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Opus Maxime Rhetoricum, undicesima parte

Opus Maxime Rhetoricum, undicesima parte

Se c’è un personaggio della storia antica che mi ha sempre ispirato simpatia e anche una certa dose di invidia, è senz’altro Cincinnato, il politico romano che dopo aver compiuto il proprio dovere verso lo stato, si ritira a vita privata, a occuparsi dei propri affari, a coltivare il proprio campo. Il mio più grande sogno riguardo alla politica, sarebbe di non dovermene più occupare. Io non amo, non mi sento attratto da quella cosa chiamata potere che per molti sembra essere una droga irresistibile.

I mezzi per vivere dignitosamente, l’amore della mia famiglia, la stima di quanti mi conoscono: non mi sembra di desiderare molte cose oltre a questo.

Credo tuttavia che tutti noi abbiamo una responsabilità verso la comunità di cui facciamo parte. Non possiamo infischiarci della politica quando il nostro futuro e quello dei nostri figli sono in gioco e – diciamolo pure – in pericolo.

Facciamoci forza allora dell’insegnamento di Platone, che spiegava che i più adatti a occuparsi di politica sono coloro che meno lo desiderano, che vi vedono un oneroso servizio verso la comunità e non un’occasione per l’esercizio del potere e per arricchirsi. Non si può abbandonare la trincea quando è sotto attacco.

Devo essere sincero: io sono nato nel 1952, ed ero già alle soglie dei quarant’anni quando nel 1991 è caduta l’Unione Sovietica. Appartengo a una generazione che per gran parte della sua vita è vissuta nella prospettiva del mondo diviso dalla Cortina di Ferro. Quando nel 1989 è avvenuta la disgregazione dell’impero comunista nell’Europa orientale, e poi nel 1991 è scomparsa la stessa Unione Sovietica, ho creduto, e non credo di essere stato il solo, che questo fosse l’inizio di un’epoca più serena nella storia tormentata del nostro mondo. Una previsione a quel tempo facile da fare quanto destinata a dimostrarsi errata.

Tra i due imperialismi che avevano schiacciato l’Europa con la seconda guerra mondiale, quello americano appariva il meno pericoloso e aggressivo, e ciò che allora non si era in grado di capire, era che fino a quel momento essi si erano in qualche modo neutralizzati a vicenda: nessuno dei due poteva scatenare appieno la sua brama di dominazione planetaria per non gettare i popoli assoggettati nelle braccia dell’altro.

Su questo punto, io non vorrei che sorgessero equivoci: io non penso che il comunismo sia stato il male minore, né tanto meno che sia da rimpiangere l’Unione Sovietica di per sé. Il comunismo sovietico è stato uno spaventoso tritacarne con lo scopo di triturare popoli, identità e culture, ridurli spietatamente in briciole per costruire sui loro resti una “società socialista” frutto di una rivoluzione mondiale. La differenza, il vantaggio dal nostro punto di vista rispetto all’americanismo, è unicamente che questo progetto delittuoso contro l’intera razza umana si è definitivamente interrotto nel 1991. Durante la Guerra Fredda non c’erano una parte “giusta” e una “sbagliata”, la parte “giusta” rimane solo quella che è stata costretta a capitolare nel 1945.

Il progetto staliniano di conquista dell’Europa occidentale, sventato con immensi sacrifici con l’Operazione Barbarossa dalle forze tedesche e dagli eserciti dell’Asse, doveva essere solo la premessa di quella che sarebbe dovuta diventare un’irresistibile conquista planetaria.

Al riguardo, un testo che ha certamente evidenziato la verità “scomoda”, di quelle che i libri di storia preferiscono ignorare o falsare, è L’ultima repubblica dell’ex agente del KGB Vladimir Rezun firmato con lo pseudonimo di Viktor Suvorov. Di esso, naturalmente, non abbiamo una traduzione in lingua italiana, ma è disponibile una traduzione della recensione di Daniel W. Michaels pubblicata nel numero di luglio-agosto 1998 di “The Journal of Historical Review”.

