Neopaganesimo e movimenti Wicca di Vittorio Vanni

Neopaganesimo e movimenti Wicca di Vittorio Vanni
L’attuale diffusione del movimento internazionale “Wicca” è certamente legata all’involuzione del New Age al suo tramonto ma ha, comunque, caratteri originali e specifici, avendo ben poco a che fare con le tesi neo-baleyane del New Age.
Il movimento “Wicca” deriva, piuttosto, dalla riscoperta delle radici precristiane e pagane della spiritualità Europea, di cui si è studiato in particolare, le discendenze e sopravvivenze celtico-nordiche.
Dai Fratelli Grimm a Perrault, dalla letteratura ”fantasy” fino a Tolkien, il mito si stempera in suggestioni folkloristiche e massmediatiche fino a diventare un paradigma postmoderno dei nostri tempi.
La notevole diffusione internettiana di siti legati a tale movimento, una bibliografia sempre più ricca e sempre più presente nelle librerie, mettono in risalto gli aspetti di un’etica liberatoria, semplificata nel cosiddetto “rede” (norme morali improntate alla libertà del singolo ed al rispetto di quell’altrui, senza causidiche o catechismi particolari).

L’attenzione ai fenomeni che caratterizzano il nostro tempo impone un’analisi ed una sintesi che possa essere assieme esplicativa, semplice e filologicamente corretta.
L’argomento in questione può essere uno strumento efficace in questo senso, perché in grado di unire ragione e sentimento, pensiero e commozione e, quindi, favorire la comprensione profonda di un fenomeno totalmente nuovo, anche se basato su archetipi universali nel tempo e nello spazio, nella storia dell’umanità.

Charles Leland

 
Charles G. Leland era un erudito, un folklorista e un autore che scrisse parecchi libri classici sui “gypsies” (zingari) inglesi e sulle streghe italiane. Questi includono Etruscan roman remains in popular tradition (1892), Legends of Florence collected from the people (1896), Gypsy Sorcery and Fortune Telling (1891), The gypsies (1882) e forse il suo libro più famoso: Aradia, vangelo delle streghe (1899). In tutto scrisse oltre cinquanta libri durante il suo tempo di vita e le sue scritture ispirarono i simili di Gerald Gardner e Doreen Valientecosì come molti altri pionieri del moderno “witchcraft”.
 
Charles G. Leland nacque a Filadelfia, Pensilvania, il 15 agosto 1824.  La leggenda afferma che alcuni giorni dopo la sua nascita, un anziano zio di Leland effettuò un rituale su di lui. Dispose sul suo seno una bibbia, una chiave, una lama e disposto le candele illuminate, soldi e del sale alla sua testa. Lo scopo del rito era indurlo ad migliorare la sua condizione nella vita, essere fortunato e divenire un erudito e ad un mago. Leland  crebbe in una famiglia ricca, con molto personale di servizio. Da una domestica irlandese apprese il gusto della leggenda e del folklore, dalla servitù negra le superstizioni del vodoo.
 
Leland studiò a Princeton dove si laureò dopo quattro anni. Dopo venne in Europa, dove frequentò le università di Heidelberg e di Monaco di Baviera, prima di Parigi dove frequentò la Sorbona. A Parigi partecipò alla rivoluzione del 1848, prima di tornare in America. Antischiavista, combattè nella guerra civile americana con gli unionisti, e fu ferito nella battaglia di Gettysburg.
 
Dopo la guerra Leland viaggiò per tutta l’America, lavorando come giornalista.
 
In Inghilterra dal 1870, Leland cominciò il suo studio degli zingari inglesi e del loro folclore. Divenuto amico del re degli zingari inglesi, Leland imparò il Romany (la lingua gitana). Durante questo tempo scrisse i suoi due libri classici sui Rom, ed è anche attualmente l’autorità principale in questa tematica.
 
Nell’inverno del 1888 Leland fu a Firenze e là cominciò il suo studio sulla stregheria italiana.
 
La fonte più grande delle sue informazioni venne da una signora misteriosa chiamata Maddalena, che leggeva i Tarocchi nelle stradine di Firenze. Leland credette che fosse una strega ereditaria e la impiegò come sua assistente di ricerca. Maddalena in oltre dieci anni fornì a Leland il materiale per il suo libro più famoso, Aradia: il vangelo delle streghe.
 
Leland era un collezionista e spese la maggior parte del suo patrimonio nel lavoro di raccolta del folklore e dell’acquisto di antichità particolare. Uno dei suoi possessi più stimati era la pietra nera del Voodoo. Si crede che ci siano soltanto cinque o sei di queste pietre, o “evocare lapida” poiché così sono denominati, esistenti unicamente in America. Lady Pennell, nipote della moglie di Leland che ereditò molte delle sue note, lettere e materiali non pubblicati e scrisse una biografia  in due volumi su lui e della sua passione che scrive:

“è che cosa potrebbe essere previsto nell’uomo che è stato chiamato “padre” dalle streghe e dai gitani e le cui le tasche erano sempre piene di talismani ed amuleti, che ha posseduto la pietra nera del Voodoo, che non potrebbe vedere un po’di stringa rossa ai suoi piedi e non prenderla, o trovare un ciottolo con un foro e non aggiungerlo al suo deposito. Chi in una parola, non soltanto ha studiato la stregheria con la curiosità impersonale dell’erudito, ma con la passione dell’ iniziato”.

