo, non possono essere visti se non dei pervertiti sessuali.

Si tratta di qualcosa esattamente analogo alle bambole gonfiabili che si possono comperare nei sexy shop (quindi: paradiso musulmano come sexy shop). Nè il discorso dei piaceri perversi si ferma qui: Maometto, nel Corano, si scaglia contro l’onanismo e riserva nell’inferno un luogo speciale per quelli che ‘disperdono il proprio seme’ (qui c’è un esatto riflesso veterotestamentario e talmudico). In compenso, non ha niente da ridire a proposito di omosessualità, bestialità, necrofilia, tutte pratiche diffusissime in tutto il mondo africano e semitico – e islamico in generale – e dalle quali c’è da credere che Maometto stesso fosse dedito. Né ha niente da ridire del vezzo squisitamente arabo e poi islamico che è quello di sodomizzare i moribondi (soprattutto, ma non soltanto, nei campi di battaglia), perché le contrazioni muscolari dell’agonia, causano, sembra, degli esasperati piaceri orgasmici sul semitico sodomizzatore.

L’islam è tanto predestinazionista come il calvinismo; ma anche qui si tratta di un fatto relativo, come quello dell’inferno-purgatorio. Allah può, quando vuole, cambiare idea sulla ‘predestinazione’ che aveva affibbiato a chiunque.

Dal politeismo arabo pre-musulmano Maometto mutuò la credenza nei demoni e nei folletti del deserto, qualche volta nocivi e nemici, altre volte benigni.

* * *

L’islam, lo si è già detto, è una teocrazia assoluta. Non essendoci distinzione fra sacro e profano, la struttura sociale e quella religiosa musulmana si sovrappongono completamente; né c’è distinzione fra doveri sociali e doveri religiosi. Gli obblighi del musulmano, enumerati nel Corano, sono cinque: la professione di fede (una specie di ‘credo’), la preghiera, l’elemosina, il digiuno (il ‘ramadan’: per un mese, novembre-dicembre, si digiuna di giorno e si crapula, volendo, di notte), il pellegrinaggio (alla Mecca, almeno una volta nella vita). Ma a questi va aggiunto un sesto obbligo, de facto, sancito tanto esplicitamente come gli altri cinque dallo stesso Maometto nel Corano: quello della guerra santa.

I non-credenti devono essere sottomessi, e se non si convertono bisogna umiliarli in ogni modo e costringerli a pagare tributi. Non a caso il mondo è diviso in due parti: il mondo musulmano e il ‘territorio della guerra’, dove, appunto, è non solo lecito ma doveroso fare la guerra per ‘convertire’ chi musulmano non è. (Sembra che inizialmente Maometto, che era uno straordinario parlatore, pensasse che egli poteva convertire chiunque con le sue straordinarie doti per le relazioni pubbliche e con la sua ammaliante loquela – il che spesso gli riusciva, ma si incontrò anche con elementi refrattari. Allora, pieno di sdegno, proclamò la necessità della guerra santa.) Non a caso la comunità islamica mondiale (la umma) non è tanto una solidarietà fra musulmani, ma una solidarietà contro i non-musulmani – esattamente come lo è la solidarietà sionista ebraica.

Essendo l’islam una religione essenzialmente legale – della ‘legge’, come l’ebraismo e il calvinismo – la liturgia è vaga e non esistono né i sacramenti né il sacerdozio vero e proprio, tratto, anche questo, che esso ha in comune con ebrei e calvinisti: non esistono ‘intermediari’ fra il fedele e Allah. Così l’islam si rivela una religione intrinsecamente semitica, lontana da ogni percezione del sacro nel senso superiore della parola. Ricordiamoci che le nozioni di sacramento e di sacerdozio affondano le loro radici nella notte dei tempi e che presso tutti i popoli civili erano inseparabili dalla religione, cosa che fu ereditata anche dal cattolicesimo: almeno fino a una quarantina di anni fa il prete cattolico era, o aveva la pretesa di essere, un sacerdote e i sacramenti della chiesa cattolica erano, o avevano la pretesa di essere, dei fatti magici e non delle pagliaccesche ‘cerimonie commemorative’ come fra i protestanti. I muftì, i muezzin, ecc., come i rabbini ebraici e i pastori calvinisti, non sono dei sacerdoti ma dei funzionari, magari profondamente versati negli arzigogoli di Corano, Sunna e Sciarìa, ma la cui funzione non si eleva mai al di sopra di quella di ‘capi squadra’ nell’espletazione collettiva di atti liturgici.

* * *

Anche i maschi musulmani, come quelli ebrei e calvinisti (5), si devono circoncidere. La cosa non sorprende, essendo l’islam (come l’ebraismo e la sua propaggine calvinista) una religione semitica – e gli arabi sono i semiti per eccellenza. La circoncisione era ed è caratteristica, da tempo immemoriale, di due aree geografico-‘culturali’ specifiche: quella negro-semitica (africana) e quella papuasica (6). Non ha niente di strano che l’islam si sia tirato appresso quella pratica, certamente anteriore alla predicazione di Maometto.

Forse non diversamente andarono le cose in riguardo all’infibulazione (o clitoridectomia) femminile (7). È stato spesso detto che si tratta di una pratica africana pre-islamica poi sopravvissuta all’islamizzazione; ma le cose potrebbero stare altrimenti. La riduzione del clitoride sarebbe stata raccomandata dallo stesso Maometto in uno dei suoi hadith contenuti nella Sunna – hadith che, in tempi recenti, è stato messo in dubbio dai musulmani ‘perbenisti e illuminati’ che hanno suggerito che si tratti di una interpolazione. Sta comunque di fatto che nella maggior parte dei paesi musulmani (una significativa eccezione è l’Iran) si crede che le donne non infibulate siano ‘impure’ e che la clitoridectomia è massicciamente praticata non solo in Africa ma anche in Arabia (che comunque è sempre stata, culturalmente e, in parte, razzialmente, una propaggine dell’Africa), dai musulmani di Malacca e d’Indonesia e dagli islamici Bhora dell’India e del Pakistan (mentre adesso, con l’immigrazione terzomondiale, il fenomeno è traboccato in Europa). La pratica, nell’Indostan e in Malesia, arrivò certamente con l’islamizzazione. C’è da credere che in Arabia l’infibulazione venisse praticata già in tempi pre-islamici e che Maometto non abbia fatto altro che confermarne la validità e la desiderabilità.

