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Il coraggio di essere eretici

Il coraggio di essere eretici

Di Fabio Calabrese

Il filosofo Bertrand Russell diceva che “eresia” non è che un altro nome per “libero pensiero”. Giustissimo, tanto più se pensiamo che questa parola viene dal greco “airesis” che significa “scelta”. L’eretico è, in poche parole colui che sceglie cosa pensare, che non si fa dettare le sue opinioni da altri ma preferisce usare la sua testa, è in ultima analisi un uomo e non una pecora.
Giusto, sacrosanto, ma ai tempi di Russell l’ortodossia imposta contro la quale gli eretici, gli spiriti liberi erano chiamati a rivendicare il diritto di ribellione, di resistenza all’oppressione, era il cristianesimo, oggi è invece la democrazia, una tirannide intellettuale tanto più subdola in quanto si presenta con un falso volto di libertà.
In realtà, in democrazia di libertà ce n’è molto poca, e quasi in ogni campo è imposto un rigoroso catechismo chiamato “political correctness”, “correttezza politica” e chi non lo accetta si mette fuori dal branco delle “brave” pecore democratiche e si espone al rischio di rappresaglie ma, appunto, noi siamo uomini e non pecore, siamo semmai un po’ lupi, contando la lupa di Roma fra i nostri antenati.
L’idea che ci facciamo delle nostre origini è una parte essenziale dell’idea che abbiamo di noi stessi. Qui la democrazia ha imposto e continua a imporre una stringente ortodossia giustificata con l’alibi della scientificità. In realtà, di scientifico queste concezioni non hanno nulla, e sono state create all’indomani della seconda guerra mondiale allo scopo di controbattere le tesi “razziste” fin allora dominanti nella cultura europea, e certamente nella loro elaborazione la preoccupazione per la verità non ha avuto parte alcuna.
Il dogma fondamentale della democrazia, da difendere con tanta maggiore durezza e con ogni mezzo, con la censura e il carcere là dove sul piano del confronto delle idee e dei fatti risulta perdente, come deve necessariamente avvenire per la sua falsità, è l’uguaglianza degli uomini e delle razze, un dogma a cui la ricerca scientifica seria non può dare altro che pericolose smentite.
Come riporta “Le scienze” (non una pubblicazione dell’estrema destra, “Le scienze”!) nella versione on line del 26 ottobre 2007 in un post prudentemente anonimo:
“Le sottospecie di esseri umani che si differenziano per colore, capelli, biochimica, tratti del viso, dimensioni del cervello e così via, differiscono in intelligenza. Biologicamente, è innegabile che questa differenza esiste, ma dirlo è un anatema”.
O meglio ti espone ai peggiori anatemi, all’ostracismo, al taglio dei finanziamenti, alla perdita della cattedra, a conseguenze legali.
Non bisogna commettere l’ingenuità di pensare che l’antirazzismo sia ispirato da motivi umanitari. Al contrario, il potere mondialista centrato sull’oligarchia del denaro che sta dietro la maschera della democrazia, lo vuole imporre come visione del mondo a livello planetario per favorire l’universale meticciato, dove non ci siano popoli, etnie, culture, tradizioni, che possano opporre resistenza alla sua illimitata dominazione, si vuole un’umanità imbastardita per farne un’umanità di schiavi.
Da questo dogma discendono una serie di corollari che hanno lo scopo di ridurre o annullare la consapevolezza della centralità storica dell’umanità “bianca”, caucasica ed europea.
Si presume, vogliono farci credere che la civiltà si sia originata in Medio Oriente, fra Egitto e Mesopotamia; è questa la storia che ci viene invariabilmente raccontata da tutti i libri “di storia”, ignorando quanto meno la civiltà megalitica europea di almeno mille anni più antica delle culture mediorientali.
Si presume, vogliono farci credere che i nostri antenati indoeuropei provenissero anch’essi dal Medio Oriente, e che fossero pacifici agricoltori e non un popolo o una serie di popoli guerrieri, conquistatori e creatori di imperi, nell’ottica di una sorta di castrazione psicologica.
