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Risposte inutili…

Risposte inutili…
Di Mario M. Merlino
Risposta inutile a cronache dei nostri giorni. Che il mestiere del cronista sia anche – o soprattutto? – quello di trasformare un moscerino in una sorta di elefante volante non mi stupisce. Lo fanno gli storici, ad esempio, che pure si paludano di titoli accademici e garantiscono, bontà loro, d’essere sempre e comunque dalla parte del vero. D’altronde tra il fatto e la sua interpretazione la distanza è nulla. E, qui, si potrebbero scomodare il Nietzsche di Umano, troppo umano dove gli è facile smontare in nome delle opinioni ogni pretesa di intoccabile verità, le riflessioni di Ludwig Wittgenstein di cui sopra ho fatto mie e, su un piano ancor più alto e assoluto, la critica a Platone di Martin Heidegger. 

Però non è mia intenzione alzare il tono là dove si tratta di replicare, tentando di mantenere garbo ed ironia, insomma le distanze, a quanto da alcuni giorni si va scrivendo sul mio conto in merito ai recenti avvenimenti di cronaca. Alzare il tono e a che pro? Di prassi ti dicono la quantità di battute, quanto ti è concesso di spazio e, all’interno di rigidi paletti, devi scrivere e farti leggere ed interessare il lettore. Così consulti le fonti d’archivio una telefonata a qualche ‘amico’ in questura ti attieni alla linea espressa del giornale e non t’offendi di qualche autorevole suggerimento anche se di troppo. E, poi, il Merlino fascista e provocatore e infiltrato è litania ossessiva, simile a un mantra, che mi accompagna da quasi cinquant’anni. Farne, dunque, eco è facile banale priva di rischi nel metterci del proprio (nessuno pretende che si vada là dove non s’è ancora recato alcuno come Drieu la Rochelle riteneva fosse il ruolo dell’intellettuale. Intanto tra l’intellettuale e il cronista non si necessita sinergia alcuna e, visto com’è andata con Drieu, chi sceglie di sottrarsi alle ‘mani sporche’ dei vincitori per restare fedele a se stesso?). Paradosso: gli altri vorrebbero inchiodarmi ad un patibolo d’ombre, ormai di quasi mezzo secolo vecchio e ben poco rispondente al vero comunque, mentre ho fatto il mio percorso altro e, mi permetto aggiungere, alto o, per dirla con il mio amico Cyrano dal gran naso e abile di spada, non simile all’edera che s’appoggia ad altri per salire ma, poco forse crescere, ma crescere da solo… 
Negli anni, in cui mi s’imputa ogni tipo di nefandezza (fu espressione felice che mi venne in televisione, trasmissione Il mestiere di vivere), vi furono due categorie che di quella rivolta generazionale, nei primi mesi del ’68 e dintorni, ne interpretarono la vocazione per il cambiamento. Quelli che s’accontentavano di mettere in discussione la legge del ministro Gui sul riordino dell’università, che desideravano forme più paritarie fra studenti e professori, che dello spazio universitario sentivano la ristrettezza – non soltanto d’aule e laboratori, ma di contenuti e metodi di insegnamento. (In Francia, ad esempio, fu a Nanterre l’inizio della rivolta, determinata dal divieto a sera di poter studiare nella medesima stanza ragazzi e ragazze, cosa lecita nel pomeriggio. Gretta espressione di morale borghese legata alle ‘convenienze’). 
C’erano, poi, quelli – e noi ci inserimmo e stimolammo quel tipo di scelta – che avvertivano la deficienza del sistema dei partiti – in particolare di quello comunista che era stato per molti il punto di riferimento – e che solo in un radicale rovesciamento dell’esistente nella sua intierezza avrebbe portato alla costituzione di una società migliore. Quando proclamavano come fosse ‘la resistenza tradita’ (lo scrivevano con la erre maiuscola, a me non è dato per immediato ingripparsi delle dita), perché avremmo dovuto continuare a menar loro mazzate? Ci bastava preservare la nostra identità e che ne fosse riconosciuta la presenza – a Valle Giulia fummo una componente richiesta di quella mattina di incipiente primavera e il nostro urlo verso il cielo ‘Europa Fascismo Rivoluzione!’ non stonava con quelli che si rifacevano ai padri del marxismo e ai loro epigoni nel presente. Fascista, e che vuol dire? ‘Male assoluto’ è stato definito di recente dal ricorrente badogliano di turno. In E venne Valle Giulia concludevo – e non era una mera battuta – ‘con l’auspicio, per tutti, che mi prendano per un cattivo dalla parte dei buoni e non viceversa…’ . Per Renzo De Felice espressione di un contenitore vuoto ad uso di Mussolini secondo tempo e circostanze, più correttamente una transizione un ponte verso dove e per dove sta a chi ne ha raccolto l’eredità aprirsi la via. Non, dunque, un monolite ideologico – orfano per sua e nostra fortuna dalle gabbie dell’illuminismo e del marxismo –, ma stimolo e premessa e molteplicità e quell’‘immenso e rosso’ per citare il fratello a me più caro. Anarcofascismo, ad esempio e legittimamente… ‘Spirito anticonformista per eccellenza, antiborghese sempre, irriverente per vocazione’. Uno stile di vita in primo luogo e, pertanto, ben più universale e duraturo d’ogni ideologico pensare a utopici reami retti dalla onnivora ragione o dalla presunzione di risolvere ogni bisogno umano. Capace di intendere Che Guevara e il mercenario di Lucera per farli coabitare magari in un 45 giri… Come un viandante, saper scegliere cosa sia ancora necessario e cosa, al contrario, scorie. Meglio ‘L’Italia proletaria e fascista’, quella che sa stringersi attorno al proprio Duce al teatro Lirico di Milano, 16 dicembre 1944, che questa dominata da borghesi con la cravatta intonata alla camicia di una destra corrotta e corruttrice – come, del resto, una inutile sinistra. Contrapporre bastoni e barricate al rumore di manette e cigolio di chiavistelli… e, sempre, faccia al sole e in culo al mondo. Alle spalle abbandonare senza rimpianto quelle battaglie di retroguardia in nome di valori, che un tempo furono vissuti spade sguainate e baionette sulla canna del fucile, oggi ombra esangue di se stessi maschera inganno al servizio di menti cuori mediocri prebende. Squadrismo BL 18 la speranza basco nero e emme rossa la fierezza. La mia patria è là dove si combatte per le mie idee o, senza funambolismi e confusione alcuna, contro il comune nemico. 
Infiltrato e provocatore? Dopo il 16 marzo andare oltre comunque, come un surfista cavalcare l’onda lunga della contestazione – non è la tavola a produrre l’onda, essa può soltanto evitare d’essere sommersa. Da dove venivo chi ero quale l’eresia che mi accompagnava era nota. (Una mattina, nel piazzale della Minerva, Franco Russo, con pretese di leader, mi si accosta e con cipiglio e presunzione mi ordina: ‘Se la polizia carica, stai al mio fianco’… ed io, che ho imparato ad aver la battuta facile: ‘Tu stammi dietro che se gli sbirri caricano, tu scappi ed io ti copro’). Per dirla con Franco Battiato si respirava, illusi, ‘aria di rivoluzione’: era più difficile reprimere le spinte le iniziative l’esibizionismo da guerriglia urbana – e, pochi anni dopo, le P38 tragiche e brutali lo hanno dimostrato – che mettersi a soffiare su una fiamma che già stava trasformandosi in incendio. Storie e accuse simili a pitture rupestri di (cronisti) trogloditi. Affidarsi a quelle realtà capaci di essere sul territorio, qualunque e dovunque esso sia, e produrre una cultura identitaria e progettuale che le renda comuni nonostante le singole specificità, l’ultima frontiera per sapere da che parte stare quando più forti soffieranno i venti del cambiamento. Ad altro un ‘vecchio’ professore in pensione non può non vuole non deve pretendere… chiede soltanto, questa sì è un’onta, che non lo si confonda non lo si accosti non gli si diano parentele con chi ha trasformato una idea, ardita libertaria scanzonata e socialista, in una banda di corrotti e corruttori, tesori e tesoretti (il denaro è di per sé ‘sempre’ sporco quando non è frutto del proprio lavoro), ricatti ed estorsioni, traffici d’ogni genere e specie, scorciatoia per entrare nel giro possedere macchine puttane feste cocaina… Questo non è anarco-né-fascismo…
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Categorie: Attualità, Merlino

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 10 Luglio 2014

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. grande….finalmente ho potuto leggere qualcosa di te, scritto da te, sono un tuo collega di filosofia non ancora in pensione. Insegno filosofia o meglio ci provo presso il liceo di POMEZIA……..lettura che è un pezzo di storia e un bel manifesto sul futuro, che mi ha fatto capire che non è stato tempo perso pormi tante domande su di te , quando leggevo sui mass media intorno a te……..grande Mario un saluto sentito….Pasqualino del Grosso detto paqo

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