Quindi l’infibulazione è una pratica islamica – anche se non seguita da tutti i musulmani. Ma non è solo musulmana, essa è genericamente afro-semitica: gli ebrei d’Etiopia (i falascià) la eseguiscono massicciamente quando le piccole hanno pochi giorni (con ogni tipo di complicazioni cliniche e anche trasmissione di AIDS attraverso l’uso di coltelli infetti).

E, oltre che islamica ed ebraica, è una pratica calvinista (8). Raccomandata in Inghilterra già verso la metà dell’Ottocento (senza che sia rintracciabile alcuna influenza diretta islamica o ebraica), essa trovò il massimo di applicazione negli Stati Uniti d’America dove, sembra, in certi ambienti di bibliolatri fondamentalisti essa viene eseguita anche adesso. Si parte dal presupposto che mai una donna per bene deve godere del proprio corpo e che l’orgasmo femminile sarebbe addirittura una malattia. Quindi, in America, migliaia e migliaia di donne sono state sottoposte a quell’operazione, eseguita spesso per cauterizzazione. Particolarmente prese di mira erano una volta quelle infelici che dovevano guadagnarsi la vita come operatrici di macchine da cucire a pedale, con la motivazione che così si evitava che si masturbassero sul lavoro.

‘Rispettabilissime’ (entro i limiti in cui dei calvinisti possono essere visti come rispettabili) autorità mediche hanno raccomandato, negli Stati Uniti, l’infibulazione sistematica delle ragazzine. – La pratica infibulatoria nel mondo calvinista non deve sorprendere. Il calvinismo non è altro che una forma di ebraismo e quindi, per vie subliminali, non poteva e non può non arrivare alle medesime pratiche del mondo afro-semitico.

Joseph De Maistre, nei primi anni dell’Ottocento, affermò che “il protestantesimo è l’islam dell’Europa” – e il calvinismo è il protestantesimo per eccellenza: questo lo assicurano gli stessi calvinisti, che vanno fieri del fatto di essere i ‘veri’ protestanti, perché Lutero si sarebbe fermato a metà strada. Il calvinismo, come l’islam, è basato sul cosiddetto Vecchio Testamento e sul Talmud: non a caso, nell’Inghilterra calvinista di Cromwell (metà del secolo XVII), si era incominciato a strutturare le leggi in modo che fossero conformi con il Talmud (9).

* * *

A questo punto dovrebbe essere chiaro, almeno in linee generali, che cosa sia l’islam e come esso si inserisca nell’universo religioso semitico – anzi, come esista un triangolo teocratico formato da ebraismo, islam e calvinismo. Questo triangolo, in possesso dell’arma nucleare, del monopolio finanziocratico mondiale, delle principali riserve petrolifere e dei flussi mondiali della droga (oltre un terzo del movimento mondiale di capitali ruota ormai attorno al commercio della droga [10]), fa adesso il buono e il cattivo tempo su scala planetaria. Esistono delle frizioni fra gruppi di potere al suo interno, ma, in fondo, si tratta di liti in famiglia.

Sta di fatto che l’America (11) ha sempre visto di buon occhio l’islam e, in particolare, pupilla del suo occhio destro è sempre stato il regime fondamentalista wahhabita dell’Arabia Saudita, motore dell’esportazione del fondamentalismo islamico nel mondo e soprattutto in Europa. Ben due volte essa intervenne nei Balcani, aggredendo un paese europeo, la Serbia, a favore di musulmani, prima in Bosnia e poi nel Kosovo. Questi musulmani, in simbiosi con lo sciacallo turco, fanno da cuneo fra l’Europa meridionale e la Russia (12) e nel contempo garantiscono il traffico della droga dal Triangolo d’Oro verso l’Europa (traffico nel quale l’Iberoamerica è stata all’uopo ‘depotenziata’, fino a gestirne meno del 10%, a favore dell’Asia musulmana). Lenone dell’America in questo gioco è la Turchia, la cui ‘entrata’ in Europa sarà forse forzata nel futuro prossimo per ‘ricompensarla’ dell’appoggio dato all’America nella sua guerra contro i telebani dell’Afganistan.

È pur vero che l’America e i suoi reggistrascico si sono attirati l’inimicizia di alcuni musulmani – i telebani dell’Afganistan (che pretendevano di essere indipendenti e autonomi a casa loro), l’Irak di Saddam Hussein (l’unico paese islamico ad avere un governo completamente laico) e, naturalmente, i palestinesi, espropriati in modo infame dai sionisti. Ma questi musulmani l’America non può fare a meno di inimicarseli, perché nella scala delle sue priorità vengono prima i sionisti, e non si può accontentare sempre tutti. È comunque opinione di chi scrive che che una volta che, ipoteticamente, sia sprofondata l’America e quindi anche lo ‘stato’ d’Israele che deve la sua esistenza esclusivamente al lenone americano, passato che sia un po’ di tempo ci sarà di nuovo accordo fra ebrei e musulmani. Questo fu sempre il caso, da quando l’islam esiste e fino a un secolo addietro, quando gli uni e gli altri, in blocco compatto, affrontavano l’obbligatorio nemico europeo. Le risse interne ebraico-islamico-calviniste non possono essere se non passeggere.

Quindi, contrariamente a ogni apparenza, l’appoggio americano all’islam va oltre un semplice e becero calcolo geopolitico (che pure c’è, ai danni soprattutto dell’Europa e nel prossimo futuro probabilmente anche ai danni della Cina): si tratta di qualcosa di più viscerale, essendo l’America il luogo per eccellenza del calvinismo bibliolatrico, che a sua volta nient’altro viene a essere che l”islam europeo’ di cui parlava De Maistre, esportato oltreoceano. Questo era già stato segnalato qualche anno addietro da Alexandre Del Valle, forse il più pregevole islamologo contemporaneo, in un suo ottimo libro (13).

