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La luna, il dito e la stolta

La luna, il dito e la stolta
«Quando il saggio indica la luna,
lo stolto guarda il dito»
(proverbio cinese)
Di Cassandra Del Greco
Cassandra vive – vuole vivere – in un mondo essenzialmente contemplativo. Una specie di yperuranòs, fatto di Idee, buone letture, esempi di virtù, modelli originari, perenni, assoluti, paradigmatici; un universo che fluttua tra la contingenza del tempo e dello spazio, mirando a esserne intaccato il meno possibile. Non è che non si accorga di cosa le succede intorno, anzi. Ha solo timore – e ribrezzo – di sporcarsi con la sozzura dell’intorno, che è un intorno conconcentrico: una volta lanciato il sassolino, s’increspa il lago di onde via via più ampie che prendono spaventosamente il largo. Niente sassolini, dunque, nel suo lago.
Tuttavia  succede, a volte – di rado – che lo schiamazzo lì fuori si faccia davvero insopportabile, e  la costringa ad affacciarsi dal suo studium, a considerare la contingenza.
Oggi ha prodotto un insopportabile stridere alle sue orecchie la discrepanza di rilievo dato a quaestiones come il rispetto (?) del genere femminile nella sintassi italiana e tutta una serie di (mis)fatti che accadono dentro il belpaese e fuori.

Oggi, giornalisti (giornalist-e!), docenti (docent-esse!) universitari(e!), addirittura la Crusca e la Camera dei Depuati (delle Deputat-e!) nella persona (persona di sesso femminile!) di Laura Boldrini (Boldrin-a!) che la presiede, si beano di un’opera editoriale – linguistica e politica, a detta di quest’ultima – di cui soffrivamo la mancanza: signori e – sopra tutto – signore, ecco a voi il manualetto “Donne, grammatica e media”; sottotitolo: “Suggerimenti per l’uso dell’italiano”. Addirittura. Grazie. «Non è giusto che donne che svolgono un ruolo non debbano avere un riconoscimento di genere anche nelle parole che le definiscono», tuona la miss. In effetti è fatto di una certa gravità, inaccettabile, mostruoso, di rilevanza nazionale, tanto da meritare l’attenzione dell’organo istituzionale e legislativo italiano; insomma, una tragedia.
Ricordiamo, en passant, che la president-a Boldrini si è sempre prodigata per le tragedie, anche (soprattutto) quelle internazionali, prediligendo i poveri e i derelitti di razze ed etnie diverse dalla nostra. Come se in Italia non ci fossero sufficienti poveri e derelitti; come se non ci fossero bambini italiani orfani, denutriti, maltrattati, violati; come se non ci fossero pensionati che vivono (?!) con quattrocento euro al mese (Boldrini, Lei al mese quanto guadagna?); come se non ci fossero giovani  disoccupati e sfruttati; come se non ci fossero famiglie distrutte dalla crisi, con madri e padri suicidi per aver perso la fonte di sostentamento per se stessi e i loro figli.
Oltre che alla miseria, gli italiani – e le italiane! – sono ridotti all’ignoranza più crassa – non occorre dilungarsi nella descrizione dello scempio in cui versano l’Istruzione e i nostri beni culturali.
E queste qui si preoccupano di declinare al femminile il declinabile e l’indeclinabile.
Ma, via, restiamo nell’ ambito internazionale, che tanto piace alla president-a: nelle testimonianze del suo ‘impegno’ a favore di donne e bambini di Paesi disagiati spicca l’assenza del luogo più martoriato: il medioriente, la Palestina. Ed è anche comprensibile: a nessuno piacerebbe una foto ricordo tra le macerie di una civiltà, tra i corpi straziati, insanguinati, bruciati, mutilati di uomini, donne e bambini.
Donne – che siete solo donne e non anche persone, a quanto pare – continuate pure a preoccuparvi che il vostro titotolo sia ben scritto e pronunciato: president-a, professor-a, avvocat-a, medic-a, assessor-a…
Se in questa declinazione ossessiva si risolve l’esser donna, l’essenza della femmina o, si placet, la “identità di genere” che con tanta forza rivendicate, Cassandra si dissocia, con pubblica e ufficiale apostasia: rinuncia ad esser [tal tipo di] femmina e, oltre che nel suo studium, si rifugia in un  altro “genere”. Uno qualunque, purché non sia il vostro, giacché il pudore, quello proprio del suo “genere”, si tramuterebbe in vergogna nell’eventualità di essere accostata a tanta dis-umanità.
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Categorie: Società

Pubblicato da Ereticamente il 14 Luglio 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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