“Stalin voleva”, ci spiegano Rezun-Suvorov e Michaels, “Consolidare la forza militare sovietica in attesa del momento giusto, quando forze sovietiche più imponenti e meglio armate avrebbero invaso l’Europa centrale e occidentale, aggiungendo nuove repubbliche sovietiche man mano che questa schiacciante forza si faceva strada attraverso il continente. Dopo il consolidamento riuscito e la sovietizzazione di tutta l’Europa, l’URSS, raggiunta una tale espansione, sarebbe stata pronta per imporre il potere sovietico sull’intero pianeta”.

Si era già cominciato a preparare quello che sarebbe dovuto essere l’imponente simbolo del potere planetario sovietico, un immenso palazzo dei Soviet dove sarebbe dovuta essere rappresentata fino all’ultima repubblica sovietica (da qui il titolo del libro) di un’Unione Sovietica estesa all’intero pianeta.

“L’enorme palazzo dei Soviet, approvato dal governo sovietico agli inizi degli anni 30, doveva essere alto 1.250 piedi (381 metri), sormontato da una statua di Lenin alta 300 piedi (91 metri), più alto dell’Empire State Building di New York. Doveva essere costruito al posto della vecchia Cattedrale di Cristo Salvatore. Su ordine di Stalin il magnifico simbolo della vecchia Russia fu fatto saltare nel 1931, un atto per mezzo del quale i governanti comunisti del paese radevano al suolo simbolicamente l’anima della vecchia Russia per fare posto all’epicentro dell’URSS mondiale.

Tutte le “repubbliche socialiste” del mondo, inclusa “l’ultima repubblica”, sarebbero state infine rappresentate nel Palazzo.

(…).

Comunque, furono terminate solo le fondamenta di questo grandioso monumento e, durante gli anni 90, dopo il collasso dell’URSS, la Cattedrale del Cristo Salvatore fu accuratamente ricostruita nello stesso luogo”.

Il grande vantaggio, il “merito” del comunismo sovietico rispetto all’americanismo, è solo quello di essere scomparso nel 1991, mentre con il secondo dobbiamo ancora e più che mai fare i conti.

Quando noi parliamo di americanismo, dobbiamo tenere presente che lo statunitense medio si può letteralmente considerare uno zombi rimbecillito dal sistema mediatico, incapace di pensare e di decidere altro che ciò che altri hanno già pensato e deciso per lui, sempre meno capace persino di distinguere fra i personaggi delle fiction e la vita reale. Poiché la vita e la percezione della realtà dell’uomo europeo non sono (ancora) alienate fino a questo punto, noi regolarmente ci stupiamo di vedere, ad esempio, circa la metà dell’opinione pubblica yankee schierata per politiche fiscali e di deregulation economica da cui può trarre beneficio al massimo un privilegiato 1% della popolazione, ma costoro sono democratici o repubblicani con la stessa saldezza di motivazioni con cui da noi si può essere juventini o milanisti. Gli Stati Uniti non sono solo la più grande democrazia planetaria, ma anche la più grande, permanente dimostrazione che l’idea stessa di democrazia è fondata sull’imbroglio e sulla plagiabilità della gente.

Quando noi parliamo di politica USA possiamo considerare le sue finalità identiche a quelle del grosso capitale finanziario internazionale che ha negli Stati Uniti la sua principale roccaforte, considerando che la popolazione media è, più che altrove, una massa media-dipendente e facilmente manovrabile.

A cosa miri il grande capitale finanziario internazionale che sta dietro la politica americana, questo è un mistero solo per chi non vuole vedere, l’aveva già chiaramente spiegato l’ economista Carrol Quigley docente alla Georgetown University, nel suo saggio Tragedy and Hope ( La tragedia e la speranza) del 1966:

“Le potenze del capitalismo finanziario hanno un altro scopo di lunga portata, niente meno che creare un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ciascun Paese e l’economia del mondo come tutto unico. Questo sistema deve essere controllato all’uso feudale dalle Banche Centrali del mondo agenti in concerto, per via di accordi segreti raggiunti in frequenti incontri e conferenze. Il vertice dei sistemi deve essere la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, Svizzera, una banca privata posseduta e controllata dalle Banche Centrali mondiali che, a loro volta, sono ditte private. A ciascuna Banca Centrale (…) è richiesto di dominare il proprio governo attraverso la sua capacità di controllare i debiti del Tesoro, di manipolare i cambi esteri, di influenzare il livello di attività economica nel paese, e di influenzare i politici che collaborano con guadagni economici nel mondo degli affari”.

