Cristianesimo, laicismo, islam

Cristianesimo, laicismo, islam

In questi giorni di fine agosto 2014, forse complice il periodo estivo (anche se non si è mostrato molto tale dal punto di vista meteorologico), è soprattutto la politica internazionale a essere in fermento. Come al solito, l’aggressione israeliana contro Gaza – che non può avere un’ombra di scusante – ha rinfocolato di rimbalzo il fondamentalismo islamico, con “Il califfato” che cerca di prendere il controllo dell’Irak, e i ribelli siriani che tentano ormai da tre anni, fortunatamente senza successo, di rovesciare il governo Assad, e rappresentano l’ultima coda delle artificiose “primavere arabe”.

Che la politica “occidentale”, che sostiene il fondamentalismo in Siria mentre lo combatte in Irak, sia del tutto schizofrenica e legata a una rappresentazione del tutto inadeguata della situazione, questo è un fatto evidente.

Naturalmente, quando si parla di politica “occidentale”, si intende politica statunitense. Gli stati europei a cominciare dall’Italia, del tutto proni agli Stati Uniti e a Israele, fanno solo finta di avere una politica estera.

Il dato più rilevante è forse un fatto di costume: sembra che vi siano centinaia di giovani “europei” fra cui una quarantina di “italiani” che combattono con i ribelli siriani e il “califfato” iracheno.

Questo ci porta a una serie di riflessioni: l’islam ha, ha sempre avuto una capacità di proselitismo in ambiente occidentale molto limitata, anche se probabilmente negli ultimi tempi si è accresciuta perché la dottrina del Profeta appare oggi meno inverosimile di quella del Discorso della Montagna, ma soprattutto perché oggi il nostro continente in conseguenza dell’immigrazione appare disseminato di sacche, ambienti, metastasi islamiche, e quindi qua e là si creano quelle situazioni ambientali che possono premere in modo determinante sulle personalità più deboli.

Tuttavia, io credo che questi casi siano ancora relativamente eccezionali, e che la netta maggioranza di questi “europei” e di questi “italiani” sia costituita da ragazzi magari nati o cresciuti sul nostro suolo, ma da famiglie islamiche o miste, immigrati di seconda o di terza generazione.

Questo significa in altre parole il fallimento dell’integrazione: i ragazzi arabi e islamici cresciuti in Europa, che hanno frequentato amici nativi, che hanno fatto le nostre scuole e via dicendo, rimangono nondimeno arabi e islamici e in genere, se possibile, in modo ancora più radicale dei loro genitori, per la tendenza a mitizzare le proprie origini e a provare per esse un orgoglio immotivato come reazione del fatto di crescere in un ambiente a esse estraneo, a cui si aggiunge spesso e volentieri la violenza contro i nativi vista come mezzo per affermare la propria identità.

Si tratta di una casistica ben nota a sociologi e psicologi, ma di cui si preferisce non parlare al grosso pubblico, perché il fallimento dell’integrazione implica il fallimento della democrazia. La democrazia, lo sappiamo, non è semplicemente un metodo di confronto politico, ma si sostanzia in una serie di assunti, di dogmi che i “buoni democratici” devono accettare. Uno di questi, è che non esisterebbe alcun rapporto fra mentalità e cultura da una parte, eredità biologica dall’altra, che “natura” e “cultura” sarebbero realtà estranee e contrapposte, ragion per cui un magrebino o un nero subsahariano cresciuti dalle nostre parti, esposti alla nostra cultura, in definitiva sarebbero italiani o europei dalla pelle più scura.

Questo dogma democratico non urta solo contro l’esperienza e il buon senso, ma anche contro la conoscenza scientifica, anche se pochi scienziati avrebbero il coraggio di ammetterlo pubblicamente; infatti, se è la base genetica a permettere agli uomini di essere produttori e portatori di cultura, poiché questa base genetica non è uguale in tutti, saranno diversi anche i tipi e i livelli di cultura a cui ciascuno può avere accesso. Detto in termini più semplici, c’è tutto il discorso delle razze su cui la democrazia pretende di stendere un pietoso (ma per chi?) velo censorio.

Proprio il fallimento delle cosiddette primavere arabe, certamente manovrate dall’esterno, dal mondo “occidentale”, dagli USA, e che contro “l’Occidente” si sono ritorte portando all’emergere di una ventata di nuovi fondamentalismi, dimostra non solo l’impossibilità dell’estensione della democrazia al mondo islamico, ma anche che essa non è affatto “un universale” come non sono affatto universali i presunti “immortali principi” del 1789, che essa è in definitiva radicalmente estranea alla cultura, alla mentalità profonda di quelle popolazioni.