Infine si presume, vogliono farci credere che, risalendo ancora più indietro nel tempo, la nostra specie homo sapiens si sia originata in Africa, che noi stessi non saremmo altro, in ultima analisi, che africani “sbiancati” e che avremmo solo preceduto di qualche decina di millenni gli attuali migranti che dall’Africa si riversano sulle nostre coste, una tesi fin troppo palesemente concepita per indurci a un’accoglienza quanto più benevola possibile verso questi nuovi venuti.
Su queste tematiche, ho sviluppato una serie di ricerche e riflessioni al punto da aver dato vita a quella che mi piace chiamare “una Ahnenerbe casalinga”, e che avete potuto seguire sulle pagine di “Ereticamente”, giungendo a conclusioni in totale contrasto con l’ortodossia democratica “politicamente corretta” di cui sopra, formulando le “sei tesi eretiche” che in estrema sintesi sono: 1. l’origine europea e non mediorientale della civiltà, 2. la provenienza eurasiatica e non mediorientale (“nostratica”) degli indoeuropei. 3. la presenza di un fondo di popolamento europide, “bianco” all’origine di tutte le antiche civiltà. 4. l’origine boreale (e semmai “multiregionale”) e non africana della nostra specie. 5. la non riconducibilità del divenire biologico basato sulla selezione naturale a un concetto di “evoluzione” intesa in senso “progressista”. 6. il valore euristico (conoscitivo) dei miti, in particolare quelli sulle origini, elaborati dalle culture umane, che sono essi pure in netto contrasto con la visione che ci si vuole “democraticamente” imporre.
Il conflitto con l’ortodossia democratica, con ciò che ci viene proposto/imposto come “verità scientifica” a cominciare dai libri di scuola e da tutto il sistema mediatico, è talmente evidente che mi è sembrato opportuno cercare il confronto con alcuni intellettuali e ricercatori della nostra “area” fra quanti hanno maggiormente esplorato la tematica delle origini. Finora ho raccolto le risposte di tre di loro: Ernesto Roli, Gianfranco Drioli, Michele Ruzzai. Se altri che ho contattato se la sentiranno anch’essi di darmi una risposta su queste tematiche, ovviamente vi terrò aggiornati al riguardo.
Michele Ruzzai lo conoscete, si sta mettendo in luce sulle pagine di “Ereticamente” come uno dei più interessanti intellettuali della nostra “area”. Gianfranco Drioli è l’autore di un bel libro pubblicato dalle Edizioni Thule sulla Ahnenerbe (quella vera, quella nazionalsocialista) e sta attualmente stendendo un nuovo testo sulle origini, Iperborea, di cui mi ha gentilmente concesso un’anticipazione. Ernesto Roli è stato amico e collaboratore di Adriano Romualdi, ed insieme a lui ha lavorato alla stesura dell’introduzione a Religiosità indoeuropea di Gunther, che rimane ancora oggi con ogni probabilità la sintesi migliore della questione indoeuropea. Si tratta insomma di tre persone fra le più qualificate a esprimersi riguardo alle mie “eretiche” tesi.
Prima di passare a esaminare nel dettaglio le loro valutazioni sulle mie tesi, vorrei citarvi queste parole della lettera di Ernesto Roli:
“In pratica mano mano che scopriamo tutto il mondo di Ereticamente ed aggregati, tutto un mondo di uomini di cultura e soprattutto il suo modo di pensare il sociale, il politico, lo storico e il religioso, siamo positivamente impressionati di constatare che dopo di noi (forse io e i miei amici siamo un po’ più anziani di te) vi è una generazione di intellettuali “perfettamente allineati e ortodossi” nei campi su accennati”.
Io non credo sia presuntuoso dare a queste parole, che fanno onore al lavoro svolto da “Ereticamente” più che alla mia persona, il significato di un vero e proprio passaggio del testimone, da parte di chi, come Romualdi e Roli, quel testimone lo ha raccolto direttamente dalle mani di coloro che nel  secondo conflitto mondiale hanno combattuto la grande battaglia in difesa dell’Europa, battaglia che auspichiamo di tutto cuore, per il futuro dei nostri popoli, per la civiltà del nostro continente, non sarà stata l’ultima.