L’America viene quindi a essere un nemico ben più ‘radicale’ (e molto più pericoloso) dei telebani, i quali certamente sono nostri nemici, né potrebbero, come musulmani, non esserlo – ma si tratta di nemici ‘occasionali’. Vale anche l’osservazione che le distruzioni di opere d’arte (in particolare, la distruzione dei Buddha di Bamijàn) perpetrate dai telebani sono certamente state degli atti di inaudita barbarie; ma in fondo di poca portata in confronto alle distruzioni di opere d’arte eseguite dagli americani per mezzo dei loro bombardamenti terroristici durante l’ultimo conflitto mondiale.

L’islam, senza l’America, adesso come adesso, ben poco potrebbe contro l’Europa. Se non ci fosse l’America a pilotare l’immigrazione extracomunitaria e a colpire tutti coloro che, come fu il caso della Serbia, in Europa mantengono un briciolo di dignità, anche il problema islamico potrebbe essere agevolmente risolto dagli europei.

Silvano Lorenzoni (2004)

NOTE

(1) Quando è stato ritenuto necessario, si è consultato il Corano direttamente. Ottimo è il riassunto di Èdouard Pertus, Connaissance élémentaire de l’islam, Action familiale et scolaire, Paris, senza data di pubblicazione (circa 1990).

(2) Cfr. Abbé Jean Bertuel, L’islam, ses véritables origines, N.E.L., Paris, 1981.

(3) Cfr. Israel Shahak, Storia ebraica e giudaismo, Sodalitium, Torino, 1999.

(4) Richard Eichler, Der Widerkehr des Schönen, Grabert, Tübingen, 1984.

(5) Il 90% degli americani sono circoncisi. Cfr. John Kleeves, Un paese pericoloso, Barbarossa, Milano, 1999.

(6) Cfr. Mircea Eliade, Initiation, rites, sociétés secrètes, Gallimard, Paris, 1959.

(7) Cfr. Sirad Salad Hassan, La donna mutilata, Loggia dei Lanzi, Firenze, 1999. La Hassan è una negra ‘musulmana evoluta’: quel che ha da dire ha tutti i crismi della veridicità.

(8) Marilyn French, The war against women, Summit, New York, 1992; tr. it. Rizzoli, Milano, 1993.

(9) Cfr. Alfredo Bonatesta, La sinarchia universale, Il Cinabro, Catania, 1986.

(10) Cfr., per esempio, rivista “Orion”, ottobre 2001.

(11) Ricordiamoci che l’Inghilterra, da almeno il 1940, fa parte dell’America, come dell’America fa parte tutto il mondo anglofono. Parlare di angloamericani è fare agli inglesi un onore che non si meritano.

(12) Cfr., per esempio, la postfazione di Dragos Kalajic a Mauro Bottarelli, Good morning Belgrado, Barbarossa, Milano, 2000.

(13) Alexandre Del Valle, L’islamisme et les Ètats Unis, L’age d’homme, Lausanne, 1997. Cfr. anche il testo di Silvio Waldner “America, protestantesimo e islam” in AA.VV., Punti fermi per una politica etnonazionalista, Ghenos, Trento, 2000.

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Islam

Pubblicato da Fabio Calabrese il 5 Settembre 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Primula Nera

    Mi spiace, ma non sono d’accordo su molte cose.
    Per prima cosa, il Corano condanna senza appelli i rapporti omosessuali, infatti la storia biblica di Lot è narrata ben 6 volte nel Corano, e tutte le volte il giudizio è stato durissimo.Un passo del Corano condanna persino i rapporti anali con le proprie mogli.
    I rapporti tra arabi e ebrei sono pessimi, e questi ultimi non credo abbiano alcun entusiasmo nel vedere islamizzare l’Europa. Vediamo cosa accade in giro.In Francia molti ebrei si sentono talmente minacciati dagli arabi, che stanno emigrano in Israele . In Olanda il partito di Geert Wilders, il PVV, filo sionista e favorevole alle droghe e alla prostituzione libera, ed ai matrimoni gay, è ferocemente anti islamico . In Inghilterra la English defense league fortemente filo Israele, e amica della Jewish defence league, e anch’essa nemica giurata dei musulmani.Etc…
    Se l’Islam fosse così fortemente anti europeo, perché Hitler la considerava l’unica religione che meritasse rispetto, ed anche Hess e tanti altri gerarchi la tenevano in cosi alta considerazione?.
    Le destre europee fanno un errore strategico molto grave a snobbare l’Islam come interlocutore, e tra l’altro l’immigrazione è molto più invasiva dall’Africa subsahariana che dal mondo arabo..
    Comunque in generale non mi faccio molte illusioni su un riscatto futuro dell’Europa, come ci insegna Evola, viviamo nell’età del Kali Yuga, e la crisi è, purtroppo, irreversibile.

  2. Joe Fallisi

    SPLENDIDO articolo di Lorenzoni e altrettanto pregevole introduzione di Fabio Calabrese. CONTRO l’orrido monoteismo semitico tripartito e tutte le sue controfigure spettrali.

