Il principe brutto

IL PRINCIPE BRUTTO

una novella di Fabrizio Belloni

Il nonno stravedeva per la nipotina. Savina (Savy, con quel vezzo tipicamente femminile che storpia accorciando i nomi per avvicinare le persone) era una bimba di sette anni, bellissima, slanciata in guisa che sembrava più alta della sua statura normale. Aveva capelli lunghissimi, neri come le penne del corvo, ondulati. Due occhi che definivano e comprendevano il mondo. Azzurri (non celesti: azzurri), profondi come l’oceano, soprattutto quando la si guardava senza che se ne accorgesse, Si dice che i felini abbiano il cosmo dentro le pupille: Savy aveva tutte le galassie ed i loro misteri nello sguardo. Agitava le manine come nessun altro mai. Rideva con una risata che il nonno Fabrizio definiva “di stomaco e di cuore”, di sentimento e di senso. Cinguettava allegra, con improvvisi momenti di serietà e profondità impensabili in una bimba. Era capace di far domande impertinenti, e si arrabbiava moltissimo se non si riusciva subito a risolvere il problema che aveva individuato: ansiosa e insofferente come tutti i bimbi intelligenti. In più, se voleva, era astuta e carogna come una donna di trenta anni. Aveva capito subito come far girare il nonno secondo i suoi voleri: bastava un sorriso, un poco di attenzione, ed il nonno era ai suoi piedi. I genitori affidavano volentieri la bimba al nonno: il comportamento protettivo era una garanzia, e lo sguardo da bufalo inferocito che l’uomo lanciava a chi si avvicinasse alla piccola li lasciava tranquilli.
Quindi al mare col nonno.
Ma anche al mare capitano i giorni di maltempo. Per i due non era un grosso problema, però: il nonno sapeva raccontare tante storie che la bimba ascoltava immobile ed attenta, partecipe e critica allo stesso tempo.
Quel giorno pioveva come nel diluvio universale; il nonno si stravaccò sul divano, e chiamò Savy: <<Vieni che ti racconto una storia>>.
“Sì, dai!” gridò la bimba, prendendo la rincorsa e planando su una poltrona sulla quale si accoccolò come un gatto.
<<Oggi ti racconto una storia diversa, la storia del PRINCIPE BRUTTO>>. La bimba fece una smorfietta, ma stette zitta, fidandosi.
<<Il regno dove viveva il non ancora principe, era in guerra- cominciò nonno Fabrizio -, una guerra tremenda e terribile, con montagne di morti e sacrifici per tutti. Ma il valore dei soldati aveva impedito che anche un solo metro del suolo della Patria fosse toccato dai nemici, che erano innumerevoli. Purtroppo anche all’interno del regno vi erano nemici. Erano i Parassiti, gente che non coltivava la terra, che non fabbricava nulla (tranne che in casi rarissimi), che però maneggiavano i soldi, vivevano di soldi, usavano i soldi per avere più potere. Vedi, Savina, se vuoi un gelato, devi dare un euro. Ma l’euro che dai è il frutto del lavoro del tuo papà, che sgobba come un matto, o della tua mamma, che lavora e tiene anche la casa in ordine per te e per il tuo papà, o è del tuo nonno, il frutto di una vita di lavoro. Ma gli euro non sono un fine, sono solo un mezzo comodo per semplificare la vita. Il fine è il gelato. Invece i Parassiti fin da allora, (ma anche da prima), vivevano come se i soldi fossero il fine unico ed ultimo della loro vita e del loro credo.>>
“Non è giusto, però” interloquì la piccola, che cominciava già a capire.
<<No, non era giusto, e la guerra fu persa anche per colpa dei Parassiti. Cosa che fece arrabbiare moltissimo il nostro soldato, non ancora Principe. Cominciò a parlare a tutti, allora, dicendo che si doveva cambiare. Ed in effetti le cose erano cambiate nel regno: il vecchio re se ne era andato via ed al suo posto si erano messi dei cialtroni che si chiamavano “democratici”. In un paio di anni portarono l’ex regno, diventato repubblica, al disastro. Non vi era più lavoro. Non vi era quasi più da mangiare. Quello che costava dieci la mattina, la sera costava dodici.
Vedi, Savy, i grandi possono patire anche la fame. Ma non si può guardare gli occhi di un bambino che ha fame. Un uomo normale non può.
Allora, contro tutto e contro tutti, il nostro soldato chiamò attorno a sé i vecchi compagni di guerra, chiamò i giovani e tutti quelli che avevano sangue nelle vene. Corse da un capo all’altro dell’ex regno e la folla diventava ogni volta più numerosa, quando parlava. Promise poche e chiare cose, il nostro soldato: il rispetto di se stessi, lavoro, dignità, orgoglio di essere nati in quelle terre. A te sembrano cose normali e giuste, ma in quei momenti ci voleva coraggio, un coraggio grande come i tuoi occhi azzurri, Savy>>. Anche il nonno aveva i suoi trucchetti per tenere desta l’attenzione della bimba.