Abbiamo visto mille volte – ogni volta – la stessa cosa: dall’Algeria all’Egitto, all’Irak, alla Libia, a quel che accade oggi nelle zone “liberate” della Siria: l’instaurazione, sicuramente non voluta dalla popolazione se non in momenti di indotta euforia, della (presunta) democrazia, porta al caos, alla guerra civile: una volta tolto di mezzo il “rais” che garantiva o imponeva l’equilibrio fra le diverse componenti etnico-religiose, ecco scatenarsi il conflitto di sciiti contro sunniti, degli uni e degli altri contro cristiani, curdi, drusi, yazidi e via dicendo, a seconda di luoghi.

Sorprendentemente, di islam si è parlato molto in questo periodo di fine agosto anche riguardo alla nostra politica interna. Venerdì 22, infatti, è venuto a mancare Adel Smith, noto leader dei mussulmani italiani, famoso per le sue battaglie contro la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche e in quelle dei tribunali. Poiché si è spento a 54 anni dopo una lunga malattia, potremmo anche spingerci a pensare che dopotutto Allah non sia stato molto generoso con lui.

Girando per il web, è abbastanza facile rendersi conto che quest’uomo è stato visto come una specie di eroe da un certo laicismo di sinistra tutto preso e ipnotizzato dalla causa della “scrocifissione”, che sottovaluta in maniera terrificante la pericolosità dell’islam, che per senso di colpa post-coloniale e terzomondista ritiene che si debba sempre dare ragione a chi ha la pelle più scura della nostra e, a livello politico questo atteggiamento sappiamo che ha trovato il suo megafono nelle recenti dichiarazioni dell’onorevole grillino Di Battista a favore del “califfato” iracheno e del terrorismo anti-occidentale in genere.

D’altra parte, noi sappiamo anche che nel democraticissimo Movimento Cinque Stelle non esiste nessun dibattito interno, e se qualche onorevole dice qualcosa senza essere per questo cacciato dal partito, ciò significa che Beppe Grillo e Casaleggio sono d’accordo.

A pensarci, ci sarebbe di che essere travolti dallo stupore. Possibile che costoro non si rendano conto che l’islam come religione fanatica e dotata di una fortissima spinta all’intromissione nella vita politica e civile, nella cultura in tutti i suoi aspetti, è peggio, nettamente peggio del cristianesimo, una religione che presuppone l’ignoranza e il fanatismo dei suoi adepti e li crea con la sua presenza ossessiva nella vita di tutti i giorni?

Noi ci aspetteremmo che chi ama la libertà di pensiero, vuole lo stato non confessionale e la libertà di ricerca scientifica e di manifestazione culturale e artistica guardi all’islam come a una lebbra, a un cancro. Scusate tanto, ma sull’islam aveva perfettamente ragione Oriana Fallaci, anche se poi aveva torto marcio nel vedere una soluzione in un rimedio peggiore del male, in un atteggiamento di totale servilismo nei confronti della mostruosità giudeoamericana.

In realtà questo “sinistro” atteggiamento è ben lontano dal non avere una spiegazione: essa risale alle utopie cosmopolite proprie della sinistra a cui poi si è andato ad aggiungere negli anni della decolonizzazione e della Guerra Fredda il complesso di colpa post-coloniale e terzomondista sapientemente alimentato da chi contava sull’aiuto dei “compagni di strada” sedicenti non allineati per travolgere il mondo non comunista, unito ancora alle farneticazioni levi-straussiane sull’ “identità culturale” che, in nome della loro presunta specificità, esenterebbero le culture non-europee dal rispetto di una serie di concetti tipicamente “nostri” che vanno dall’oggettività della ricerca scientifica al rispetto dei diritti umani.

Passate tutto ciò attraverso il filtro di una cultura buonista, teoricamente “del dialogo”, ma in realtà attenta a colpevolizzare tutto ciò che è europeo e a presentare ciò che non lo è in termini idilliaci e angelici, ed è chiaro cosa ottenete.

Eppure, a pensarci bene, tutto ciò è paradossale perché un’eventuale affermazione dell’islam anche in Europa non potrebbe non rappresentare un enorme balzo all’indietro, in campi quali la laicità dello stato e della cultura, l’emancipazione femminile, i diritti umani, le libertà civili, il rispetto per le minoranze e via dicendo. Tuttavia forse non ce ne dobbiamo stupire troppo, perché la sinistra negli ultimi decenni sembra essere sempre più caratterizzata da scelte che vanno contro i suoi ideali dichiarati, come l’aperta collaborazione con il capitalismo bancario-finanziario che sembra voler realizzare l’antico sogno cosmopolita dei “compagni”, ma i cui progetti mondialisti prefigurano soltanto un’umanità di schiavi.