    Joe Fallisi

  3. Lupo nella Notte

    Non si comprende davvero che cosa si vorrebbe “dimostrare” attraverso la riproposizione di un articolo del genere, intellettualmente mortificante, fazioso, intriso dei peggiori pregiudizî “luogocomunistici”, trasudante un odio razzista totalmente irrazionale, addirittura abietto in piú di un passaggio (di cui quello sulla presunta inclinazione semita alla sodomizzazione è abominevolmente paradigmatico) e del tutto incapace di penetrare sia pur minimamente la complessità della Civiltà Islamica (senza virgolette e con una meritatissima maiuscola…). Se questa è la “pezza d’appoggio”, o come da definizione nell’introduzione, “i fondamentali (!)” rispolverati per l’occasione su cui basare gli attacchi gratuiti e insensati contro l’Islam tutto senza distinguo alcuno, la cui intera Dottrina – nel solo aspetto exoterico, ché quello esoterico viene bellamente ignorato, forse perché ritenuto “fantasioso”, in perfetto stile “modernista”… – viene travisata e deformata nella maniera piú grossolana e letteralmente “profanata”, allora vien da chiedersi che senso abbia per alcuni parlare ancora di “Tradizione”, quando a quanto pare l’unica accezione che di Essa si è disposti a riconoscere è quella prodotta e tramandata (?) da popoli rigorosamente “leucodermi” europei, peraltro ormai di fatto del tutto inesistente, e assumente quindi i contorni di una chimera pura e semplice, atta solo a “titillare” un vaniloquente e velleitario, nonché frustrato, suprematismo “europeista”. Sotto l’Europa niente, insomma, in un vero e proprio “hic sunt leones” di stampo religioso. Nell’introduzione si paventa addirittura una volontà di “islamizzare” l’Europa – ed è verissimo che l’Islam è una Dottrina che esprime l’Universale nella forma piú consona allo spirito Semita, e di per sé questo non deve certo costituire un'”ingiuria”, ognuno ha il proprio – e non si comprende invece che ciò che sarebbe di primaria importanza per una civiltà agonizzante come quella occidentale, è di riconoscere ciò che nell’Islam – rispecchiando l’Universale, appunto – si ricollega alla Tradizione primordiale che oggi nell’Occidente super-tecnologizzato è andata completamente perduta. Se questa congerie di pregiudizî razzistico-religiosi in ordine sparso fondata su una rozza interpretazione – anzi, su una nulla… – del Corano assunto letteralisticamente è ritenuta un “argomento” contro l’Islam, è come dire che di reali argomenti non se ne hanno affatto.
    Ciò che balza agli occhî nel leggere tale articolo è lo strisciante doppiopesismo riaffiorante “carsicamente” in piú punti, almeno rispetto ad altri testi di solito pubblicati su queste pagine, su cui, con ogni probabilità, il vergatore di quello in questione avrebbe ben poco da obiettare; perché, ad esempio, viene biasimato il presunto “originario” politeismo arabo? Non si può non notare che in altri articoli quando esso si riferisce alla civiltà greco-romana, allora è una Tradizione addirittura da far rivivere anacronisticamente, contro ogni ragionevolezza e senso della realtà, ma se è attribuito ai beduini – definiti “veri arabi”, come se gli altri che abbracciarono il monoteismo islamico fossero stati delle imitazioni… – allora viene surrettiziamente associato al nomadismo predone buono solo per “ladri del deserto”. Il Monoteismo, invece, nella visione rigorosamente dualistica di chi l’ha scritto, è “male”, in ogni caso, secondo il redigente l’articolo, perché attribuito “congenitamente” ai Semiti, quando invece non è altro che la trasposizione nell’ordine teistico-devozionale di quello che è il Principio Supremo riconosciuto da ogni dottrina veramente metafisica e non semplicemente religiosa, Unico ed Impersonale, inconoscibile se non per totale identificazione, ed è, anzi, piú vicino alla Verità di qualsiasi politeismo, “ariano” – termine abbastanza privo di senso… – o semita che sia, che invece non è che la degradazione di un’originaria dottrina metafisica in cui i simboli e i relativi attributi divini cui si riferiscono, vengono alla fine confusi con ciò che rappresentano, producendo una moltitudine di idoli personificati antropomorficamente, e adorati per sé stessi anziché usati come “supporto” per il conseguimento di un’effettiva conoscenza metafisica. In questo senso l’Islam è l’ultima religione – e qualunque altra interpretazione, a parte quella meramente cronologica, non è che il frutto degl’inveterati pregiudizî di chi non sa andare oltre – adattata al progressivo deterioramento cognitivo dell’uomo del Kali Yuga al quale tenta di porre una rettificazione – e anzi, il fatto che esso abbia trovato terreno fertile fra gli Arabi dovrebbe andare a loro onore anziché esser motivo d’un livore irriflesso… – e solo per questo pone un’esasperata insistenza sull’Unicità Divina, che tanto sembra aver turbato l’estensore dello scritto. Lo stesso Evola ebbe a scrivere di come fra i Romani il progressivo degradarsi della sapienza tradizionale arrivò al punto da impedire agli uomini di riconoscere nella fantasmagorica congerie di divinità ormai completamente umanizzate tanto nelle fattezze quanto nei loro supposti comportamenti, quei Poteri impersonali e sovrumani degli antichi “numina”, costituendo il passo decisivo verso lo sfaldarsi della civiltà romana e la conseguente secolarizzazione del mondo occidentale. Ed è proprio per cercare di evitare il pericolo dell’antropomorfizzazione – Guénon parlava, sotto questo aspetto particolare, di una maggiore affinità – si immagina qui con quale orrore e ribrezzo di alcuni… – Semita con gli Occidentali rispetto agli Estremo-orientali, che invece non avevano bisogno di questa precauzione, essendo immuni da qualsiasi tendenza all’antropomorfizzazione del divino – che nell’Islam, come nell’Ebraismo, vi è l’interdizione di raffigurarsi la divinità con qualsivoglia simbolo; ma naturalmente il redigente l’articolo ha buon gioco nel volervi vedere una mancanza di qualunque sensibilità artistica, attribuita alla stirpe semita tutta “sic et simpliciter”… in tutto questo l’onestà intellettuale dov’è?
    Ugualmente, si biasima il Profeta Muhammad per aver rimproverato chi adorava idoli femminili, quando ciò che afferma non è che l’adesione alla nozione comune a tutte le tradizioni spirituali originarie della subordinazione del Principio Femminile a quello Maschile, sul quale il primo deve necessariamente appoggiarsi, senza che questo si traduca in una sopraffazione dell’uomo sulla donna (e su questo il Corano è invero piuttosto attento: “Esse [le donne, n.d.r.] hanno diritti equivalenti ai loro doveri, ma gli uomini sono superiori” – Sura II, 228; “Si può divorziare due volte. Dopodiché trattenetele convenientemente o rimandatele con bontà; e non vi è permesso riprendervi nulla di quello che avevate donato loro” – Sura II, 229). Non per niente ancora Evola – che era incontestabilmente un estimatore dell’Islam… – rammentava il detto islamico che recita “sia maledetto chi fa della donna il Cielo e dell’uomo la Terra”, con riferimento a quello che viene definito l'”amplesso invertito”, proprio a significare la concezione della preminenza maschile che fu anche occidentale. A quanto pare, però, se si tratta di muovere contro il “nemico” islamico si è disposti a diventare piú “politicamente corretti” e “femministi” degli “originali”…
    Si sbeffeggia il fatto che il Corano è detto esser stato scritto in cielo da sempre, eppure è proprio uno dei tratti cui Evola dava un risalto piú che positivo: “Come nell’ebraismo sacerdotale, qui al centro sta la legge e la tradizione quale forza formatrice, cui però i ceppi arabi delle origini offrirono una materia assai più pura, nobile, improntata da spirito guerriero. La legge islamica, shariyah, è legge divina; la sua base, il Corano, viene concepita come la stessa parola di Dio – kalâm Allâh – come opera non-umana, libro “increato”, esistente ab aeterno nei cieli” – Rivolta contro il mondo moderno
    Si parla di “peccato originale” attribuendo all’Islam la nozione che sarebbe di esclusiva pertinenza di Adamo, mentre invece l’Islam non contempla affatto il concetto stesso di “peccato originale”… ancora secondo Evola “L’Islam […] mantiene, sensibilmente affievolito, il tema della caduta di Adamo, senza trarne tuttavia quello del “peccato originale” – Rivolta contro il mondo moderno.
    Si taccia l’Islam di “scopiazzatura” dell’Ebraismo per ciò che concerne la Rivelazione ricevuta su un monte, sembrando ignorare che quello dell’Ascesa al Monte è un Archetipo universale presente in innumerevoli tradizioni, il monte rappresentando ciò che sulla Terra piú si avvicina al Cielo, in un simbolismo piuttosto chiaro, certo piú di ogni presunta “scopiazzatura”, l’adombramento della quale non è che la spia di una concezione irrimediabilmente profana e “moderna”.

