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L’intolleranza


L’INTOLLERANZA DI UN APOSTOLO DELLA TOLLERANZA
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Data: 3 Maggio 2014
Articolo di: Robert Faurisson
John Locke (1632-1704) è l’autore di una Lettera sulla tolleranza pubblicata per la prima volta nel 1689 in Olanda, dove si era auto esiliato dall’Inghilterra per via delle sue idee religiose. Il testo originale in latino di Epistola de Tolerantia fu ristampata in una edizione di Londra del 1765 (A. Millar), seguita nello stesso volume dalla traduzione in inglese: A Letter Concerning Toleration; venivano poi ad aggiungersi tre “Lettere” interamente redatte in inglese. Questo libro è consultabile presso: http://books.google.it/books?id=ig1cAAAAQAAJ&printsec=frontcover&h1=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false
Un estratto della pagina 23 riassume il pensiero del filosofo sull’ateismo:
Ultimo, qui Numen esse negant nullo modo tolerandi sunt. Athei enim nec fides, nec factum, nec jusjurandum aliquod stabile et sanctum esse protest, quae sunt societatis humanae vincula; adeo ut Deo vel ipsu opinione sublato haec omnia corruant. Praeterea, nullum sibi religionis nomine vendicare potest tolerantiae privilegium, qui omnem funditus tollit per atheismum religionem.

In ultima analisi, coloro che negano l’esistenza della Divinità non devono essere tollerati in alcun modo. In effetti, di un ateo non può esistere ne buona fede, ne impegno, ne un qualsiasi giuramento fermo e sacro, tutte cose che rappresentano i legami di una società umana; tant’è vero che, una volta tolto di mezzo Dio, anche tramite credo, tutte queste cose crollano. Inoltre,  non può, in nome della religione, rivendicare per se stesso alcun privilegio di tolleranza, colui che tramite il suo ateismo sopprime in modo radicale qualsiasi religione.
C O M M E N T O
Ancora ai giorni nostri, troppo spesso un aspetto comune degli intellettuali che come professione difendono la tolleranza, è quello di preconizzare(come contropartita) l’intolleranza in casi eccezionali. A volte, certi membri dell’intellighenzia, atei compresi, hanno addirittura difeso caparbiamente la libertà di pensiero e di espressione con riserva di un giusto uso della ghigliottina o del plotone di esecuzione contro coloro che, sembra, abusavano del bene così prezioso e sacro della libertà. Lo vediamo qui tra queste poche righe di John Locke: bisognava far prova di tolleranza nei confronti di tutte le religioni e dei loro sostenitori ma non nei confronti degli atei, cioè di coloro che, negando la divinità, rischiavano di provocare il “crollo” (sic) delle nostre società.
Fondatore della scuola sensista ed empirista, padre della teoria dei “diritti naturali” dell’uomo, J. Locke è conosciuto soprattutto per il suo Saggio sull’intendimento umano (1690) nel quale si oppone alla dottrina cartesiana delle idee innate, e per il suo Trattato del governo civile (stesso anno) nel quale combatte le teorie dispotiche di Thomas Hobbes.
Locke era un uomo onesto, un filosofo, un cittadino ostile al despotismo, un buon cristiano che, ai suoi tempi, non avrebbe fratto granché per salvare la vita di un ateo. Oggi, in Occidente, non ci si preoccupa più di proscrivere gli atei, ma è un’altra razza che si vuole mettere alla gogna: quella dei miscredenti nella religione “dell’Olocausto” o “della Shoah”. In questo caso nessuna grazia, nessuna pietà. Qui, in nome di una giusta tolleranza, le nostre belle coscienze, i nostri animi fini esigono sempre più castighi contro coloro, che per Le Monde, giornale obliquo, non sono altro che “i testardi della menzogna, i gangsters della storia” (5-6 Luglio 1987, pag. 31)
Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti
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Categorie: Appunti di Storia

Pubblicato da Ereticamente il 14 Maggio 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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