<<Non ti annoio raccontandoti come fece, ma –è scritto- in breve riuscì a dare lavoro a tutti. Barattò, senza denaro, i prodotti del suo Paese con le navi di cibo dal Sud America. E gridò al mondo che i soldi della sua gente, del suo popolo erano loro, dei cittadini e non dei Parassiti.
“Come, dei Parassiti?” chiese la piccola Savina.
<<Sì, perché questo era il mezzo che quella gente usava per diventare pian piano e di nascosto padrone di tutto il regno. Del resto nella loro religione sta scritto che tutti i Popoli diventeranno servi dei Parassiti e che strisceranno nella polvere per portare loro tutto l’oro del mondo. Ma andiamo avanti, che di cose ne sono successe tantissime.
In breve la gente di quel Paese lo elesse a capo di tutto. E subito il soldato, che era ora diventato Principe, cominciò a fare. E fece quello che aveva promesso. Costruì tante di quelle case per la povera gente che se le avessi messe tutte in fila saresti arrivata fin sulla luna.>>
“Fin sulla luna? Ma è impossibile, nonno!”
<<Sei sveglia ed intelligente, Savy, ma era solo un modo di dire, per farti capire quante ne costruì. E bada bene che non erano casermoni, formicai, dormitori. Ma erano casette al massimo di due piani, con orto e giardino, perché il Principe voleva che la gente restasse legata alla terra. E che mangiassero anche quanto prodotto da loro stessi. Allo stesso tempo non promosse la costruzione di grandi condomìni, che giudicava male, come se togliessero il senso della comunità. Comunque per gli operai e gli impiegati l’affitto non poteva essere più dell’otto per cento dello stipendio. Vedi, Savy, oggi ci sono tanti poveri che spendono quasi tutto lo stipendio per pagare l’affitto e poi non hanno da mangiare. Ma anche per i giovani sposi il Principe, che ormai la gente cominciava a chiamare il Principe Brutto (oddio, proprio bello non era!) in tono affettuoso, aveva degli aiuti. Potevano infatti avere un prestito di 1000 scudi con un interesse dell’1% al mese. Però al primo figlio il debito veniva decurtato del 25%. Con quattro figli il debito si estingueva. Stesso principio era stato messo in vigore per chi, invece che l’appartamento comperava una casa. Tassi super agevolati e decurtazione per i figli, considerati una benedizione, come sei tu, per tutti.
In tre anni furono istituite 91.000 fattorie. E l’eredità per terreni di una certa ampiezza (6 ettari) poteva essere passata solo in famiglia.
E per la prima volta tutti i lavoratori furono riuniti in una sola associazione che era protetta dal Tribunale dell’Onore Speciale. Le regole emanate dal Tribunale erano superiori, più avanzate di qualsiasi altra organizzazione al mondo. Ancor oggi sono prese ad esempio. La trattenuta sulla busta paga era in rapporto allo stato sociale della famiglia del lavoratore. Per i meno abbienti, cioè ricchi, le trattenute erano drasticamente ridotte.
Per far conoscere gli uni agli altri, tutti i giovani dai 18 ai 25 anni dovevano prestare per sei mesi lavoro nei vari progetti civili, agricoli, edili. Pensa solo ai disoccupati organizzati di Napoli, o ai lavori socialmente utili sempre di Napoli (ti ricordi le immagini in tv, con gli scontri con i carabinieri, con i cassonetti a fuoco) per capire la differenza fra organizzazione e caos.
Il Principe Brutto pensò anche alle Mamme ed ai loro Bambini. Fondò lo Stato Sociale, curando la salute e fornendo assistenza finanziaria alle donne che avevano il pancione, ed anche quando avevano avuto un figlio, anche se non era bello come te. Fece aprire oltre 30.000 consultori che si prendevano cura delle Mamme e dei Bambini. Aprì asili nido, ed asili dell’infanzia. Ed erano previsti soldi per le Mamme bisognose.
Il principe Brutto si prese cura dei bambini: creò due organizzazioni, una per maschietti e femminucce dai 10 ai 13 anni, e un’altra per giovani dai14 ai 18. In queste organizzazioni si studiava “da cittadino” (diritti e doveri), si faceva sport, si faceva capire ai giovani cosa significava appartenenza ad un Popolo. E si insegnava a star insieme, l’amicizia, il cameratismo. Fu dato grandissimo impulso allo sport: ogni azienda, industriale o commerciale, in rapporto alle dimensioni, doveva avere il reparto dedicato al tempo libero, con spazi ricreativi, campi da gioco, fino anche piscine. Il principe Brutto organizzò anche una grandiosa adunanza di atleti di tutto il mondo (si chiamano Olimpiadi) che videro i suoi atleti primi nel medagliere.