 Occorre leggere con attenzione questo scritto che, risalente a quasi mezzo secolo fa, descrive con grande preveggenza le tendenze emerse negli ultimi decenni, e che hanno subito una brusca accelerazione negli ultimi decenni con la nascita della cosiddetta Unione Europea e con la crisi del 2008, ma che sono in atto almeno dal 1980 con l’ondata di privatizzazioni presentata ogni volta come un toccasana per l’economia e ogni volta hanno provocato crisi più gravi, sancendo il passaggio nelle mani private della ristretta élite bancaria e finanziaria, di fette di potere sempre più grandi, perché ovviamente la politica segue l’economia e la leva economica è quella che controlla tutto.

A spiegare come sia avvenuta questa progressiva confisca della sovranità, è stato proprio un interprete non di secondo piano di questa politica per quanto riguarda l’Italia, Mario Monti. E’ capitato che quest’uomo tenesse un discorso alla LUSS (“Libera Università di Studi Sociali”, in pratica l’ateneo privato della Confindustria) nel febbraio 2011, dove si diede a fare delle ammissioni sin troppo chiare, che qualche mese dopo risultarono straordinariamente incaute, quando si trovò sotto i riflettori una volta diventato presidente del Consiglio. Ecco le sue parole:

“Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa [Qui per “Europa” Monti intende il potere dell’oligarchia bancaria e finanziaria che domina il nostro continente] abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una comunità nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore a quello del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce, rimane un sedimento, perché si sono messe in opera istituzioni, leggi, etc., per cui non è pienamente reversibile. (…). Oggi abbiamo in Europa troppi governi che si dicono liberali e che come prima cosa hanno cercato di attenuare la portata e la capacità di azione di risorse e di indipendenza delle autorità che si sposano necessariamente al mercato di un’economia anche solo liberale”.

E che vanno quindi strangolati, assieme ai loro popoli con l’arma del ricatto economico.

Tuttavia, questa è solo una parte, e nemmeno la più devastante, del piano di assoggettamento planetario che oggi ci si mostra molto prossimo alla completa attuazione.

Questo piano è stato elaborato già all’inizio degli anni ’20 da un uomo che si chiamava Richard Coudenhove Kalergi, anche se è stato a lungo tenuto bloccato nella sua attuazione prima dall’emergere dei fascismi, poi dalla Guerra Fredda, e non si limita a prevedere la sostituzione delle antiche élite europee da parte della nuova aristocrazia del denaro, ma la distruzione dei popoli europei, la loro sostituzione con un’ibrida massa meticcia creata dai fenomeni migratori appositamente provocati a cui assistiamo oggi, una massa subumana facilmente manovrabile che non possa creare problemi ai nuovi dominatori planetari.

Sebbene Kalergi l’avesse esposto nei suoi libri Praktischer Idelismus (Idealismo pratico) e Paneuropa, e nel 1922 avesse fondato un movimento chiamato appunto Paneuropa inteso alla sua realizzazione, questo piano che è diventato la “bibbia” del capitalismo internazionale, non ha mai attirato, ovviamente, le attenzioni dei media.

Un breve estratto di Praktischer Idelismus ci chiarisce molto bene le idee:

“L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli”.

Perché Kalergi prendeva a modello proprio gli antichi egiziani della futura umanità di sangue misto da lui pronosticata e auspicata? Anche questo, a mio avviso, è un punto interessante. Allora si riteneva che le piramidi egizie fossero state realizzate con un immenso lavoro di braccia da parte di migliaia di schiavi. Ricerche successive hanno poi chiarito che le cose non sono andate così: attorno a un blocco di granito del peso di varie tonnellate come quelli che costituiscono i “mattoni” delle piramidi della piana di Giza non sarebbe neppure possibile allineare il numero di braccia necessarie a smuoverlo, tanto meno per sollevarlo alle altezze richieste dagli strati superiori di questi giganteschi edifici. Le piramidi furono realizzate da operai specializzati, con tecniche che ancora non ci sono chiare e che non siamo in grado di replicare neppure con la tecnologia attuale ma di certo non così rudimentali come allora si immaginava, tuttavia è perfettamente chiaro quel che Kalergi intendeva: questa massa ibrida che auspicava sostituisse i popoli europei, sarebbe dovuta essere docile e prona ai voleri e capricci della nuova oligarchia così come si supponeva fossero stati gli antichi Egizi.