Adesso non torneremo sulla quinta e sull’ultima delle sei tesi. Su di esse, si è diffuso con ampiezza Michele Ruzzai in Quale “evoluzione”, e anch’io di nuovo in Evoluzione, progresso, tradizione, dove ho riportato anche il giudizio di Ernesto Roli sul mito.
Riguardo alla prima tesi, l’origine europea della civiltà, ecco il commento di Roli:
“Sono fortemente convinto  di questa asserzione. Io appartengo alla scuola di A. Romualdi e questa verità ha sempre fatto parte del nostro bagaglio ideologico.
Tutte le civiltà africane o medio orientali iniziano la loro vita intorno il 2800 a. C. Ad esse si può opporre tranquillamente la grande Civiltà dei Megaliti dell’Europa Occidentale e Settentrionale molto più antica ad es. delle piramidi  e degli ziggurat mesopotamici”.
Posso dire che in un certo senso mi sorprende: non mi sembra che nei nostri ambienti questa tematica sia particolarmente insistita, ma evidentemente quando ci si libera dai paraocchi abramitici e “politicamente corretti” e si dispone di una cultura storica non rudimentale, la verità salta agli occhi.
Le considerazioni sulla seconda (origine non mediorientale ma europea e semmai eurasiatica settentrionale degli Indoeuropei) e sulla terza tesi (un sostrato europide, “bianco” alla base di tutte le antiche civiltà), negli scritti dei miei corrispondenti si trovano perlopiù fuse insieme, nel senso che la direzione prevalente del popolamento umano, delle antiche migrazioni, delle civiltà  arcaiche, non sarebbe stata sud-nord come vuole dare a intenderci “la scienza” ortodossa formulando un quadro concettuale che trova il suo completamento in quella dell’origine africana della nostra specie (palesemente dettata non da dati scientifici, ma dal desiderio di creare in noi un clima favorevole all’ondata di invasione che oggi proviene dal sud del mondo ed eufemisticamente chiamata “immigrazione”), ma al contrario nord-sud. E’ questa la tesi che, lo ricordo, è a centro anche del bel libro di Silvano Lorenzoni Il mondo aurorale.
Ad esempio, Gianfranco Drioli:
“Personalmente ritengo che l’origine della razza europide sia da ricercarsi nell’area settentrionale dell’Eurasia, da cui poi i nostri sono discesi nell’Asia centrale, in Europa e giù fino al Medio Oriente, dove troviamo Sumeri, Mitanni, Ittiti e anche l’avvento dell’impero faraonico, con annessi Libii biondi. Senza dimenticare gli Iranici nell’attuale Persia e la civiltà vedica, gli Ainu nell’estremo lembo dell’Asia fino in Giappone. Attraverso il Sinkiang hanno anche influenzato la civiltà cinese”.
A ogni modo, il punto che davvero taglia la testa al toro, rimane precisamente il fatto che se i nostri antenati indoeuropei fossero stati agricoltori “nostratici” provenienti dal Medio Oriente, ne sarebbe dovuta rimanere una vistosa traccia nella genetica delle attuali popolazioni europee, e invece questo assolutamente non si riscontra. Ve l’avevo fatto notare sulla base delle ricerche genetiche più recenti, e lo mette in evidenza anche Michele Ruzzai:
“Sono assolutamente d’accordo nel rifiutare l’ipotesi di Renfrew, che sovrappone il processo di indoeuropeizzazione a quello dell’espansione dei contadini neolitici provenienti dall’Anatolia, anche perché (come segnala Francisco Villar), il movimento “ad onda di avanzamento” non troverebbe una precisa rappresentazione genetica nella prima “componente principale” europea”.
La genetica, tuttavia, non è la sola fonte di aperta smentita dell’origine mediorientale, “nostratica” degli Indoeuropei, ad essa anche l’archeologia non dà il minimo appoggio, ed Ernesto Roli mette molto bene in chiaro questo punto:
“Già a suo tempo con Adriano [Romualdi] mettemmo in chiaro che la tesi di una origine orientale degli Indoeuropei era insostenibile. La zona delle steppe ucraine, il Caucaso, l’Anatolia, o altro, in realtà erano più recenti della Cultura Megalitica Nordica (2800). E’ dalla zona tra il Reno e la Vistola che partono le prime migrazioni Indoeuropee (Asce da Combattimento), 2600 a C. Questa cultura megalitica nordica è di tipo neolitico, ma affonda le sue radici nel megalitismo occidentale e soprattutto nella cultura mesolitica detta di Ertebolle e in quella più antica di Maglemose (8000 a C.).
(…).
La formazione dei popoli Indoeuropei storici è avvenuta nel nord tra il Reno e la Vistola”.
La terza delle sei tesi “eretiche”, ossia la presenza di un sia pur remoto popolamento europide, “bianco” alla base di tutte le civiltà antiche, è forse la più pericolosa, quella che più facilmente espone all’accusa di razzismo, ma disgraziatamente i fatti parlano chiaro, e se è la realtà a essere “razzista”, allora viene il sospetto che si sia girato il binocolo dalla parte sbagliata, e costruita PER CENSURA un’immagine della storia che avvalori il dogma dell’uguaglianza degli uomini, delle culture, delle razze.
Eppure i dati di fatto sono chiari: per quanto riguarda il Medio Oriente, come ha messo in rilievo Marco Pizzuti (Ricerche archeologiche non autorizzate), da quel che si può desumere da svariate pitture parietali e papiri, ma soprattutto dalle mummie egizie (e delle pochissime che il diverso clima della Mesopotamia ci ha conservato), le élite egizie e mediorientali sembrano essere state costituite in prevalenza da elementi nordici ben diversi dal resto della popolazione. Per quanto riguarda l’Asia centrale e orientale le tracce di un antico popolamento caucasico sono evidenti, e vanno da quelle lasciate nel bacino del fiume Tarim da un’etnia non solo europide ma che parlava una lingua di ceppo indoeuropeo centum come i Tocari, alle misteriose mummie “celtiche” di Cherchen nel Takla Makan, a una popolazione-relitto dalla carnagione chiara e i capelli ramati come i Kalash, agli Ainu e agli Jomon del Giappone. Le Americhe, prima che dagli antenati degli Amerindi provenienti dallo stretto di Bering sono state probabilmente raggiunte da cacciatori europidi di cultura solutreana che si sono mossi lungo la banchisa artica e hanno dato origine alla cultura Clovis. Ne hanno fatto fede in età storica popolazioni “amerindie” bianche come i Mandan e gli Aracani, e ancora uno scheletro risalente a 10.000 anni fa dalle caratteristiche nettamente europee come l’uomo di Kennewick, e in soprammercato le leggende di “dei” bianchi e barbuti come Quetzalcoatl e Viracocha.
Una prova al contrario si può fare facilmente vedendo quel che è avvenuto là dove un’influenza “bianca” non è ipotizzabile prima dell’arrivo della colonizzazione europea in tempi recenti, non solo l’Africa subsahariana, ma anche l’Australia e la Nuova Guinea: i nativi non si sono mossi di un centimetro dal paleolitico.
Su questo punto, lascio la conclusione a Gianfranco Drioli:
“Insomma le antiche civiltà hanno tutte una base “bianca”.
Riguardo alla quarta tesi, la smentita dell’ipotesi (della leggenda) dell’origine africana della nostra specie, qui il consenso dei miei interlocutori, si può dire, è unanime. Come vi ho più volte spiegato, essa non ha alcun dato scientifico in suo appoggio, ed è stata inventata per fini “didattici” di propaganda antirazzista:
“Mi sembra chiaro che la tesi “Out of Africa” pare creata ad arte per bollare come “antistoriche” tutte le legittime resistenze di noi Europei alla continua invasione che stiamo subendo….”
Questo è Michele Ruzzai, gli fa eco Ernesto Roli:
“La teoria dell’origine africana dell’homo sapiens è una grossissima balla e non ci riguarda”.
Ancora più caustico Gianfranco Drioli:
“La storiella dell’origine africana dell’homo sapiens è appunto una storiella per bambini deficienti, politicamente corretta per gli studiosi attuali, asserviti alla pseudocultura imperante”.
Ciò che è possibile ipotizzare in base alle nostre conoscenze, una volta separate dalle strumentalizzazioni propagandistiche, è piuttosto un’origine boreale della nostra specie, diffusasi sul nostro pianeta con un movimento nord-sud piuttosto che sud-nord, ed ecco la sintesi di Michele Ruzzai a questo riguardo:
“Io credo che uno standard “caucasoide arcaico” sia stata la base di partenza – originata nel Nord del mondo – dalla quale poi si sarebbero generate (per “adattamento”, “specializzazione”, se vogliamo “involuzione”…..) tutte le altre varietà razziali del mondo, anche perché Mongoloidi e Negroidi sono tipologie umane assolutamente più recenti (non si trovano reperti chiaramente riconoscibili come “gialli” o “neri”, ad esser generosi, datati più di 15-20.000 anni fa) e – appunto – “specializzate”.
(…).
[Si può ipotizzare]  una lontanissima origine boreale anche delle popolazioni pigmoidi, “prime decadute” ma comunque in ultima analisi provenienti anch’esse da lì: accenno che fa il paio, ad esempio, con qualche barlume di simbolismo “polare” ancora presente tra i pigmoidi Semang della penisola di Malacca. L’antico elemento caucasoide forse si può intravedere ancora di più, a livello morfologico, tra “involuti” Veddoidi ed Australoidi e non credo sia un caso che questi ultimi siano stati accostati, da vari antropologi, anche agli Ainu.
(…).
Oggi noi Europei siamo probabilmente quelli che meno di altri si sono “allontanati” dal gruppo ancestrale”.
Se proprio si deve considerare “l’Africa” o una parte di essa come possibile patria d’origine dell’homo sapiens moderno (assieme al Medio Oriente e all’Europa meridionale, candidati non certo da escludersi), non può trattarsi dell’Africa subsahariana “nera”, ma dell’area corrispondente all’attuale Sahara, che oggi ospita il deserto più vasto del mondo, ma migliaia di anni fa era una zona rigogliosa e fertile. Ernesto Roli avanza questa ipotesi e io ve la giro con le sue stesse parole:
“Tutta la fascia sahariana era una zona fertilissima fino a qualche migliaio di anni fa. Nel Sahara sono state rinvenute pitture rupestri straordinarie con caccia ai bisonti, agli elefanti, alle renne e a tutti gli animali noti. Inoltre sono state scoperte culture paleolitiche, mesolitiche e culture neolitiche. Infine boschi e fiumi e acqua in quantità. Si sa che sotto il deserto esiste una immensa quantità di acqua potabile in grado di dissetare mezzo mondo. (…).
E’ mia convinzione che il Sahara sia stata la patria dei Cro Magnon derivati dall’ homo sapiens locale. Qui hanno sviluppato la loro cultura. E’ il famoso Paradiso Terrestre o Giardino delle Esperidi o la Terra Felice dell’Umanità, di tradizionale memoria greca? Con l’inaridimento del Sahara e il disgelo dei ghiacci in Europa i Cro Magnon si sono ritirati verso nord, seguendo le renne, dove hanno dato origine ai famosi Megaliti e agli Indoeuropei”.
A ciò, tuttavia, l’Africa “nera” subsahariana e le popolazioni negroidi rimangono del tutto estranee:
“Nell’Africa sub tropicale la componente sapienslocale sembra abbastanza recente e vi è forse giunta dal sud Arabia. Pertanto i popoli negridi sembrano estranei alla formazione dell’homo sapiens E’ sul posto che essi hanno acquisito la melanina necessaria alla loro sopravvivenza”.
Io non vi ho qui presentato altro che alcuni frammenti del copioso materiale che questi nostri amici mi hanno fatto pervenire, e spero sempre che anche altri che ho contattato rispondano all’appello, non dovrebbe quindi mancare materiale per futuri approfondimenti.
Io rimango davvero sorpreso nel constatare come quella che per me è iniziata come una ricerca strettamente personale, si saldi in maniera così forte agli elementi portanti della nostra visione del mondo, cercare di vedere chiaro sulle nostre origini porta a gettare luce su chi veramente siamo. Si svela ai nostri occhi quella verità che l’ortodossia democratica dominante cerca di nasconderci. Ciò che è necessario, è opporre ai dogmi, alle menzogne democratiche dell’uguaglianza degli uomini e delle razze, la verità. Ciò che ci serve è semplicemente il coraggio di essere eretici.   
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Categorie: Intervista, Liberopensiero