Leland morì il 20 marzo 1903 senza ultimare i suoi lavori sulla stregheria italiana. La sua eredità comunque vive sopra attraverso i suoi libri. Aradia, il vangelo delle streghe è uno dei testi che maggiormente hanno influenzato la stregheria moderna ed il movimento Wicca.
 
La Wicca è la più popolare delle religioni neopagane. Fondata da Gerald Gardner presumibilmente negli anni ’30, venne rivelata pubblicamente solo nel 1954 con il suo libro Witchcraft today (“Stregoneria oggi”), a cui fece seguito The Meaning of Witchcraft (“Il senso della stregoneria”) del 1959 (fino al 1951 in Inghilterra era in vigore una legge che vietava la stregoneria). Da quel momento diverse tradizioni si sono evolute a partire dalla Wicca Gardneriana, ossia la tradizione principale stabilita dallo stesso Gardner.
 
Storia
 
La storia della “Wicca” è un argomento molto dibattuto. Gardner sostenne che la sua religione fosse tutto quello che rimaneva dei culti europei preistorici della Dea Madre e che gli fosse stata insegnata da una donna di nome Dorothy Clutterbuck. Molti credono che in realtà Gardner abbia inventato la “Wicca”  ispirandosi alla tesi di Margaret Murray, a fonti quali Aradia, gospel of the Witches(“Aradia, il vangelo delle streghe”) di Charles G. Leland, alla massoneria e alla magia cerimoniale; nonostante la Clutterbuck sia realmente esistita, lo storico Ronald Hutton ha concluso che è molto improbabile un suo coinvolgimento nelle attività di Gardner.
 
L’idea di un “Culto della Dea Madre” era molto popolare all’epoca di Gardner, sia fra gli accademici (Erich Neumann e Margaret Murray) che fra gli appassionati come Robert Graves. Alcuni accademici hanno proseguito la ricerca in questo senso (J.J. Bachofen, Carl Jung, Joseph Campbell, Ashley Montagu e Marija Gimbutas) in particolare, i lavori della Gimbutas sulle culture matriarcali dell’Europa antica furono molto apprezzati ma, dopo la sua morte, la sua interpretazione dei dati archeologici venne messa in discussione e la sua teoria di una “Dea Madre” universalmente diffusa non è più considerata valida dalla maggior parte degli esperti.
 
Sembra chiaro che gli aspetti rituali della “Wicca” siano stati modellati sulla base dell’occultismo di era vittoriana, mentre gli aspetti spirituali paiono inspirati al paganesimo antico, con influenze buddhiste ed induiste. Forse Gardner aveva accesso al alcuni riti pagani tradizionali, ma la teoria prevalente è che la maggior parte dei riti risultino da un suo adattamento dei lavori di Aleister Crowley. A titolo di esempio basti citare il detto di Gardner “Finché non fai del male a nessuno, fa ciò che vuoi” e il motto di Crowley “Fa’ ciò che vuoi sarà tutta la tua legge”.
 
Ai fini della comprensione della “Wicca”, è importante capire che, nonostante la pratica della magia e l’adorazione della Dea Madre e del Dio siano antichi, la “Wicca”  è sostanzialmente una religione moderna. Sembra corretto sostenere che Gardner abbia preso queste idee e le abbia sviluppate a modo suo. L’affermazione secondo cui la “Wicca”  è una religione antica non sembra plausibile ed ha probabilmente più rallentato che accelerato la sua accettazione. D’altro canto, il documento del “Concilio delle streghe americane” (1974) dichiara: “non ci sentiamo chiamate in causa dai dibattiti sulla storia della Magia o sulle origini e caratteristiche delle diverse tradizioni, ma semplicemente ci importa quale sia il nostro presente e il nostro futuro”.
 
Correnti
 
La “Wicca” non è una “religione del libro”, una religione rivelata quali lo sono il cristianesimo o l’ebraismo, e non possiede un’ortodossia. Inoltre, non esistono chiese ufficiali che raccolgano i Wiccan. Alcuni di loro formano gruppi, in inglese chiamati “Coven” (termine che denota una congregazione sancita in modo solenne), ma molti (i “solitari”) celebrano i lori riti in solitudine. Alcuni solitari possono partecipare in qualche comunità wiccan, anche senza far parte di una “Coven”.
 
All’interno della “Wicca” si distinguono varie correnti.
 