Si noti come tutto ciò sia esattamente speculare e complementare al discorso di Mario Monti alla LUSS, quando Monti parla di “liberalismo” e si lamenta di governi che si dichiarano liberali ma non lo sono abbastanza, intende chiaramente una situazione in cui il potere politico ufficiale non metta e non sia in grado di mettere alcun freno al potere della nuova oligarchia bancaria e finanziaria.

Bisogna anche dire che Kalergi non è stato l’unico a vedere nella scomparsa dell’uomo europeo sostituito da un’ibrida massa meticcia il mezzo più sicuro per garantire alla nuova oligarchia dell’oro contro il sangue un potere incontrastato. C’è una dichiarazione fatta il 12 gennaio 1952 dal rabbino Emmanuel Rabinovic al congresso rabbinico paneuropeo di Budapest, che a posteriori risulta molto imbarazzante:

“Vi posso assicurare che l’ultima generazione di bambini bianchi, o se no la penultima, sta nascendo adesso: le nostre commissioni di controllo favoriranno, nell’interesse della pace, il meticciato di bianchi con altre razze. La razza bianca scomparirà, perché la mescolanza di bianchi con negri significa la fine dell’uomo bianco, per cui il nostro più pericoloso nemico non sarà più altro che un ricordo. Entreremo così in un’era di mille anni di pace e prosperità, la pax judaica, e la nostra razza dominerà indiscutibilmente il mondo. La nostra superiore intelligenza ci permetterà, sicuramente, di conservare il nostro dominio su di un mondo di razze di colore.”

A prescindere dal fatto che tutto quello che è accaduto e sta accadendo in Europa dopo la fine della Guerra Fredda sta ampiamente confermando questa sinistra “profezia”, questa non è una fantasticheria individuale del rabbino Rabinovic, queste sono le linee guida della politica degli Stati Uniti.

Come è noto, infatti, nella crisi della ex Jugoslavia, gli Stati Uniti e la NATO intervennero in modo massiccio per stroncare il tentativo del governo di Belgrado di permettere la sopravvivenza di uno stato che unisse i Serbi della Serbia con quelli della Bosnia e quelli del Kossovo.

A questo proposito, il 4 agosto 1999, Sergio Viera de Mello, amministratore delle Nazioni Unite nel Kosovo, dichiarò: “I popoli razzialmente puri sono un concetto nazista. Proprio contro questo concetto hanno combattuto gli alleati nella seconda guerra mondiale È per lo stesso motivo che la NATO ha combattuto in Kosovo per impedire l’insorgere di un sistema di purezza etnica”.

E’ chiaro? L’ibridazione, il meticciato, la sparizione come popolo omogeneo, è un destino che CI E’ IMPOSTO, a noi come a tutti gli altri popoli europei, che lo vogliamo o no. Qui si toccano con mano tutta l’ipocrisia e la falsità del concetto stesso di democrazia. IN TEORIA questo termine dovrebbe significare “sovranità popolare”, NELLA PRATICA invece, i popoli non solo non sono per nulla sovrani, ma non è concesso loro di decidere niente, nemmeno di poter continuare a esistere in quanto tali.

Per distruggere un popolo, non è necessaria una guerra, una conquista militare, “pulizia etnica”, deportazioni, fosse comuni. Si possono ottenere gli stessi risultati con metodi “soft” apparentemente indolori: l’immigrazione, la confisca delle proprietà e la distruzione di quella cultura che in definitiva ne è l’anima. L’esempio più evidente è rappresentato dalle isole Hawaii che hanno avuto la disgrazia di diventare uno stato degli USA. Qui il ceppo dell’originaria popolazione polinesiana è stato portato all’estinzione proprio con l’ausilio di questi metodi “indolori”.

Io mi sono spesso chiesto e continuo a chiedermi se dopotutto il caso delle Hawaii non rappresenti un “modello in scala”, un esperimento di ciò che il capitalismo bancario-finanziario internazionale per mezzo del golem americano e del mostriciattolo UE, della finta Unione Europea, intende riservare ai popoli europei, a tutti noi.

