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Una Ahnenerbe casalinga, prima parte

Una Ahnenerbe casalinga, prima parte
Di Fabio Calabrese
La Società Ahnenerbe era, come è noto, un’associazione esistita in Germania nel periodo fra le due guerre mondiali, che si è occupata delle ricerche e dello studio dell’eredità degli antenati germanici e indoeuropei. Era un’emanazione diretta del Terzo Reich, ed ha organizzato spedizioni ai quattro angoli del mondo per chiarire il mistero dell’eredità ancestrale. Fra queste, le più famose sono state probabilmente quelle guidate dall’esploratore Sven Hedin in Asia centrale. “Ahnenerbe” significa appunto “Eredità degli antenati”.

Si fa spesso osservare che in queste ricerche i Tedeschi hanno speso più di quanto abbiamo fatto gli Americani per la realizzazione della bomba atomica. Di solito, questa osservazione viene presentata in maniera sgradevolmente ironica, come dire quanto folli e fuori dalla realtà fossero questi nazionalsocialisti. Si tratta di una questione di priorità. Per i democratici yankee, miranti a un potere bruto e intrinsecamente violento sul resto del nostro pianeta, attraverso il ferro e l’oro, il potere tecnologico-militare e quello del denaro, l’eredità degli antenati di chicchessia, a cominciare dai loro, non aveva e non ha alcuna importanza, anzi, un’identità legata alle radici, una tradizione veicolata dal sangue, era ciò che massimamente si opponeva, e ancora oggi si oppone all’universale trionfo della democrazia che ha come premessa l’appiattimento e la cancellazione delle differenze fra gli uomini.

Per chi non la pensa così, sciogliere il nodo delle nostre origini, della nostra eredità ancestrale, capire chi veramente siamo, è forse più importante che avere i mezzi per esercitare un bruto potere di distruzione sull’intero pianeta.

Come certo avete potuto notare, fra tutte le tematiche politiche, metapolitiche, filosofiche, esistenziali, religiose, quella su cui ho concentrato maggiore attenzione negli ultimi tempi, è proprio il problema delle origini, al punto che mi sembra di aver messo insieme quella che, tenendo conto di tutte le proporzioni del caso, si potrebbe forse definire una piccola Ahnenerbe casalinga.

Il motivo di una simile scelta è collegato precisamente al successo che sta raccogliendo “Ereticamente”. Nel giro di un paio d’anni la nostra testata è notevolmente cresciuta come diffusione e lettori, al punto che oggi la si può definire tranquillamente un punto di riferimento della nostra “Area”. Un successo, spero che nessuno mi riterrà presuntuoso se lo affermo, al quale col centinaio e passa di articoli che ho finora collocato sulla nostra testata, mi sembra di aver dato un contributo non trascurabile.

Assieme ai lettori, è cresciuto il numero dei collaboratori, così che mentre all’inizio ci si poteva e ci si doveva occupare un po’ di tutto, è diventato giocoforza ritagliarsi un settore più specializzato.

Ben prima di arrivare alle pagine di “Ereticamente”, il problema delle origini della civiltà europea, delle culture indoeuropee, dell’uomo caucasico, è un argomento a cui, da qualcosa più di una ventina d’anni, ho dedicato una particolare attenzione, a prescindere dalla prospettiva di pubblicare qualcosa in merito.

Non so se finora ho avuto l’occasione di raccontarvi l’episodio che mi ha  portato ad accendere un particolare interesse in proposito. Eravamo nel 1991, quasi ventitré anni fa, mi trovavo a scuola (una scuola diversa da quella dove insegno attualmente) durante un intervallo in sala insegnanti, e come spesso succede, fui coinvolto in una discussione fra colleghi, una di quelle dove – una volta tanto – emergono argomenti non futili.

Una collega, docente di storia dell’arte e patita dell’oriente se ne uscì con l’affermazione che sebbene l’uso delle staffe compaia per la prima volta in maniera documentata in Europa nell’Alto Medioevo, dovesse essere anche questa un’invenzione orientale perché a suo dire, noi Europei “non avevamo mai inventato nulla”.

Questo discorso ebbe il potere di offendermi nel mio orgoglio di uomo europeo e caucasico. Risposi con enfasi che, se anche quella delle staffe fosse stata la sola invenzione attribuibile a noi Europei, essa non era così da poco come la collega pensava: prima di essa un cavaliere era costretto a stringersi con le gambe alla cassa toracica del cavallo e tenersi sempre aggrappato almeno con una mano ai finimenti. Le staffe, scaricando verticalmente il peso del cavaliere, trasformavano l’animale in una piattaforma molto più stabile che permetteva di tenere armate entrambe le braccia (con lancia o spada, e scudo, di solito). Fu l’invenzione delle staffe che fece della cavalleria franca la più formidabile macchina da guerra che il mondo avesse fin allora conosciuto, e che schiantò lo slancio della conquista arabo-islamica a Poitiers. Ricordo che rievocai con toni epici dettati dalla passione quello scontro cruciale: questa battaglia durò tre giorni e due notti durante i quali i cavalieri franchi (ce ne fossero oggi!) ributtarono costantemente indietro le orde mussulmane con tale slancio da far pensare che davvero in loro si fosse incarnato lo spirito dell’Europa che non accettava di veder trasformato il nostro continente in un pezzo di mondo islamico.