    Un’altra spia di tale concezione positivista al di là delle stesse intenzioni di chi inavvertitamente la professa e tipica dell’Età del Ferro è che una “credenza” (sic!) come quella nei “dèmoni e folletti del deserto” si “mutui” da un periodo all’altro, come se nell’Antichità classica non vi fossero “credenze” analoghe, semplicemente perché all’epoca non si era ancora del tutto sprofondati nel materialismo piú cieco. Lo stesso Guénon parlava di “influenze erranti” e se Evola non fosse stato a sua volta conscio della realtà di simili fenomeni non avrebbe mai scritto “Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo”. Ma qui evidentemente si pensa trattarsi di semplici “superstizioni” di genti “arretrate e selvagge”…
    Che dire, poi, del completo travisamento del Jihad? Quello che in origine era il supremo “sforzo” – significato letterale del termine – rigorosamente intellettuale nella sua accezione superiore, che coloro che contemplavano la Scrittura esercitavano per tentare di avvicinarsi alla Conoscenza Suprema cui essa rimanda, viene ormai utilizzato come sinonimo di terrorismo “islamico” – perdipiú etero-agito da ambienti in tutto e per tutto occidentali che di islamico non hanno proprio nulla, come si ammette anche nell’introduzione all’articolo, ignorandone però le conseguenze piú logiche, e arrivando inopinatamente a ritorcere persino questa palese strumentalizzazione che l’Islam subisce per mano straniera, contro l’Islam stesso, potenza del fanatismo islamofobo! – quando nel Corano, ogniqualvolta si parla di “guerra” la si associa all'”extrema ratio” di una difesa da aggressori esterni, e raccomandando perdipiú moderazione e perdono: “combattete per la causa di Allah contro coloro che vi combattono, ma senza eccessi, ché Allah non ama gli eccessi” – Sura II, 190; “Se però cessano, allora Allah è perdonatore, misericordioso” – Sura II, 192; “Se inclinano alla pace, inclina anche tu ad essa e riponi la tua fiducia in Allah” – Sura VIII, 61. In ogni caso, il Corano come qualunque altro testo sacro, non va certo interpretato esclusivamente alla lettera, poiché è passibile di interpretazioni su piani molteplici. Nel caso specifico, in Arabo, come in Ebraico, il valore delle lettere è principalmente numerico, e non si può prescindere da questo particolare aspetto nell’interpretazione di un testo sacro il quale costituisce la scienza sacra della Ghematria, dalla quale gli Occidentali contemporanei con le loro lingue solo letterali e “bidimensionali” sono irrimediabilmente tagliati fuori. Ne deriva che tutte le interpretazioni semplicemente letteralistiche mancano completamente il bersaglio quanto al disvelamento del senso piú profondo della Dottrina. In “La dottrina aria di lotta e vittoria” è sempre Evola a dare del Jihad un’interpretazione assai lusinghiera, accostando la morte occorsa in combattimento e per cui Allah saprà compensare con “il Paradiso, che Egli rivelerà loro” (Sura XLVII, 5) alla “mors triumphalis” propria alla concezione della Romanità degli eroi morti in battaglia.
    Contro l’incongrua accusa di “materialismo” di cui l’Islam sarebbe pervaso financo a materializzare l’Aldilà – e si rammenta sempre che si sta parlando della lettura di primo livello, quella totalmente “essoterica” del Corano… – bastano questi due versetti a renderne l’insensatezza: “Abbiamo abbellito [agli occhî] degli uomini ciò che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d’oro e d’argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è SOLO GODIMENTO TEMPORANEO DELLA VITA TERRENA, mentre verso Allah è il miglior ritorno” – Sura III, 14, (maiuscolo di chi scrive, n.d.r.), “È infimo il godimento di questo mondo, l’Altra vita è migliore per chi è timorato [di Allah]” – Sura IV, 76. Esattamente il contrario di quanto si vuol far credere..!
    Un altro punto clamorosamente distorto è dove si critica la predicata “ritenzione del seme”, giudicandola alla stregua di un semplice precetto morale dovuto al capriccio di un ipotetico “dio semita” o del “bigottismo” del suo Profeta, mentre tale pratica è parte integrante del lato esoterico dell’Islam – che viene trasposta exotericamente quale dogma religioso per chi non ha o non ha ancora la consapevolezza per poterla considerare per ciò che è in realtà: un metodo per il controllo e l’utilizzo a fine anagogico dell’energia sessuale, che invece il tanto “disinibito” Occidente sperpera a piú non posso senz’alcuna cautela, poiché una sua applicazione sarebbe considerata “medievale”, evidentemente – perfettamente
    corrispondente alle analoghe pratiche contemplate in tradizioni estremo-orientali come il Tantrismo e il Taoismo – e anche qui, Evola docet, quando in “Metafisica del sesso” dedica un paragrafo a tale argomento intitolato esplicitamente “Pratiche sessuali ARABE (maiuscolo di chi scrive, n.d.r.) e simbologia ermetica” – che nessuno si sognerebbe mai di tacciare di “bigottismo” mancando del tutto in esse il punto di vista teistico.
