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Ripartire da Perón

Ripartire da Perón

Nel dibattito culturale di destra, troppo frequentemente si tralascia una figura di spessore politico e umano a cui non si può soprassedere se si vuol parlare di destra sociale: il presidente argentino Juan Domingo Perón di cui proprio il primo Luglio scorso sono trascorsi quarant’anni dalla sua scomparsa.

Formatosi nella scuola militare, ebbe la possibilità di prestare servizio in Italia come osservatore militare durante il fascismo, divenendone un ammiratore delle politiche sociali, dal corporativismo all’idea della socializzazione aziendale. Rientrato in Argentina, Perón divenne ministro del lavoro e dello stato sociale a seguito del golpe militare del Grupo de Oficiales Unidos che scansò il governo filoamericano e filobritannico in carica. In tale ruolo, egli attuò numerose strategie e politiche dirette a risollevare le classi lavoratrici meno abbienti, attirando su di sé le “ire” degli altri membri della giunta militare più agganciati alla borghesia. Il 16 Ottobre 1945 questi costrinsero Perón alle dimissioni e lo fecero internare presso un ospedale militare per una presunta “malattia”. Il 17 Ottobre (da allora in poi il “giorno della lealtà”), scoppia la rivoluzione dei descamisados sostenitori di Perón. Uomini delle classi più povere, sotto un sole rovente, si tolsero la camicia occupando Plaza de Mayo e chiedendo a gran voce la liberazione di Perón che, grazie al sostegno popolare, riuscì a partecipare e vincere le elezioni del 1946 con il 56% dei voti, fondando l’anno seguente il Partido Justicialista.

Sia in veste di ministro del lavoro prima, che ora in quella di presidente argentino, Perón attuò numerosissime nonché proficue riforme sociali in favore delle classi lavoratrici: aumenti salariali, istituzione dei tribunali del lavoro, indennità di licenziamento, pensioni, proibizione di agenzie di collocamento private, nazionalizzazione dei settori strategici dello stato (telefonia, gas,  ferrovie ecc…), nazionalizzazione della banca centrale, gestione nazionale del commercio estero, divieto di esportazione dei capitali all’estero, edilizia popolare, potenziamento di tutte le infrastrutture, assistenza sanitaria gratuita nonché aumento dei posti letto, istruzione gratuita (furono abolite le tasse universitarie), partecipazione da parte dei lavoratori agli utili d’impresa, vacanze dei lavoratori e relative famiglie a carico dello stato, alfabetizzazione dei ceti più poveri ecc…

Durante il suo governo, la mortalità infantile diminuì e ci fu in media un innalzamento del periodo di vita.

Sotto la sua presidenza, furono anche sanciti in costituzione diversi principi: diritto alla giusta retribuzione, alla preservazione della salute nel luogo di lavoro, a condizioni di lavoro degne, alla sicurezza sociale, alla tutela degli anziani ecc…

Perón fu altresì fermo contro ogni ingerenza ecclesiastica nello Stato istituendo così il principio di laicità, separando chiaramente Stato e Chiesa. Aprì al divorzio e alle case di tolleranza, nonché pose l’istruzione saldamente nelle mani pubbliche abolendo anche l’insegnamento religioso dalle scuole.

In politica estera, Perón mai assecondò i grandi blocchi, sia quello capitalista USA che quello comunista URSS. Da sottolineare anche che egli non fu mai contiguo a posizioni antisemite. Tutt’altro. Tramite la fondazione Evita Perón inviò aiuti al neonato Stato d’Israele, che ricambiò il favore con la visita di Golda Meir in Argentina.

A seguito di queste sue politiche, i grandi potentati oligarchici USA e britannici, appoggiati da vasti settori della chiesa (che scomunicò Perón tramite Pio XII per i suoi orientamenti laici) e della borghesia argentina, organizzarono ed attuarono un colpo di stato ai danni del presidente. Golpe che aprì la strada a varie dittature militari con regia made in USA fermate ancora una volta da un’altra presidenza Perón. Ma non è qui che mi voglio avventurare.

La mia vuole essere una riflessione sulla figura di questo grande uomo argentino, di questo “padre della patria” che fu ammiratore e attuatore delle politiche sociali del fascismo. Che non si piegò mai ai vari potentati di turno, siano essi economici che ecclesiastici. La sua figura, a mio modo di vedere, deve essere sempre attuale e faro politico per ogni destra che si voglia inscrivere nel solco del socialismo patriottico e nella scia della testimonianza lasciata da Giorgio Almirante.

E’ solo da qui che si riparte. Da una politica che guardi molto più a Peron che a Confindustria o al mero interesse imprenditoriale sganciato dalle dinamiche del lavoro e della nazione.

Giorgio Mari

Corridonia (MC)

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Categorie: Politica

Pubblicato da Ereticamente il 14 Agosto 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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