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Che cosa è il fascismo?

Che cosa è il fascismo?
Dopo l’estate, probabilmente in tardo autunno, l’editore Settimo Sigillo ripubblicherà il saggio di Maurice Bardèche ‘Che cosa è il fascismo?’, edito in Italia nel lontano 1963 e ormai introvabile da lunga data. Libro essenziale per comprendere quanto si dibatteva in quegli anni per dare senso e prospettiva più vasta alla realtà nazionalrivoluzionaria. la ristampa è accompagnata da un saggio di Rodolfo Sideri e da alcune note di Mario Michele Merlino, nostro amico e assiduo collaboratore che ci ha inviato quanto di suo apparirà nella nuova edizione. Integralmente con aggiunta o modifiche non è dato sapere…

di Mario M. Merlino

L’amico Ugo Franzolin, già corrispondente di guerra della Decima MAS, giornalista de Il Meridiano d’Italia e poi responsabile delle Terza Pagina de Il Secolo, ironizzava sulla ‘filosofia editoriale’ dell’ingegnere Giovanni Volpe, raccontandomi come egli non tentasse una effettiva distribuzione – cosa in sé precaria per una casa editrice ‘di destra’ – dei suoi libri, ma pretendesse che i possibili interessati si recassero direttamente nel suo ufficio. Viale Regina Margherita 278, Il Quadrato editore. Negli anni successivi si trasferirà ai Parioli, via Michele Mercati 51, e darà direttamente il proprio nome a quella specie di avventura che era pubblicare nell’intento nobile e fragile di realizzare un progetto culturale là dove ‘prima mena e poi discuti’ riassumeva quanto si chiedeva a una destra becera prigioniera di se stessa e arroccata in un anticomunismo di maniera. Avendo attraversato quegli anni e quella esperienza – mi andai ad iscrivere alla Giovane Italia il 15 ottobre del 1960 –, senza rimpianti ma senza rinnegamento alcuno, mi permetto di dare una verniciata di ironia, di amara ironia se si vuole, ricordando come il Movimento Sociale finisse per sposare ogni battaglia di retro guardia e rappresentasse presso alcuni ambienti USA di quegli anni una garanzia rispetto alla DC e alle sue aperture a sinistra. Una specie di supporto, un dare voti sotto banco, per puntellare l’ala conservatrice e, in ogni caso, il mantenimento dei democristiani al potere. (Due esempi mi vengono a mente fra i tanti noti e meno noti di cui ho diretta conoscenza. Mi raccontava Peppino Pugliese, già mitragliere della divisione San Marco, che alla vigilia del risultato delle elezioni del 1948 fu convocato da Giorgio Almirante con l’incarico di proteggere, insieme ad altri e armi in pugno, la sede di via del Gesù della Democrazia Cristiana da un eventuale attacco dei comunisti del Fronte Popolare. Giulio Caradonna era considerato ‘l’anima nera’ della mattina del 16 marzo 1968 quando gli attivisti del MSI vennero da tutte le parti d’Italia, convocati con la falsa informazione che i ‘compagni’ erano prossimi a linciarci nell’università occupata, scatenarono gli scontri conclusi alla facoltà di Giurisprudenza con banchi e tavoli lanciati dal tetto e dalle finestre. Da allora La Sapienza fu interdetta ai giovani camerati se non con le spranghe e le pistole per azioni sporadiche e velleitarie, solitarie forme d’orgoglio. Non gli perdonammo per anni tale intervento e gli chiesi ragione avendolo incontrato ad una cena nell’anniversario del 28 ottobre, soprattutto tenendo conto che ci erano arrivate attestazioni di solidarietà dall’allora segretario del partito Arturo Michelini solo quindici giorni prima per la nostra presenza alla cosiddetta battaglia di Valle Giulia. La sua risposta fu che oltre-oceano si assicurava la sopravvivenza del MSI solo se si mantenevano inossidabili e chiare posizioni contro ogni tentativo del comunismo di avvicinarsi al potere). Dopo aver trascorso l’estate, parte nella villetta di nostra proprietà sulla costa romagnola e oltre un mese in Germania da Elisabeth, ero rientrato a Roma per iniziare, poco disciplinato e costante, gli studi all’interno della facoltà di Lettere – allora quella di Filosofia si trovava all’ultimo piano –. E arrivo anche agli uffici della casa editrice Il Quadrato. L’occasione è acquistare di Maurice Bardèche Che cosa è il fascismo?, uscito in edizione italiana in maggio. Non ricordo ora chi o come ho saputo di questo libro. Forse perché l’autore mi rimandava a Robert Brasillach, avendone sposato la sorella Suzanne il 12 luglio del 1934 e amico carissimo fin dal tempo del collegio Luigi XIV, e a quei Poemi di Fresnes che furono fra i primi nutrimenti per l’animo inquieto di un sedicenne alla ricerca di uno spazio