    Negare poi che quella islamica sia e sia persino mai stata una Civiltà nell’accezione piú vera e piú alta del termine è semplicemente anti-storico e va contro ogni evidenza. Lo stesso Occidente le è debitore per la trasmissione di conoscenze dell’Antichità Classica che senza il tramite dell’Islam sarebbero andate perdute. Se l’Islam non ha mai costituito una Civiltà degna di questo nome come mai discipline e scienze come l’alchimia, la chimica e l’algebra hanno nomi di origine araba? E come mai gran parte della terminologia tecnica dell’astronomia ha la stessa origine, nonché una gran numero di nomi di stelle fisse? Lo stesso poema dantesco risulta influenzato dalla poesia musulmana, e la cosa è stata riconosciuta da studiosi come Asin Palacios e Luigi Valli. E il fatto che tale Civiltà fosse piú “islamica” che semplicemente “araba” dovrebbe inclinare a una valutazione positiva dell’Islam in quanto capace di unire popoli diversi nel segno di una stessa Dottrina e non – anche questa volta, del tutto inopinatamente e per partito preso – a suo detrimento. Tale funzione di “ponte” venne assolta non solo per quanto riguarda arti e scienze “profane” ma anche per discipline esoteriche; ancora una volta la conferma arriva da Evola: “Fra il VII e il XII secolo, essa (la tradizione ermetico-alchemica, n.d.r.) è attestata fra gli Arabi, che anche a tale riguardo fecero da mediatori per la ripresa, da parte dell’Occidente medievale, di un più antico retaggio della sapienza precristiana” – Il Mistero del Graal
    Il colmo del gratuito e infondato disprezzo lo si raggiunge forse nel paragonare la lingua araba – e c’è da chiedersi, in proposito, quale profonda conoscenza ne abbia chi ha scritto l’articolo per poterne parlare con tanta sprezzante quanto patetica sicumera – esemplare fra i linguisti per la logica estrema applicata alla grammatica e alla sintassi che ne fa anche un veicolo adattissimo, e non a caso, per l’espressione di concetti metafisici, ben piú della “filosofica” lingua tedesca – all’obbrobrioso guazzabuglio linguistico dall’aleatoria pronuncia noto come inglese moderno, e l’unica cosa in tutto l’articolo con cui si può concordare è proprio il modo in cui quest’ultimo viene definito… per il resto, dire che queste due lingue del tutto antitetiche quanto a possibilità espressive di concetti elevati e organizzazione logica della morfologia, la quale in arabo raggiunge livelli di perfezione difficilmente eguagliabili, siano pressoché sullo stesso piano è fuori da ogni realtà, ed è come paragonare una stella con un asteroide… chi ha scritto simili castronerie con ogni evidenza non sa nulla dell’arabo, oppure in lui la disonestà intellettuale raggiunge picchi inarrivabili: “tertium non datur”. E questa non è un’illazione gratuita ma una semplice deduzione da dati di fatto evidenti a chiunque abbia una sia pur minima cognizione di causa dell’argomento in questione e rifugga dal mero ideologismo preconcetto a dispetto di ogni evidenza. Per fortuna esistono studiosi tradizionali del calibro di Claudio Mutti, che proprio riprendendo quanto di positivo trovava Evola nell’Islam in “Rivolta” e in altre sue opere, sono disposti a spendersi per dare dell’Islam un’idea ben diversa e fondata su dati di fatto storicamente inoppugnabili, al contrario di quanto si possa dire degl’islamo-spregiatori di professione.
    Infine, ci sono pagine scritte da René Guénon che illustrano con splendide allegorie come il Monoteismo islamico sia quello “solare” per eccellenza, poiché nello stesso ambiente in cui si è sviluppato, il Sole assurge piú che altrove a simbolo dell’Unità da cui tutto si manifesta e cui tutto ritorna; queste pagine, da sole, possono dare, per contrasto, la reale “cifra” di cosa stia invece alla base di un articolo siffatto, che non ha altro scopo che assecondare i pregiudizî piú vieti e “comodi” e le contrapposizioni piú ottuse ed insensate.
    Quanto all’introduzione, è davvero singolare come si stigmatizzi l’impossibilità di “esportare la democrazia” (sic!) nel mondo islamico, motivo per il quale, semmai, andrebbe ad esso tributato un grande riconoscimento! Da quando la cosiddetta “democrazia” è diventata qualcosa di piú del sistema di governo piú truffaldino e irrealizzabile della Storia? Se si pensa che in àmbito tradizionale o sedicente tale gli scritti in materia sono di solito improntati a tutt’altro orientamento, ecco che si ripresenta di nuovo il doppiopesismo: la democrazia fa schifo ma se chi la rifiuta è islamico, allora come d’incanto, diventa qualcosa che sarebbe bene “esportare” e chi non la vuole diventa per definizione un nemico da combattere…
    Del tutto assurdo, poi, è che si veda una “saldatura” tra U$ionismo e Islam laddove vi è solo una manipolazione strumentale alla divisione, non solo fra Islam e Occidente, ma anche all’interno dello stesso Islam. La complicità degli stati arabi fantoccio è direttamente proporzionale alla quantità di petrolio di cui sono intrisi, e che li ha portati, ahiloro, a essere inglobati nella sfera d’influenza capitalistica prima e piú profondamente degli altri, e l’unica cosa che mantengono della loro tradizione islamica è un legislazione letteralisticamente aderente alla Sharîah quasi come una sorta di grottesca compensazione per essersi venduti l’anima al “Grande Satana Occidentale”. Buffo come la stessa tendenza la si ravvisi fra gli islamo-spregiatori di casa nostra; si dice che gli estremi si tocchino, in effetti…