“Cupio dissolvi” assai più che “proletari di tutto il mondo unitevi” è il motto che oggi si addice ai “compagni”.

Riguardo a questa questione del crocifisso nelle scuole, nei tribunali, negli edifici pubblici, a proposito della quale le esternazioni di Adel Smith mandavano in visibilio i presunti laici, devo avervi già detto come la penso: noi i crocifissi e gli altri simboli della religione cristiana, questa religione che non è le radici più autentiche della nostra cultura ma è riuscita quasi a distruggerle, avremmo dovuto eliminarli da tempo, ma se vogliono che li togliamo ora per dare agli islamici un messaggio di sottomissione, che ora comandano loro, che non siamo più padroni in casa nostra, allora i crocifissi possono rimanere dove sono fino a quando non li avremo sostituiti con i simboli solari e le insegne dei nostri dei. In ogni caso, il messaggio da dare agli islamici e agli altri immigrati, deve essere estremamente chiaro: Questa è casa nostra, qui comandiamo noi. Se non vi sta bene, andatevene!

Riguardo al cristianesimo, a una presunta identità cristiana dell’Europa da contrapporre all’islam, quello che si può dire non è assolutamente nuovo, e non credo di essere granché originale né di affrontare una tematica per me inedita.

Il cristianesimo è nato come eresia dell’ebraismo, da quella stessa matrice semitica-mediorientale da cui più tardi sarebbe stato generato anche l’islam, ed è stato imposto all’Europa con la violenza da alcuni imperatori “romani” traditori del mandato imperiale, come Costantino e Teodosio, che sognavano di trasformare l’impero romano, appunto, in una tirannide sacrale di tipo mediorientale, e in concreto sono riusciti a distruggerlo, a porre fine alla civiltà antica, ad aprire la porta ai “secoli bui”.

Non a caso, ebraismo, cristianesimo e islam sono considerate formare il triplice plesso delle religioni abramitiche, ossia discendenti da Abramo, leggendario capostipite degli ebrei (che va considerato una figura simbolica, indipendentemente dall’esistenza reale di tale personaggio, perché non abbiamo alcun riscontro storico dell’esistenza di nessun personaggio menzionato nell’Antico Testamento).

Una volta preso il potere nella parte occidentale dell’ex impero romano, e trasformatosi in una struttura autoritaria gerarchica, la cosiddetta Chiesa cattolica, un cristianesimo che esteriormente si era fortemente incrostato dei residui delle tradizioni europee (“pagane”) da esso portate all’estinzione, ha per un arco non breve di secoli, esercitato una funzione almeno parzialmente simile a quella di una tradizione europea, compreso il ruolo di centro morale e spirituale della resistenza alle aggressioni che contro l’Europa si sono succedute nei secoli, in primo luogo quelle islamiche, prima quella arabo-califfale, poi quella ottomana.

E’ tuttavia ben chiaro che, esercitando questo ruolo, il cristianesimo si metteva in contraddizione con la sua mentalità profonda, con la sua natura tendente al cosmopolitismo, al pacifismo e – masochisticamente – al martirio. Cosa c’era, in fondo, di più contraddittorio dei guerrieri con la croce tracciata sulle tuniche e sugli scudi, rispetto alla dottrina del porgere l’altra guancia?

Tutto ciò, però, in definitiva appartiene a un orizzonte ormai superato, un’esperienza storica che il cristianesimo e la Chiesa cattolica con il concilio vaticano II hanno lasciato definitivamente dietro di sé, riscoprendo in pieno lo spirito cosmopolita delle origini. Questa Chiesa che oggi chiede scusa a tutto e a tutti se, malgrado se stessa e la dottrina del Discorso della Montagna ha occasionalmente esercitato un ruolo positivo nella storia europea, con i papi che vanno a prosternarsi nelle sinagoghe e presto lo faranno anche nelle moschee non appena saranno un po’ più diffuse dalle nostre parti (e non si può – purtroppo – dubitare che lo saranno), che sta dimostrando in pieno quanto avesse ragione Friedrich Nietzsche nel giudicare il cristianesimo anti-vitale negazione della vita, è oggi da noi in prima linea fra coloro che spingono in tutti i modi ad accettare l’invasione-immigrazione non solo come un fato inevitabile a cui rassegnasi, ma addirittura da accogliere gioiosamente, sottolineandone gli inesistenti aspetti positivi, è da calcolare puramente e semplicemente un nemico, assieme alla sinistra e ai sostenitori della cosiddetta liberal-democrazia.