ove appagare se stesso e misurare le proprie forze. E qui incontro Adriano Romualdi, dietro una scrivania invasa da libri, insaccato in un completo grigio i capelli ricci e ramati gli occhi protetti da occhiali dalle lenti spesse e la montatura pesante. Suo tramite s’era ottenuto un incontro in casa di Julius Evola, con un paio di giovani camerati, il cui esito tragicomico l’ho narrato più volte. Ci ridiamo sopra per poi impelagarci in qualche discussione più seria, egli trattando e sviluppando il tema ed io sforzandomi di seguirlo e cercando di inserirmi con qualche considerazione intelligente. Credo fosse in quell’occasione che mi parlò di un lavoro intorno a Platone e, sapendo che mi ero iscritto a Filosofia proprio quell’anno, mi invitò a dargli una mano (non che ne avesse bisogno, ma egli era un militante e non un intellettuale prigioniero della propria arroganza e presunzione). Chi avrebbe allora potuto pensare che il libro di Bardèche sarebbe stata la premessa, una sorta di guerra in cielo, tra chi di noi volle percorrere sentieri altri e distanti dalla stagnante rassegnazione, intrisa di nostalgia e rancore, del postfascismo e coloro che, a vario titolo e diverso spessore, proteggevano quella esperienza ritenendola esclusivo patrimonio della storia europea. Adriano fu critico severo e con motivazioni certo di spessore, come era nel suo carattere e formazione culturale (di questo scrive l’amico Rodolfo che, proprio a Romualdi, ha dedicato un saggio nei quarant’anni della sua improvvisa imprevista incolmabile morte sulla via Aurelia, finito in un fosso incastrato nell’auto e con lo sterzo conficcato nel fianco). Critico severo, certo, ma capace di riconoscere all’ ‘avversario’ la presenza di ‘alcune bellissime pagine su ‘l’uomo fascista’, come pure una doverosa differenziazione del conservatorismo rivoluzionario fascista da quello meramente passivo di Franco e Salazar’ (Note di bibliografia sul fascismo). Ciò che egli non accetta, la provenienza dalla scuola di De Felice pur in una autonoma rielaborazione dei temi cari allo storico fa da testimonianza, è il tentativo di Bardèche di individuare ‘componenti’ fasciste al di là dell’Europa e in regimi di varia natura. Nasser Peron e ‘meno che mai è ‘fascista’ un Fidel Castro, nonostante i dubbi di Maurice Bardèche, che pretende di scorgere in lui tracce dell’energia e dell’attivismo mussoliniano’(Le radici del fascismo). Sulla posizione di Romualdi s’è detto e tanto basta. Vale la pena sottolineare che, scrivendo queste brevi note alla ristampa, doverosa e apprezzabile iniziativa dell’amico e editore Enzo Cipriano, del libro di Bardèche, non s’intende dargli spessore e meriti che non gli appartengono. E’ che in un clima da ‘deserto’ ogni oasi rappresenta la salvezza, l’ombra e l’acqua, per il viandante. Come per I leoni morti di Saint-Paulien, sempre per l’editore Volpe. (Ho ricordato in Strade d’Europa come mi recai a Berlino, ancora divisa dal muro, portandomi quel libro nella tasca dell’eskimo per ritrovare i luoghi – e ricreare in me le atmosfere – dove i volontari francesi della Charlemagne avevano difeso l’ultima barricata di un’altra Europa). Le tappe della nostra ‘emancipazione’ dalla destra borghese e parlamentare e vile e asfittica furono più articolate e complesse; l’orizzonte per darci una scelta di lotta planetaria – la mia patria è là dove si combatte per le mie idee ( Brasillach aveva poetato su un fascismo ‘immenso e rosso’) – che sapesse cogliere sì le differenze ma anche lo scenario di un fronte comune contro un medesimo nemico fu merito di alcuni di noi che, distinguendo la strategia dalla tattica, osarono condurci oltre il quotidiano essere in piazza e oltre il rischio di impotenti teorizzazioni. Il libro di Bardèche segnò una conquista dell’intelletto nel dominio delle parole che andavamo formulando; ad altre esperienze quali il regno delle mani e dei piedi in cammino il compito di tradurle in azione e, in alcuni casi, anticiparle… Che cosa è il fascismo? Si apre con l’affermazione assoluta e lapidaria, provocatoria ed ironica: ‘Io sono uno scrittore fascista’. Era un punto di partenza che ben predisponeva all’ascolto a chi, come noi allora giovani del Movimento Sociale (ci sarei rimasto fino al congresso di Pescara, estate 1965, sempre più critico illuso e amareggiato), in camicia nera saluti romani ‘viva il Duce!’ calci e pugni di fronte alle scuole e all’università affermava una presenza e identità, la quale avrebbe avuto necessità di qualche contenuto in più ( Marinetti era stato