    • Primula Nera

      Per esempio senza la civiltà araba non conosceremo molto di Platone e Aristotele . Oltretutto, il”Commento”di Averroe’ su Aristotele ha influenzato profondamente il tardo medioevo europeo.
      E’innegabile anche l’influenza su Dante di testi arabi come il “Libro della Scala”, ad esempio nel Canto iv dell'”Inferno”.E delle influenze arabe nella “Divina Commedia “parlava anche Guenon nel suo “L’esoterismo di Dante”.I contributi nella Scienza e nella Medicina sono noti, ma anche la Letteratura ha prodotto grandi scrittori come Omar Khayyam e Nezami.
      Forse tale civiltà ha patito oltre misura le devastazioni dei mongoli in Medio Oriente nel xiii secolo.
      Rimane il fatto che quasi tutti i grandi pensatori di destra hanno tenuto in enorme rispetto l’Islam:Nietzsche disprezzava il Cristianesimo e il Socialismo, ma amava la civiltà araba, al punto da stigmatizzare le crociate come guerre condotte da predoni; Guenon è arrivato al punto di convertirsi all’Islam (era particolarmente attratto dal Sufismo) e finire in Egitto i suoi giorni; Evola nella sua “Rivolta contro il mondo moderno”, ma non solo, tratta con gran riguardo la religione musulmana.
      A livello politico, i fascismi europei della prima metà del secolo scorso, avevano rapporti idilliaci con il mondo arabo,come nessun altro ha mai avuto in Occidente, ne’ prima ne’dopo.
      La sodomia è pesantemente condannata nel “Corano”, in innumerevoli occasioni. Il fatto che gli immigrati arabi siano quelli che più hanno mostrato resistenze ai modelli democratici occidentali è una cosa che gli fa onore in questo non si può essere che concordi con Lupo.
      Forse le perplessità di molti nascono dal timore che una massiccia islamizzazione delle società europee possa nuocere alle residue forme di religiosità e cultura indoeuropea che ancora resistono.
      Pur comprendendo tali timori, non si può comunque negare l’enorme spessore di questa civiltà. Pragmaticamente ho dubbi sulle capacità degli europei di riuscire a cambiare il corso della Storia delle nostre terre, sempre più schiave di sistemi liberaldemocratici improntati a forme di politicamente corretto asfissiante e alla mortificazione di ogni identità nazionale e di ogni forma di pensiero tradizionale.
      Gli arabi, come noi, sono tra gli sconfitti della Storia, vittime anch’essi degli stessi poteri che strangolato gli occidentali. Un dialogo con loro sarebbe quantomeno da considerare.
      Infine, apprezzo sempre gli interventi di Lupo della notte, le sue analisi sono dottissime e vi è molto da imparare da lui (o almeno io sicuramente ne ho, così come ho da imparare tanto da Calabrese, Ruzzai e gli altri).L’unico appunto che mi permetto di fargli (e spero che mi scusi per questo), è che lo trovo un pochino aggressivo nei toni, anche se è ovvio che vi possano essere differenze di vedute.

      • Primula Nera

        “non conosceremmo molto”

      • Lupo nella Notte

        Ringrazio per gli apprezzamenti perfino esagerati, e condivido le Sue integrazioni a quanto ho sentito il bisogno di puntualizzare; condivido anche gli appunti mossimi. Mi rendo conto di “suonare” un po’ aggressivo, è il modo in cui si esplicita la “vis polemica” che caratterizza la mia interazione “dialettica” quando ci sono argomenti che reputo di primaria importanza, in particolare quando ravviso una considerazione di essi non consona alla realtà. Chi scrive non ha intenzione, né è nella possibilità di farlo, di insegnare alcunché a chicchessia; anzi, è perfino ironico che il “compito” di puntualizzare certe cose in materie tanto importanti e delicate finisca con il ricardere su semplici commentatori della Rete privi di requisiti “ufficiali”. Lo si può forse considerare un minuscolo per quanto significativo “segno dei Tempi”. In ogni caso, impegnarsi in tali dispute spero gioverà anche alla suddetta vis polemica, affinché si smussi sempre piú, permettendo un’efficacia espressivo anche migliore, ma priva di controproducenti “spigoli”. Del resto, anche il Prof. Calabrese si reputa uno “kshatriya” della penna, quindi magari non si scandalizzerà di qualche tono un po’ “battagliero”… auspico comunque che il confronto non si sposti sul piano personale, ma che siano le Idee a rimanere sempre in primo piano.

        Un saluto

  4. Fabio Calabrese

    Ho chiesto a Silvano Lorenzoni se ritenga opportuno replicare in particolare all’intervento della persona che si firma “Lupo nella notte”. Nell’attesa di una sua risposta, posso dire questo: io ritengo che si debbano considerare con diffidenza tutte le posizioni che non tengono conto della distanza etnica fra noi e il mondo islamico-mediorientale e soprattutto del fatto che oggi ci troviamo di fronte alla prospettiva per nulla teorica e assolutamente concreta di un’invasione non-europea che guadagna sempre più spazio nel nostro suolo.

  5. Joe Fallisi

    Caro Fabio, non so se ti sei reso conto, leggendo tale “Lupo nella Notte” (molto coraggiosi, devo dire, questi tVadizionalisti-esoteVisti guénonianevoliani), del perché il sottoscritto consideri INDISPENSABILE una critica radicale di tutta l’ideologia chimerica relativa alla “Tradizione Primordiale”. La quale, immancabilmente, guarda caso, sfocia nell’apologia del tirannico e pazzoide monoteismo semitico tripartito, visto come compendio e compimento della medesima (cfr. https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/103213, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104428, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104441, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104556, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104725, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104729, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104762, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104827, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104870, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104931, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/104950, https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/105016)… per quanto mi riguarda salutami con stima Silvano Lorenzoni, che spero un giorno di conoscere di persona insieme con te.