Esiste ancora, per la verità, una sparuta schiera di cosiddetti cattolici tradizionalisti rimasti aggrappati a un’immagine della Chiesa pre-concilio vaticano II, ma sono come gli gnomi della barzelletta: gli ultimi ad accorgersene quando nel bosco piove.

Non dobbiamo d’altra parte nemmeno credere che l’atteggiamento della Chiesa cattolica sia così disinteressato e caritatevole come vuole parere: circa un terzo degli immigrati sono cristiani, e qui la Chiesa conta di trovare un gregge di fedeli di ricambio e nuovo personale da immettere nei suoi esausti ranghi, stante la “presa” sempre minore che riesce ad avere in Europa e in Italia. C’è poi il business mai esattamente chiarito ma certamente vasto, delle ONLUS e associazioni sedicenti caritative attraverso le quali si riesce a succhiare una quantità non indifferente di denaro dalla sempre generosa mammella pubblica.

Il problema in realtà non è religioso, è etnico-antropologico, in una parola razziale, perché “la cultura” è sempre il portato di una certa costituzione antropologica: “cristiani” provenienti dall’Africa subsahariana che praticano sulle loro donne l’infibulazione e continuano, come dimostrano testimonianze recenti, a manifestare una predilezione antropofaga per la carne di pigmeo, non sono più vicini a noi di qualsivoglia islamico.

Il paragone fra questi “migranti” e i nostri che andavano a cercare lavoro nelle Americhe, in Australia, in nord Europa, non è solo ingannevole, è offensivo. Pensiamo alle dure traversie, alla pesante selezione che i nostri hanno dovuto subire, alle quarantene tipo Ellis Island, prima ancora di iniziare a guadagnarsi lavorando duramente un posto nelle società di arrivo.

Questi scarti umani, invece arrivano qui violando le nostre frontiere in modo illegale, sono subito mantenuti a nostre spese, non si accontentano dell’albergo a tre stelle ma vogliono categorie superiori, no gli basta la TV a colori, ma vogliono la parabola, non gli basta essere nutriti, ma vogliono cibo africano o islamico. Quando i nostri disoccupati, pensionati, esodati sono alla fame, le industrie falliscono perché lo stato non paga i debiti verso di esse e i giovani il lavoro non lo vedono nemmeno col binocolo, noi pensiamo di avere i mezzi per mantenere queste zavorre umane che ben che vada andranno a fare i vu cumprà, altrimenti le prostitute, gli spacciatori, la manodopera della criminalità organizzata, saranno responsabili della metà dei reati e dei due terzi degli stupri e dei delitti a sfondo sessuale.

Noi abbiamo un solo dovere, quello di respingere questa invasione per assicurare un futuro a noi e ai nostri figli e nipoti, e se non possiamo farlo sotto l’insegna del cristianesimo, sarà solo un motivo in più per ammainare questa insegna e rimettere al loro posto i simboli degli avi prima di Costantino e Teodosio.

Fabio Calabrese

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Categorie: Immigrazione, Religione, Società

Pubblicato da Fabio Calabrese il 28 Agosto 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. marco eclizietta

    tanta carne al fuoco, anche troppa forse. articolo tutto sommato condivisibile (il buon senso lo è sempre) con due eccezioni che mi permetto di sottolineare:
    1-la cultura è una questione meramente educativa e non razziale, ovviamente, visto che i bambini africani adottati da famiglie occidentali diventano a tutti gli effetti ‘europei dalla pelle scura’ e i bambini mediorientali adottati da famiglie occidentali non diventano jihadisti;
    2-non c’è alcuna differenza fra cristianesimo e islam, se non l’anzianità. 6 o 7 secoli fa, quando il cristianesimo aveva l’età dell’attuale islam, compieva le medesime nefandezze e era altrettanto illiberale, invadente, arrogante e violento. confidare che il cristianesimo sia un baluardo contro l’islam è folle, è come sperare che ti venga un infarto per non morire di cancro. uno stato laico e sovrano dovrebbe essere più che sufficiente.

  2. Fabio Calabrese

    Rispondo a Marco: la seconda delle due obiezioni mi trova del tutto consenziente. Basta un minimo di cultura storica per sapere che fino a tempi recenti (diciamo XVIII secolo), il cristianesimo non aveva nulla da invidiare all’islam in ferocia. Quanto alla seconda, è chiaro che la cultura non si trasmette attraverso i cromosomi, quel che si trasmette attraverso i cromosomi è la possibilità di accedere a un dato livello culturale. Ad esempio, la media del Q. I. degli afroamericani è 85 contro il 100 dei caucasici, ma gli afroamericani hanno parecchio sangue bianco. Nei neri africani puri si scende a 70. La permanente tragedia dell’Africa, forse, nasce da qui.