• “Wicca Gardneriana”: ossia quella fondata dallo stesso Gardner. Costituisce un gruppo iniziatico che osserva strettamente i principi dettati da Gardner. Pare che i membri siano molto selettivi nell’accettare nuovi adepti e che operino perlopiù segretamente.
• “Wicca Alexandriana”: fondata da Alex Sanders (ex seguace di Gardner) e dalla moglie negli anni ’60. I gruppi che seguono questa tradizione hanno solitamente una struttura rigidamente gerarchica (Sanders faceva riferimento a se stesso come ad un “re” delle “sue” streghe) e si riuniscono periodicamente.
• “Wicca Dianica”: una tradizione “femminista”, solitamente i gruppi di questa tradizione sono formati solo da donne. I gruppi, come dice il nome, si rifanno al culto romano di Diana.
• “Seax Wicca”: fondata da Raymond Buckland, un allievo di Gardner attivo in America, nel 1963. Si distingue per il fatto che incoraggia la ricerca personale e non la stretta obbedienza a rituali preordinati.
• “Faerie Wicca”: incentrata sul modo delle Fate e sulla mitologia nordica.
 
Credenze e pratiche
 
Per quanto detto nel paragrafo precedente, risulta piuttosto difficile definire esattamente cosa sia la “Wicca”. Di seguito si cercherà di descrivere le credenze e le pratiche più diffuse fra i seguaci della “Wicca”, bisogna però ricordare che vi possono essere forti diversità individuali.
 
I “Wiccan” adorano due divinità: la Dea(Madre) ed il Dio (di solito rappresentato con aspetto cornuto), anche se in alcune tradizioni, come la Wicca Dianica, il Dio riveste comunque un ruolo minore, od è addirittura assente. Il Dio e la Dea sono entità imminenti ad ogni manifestazione della Natura, manifestazioni dell’Uno, inconoscibile e trascendente, secondo le due polarità (maschile e femminile) che si ritrovano in tutto l’universo. Il Dio e la Dea sono adorati sotto uno qualunque dei loro aspetti, considerati come diverse manifestazioni (così, ad esempio, la Deapuò essere Iside, Diana, Aradia, etc.).
 
Centrale nella “Wicca” è dunque la sacralità della Natura (anche se la Natura in sé non è oggetto di venerazione) e la “Wicca” può essere definita come un percorso di crescita e sviluppo che consiste nella riscoperta della divinità in noi e nella ricerca di un’armonia con tutti gli altri esseri viventi. Il concetto di “armonia” si trova spesso nelle prescrizioni rituali: ogni cerimonia va eseguita al giusto tempo, seguendo il corso delle stagioni e della luna etc. I “Wiccan” celebrano diverse ricorrenze, perlopiù rifacendosi a festività antiche celebrate nei rispettivi paesi, la maggior parte di loro riconosce comunque otto festività principali (sabbat). Quattro delle festività principali coincidono con solstizi ed equinozi, le altre quattro feste corrispondono a date intermedie:
 
Samhain (31 ottobre): capodanno “Wiccan”, segna l’inizio dell’inverno, si celebra la terza festa del raccolto. La Natura si prepara al riposo in attesa della primavera; per alcune tradizioni la Dea si addormenta o scende nella Terra, per altre il Dio muore (per rinascere al solstizio d’inverno). Tempo adatto all’introspezione ed al ricordo delle persone care.
Yule (Solstizio d’inverno, 21 dicembre): l’inverno culmina (notte più lunga dell’anno), ma contemporaneamente inizia a cedere il posto alla primavera. Il Dio scende nella Terra per incontrare la Dea o, secondo altre tradizioni, rinasce da essa. Si onorano gli alberi (con decorazioni) e si fanno rituali per ridare forza al Sole.
Imbolc (2 febbraio e vigilia): festa della luce che ritorna dopo l’inverno. Tempo adatto alla purificazione ed alle iniziazioni, si preparano candele e saponi usati durante l’anno.
Ostara (Equinozio di primavera, 21 marzo): festa della fertilità. In alcune tradizioni si celebra il fidanzamento fra il Dio e la Dea. Tempo adatto ai rituali attivi, alla crescita ed alla ricerca di equilibrio interiore.
Beltane (1 maggio): Inizio dell’estate celtica. Alcune tradizioni celebrano l’unione carnale del Dio e della Dea. Tempo di fertilità adatto ai matrimoni.
Litha (Solsizio d’estate, 21 giugno): trionfo del sole (giorno più lungo dell’anno). In alcune tradizioni associato a prove di forza (combattimenti rituali, lotta, etc.).
Lughnasadh o Lammas (1 agosto): prima festa del raccolto. Il grano diventa pane, simboleggiando il Dio che si sacrifica (per poi rinascere).
Mabon (equinozio d’autunno, 21 settembre): seconda festa del raccolto.
 
Le feste possono essere celebrate in vario modo, inoltre, alcuni “Wiccan” possono intraprendere rituali particolari nelle notti di luna nuova o luna piena (Esbat).
 
VITTORIO VANNI
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Categorie: Neospiritualità, Vittorio Vanni

Pubblicato da Ereticamente il 15 Luglio 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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