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I balletti sull’immigrazione

I balletti sull’immigrazione

Di Enrico Marino

Il naufragio di un’imbarcazione carica di stranieri al largo delle coste della Sicilia o una successione di sbarchi ravvicinati riportano periodicamente all’attenzione dell’opinione pubblica il problema dei profughi, per ragioni umanitarie o per il timore di un’invasione incontrollabile. Entrambe le opzioni, purtroppo, sono divenute ormai ostaggio di opposte tifoserie che non affrontano più il problema con logica e coerenza, ma sono animate da contrapposti stati d’animo eccitati e irragionevoli, infarciti di luoghi comuni e stucchevole buonismo gli uni, spinti dalla rabbia e dall’insofferenza gli altri. In queste condizioni ogni episodio si presta a speculazioni contrapposte: un naufragio diventa il pretesto per innescare tormentoni di lacrimoso pietismo, un furto o una violenza forniscono la miccia per esplosioni di cruda ostilità.
Peraltro il nostro popolo e i nostri avi non sono mai stati razzisti nel senso becero e grottesco che intendono gli odierni paladini dell’accoglienza senza se e senza ma. Inoltre, sotto il profilo umanitario, è naturale auspicare che nessuno di coloro che fuggono da una situazione di violenza trovi la morte proprio nel tentativo di mettersi in salvo.
La normativa italiana in materia di asilo stabilisce, coerentemente con quella europea, che ha diritto alla protezione internazionale lo straniero che in patria rischi di essere perseguitato o di subire un danno grave (in particolare, la minaccia alla vita derivante da un conflitto interno o internazionale). Nel primo caso, si parla di rifugiati ai sensi della Convenzione di Ginevra; nel secondo, di beneficiari di protezione sussidiaria.
Entrambe le forme di protezione sono considerate come l’oggetto di un “diritto soggettivo”: chiunque si trovi nelle condizioni ritenute meritevoli di protezione ha un diritto esigibile a essere accolto. Ora però, mentre la persecuzione riguarda, per definizione, delle minoranze relativamente esigue, la necessità di mettersi in salvo da un conflitto può riguardare molti milioni di persone simultaneamente. L’Unione Europea si difende, implicitamente, dal rischio di dover fronteggiare un impegno così gravoso facendo valere una clausola restrittiva: la protezione può essere richiesta solo sul territorio dell’Unione. E lo fa confidando che siano le barriere fisiche e politiche ad abbattere il numero effettivo delle richieste di protezione rispetto a quello potenziale. Tra le barriere fisiche c’è anche il Mediterraneo che, soprattutto nel caso dell’Italia, dovrebbe rappresentare un argine all’arrivo di tanti disperati e che, infatti, in molti casi è stato l’ostacolo insuperabile contro il quale si sono infranti le vite e i sogni di tanti profughi.
L’operazione Mare Nostrum, invece, mirata a soccorrere in alto mare quanti si siano imbarcati alla volta delle nostre coste, è un’azione che, provvedendo al loro trasporto in Italia in condizioni di sicurezza, appare destinata alla creazione di un vero e proprio corridoio umanitario perché mira a rendere più facilmente valicabili una parte delle barriere fisico-politiche che separano l’Unione Europea dai paesi di fuga.
Infatti, nei primi cinque mesi di attività sono state salvate circa 12mila persone. Scelte di questo genere determinano un aumento del numero di persone che riescono a mettersi in salvo dai conflitti. Nel gennaio 2014, per esempio, sono sbarcate 2.156 persone: dieci volte di più di quelle arrivate nel gennaio 2013. Tuttavia, a dispetto dell’impegno profuso, questi interventi hanno un effetto ambiguo sul numero complessivo delle vittime, perché incentivano le partenze e con l’incremento del flusso possono aumentare il numero dei naufragi.
D’altro canto, un’operazione come Mare Nostrum, oltre a rappresentare un rimedio inadeguato a risolvere il problema dei flussi, può rivelarsi addirittura un evento dannoso per l’alterazione che determina negli equilibri sociali del Paese di destinazione, in questo caso l’Italia.
Estendere o ridurre o azzerare gli interventi di questa natura è, in un contesto del genere, una decisione lasciata alla discrezione delle istituzioni politiche, ma lo stesso fatto, però, che vi sia una scelta discrezionale rende evidente come il “diritto” alla protezione sussidiaria finisca per essere, di fatto, temperato da criteri di sostenibilità e di opportunità, degradando a “interesse legittimo”: liberi gli interessati di perseguirlo, ma libero lo Stato di contrapporre un prevalente interesse nazionale. Ecco il nodo centrale della questione e il problema che viene ingigantito con certi estemporanei provvedimenti governativi.