  3. Marco Malaguti

    Mi astengo dai commenti sull’Africa, ma vorre sottolineare una cosa, l’Islam terroristico altro non è che una parodia del vero Islam, specularmente a quanto gli Stati Uniti sono una perversa parodia dell’Europa. Entrambe le parodie tentano di distruggere i modelli originali (l’Isis ha dichiarato di voler distruggere la Kaaba della Mecca, per esempio). Qui la Fallaci, che non ha inventato nulla ma segue Huntington, ha steccato completamente inquadrando il problema nella dottrina islamica in sè e per sè e non piuttosto nella marcescenza dell’Islam arabico cominciata con la decadenza degli Ottomani. La questione della violenza sottesa nel monoteismo è fuorviante. Il cristianesimo era feroce già da neonato, ma l’Islam storico, espansosi con il califfato arabo era ben diverso. Il mazdeismo in Iran esistentutt’ora, l’India è ancora in massima parte Indù, cosi come i Balcani sono ancora Cristiani. Cosa è rimasto invece, dell’Europa pre-cristiana? Esistono minoranze pagane in Europa paragonabili ai mazdei? La fase violenta del cristianesimo fu figlia di una “irruenza giovanile”, questo è vero, ma per l’Islam la violenza è più connessa ad un generale invecchiamento della dottrina. L’estremismo islamico è, nei fatti, una reazione sclerotica alla modenità, non un’insipienza giovanile come invece fu la violenza cristiana.

  4. Fabio Calabrese

    Una brevissima replica a Marco. Noi potremmo discutere se la violenza del fondamentalismo islamico sia un fenomeno senile o giovanile, ma quello che è sicuro, è che l’islam impone la violenza verso gli “infedeli” che rifiutano la conversione, fanno testo le parole stesse del corano, ed è in ultima analisi incompatibile con tutto ciò che in Europa siamo abituati a considerare civiltà

  5. Calabrese mi consenta una messa appunto circa la questione dei crocifissi. Guardi che sbaglia nel voler attribuire agli islamici la volontà di togliere dalle scuole e dai tribunali, il crocefisso. Sono i laici, i marxisti,le femministe, gli atei devoti occidentali, che lo richiedono a gran voce, non gli islamici.Poi questa islamofobia è quanto di più errato si possa nutrire, è solo frutto di menzogne,odio,disinformazione. USA e Israele ecco il nemico!Auspico una nuova santa alleanza tra gli islamici e i tradizionalisti europei, unico e solo faro di civiltà possibile e strategia vincente per il nostro futuro.La porcilaia-occidente democratica,parlamentare,partitica,massonica, non merita nessuna difesa.

  6. Fabio Calabrese

    Maffei, dissento: l’islam è un nemico atavico dell’Europa da quando esiste. Prendiamo atto della spiacevole verità che ci troviamo fra due fuochi e in una lotta su due fronti. Certamente i popoli che sono maggiormente nel mirino giudeoamericano: i Palestinesi e l’Iran, meritano la nostra solidarietà, ma guai se si dovesse arrivare al punto che questo divenisse anche nei nostri ambienti tolleranza per l’invasione magrebina che rischia di stravolgere le stesse basi etniche del nostro continente.

  7. Primula Nera

    E’chiaro che una società fondata su valori autenticamente europei sarebbe più auspicabile, ma pragmaticamente bisogna prendere atto che questi non sono tempi propizi ne’per la semina ne’per il raccolto. In una situazione così ,un’alleanza con il mondo arabo potrebbe essere l’unica possibilità concreta di controvertire certe tendenze della società contemporanea. Io ricordo il supporto dato dalla comunità islamica contro i matrimoni gay in Francia, ad esempio, seppure è stata una battaglia vana.Non dimentichiamo che storicamente nel secolo passato vi è sempre stato un rapporto sempre molto buono tra mondo islamico e buona parte del pensiero di destra europeo . Poi è chiaro che preferirei altro per la nostra Europa, ma si deve anche tener conto del drammatico momento storico che viviamo e scegliere il male minore.
    Un saluto.