  6. Lupo nella Notte

    Leggendo non senza interesse alcuni dei riferimenti lasciati dal Sig. Fallisi, non vi si trova purtroppo altro che un cumulo di invettive scomposte, basse illazioni non dimostrabili, “maiuscoli” insulti, e congetture strettamente personali e quindi inevitabilmente autoreferenziali. Di reali argomenti – e relative argomentazioni – neanche l’ombra. Evidentemente egli ritiene che poiché si è convinto, partendo dal suo retroterra che sembra in buona parte piuttosto “positivista”, che la Tradizione sia una bufala buona per “poveri di spirito” – e non immagina neppure quanto sarebbe auspicabile esserlo davvero, invece, se solo si riuscisse a comprendere che cosa significa in realtà quest’espressione che evidentemente è ritenuta un insulto… – allora ciò deve corrispondere giocoforza alla Verità. D’altronde, chi arriva a tacciare Evola di “reincarnazionismo” (!) – naturalmente da un’opposta prospettiva agnostico-naturalistica con una “spruzzata” di “buddhismo” o di quello che comunemente viene ritenuto tale – (come avviene qui: https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/libertari/conversations/messages/103213) con ogni evidenza o non sa nulla di Evola o non ne ha compreso alcunché. Sia detto, questo, senz’alcuna acrimonia, è un fatto. Inoltre scambiare non solo per un'”apologia” – che il Sig. Fallisi vede in ciò che si è scritto riguardo al Monoteismo, semitico o meno è un problema di chi ha bisogno di connotarlo etnicamente – ma addirittura come “compendio e compimento” (!) della Tradizione quando invece si è già espressamente affermato l’esatto opposto, definendolo come nient’altro che “la trasposizione nell’ordine teistico-devozionale di quello che è il Principio Supremo riconosciuto da ogni dottrina veramente metafisica e NON SEMPLICEMENTE RELIGIOSA”, dunque qualcosa che si situa su un piano inferiore alla conoscenza diretta, significa travisare – o volerlo fare, questo riguarda solo chi si avventura in simili incongrue affermazioni – del tutto ciò che si è letto. Il Monoteismo rimane un’esigenza di chi non può andare oltre, non rappresenta certo la Verità ultima. Quello che davvero non si comprende è perché una persona con concezioni cosí antitetiche alla Tradizione e in generale, par di capire, a tutto ciò che non sia esperibile con i cinque sensi, senta il bisogno di venirlo a far sapere polemicamente, e perdipiú pretendendo di convincere gli altri della presunta validità di quelle che non sono altro, lo si ribadisce, che convinzioni personali senz’alcun reale valore, su un sito che invece principalmente di Tradizione si occupa. Sarebbe come se utenti abituali di Ereticamente andassero su siti anarchico-“libertarî” tentando di convincere chi li frequenta della bontà della Tradizione Primordiale, aspettandosi in risposta qualcosa di piú e di diverso che solenni “pernacchî”. Il proselitismo ideologico lo si può anche lasciar da parte, in quanto è perfettamente inutile da ambo le parti. Quanto alle illazioni personali, scaturenti dall’utilizzo di uno pseudonimo per cui nessuno è tenuto a fornire spiegazioni a chicchessia, oltre ad essere altrettanto inutili lasciando il tempo che trovano, qualificano solamente il “modus operandi” di chi le mette in atto, e sono un ulteriore indice della totale mancanza di argomenti, per cui si preferisce spostare l’attenzione sulla persona – che non dovrebbe avere invece alcuna rilevanza in rapporto alle Idee da essa sostenute se queste non sono il frutto di mero “solipsismo” intellettualistico – in modo pretestuoso e gratuito. Del resto è questo un malcostume che su internet è molto comune. E sí che ci si era anche premurati di auspicare che il confronto non si spostasse su un piano personale ma che in primo piano vi rimanessero le Idee, ma tant’è…

  7. Ma Joe Fsalisi è quello che affermava a proposito della strage di piazza Fontana che “i compagni non possono averlo fatto”, dimenticando volutamente il traliccio minato di Segrate da Feltrinelli, la strage del Diana, la strage, di Via Rasella ? E’ il cantore delle gesta eroiche di Valpreda, che a detta di Vincenzo Vinciguerra ne è, seppur inconsapevole, uno dei responsabili? Chiedo venia anticipatamente se sbaglio persona.

  8. Silvano Lorenzoni

    Questo tipo di discorsi si sentono spesso da parte di gente psicolabile che, incapace di fare fronte, come si dovrebbe, alle condizioni di pericolo con le quali loro, le loro famiglie, i loro popoli, si vedono confrontati, si rimettono al tradimento sperando nella misericordia delle genti incivili, che invece non pensano che a sopraffarli (c’è da credere che avranno poca fortuna). perché di genti incivili per natura si tratta. che ci sia stata una ‘civiltà islamica’ è falso, ci furono delle popolazioni che pure civili, per loro sfortuna furono islamiche: andalusi, iraniani,indiani, centroasiatici – non certo semiti o africani. Qualcuno mi disse una volta era incredibile come certe genti dal livello di civiltà dei persiani potessero diventare islamiche – valse la risposta che anche gli europei, pure civili, poterono cristianizzarsi. Non c’è una grande differenza: il monoteismo è stato il flagello epocale; ma nessuna disgrazia dura per sempre.

  9. Lupo nella Notte

    Come era da attendersi l'”Autore” dell'”articolo” in questione, nel replicare, non ha saputo andar oltre gl’insulti personali e la rifrittura dei soliti triti luoghi comuni in cui aveva già ampiamente sguazzato. Di entrar nel merito delle obiezioni mosse non se ne parla, perché evidentemente è qualcosa che va oltre le sue possibilità. Che nessuna disgrazia duri per sempre è verissimo, e per fortuna dovrà valere anche per il fanatismo abietto ed irriflesso di cui egli si fa orgoglioso alfiere.

Lascia un commento

  • Milano 7 dicembre

  • Fai una donazione


  • roma 14 dicembre

  • siamo su telegram

  • afrodite

  • ekatlos

  • Roma 2 dicembre

  • teatro andromeda

    Pio Filippani Ronconi 1

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

    Google Analytics

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

a. dugin