C’è la fondata convinzione dell’incapacità della classe politica e dei governi a fare fronte con determinazione e lungimiranza al fenomeno dell’immigrazione e a prendersi cura dell’interesse nazionale.
La normativa europea che non consente la libera circolazione dei profughi e li costringe a restare nello Stato nel quale hanno richiesto asilo all’arrivo, rappresenta un’ulteriore stortura alla quale non s’è posto rimedio e che non è stata adeguatamente contestata nelle sede comuni. I lunghi e, spesso, inefficaci procedimenti di identificazione ed espulsione dei molti irregolari entrati nel Paese, determinano la presenza sul territorio di una moltitudine di sbandati che, privi di mezzi di sostentamento legale, finiscono con l’esercitare l’accattonaggio, col delinquere e col fornire facilmente manovalanza reclutabile dalle organizzazioni criminali. Il trattamento assistenziale riservato ai clandestini (e in molti casi da questi preteso) nelle attuali condizioni di crisi stride fortemente con le condizioni minime di sostegno garantito alle fasce più deboli e incapienti dei cittadini italiani. In altri termini, sono le stesse politiche di protezione e di accoglienza indiscriminate che determinano fenomeni di rigetto per le conseguenze di grave ingiustizia sociale e di insicurezza che ne conseguono.
Alcuni hanno proposto come soluzione lo strumento della così detta “protezione temporanea” e cioè la concessione – con atto discrezionale – della protezione prevista sia a livello italiano (art. 20 decreto legislativo 286/1998) sia a livello dell’Unione Europea (direttiva 2001/55/Ce, recepita in Italia dal decreto legislativo 85/2003). Il Governo italiano o, in chiave europea, quello di ciascuno Stato membro, deciderebbe, sulla base della sostenibilità sociale, quante persone accogliere tra quelle in pericolo e le modalità per accoglierle – incluso, se serve, un programma di evacuazione che garantisca la sicurezza dei profughi. Il prevedibile eccesso di domande di ammissione rispetto al tetto fissato richiederebbe una selezione che potrebbe avvenire sulla base di criteri legati alla pericolosità del contesto di provenienza del profugo, alla vulnerabilità dei richiedenti, alla loro situazione familiare, e così via.
E per quanti non venissero ammessi alla protezione temporanea resterebbe l’attuale diritto alla protezione sussidiaria, esercitabile sul territorio della UE, ma senza che vengano messi in atto interventi di soccorso (tipo Mare Nostrum) tali da sortire un effetto di richiamo: i rischi del viaggio sono noti, e spetterebbe all’interessato decidere se affrontarli, anche se così ci sarebbero comunque naufragi e perdite di vite umane nei nostri mari.
Tutto ciò, in quanto ci si ostina a non chiedersi se non sia possibile accordare protezione a quanti ne abbiano bisogno mentre ancora si trovano nel loro paese, provvedendo alla loro incolumità in condizioni di sicurezza attraverso accordi internazionali e interventi umanitari direttamente operati nelle aree di crisi.
Veniamo spesso sollecitati a contribuire con pochi euro (anche uno o due via sms) per risolvere problemi di assistenza, fame o malattia, per la costruzione di ospedali o l’adozione a distanza di fanciulli bisognosi. Questo a dimostrazione di quanto in certe realtà possano essere determinanti e sufficienti anche dazioni di modico valore per affrontare gravi emergenze. Al contrario, costa milioni alla collettività l’assistenza in Italia (e in Europa) dei profughi, tenuti in condizioni necessariamente precarie e con notevoli oneri collaterali da considerare in aggiunta.
L’assistenza sul posto, anche in zone di guerra, con l’allestimento in loco di strutture per l’accoglienza e il sostegno, conseguirebbe invece il duplice scopo di non sradicare tanti esseri umani e di poter offrire, con costi più contenuti, soluzioni addirittura migliori. Fornire protezione e assistenza in enclavi bonificate e rese vivibili potrebbe risultare più “umanitario” e produttivo della fornitura di armi a inaffidabili bande di guerriglieri o dei bombardamenti indiscriminati o intelligenti praticati contro lo stato canaglia di turno. Solo chi avesse le carte in regola e il benestare europeo per eventuali ricongiungimenti familiari potrebbe essere accolto. 