esplicito: ‘…l’istinto avrebbe dovuto prendere il posto già occupato dalla ragione nel classicismo e dal sentimento nel romanticismo’ e tanto ci bastava, non proprio e ben altro eravamo comunque, ma non di questo s’intende parlare qui). E prosegue rilevando come la definizione di ‘fascismo’, data da più parti da critici malevoli e avversari agguerriti, sovente non ci trovava d’accordo e non soltanto per contrapposizione, ma perché non ci riconoscevamo in quelle forme politiche, in quelle dittature militari, nella stessa Spagna di Franco, nonostante in quegli anni fosse luogo d’esilio discreto e sicuro. D’altronde, aggiungeva Bardèche, se è pur vero che ‘l’intellettuale fascista, è cacciagione introvabile’ e nessun regime al mondo ‘accetta di essere qualificato fascista’, beh, vi sono giovani vi sono ufficiali ‘vi è uno spirito fascista’ e vi sono uomini che lo rifiutano, ingannati dalla menzogna democratica, ma che lo sono e che in esso troverebbero risposta alle loro inquietudini e aspirazioni. Il libro, dunque, ci guidava ci incoraggiava ci spronava ci forniva orgoglio e consapevolezza, insomma ‘non bisogna più aver paura delle parole’. Franco Nerozzi ha scelto di far conoscere all’opinione pubblica la resistenza del popolo Karen in Birmania in nome della propria identità che il regime militare prima ed ora, sembra, anche quello ‘democratico’ hanno compiuto e compiono a suo danno, privandolo della lingua e dell’istruzione e relegandolo ai lavori più umili e costringendolo all’esilio in campi di raccolta in Thailandia o vivere nella jungla combattendo per difendere il diritto ad esistere come libera etnia. Mi raccontava Gian Micalessin, altro giornalista in giro per il mondo a raccontare storie di confine, come entrambi avessero deciso di rintracciare il luogo ove era stato sepolto il comune amico Almerigo Grilz, caduto in Mozambico il 19 maggio 1987, mentre filmava lo scontro a fuoco tra le truppe regolari e i ribelli della Renamo. Dopo varie peripezie un vecchio indica loro una quercia dove è stato sotterrato. E’ notte, il fuoco li riscalda e gioca con le loro ombre. Hanno portato dei corti badili per scavare il terreno, una cassetta di zinco per raccogliere quanto resta del suo corpo. Si guardano, non hanno bisogno di dirsi nulla, sanno ciò ch’è giusto, ciò che lo stesso Almerigo avrebbe voluto. Ognuno di noi giace là dove la morte gli si fatta incontro, ogni luogo è buono se si è caduti al servizio di un’idea. (‘Fin quando si esprimeranno idee, si troverà sempre qualcuno pronto a difenderle con le armi in pugno’: così scrive Saint-Paulien nel già citato I leoni morti e, nella selva boliviana, Ernesto Che Guevara annota considerazioni ben simili. Lo spirito ‘fascista’ soffia oltre i confini di terra di mare di ideologie in conflitto fra loro). L’azione è la premessa di una dottrina e non soltanto è la dottrina che si rende azione… Ricordo quando, avuta notizia della battaglia nel villaggio di Karameh (in arabo ‘onore’) del 31 marzo 1968, dove l’esercito israeliano era penetrato ma, con l’arrivo delle truppe giordane, ne era stato ricacciato con notevoli perdite, s’era pronti a partire per la Giordania. Gli eventi italiani ci distrassero, poi il ‘settembre nero’ (1970), mese dei massacri di palestinesi ordinati dal re giordano (Io ero già da oltre nove mesi a Regina Coeli), vanificò ulteriori iniziative. Angola Sud-America Iraq… Dire che tutto ciò – ed altro ancora – fu conseguenza, gradito dono, del libro di Maurice Bardèche (Che cosa è il fascismo? è datato e non tutto è condivisibile, va da sé) sarebbe una forzatura. No. Un amico carissimo amava ripetere che la nostra strada l’avremmo trovata anche su un libro di tutte pagine bianche. Contribuì, questo sì, ad ampliare la concezione di una guerra, la guerra del sangue contro l’oro, che ci facesse sentire stretto il nostro paese e la stessa Europa; contribuì a privilegiare una certa idea dello ‘spirito fascista’ e di abbandonare troppa ‘estetica’, quella tendenza a ridurre in esibizionismo i riti d’un percorso di tempi eroici; contribuì a renderci ciò che fummo siamo saremo esseri in cammino, esseri contro e, mi cito, ‘faccia al sole e in culo al mondo’. Ecco perché ripubblicarlo mi sembra atto doveroso, per consentire a noi ‘vecchi ‘ di ritrovarci nelle atmosfere della giovinezza nostra piena, senza rimpianti rimorsi rancori; a coloro che vi si accosteranno per la prima volta fortificarsi nell’impegno per le future battaglie.
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Categorie: Libreria, Merlino