Il discorso potrà sembrare dispersivo, ma è importante che ci si renda conto che la rivelazione dell’esistenza del piano Kalergi non è un’escogitazione fantasiosa, ma collima fin troppo bene con altre cose che sappiamo e che hanno fatto di tutto per non farci sapere o almeno per non attirare su di esse la nostra attenzione, che i pezzi del puzzle si incastrano fin troppo bene.

Per la verità, però, a darci conferma di ciò basterebbe la persecuzione di cui è stato ed è tuttora vittima lo scrittore austriaco residente in Spagna Gerd Honsik, per il quale si sono spalancate le porte della galera per aver scritto nel 2010 un libro in cui ha rivelato Il piano Kalergi in 28 punti; infatti, non sono le fantasie prive di contatto con la realtà ad essere perseguitate, ma le verità scomode. E non si può non rilevare una volta di più tutta la vergognosa ipocrisia e falsità di una democrazia che sulla carta proclama solennemente il diritto alla libertà di opinione e che in concreto è sempre pronta a tappare la bocca in maniera brutale alle voci di dissenso.

Dal terreno della storia, siamo ormai passati a quello della politica attuale, non solo, ma a gettare uno sguardo che non può essere certo rasserenante sul nostro prevedibile prossimo futuro. Tuttavia il compito che ci siamo imposti, questo viaggio che stiamo affrontando assieme nei meandri delle falsificazioni della storia, non è ancora finito, restano da esplorare i dettagli del piano Kalergi, la misura in cui esso si è ormai avvicinato alla piena realizzazione, le menzogne inventate dal pensiero democratico, l’ortodossia “politicamente corretta” per dissimularlo, e gli elementi che consentono di smontare queste ultime. Saranno questi i temi della prossima parte del nostro lavoro.

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Categorie: Piano Kalergi

Pubblicato da Fabio Calabrese il 8 Luglio 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Hjalmar

    Dott. Calabrese, Lei ha sollevato la questione della teoria Out of Africa come priva di fondamento. Una pagina antroplogica (via facebook) che studia le razze ha rigettato le ricerche degli genetisti Russi: https://www.facebook.com/SubRazzeBianche/photos/a.116233055239705.1073741837.115338891995788/263569147172761/?type=1&theater

    Vorrei sapere cosa ne pensa, per capire meglio.

    Grazie.

  2. Fabio Calabrese

    Caro Hjalmar:
    Non mi stupisco affatto che sulla teoria dell’Out of Africa sia arrivata una smentita alle smentite dei ricercatori russi, e credo che andremo avanti un pezzo tra smentite e controsmentite, perché questa non è una faccenda che, almeno da parte USA si cerchi di decidere coi criteri dell’obiettività scientifica. Questa per “gli scienziati” americani che sono tali quanto lo erano i dotti al servizio dell’inquisizione che aiutarono a condannare Galileo, non è una questione suscettibile di verifica, ma un dogma ideologico come la mitologia olocaustica. SI VUOLE, senza uno straccio di prova, imporre l’origine africana recente di homo sapiens per distruggere il concetto di razza e facilitare la creazione di un ibrido mondo multietnico ai fini della realizzazione del piano Kalergi. Sinceramente, penso che non vi sia altro che da prendere atto di questo e capire che “democrazia” è diventato a tutti gli effetti sinonimo non soltanto di oppressione, ma anche di menzogna.
    Fabio Calabrese

  3. Primula Nera

    Da sempre la scienza e’ asservita al pensiero politico dominante. Se nel medioevo e oltre, a dettare la linea erano i dogmi della chiesa cristiana (basterebbe ricordare le intimidazioni a Galilei), adesso a dominare sono i dogmi laici delle moderne democrazie occidentali fondate sul “politicamente corretto”.Trovo infatti sospetto, che vengano fuori queste teorie su una origine comune africana, proprio in un momento storico, in cui la politica si fonda su integrazione, anti razzismo e multiculturalismo. ..Mi fido maggiormente degli studiosi russi che, vivono in un contesto culturale tutto sommato lontano da certe isteria dell’Occidente contemporaneo.

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