Così come chi avesse titoli adeguati per un immediato accesso al mercato del lavoro dello Stato accogliente, senza creare ulteriori conflitti coi disoccupati nazionali né accrescere il fenomeno e i danni di un deprecabile e dissennato assistenzialismo.

Per questo occorrerebbe, certamente, un’Europa diversa, una comune volontà politica, una coordinazione europea di energie e di investimenti, la convinzione di affrontare il problema senza ambiguità, egoismi e ipocrisia. Nonché un più razionale, efficace e autonomo utilizzo di quelle forze di pace europee troppo spesso malamente impiegate a sostegno dei conflitti americani, degli interventi Nato o delle sciagurate ingerenze di alcuni Stati negli scenari mediorientali e nord africani.
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Categorie: Europa, Immigrazione, Mare Nostrum, Marino, Politica

Pubblicato da Ereticamente il 28 Maggio 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Nessuna accoglienza in Italia ed in Europa .
    Dobbiamo riprendere il controllo dell’Africa settentrionale militarmente e portare lì come già facemmo la civiltà Romana e quindi creare dignitose condizioni di vita a quelle genti.
    Per quanto riguarda i profughi siriani dovremmo intervenire massicciamente a sostengo di Sua eccellenza il Presidente Assad ,aiutarlo a liberarsi, come sta facendo la Russia detta anche terza Roma ,dal cancro dell’integralismo islamico sostenuto dalle medievali monarchie arabe e sicuramente dall’entità sionista e dai suoi servi di washinton.

  2. Anonymous

    Il tema immigrazione è forse quello che spiega maggiormente i risultati(sorprendenti)elettorali cui abbiamo assistito.Innanzitutto spiega il tracolllo del M5s rispetto alle politiche dello scorso anno.Presentatisi con l’ambiguo slogan”nè di destra nè di sinistra”,i nostri valenti pentastellati,una volta in parlamento,hanno attuato sull’immigrazione una politica da estrema sinistra,facendo da stampella al governo:si è partiti dall’accesso ai concorsi pubblici per gli immigrati,per poi passare al voto favorevole su “mare nostrum”(o meglio”taxi(gratis)nostrum”) e all’azzeramento dei fondi per i rimpatri a favore di quelli per l’accoglienza,per finire in bellezza con l’abolizione del reato penale di immigrazione clandestina…insomma il voto degli elettori di destra verso tal Movimento è stato ben speso,non c’è che dire….E’ già un miracolo che abbiano perso(almeno per ora)solo il 4% !.
    Ma anche Forza Italia,diventata succube di Renzi,ha votata anch’essa per le scelte politiche del governo sull’immigrazione(compreso l’abolizione del reato di clandestinità).
    Poco vi è da sorprendersi sull’astensionismo(che ha colpito soprattutto l’elettorato di destra),ma anche sulla resurrezione della Lega,ormai data per morta ,ma che ,unica a dire sull’immigrazione clandestina cose di destra,è riuscita a mobilitare(perlomeno al Nord)parte di quegli elettori disillusi e ormai convinti che non vi fosse più spazio per una destra seria in questo paese.
    Primula Nera

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