Per le vacanze vi erano sia i Campi estivi che le Crociere su navi statali. Anche qui, se il lavoratore aveva un reddito basso poteva partecipare gratis, altrimenti doveva pagare. Ci furono Paesi che non permisero alle navi del Principe Brutto di attraccare per timore che i lavoratori locali confrontassero le differenze con i lavoratori del Principe Brutto. Il massimo dello sforzo verso i poveri fu compiuto nei primi due anni, col Soccorso Invernale, che era un sistema col quale chi lavorava regalava un po’ di soldi a chi era senza lavoro ed al freddo. Furono salvati diciassette milioni di persone. Il sistema funzionò perché la gente ci credeva, ad aveva fiducia nel Principe Brutto.
Fece due leggi, una a protezione degli animali ed una a protezione dell’ambiente che sono ancor oggi di esempio e di modello, anche se sono passati tanti anni>>
“Ma aveva una Principessa, da sposare?” si informò con finta indifferenza la piccola peste.
<<Certo, aveva una Principessa, e pure bella. Ma era stato chiaro fin dall’inizio: il suo grande, smisurato, infinito amore era per la sua terra, per la sua gente, per il suo Paese. Ma il suo esempio non poteva passare senza che i Parassiti ed i loro amici nel mondo non reagissero. Da subito, dal primo anno del suo Governo, tutte le associazioni dei Parassiti nel mondo si erano dichiarate in guerra contro il Principe Brutto e contro i suoi due amici.
Alla fine tutti o quasi gli stati del mondo dichiararono guerra al Principe Brutto: troppo pericoloso il suo esempio. Pensa si misero in cinquantaquattro stati contro tre (più un paio che non contano). Il paese del Principe Brutto lottò come un leone, spesso solo contro tutti, che attaccavano da tutte le parti. Durò tanto la guerra: a pensarci sembra impossibile, vista la sproporzione di forze in campo: poco meno di sei anni. Ma alla fine la guerra fu persa.>>
“ E che ne è stato del Principe e della Principessa?” insorse la pasionaria Savy, incredula della mancanza dell’happy end.
<<Non si sa, di preciso, curiosona. Si dice che sia morto negli ultimi giorni di guerra. Oppure che si fuggito in Tibet, in mezzo ai Lama. Od anche in una villa nascosta nel sud della Patagonia, in Cile. Ma non è importante, Savy: quello che è importante è che è sopravvissuta la sua fede, il suo ricordo, il suo insegnamento. E’ l’insegnamento che se si ama veramente il proprio Popolo, nulla è impossibile. E che un giorno o l’altro torneranno i soldati del Principe Brutto: con altri modi e mezzi torneranno le idee e la fede del Principe, e spazzeranno via parassiti e democratici, cialtroni ed usurai. E mi sembra che il tempo stia arrivando, bella Principessina!>>
“ …mmMMM, a proposito, nonno, come si chiamava il Principe Brutto?”
<<Adolfo, si chiamava Adolfo>>
“…..Adolfo, Adolfo….”
Fabrizio Belloni
Note:
Adolf Hitler quando salì al Cancellierato nel 1933 si trovò una disoccupazione oltre il 25%, con punte fino al 50%. Mancanza gravissima di cibo. Inflazione galoppante.
Il Governo del Reich garantì le esposizioni degli imprenditori: azzerò la disoccupazione, e vi era così tanta fiducia che i certificati di garanzia venivano normalmente scambiati fra imprenditori, quasi fossero denaro. Poi mandò in Sud America i suoi uomini muniti dell’elenco dei prodotti tedeschi ad alto valore aggiunto, che scambiò SENZA DENARO, ma con il baratto con le derrate alimentari che servivano, carne, frutta, verdura, zucchero, grano, caffè, mais, ecc.
Poi, unitamente al Governatore della Reichsbank, l’ebreo Shcact, che restò con Hitler fino alla fine, proclamò che i soldi dei Tedeschi erano dei Tedeschi, non dei poteri forti.
Per l’esattezza costruì 1.458.179 casette a due piani con orto e giardino.
Il sindacato unico era il Deutshe Arbait Front, sottoposto alle regole del Tribunale d’Onore Speciale, con regole insuperate al mondo in difesa dei lavoratori.
Il servizio dei Lavoratori del Reich, Reichharbaitdienst, sotto la guida di Konstantin Hierl provvedeva all’organizzare i giovani dai 18 ai 25 anni perché prestassero per sei mesi il loro lavoro in progetti civili, agricoli, edili. Conoscenza reciproca, cameratismo.
Mutter und Kind era il programma che tutelava le donne ed i bambini.
Jungvolk era la associazione dei ragazzi dai 10 ai 13 anni
Hitlerjugend era la associazione che raggruppava i giovani dai 14 ai 18 anni.
Agosto 1936: Olimpiadi di Berlino. Prima la Germania, con 100 medaglie di cui 41 d’oro.
La Gran Bretagna impedì lo sbarco dei lavoratori Tedeschi dalle navi di crociera, per paura del confronto.
Il Soccorso Invernale era organizzato da Winterhilfswerk.
Le futuribili leggi a protezione di animali e ambiente erano rispettivamente: Reichstierschutzgesetz e Reicshnaturschutzgesetz, del 1935, ancora oggi prese ad esempio.

F.B.
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Categorie: Belloni, Racconti

Pubblicato da Ereticamente il 20 Maggio 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

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