  8. Lupo nella Notte

    Concordo pienamente con Malaguti e Maffei. Su queste stesse pagine, anche Luca Valentini, proprio nella seconda parte del Dialogo con lo stesso Autore di quest’articolo, ha spiegato benissimo, in poche parole, di quali superiori valenze in senso tradizionale sia custode l’Islam, che non ha nulla a che vedere con le distorsioni improntate al piú bieco fanatismo attuate dal Sistema Globalista – a partire dagli stati-fantoccio “made in CIA” grondanti petrolio – e le relative manipolazioni mediatiche. Le isteriche bestialità urlate dalla Fallaci all’indomani dell'”inside job” dell’11 settembre e proseguite fino alla fine dei suoi rabbiosi giorni, sono state il semplice strumento – che lei ne fosse consapevole o meno – usato per esasperare una contrapposizione tutta artificiale e provveduta “ad hoc” dai direttorî globalisti, gli stessi che promuovono “progressisticamente” l’immigrazione selvaggia per scardinare quei pochi residui identitarî che ancora sopravvivono in Europa. Chi aderisce pedissequamente a un dualismo apparentemente insanabile cade completamente nella trappola di tale criminale contrapposizione.

  9. Primula Nera

    Aggiungo un’ultima considerazione sui flussi migratori, per dire che chiaramente una operazione come Mare Nostrum, sia sicuramente scellerata, e gli italiani ne prenderanno coscienza soprattutto nel lungo periodo ma. Tuttavia più che il mondo arabo, i cui flussi sono relativamente contenuti (eccetto i Siriani che fuggono da una guerra), mi inquieta molto di più la massa immensa di genti provenienti dall’Africa subsahariana, loro si in grado di destabilizzare fortemente il nostro paese, visto i tassi di crescita demografica elevatissimi di quelle terre . Ma non si può che essere pessimisti sulla questione , visto che i primi due partiti italiani per consenso sono PD e M5s…

  10. Fabio Calabrese

    Scusatemi tanto, e non voglio offendere nessuno, ma ho l’impressione che i filo-islamici nei nostri ambienti soffrano di una specie di distorsione metodologica. Giudicare l’islam dal sufismo è come giudicare il cristianesimo dai cavalieri templari? E tutto il resto? Poi, esso non va considerato tanto come religione, quanto come “bandiera” di masse umane a noi estranee che rischiano di sommergerci.

    • Lupo nella Notte

      Al Sufismo non si è fatto alcun accenno. Si intendeva dire proprio Islam in quanto tale, al netto di qualunque fanatismo spontaneo o etero-diretto che sia – inoltre lo stesso Valentini si premurava di precisare che le degradazioni salafite moderne dell’Islam sono proprio di ispirazione massonico-occidentale… – poiché tra le Religioni monoteiste appare essere quella con il miglior “bilanciamento” fra exoterismo ed esoterismo, che paradossalmente si accompagna al maggior grado apparente di distinzione fra Sharîah e Haqîqah.

      Dove sarebbe la “falla grossa come quella del Titanic” nel ragionamento del Maffei? Dov’è la contraddizione tra il dire che le folle vicino-orientali rischiano di dare la spallata finale a ciò che resta dell’identità europea e che queste stesse moltitudini umane gettate in condizioni disperate dalla criminale geo-politica globalista siano da essa usate proprio per piombare il mondo nel caos, da dove i Burattinai contano di trarre il loro “Nuovo Ordine”? In ogni caso, le folle di disperati non sono l’Islam, né l’Islam può identificarsi con le abiette caricature “made in Usraele” di Al-Qaeda e Isis. Le facili identificazioni portano solo a grossolane semplificazioni, a volte solo grottesche, altre decisamente tragiche.

  11. Calabrese è pesante ripetersi, ma lei additando nell’islam un nostro nemico, dimostra una singolare miopia intellettuale.Il budello occidentale, saturo di consumismo,conformismo,non merita nessuna difesa. Venite amiche barche, scaricate a decine di migliaia,giovani islamici, prolifici, fanatizzati nella loro religione guerriera, poiché come insegnava Evola,ciò che barcolla merita la spallata finale.La porcilaia-occidente è nel pieno Kaly Yuga, quello che ci viene presentato è la ben meritata nemesi storica. Ce la siamo voluta, ce la siamo meritata ampiamente. Moriremo come è giusto di democrazia,di partitismo,di femminismo,di aborti,di divorzi. Ma stiano tranquilli gli occidentali, la vecchia ed esangue Europa, che ha contratto tutte le infezioni ideologiche possibili, non verrà distrutta da una guerra di sterminio, ribadisco ampiamente meritata, no semplicemente verrà sopraffatta dal ventre prolifico delle donne islamiche! Il nostro manvatara è giunto al termine, stiamo esalando il rantolo finale,Calabrese non confonda il bacterio con .la malattia.Fronte unico con l’Islam contro USA e Israele..