Pubblicato da Fabio Calabrese il 17 Aprile 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Anonymous

    Complimenti a Fabio, una sintesi davvero eccellente e molto ben articolata di vari apporti; in coerenza con questa linea, prossimamente vedrò di proporre – se gli Amministratori del sito sono d’accordo – un contributo più specifico sulle nostre origini iperboree e di critica alla teoria “Out of Africa”.
    Un caro saluto
    Michele Ruzzai

  2. Anonymous

    Caro Michele: io penso che il merito sia soprattutto tuo, di Gianfranco e di Ernesto Roli, che rappresenta un apporto davvero prezioso.
    Fabio Calabrese

  3. In omaggio all’immagine piú che appropriata che correda l’articolo mi permetto di rammentare questa brano di Ernst Jünger:

    “Se le grandi masse fossero cosí trasparenti, cosí compatte fin nei singoli atomi come sostiene la propaganda dello Stato, basterebbero tanti poliziotti quanti sono i cani che servono ad un pastore per le sue greggi. Ma le cose stanno diversamente, poiché tra il grigio delle pecore si celano i Lupi, vale a dire quegli esseri che non hanno dimenticato che cos’è la Libertà. E non soltanto questi Lupi sono forti in sé stessi, c’è anche il rischio che, un brutto giorno, essi trasmettano le loro qualità alla massa e che il gregge si trasformi in un Branco. È questo l’incubo dei potenti.”

    Che le file del Branco possano vieppiú ingrossarsi; ce n’è davvero bisogno.

    Saluti

  4. Anonymous

    Il problema alla fine è se i nostri antenati erano bianchi o mulatti?
    Peccato l’articolo iniziava davvero bene poi si è perso un pò soprattutto quando si cerca di spiegare rozzamente l’ipotesi dei nostri antenati “bianchi”, quando si parla di un argomento come l’ origine dei popoli non si dovrebbe citare la parola verità, quale sarebbe la verità? ci sono molti studi e ipotesi per quanto riguarda l’origine del popolo Indoeuropeo ma nessuna verità, si presume tutto ma non si sa nulla dell’origine, queste propagande strettamente di destra proveniante da un vecchio novecento imperialista non portano a nulla e fanno male a chi studia seriamente l’origine genetica, antropologica e storica degli indoeuropei. che poi la razza mediterranea “negriera” non abbia lasciato un forte impatto cultura e civile nella storia a differenza dei nordici ariani questo solo uno sprovveduto potrebbe metterlo in dubbio…

    Cordiali Saluti V.

  5. Alberto

    “queste propagande strettamente di destra proveniante da un vecchio novecento imperialista…”
    Imperialismo non è da intendersi solamente come “conquista territoriale” alla vecchia maniera, ma anche come “conquista ideologica”, esattamente come sta succedendo oggi.
    Non vi è ragione alcuna per disdegnare queste “propagande strettamente di destra” quando l’opinione pubblica è oggi basata su “propagande strettamente di sinistra” che non soltanto sono mere supposizioni, ma sono supposizioni ancor meno credibili di quelle da qualcuno definite di “destra”; la cosiddetta “evoluzione” che viene oggi propagandata, al fine di spiegare che gli uomini sono tutti fratelli, non tiene minimamente conto, ad esempio, dei numerosi “anelli mancanti”, riconosciuti dalla scienza, per i quali queste stesse teorie oggi diffuse rimangono mere supposizioni ancor meno credibili di quelle ad esse “rivali”.
    Non perché una teoria venga usata dalle “destre” allora debba per forza di cose essere infondata e poco realistica.

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