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 16 Luglio 2014

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. giacinto reale

    naturalmente, ce l’ho, m alo riprenderò per non perdermi i due “contributi”…cmq, io sto con Romualdi (e anche un po’ più in là) ….e dire che mi ero scordato della sua tesi (anch’essa letta, con Bardeche, quando avevo da poco smessi i calzoni corti….idem sentire
    aspettiamo il tardo autunno…..

  2. Primo Siena

    Caro Mario Merlino, grazie per rinverdire il ricordo di questo libro di M .Bardèche, letto da me durante gli anni incipienti della mia maturità (sono clase…1927). Ho ascoltato in YouTube il suo intervento, durante la presentazione dell’ultimo suo libro di “testimonianza” a Palermo. Concordo con Lei, camerata: “Non bisogna sentirsi mai vinti”. Siamo stati vinti dalla prepotenza delle armi e della menzogna; per cui dobbiamo continuare,, con la guerra delle idee, quella decisiva “delle parole” per smascherare le menzogne. Coltivo la speranza, con la stessa fede di Brasillach, e credo in quell’ “Ur-Fascismo” che fa accapponare la pelle ad Umberto Eco.
    Un “romanissimo” saluto, da Santiago del Cile.
    Primo Siena (bersagliere volontario Rsi, mai pentito).

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