    • Fabio Calabrese

      Nel suo ragionamento c’è una falla grossa come quella sulla fiancata del Titanic. Perché mai, secondo lei le forze della decadenza “democratica” e “progressista” sarebbero favorevoli in modo così scoperto all’immigrazione? Perché il meticciato rappresenterà la morte definitiva dei nostri popoli e delle nostre culture. Smettiamola di ragionare in maniera così schematica: se siamo avversari di USAIsrale dobbiamo essere amici dell’islam e viceversa. Abbiamo DUE nemici, e dobbiamo affrontarli entrambi.

  12. Michele Ruzzai

    Scusate, tento una soluzione di compromesso: USA ed Israele sono nemici SEMPRE E COMUNQUE, mentre il blocco islamico (che poi al suo interno ha delle contraddizioni enormi, basti pensare al dualismo Iran-Arabia Saudita più o meno sovrapposto a quello tra sciiti e sunniti) lo è soprattutto nella misura in cui pretende di INVADERE L’EUROPA. Nel momento in cui invece se ne sta a CASA SUA (e su questo, sbaglierò ma gli sciiti mi sembrano meno “proselitisti” dei sunniti, in special modo i salafiti-wahabiti) può essere per l’Europa un alleato TATTICO contro il gatto e la volpe (ma potrei dire Ahrimane e Lucifero) che ho indicato sopra.
    Un saluto

  13. Fabio Calabrese

    Bravo Michele, come sempre una posizione equilibrata e saggia!

  14. Fabio Calabrese

    A me pare che gli islamofili vivano di illusioni. Non si può curare un cancro uccidendo il paziente che ne è affetto. Il cancro cessa di esistere, ma si manca il primo obiettivo che è quello di riportare in salute il paziente. Il globalismo-modernismo-democraticismo-decadentismo è il cancro dell’uomo europeo-occidentale, ma il trionfo dell’islam equivarrebbe alla sua estinzione, dal punto di vista culturale e da quello fisico-antropologico. Se non capite questo, non c’è una falla, è proprio tutta la parte sommersa dello scafo che manca.

  15. Lupo nella Notte

    Chissà dove si vedono illusioni nel dire che il Globalismo sta per spazzar via ciò che resta dell’Europa, attraverso l’uso strumentale delle folle terzomondiste rese disperate dai conflitti e gli squilibrî artatamente provocati e favoriti. Certo è che per guarire bisogna prima di tutto volerlo, e che invece in questo caso il “paziente” non sembra averne alcuna intenzione, proprio perché semmai viene illuso di godere ottima salute. E non sarà certo l'”accanimento terapeutico” a base di “anti-biotico” islamofobo a farlo, che – esattamente come fa la medicina occidentale – si intestardisce ottusamente nel combattere il sintomo anziché rimuovere la causa.

    Comunque, prendo l’impegno a non intervenire ancora in questo post, visto che le posizioni appaiono ormai ben definite e totalmente inconciliabili.

  16. Primula Nera

    Il cancro della liberal democrazia per essere estirpare ha bisogno di una bella terapia d’urto per essere rimosso. Pensare che questo possa avvenire grazie ai popoli europei mi sembra, purtroppo, irrealizzabile. Decenni di propaganda progressista, hanno mutato ormai il comune sentire della stragrande maggioranza degli europei, chi si oppone ad un certo modo di pensare diventa un estremista. I popoli arabi (e più in generale musulmani) sono ancora in buona parte puri, lontani dai condizionamenti dei media occidentali (provate a fare un gay pride a Beirut o a Teheran…).I progressisti pensavano di poter costruire un Occidente multiculturale, dove tutti avrebbero perso la propria identità nel melting pot collettivo, ma con i musulmani qualcosa non sta andando secondo i loro piani, ed i musulmani di seconda generazione sono molto più ostili a certi dettami democratici rispetto ai propri genitori. Dialogare con quel mondo non vorrebbe dire rinunciare alla propria identità, perché questa sarebbe comunque destinata ad una lenta dissoluzione stante una situazione che non sembra controvertibile. Un’alleanza strategica con quel mondo potrebbe , viceversa, dare nuova linfa alle forze nostalgiche di certi valori tradizionali, che nell’Europa contemporanea stanno vivendo una crisi senza fine, condannati all’irrilevanza politica e fortemente minoritari.
    Tra Islam e pensiero europeo vi è sempre stato un canale privilegiato .Nietzsche ne decantata le qualità nel suo saggio”L’Anticristo”, dove sparava a zero verso cristianesimo e socialismo, ma mostrava enorme rispetto per la religione musulmana. Guenon si convertì all’Islam e fini i suoi giorni a Il Cairo, era particolarmente attratto dal Sufismo .Anche Evola parlò di tale religione con grande rispetto. Nella nostra contemporaneità abbiamo intellettuali come Buttafuoco e Cardini che sono molto favorevoli ad un dialogo con loro . Dialogo che non vuol indicare una subalternità o una rinuncia alla nostra identità, ma la possibilità di creare insieme un argine alla deriva dell’Europa contemporanea.

  17. Primula Nera

    Aggiungo che intellettuali di sinistra come Marcuse sognavano la Rivoluzione socialista in tutto l’Occidente grazie alle masse del cosiddetto Terzo Mondo, pensate la nemesi storica, se una parte di queste masse contribuissero viceversa a un ritorno di certo pensiero tradizionalista nella ribalta politica europea .
    Mi scuso per errori e ripetizioni, scrivo con tablet il per strada.

  18. Erich Mielke il capo della Stasi della Germania comunista, nel suo libro autobiografico, narra dello stupore che prendeva i dirigenti comunisti della DDR in visita nei paesi arabi, allor quando passando tra i mercati , gli arabi, appevano udivano parlare tedesco, se ne uscivano con un poderoso Heil Hitler. Questo per dire quanto sia stato popolare il nazismo in quei paesi islamici. Senza scordare il maestro di Evola il francese René Guènon convertito all’islam e morto al Cairo. L’immigrazione clandestina può essere una risorsa, per noi tradizionalisti radicali, è come quando Lenin incoraggiava i bolscevichi a partecipare alla vita parlamentare, sostenendo che era come dare la corda ai capitalisti, per poi impiccarli alla forca. Stessa tattica contro il nostro comune nemico USA-Israele.Ribadisco l’unica medicina è un fronte unico..

  19. Concludo questa polemica , ricordando a Calabrese, la divisione Waffen SS Skandenberg, composta da combattenti islamici, che nel tardo pomeriggio, rivolti alla Mecca, pregavano Allah. Lo stesso Hitler nei suoi ultimi scritti, stenografati su ordine di Bormann, dichiarava tutta la sua ammirazione per una religione guerriera come l’Islam, a suo dire molto migliore del cristianesimo.Poi ricordiamoci del Gran Mufti di Palestina, lo zio di Arafat, in visita ufficiale nella cancelleria. Come ci si può schierare con le varie Oriana Fallaci, con un Berlusconi che vantava che il suo governo era il più spudoratamente filosionista, mai visto, rimane per me, un mistero, eregio Calabrese.Poi per quanto riguarda l’Italia e gli italioti attuali (puah che schifo!) non vi sono illusioni da nutrire. Aveva ragione il principe Metternich, cancelliere austriaco che nel 1815 durante il congresso di Vienna, dichiarò che la penisola, non era uno stato, non era un popolo, ma una semplice espressione geografica. Aggiungo di mio come il compianto professore Miglio (che parlava alle sue galline in tedesco)che le popolazioni del sud della penisola, altro non sono che un enclave nord africana, che ci stanno sempre più trascinando verso la loro originaria patria.Auspico per la penisola una soluzione alla ex- Jugoslavia e la rinascita del nord celtico.Badi che non c’è nessuna contraddizione nell’auspicare la disintegrazione di questa putrida e stercaiola Italia e il ritorno del sud della penisola nell’area nord africana..Amen.

  20. Accad

    Portare a paragone l’Islam del 1940 con l’attuale situazione, a parer mio è fuorviante. L’Europa nazionalsocialista e fascista parlava da una posizione di forza ineguagliata e i popoli islamici auspicavano la vittoria di quelle forze come unica possibilità di riscatto. L’Europa attuale (Italia in primis) può suscitare solo disprezzo (eclatante il caso dei due marò), mentre l’islam sta ritrovando (male) se stesso e vede in questo sfacelo l’occasione per riscattarsi contro l’occidente corruttore, anglosassoni e alta finanza, e corrotto (Italia e quanto ad essa associabile).
    La religione del Profeta pensa solo a se stessa e fa anche bene, ma noi saremmo sempre e comunque solo prede.

  21. Accad

    Su che basi si può paragonare il meridione d’Italia ad una enclave nord africana? Per cultura, comportamenti, lingua?
    Vorrei ricordare che dagli Altavilla fino al 1860, pur che tutte le dovute differenziazioni temporali era il sud dell’Italia ad essere di riferimento e i saccheggi piemontesi lo dimostrano. Non desidero infilarmi in una querelle che lascia il tempo che trova ma auspicare di avere gli indiani in cucina come soluzione, mi sembra poco piacevole.

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