Non mi fermai qui, credo che tirai fuori praticamente tutto, dalle pitture parietali di Altamira ai monoliti di Stonehenge, ai templi, alle sculture alla pittura vascolare greca, alle strade e le mura romane, agli affreschi pompeiani, alle cattedrali gotiche. Credo di averla lasciata tramortita, e gli altri colleghi stupefatti dalla mia irruenza, di solito sono una persona alquanto posata nelle relazioni personali.

Io, tuttavia, non mi sentivo soddisfatto. Per certi versi, penso di essere un uomo all’antica, e aver avuto ragione di una donna, sia pure in uno scontro verbale, non mi sembrava una gran vittoria, ma soprattutto non mi bastava aver avuto ragione, volevo essere certo di AVERE ragione, e quell’episodio è diventato il punto di partenza di una serie di ricerche, sia pure affidate alle fonti scientifiche e letterarie, non avendo io la possibilità di condurre spedizioni e campagne di scavi, e riflessioni personali, il cui contenuto si è poi in gran parte riversato nei testi che avete letto su “Ereticamente”.

Più procedevo in questo genere di lavoro, più quello che scoprivo si è rivelato sorprendente ai miei stessi occhi. Quando si salta dal livello della presunta informazione scolastica e divulgativa a quello dei lavori appena un po’ più approfonditi degli specialisti, ci si accorge che la storia che ci raccontano non è “la Storia”, ma letteralmente una bufala, una fiaba.

Cosa dire, ad esempio, delle tavolette “di Tartaria” (che nonostante il nome non hanno nulla di asiatico, furono ritrovate nel 1962 in uno scavo nel sito di Turda in Romania), che contengono i più antichi pittogrammi, i più antichi esempi di scrittura conosciuti al mondo, e la cui esistenza da mezzo secolo è nota agli specialisti ma rimane rigorosamente celata al grosso pubblico? Che dire, per citare solo un altro esempio, delle sepolture ritrovate nei pressi di Stonehenge, per citare soltanto una, quella del ragazzo con la collana di ambra, che ha restituito i resti di un quindicenne proveniente dal Mediterraneo che, data la sua giovane età, è inverosimile avesse raggiunto il santuario megalitico da solo ma doveva far parte di un gruppo familiare, e aveva al collo un monile di preziosa ambra baltica. Ci lascia intravedere un’Europa preistorica molto diversa da quella che ci viene solitamente descritta, dove le persone e le merci viaggiavano su grandi distanze, e non isolati avventurieri, ma interi gruppi familiari.

I motivi di questa mistificazione sono, io penso, sia storici sia politici. Motivi storici: la “nostra” cultura, la cultura che ci è stata imposta, di base è cristiana, biblica, ecclesiastica. E’ semplicemente ovvio che per quanto riguarda la storia antica attribuisca al Medio Oriente, la parte del mondo in cui è stata scritta la bibbia, la sola che i suoi estensori conoscevano, una centralità spropositata. La nostra concezione del mondo si è affrancata dall’influenza biblica con Copernico e Galileo sul terreno dell’astronomia e delle scienze fisiche, con Darwin su quello delle scienze biologiche, ma per  quanto riguarda le scienze storiche, un’analoga rivoluzione non è mai avvenuta.

A questi motivi storici, se ne sommano altri più recenti e contingenti di natura politica. Dopo due disastrose guerre mondiali che hanno fatto perdere al nostro continente quell’egemonia planetaria che fin allora possedeva (E’ inutile illudersi, tutti noi Europei abbiamo perso ENTRAMBE le due guerre mondiali: i vantaggi territoriali acquisita dall’uno o dall’altro stato europeo “vincitore” nell’uno o l’altro dei due conflitti, non sono valsi la perdita dell’egemonia planetaria del nostro continente, e oggi rischiamo di scomparire come entità nazionali a causa di un’invasione camuffata da immigrazione), l’Europa si è trasformata in una costellazione di stati a sovranità limitata, prima in un condominio americano-sovietico, oggi in una serie di colonie degli Stati Uniti. In questa situazione, una cultura, una “scienza” storica strettamente ammanicate a un potere politico che è di tipo PROCONSOLARE, subordinato a una potenza ad di fuori dell’ecumene europeo, si guardano bene dall’incoraggiare negli Europei l’orgoglio di essere tali, e magari la volontà di resistere al potere mondialista che ha deciso la loro sparizione per progressivo annegamento in un’ibrida società multietnica.

Io penso possa essere non privo d’interesse il racconto della storia della mia piccola Ahnenerbe casalinga prima della sua confluenza in “Ereticamente”, possa essere fonte di qualche interessante insegnamento. Ricordo che qualche anno dopo aver iniziato una serie di ricerche e riflessioni riguardo all’antichità e originalità della civiltà europea, decisi di condensare i risultati raccolti in uno scritto da far circolare fra i miei colleghi nella speranza di suscitare un dibattito, e con il remoto proposito di trovare da qualche parte un qualche sbocco di pubblicazione. E’ ovvio che da questo scritto avevo espunto ogni chiaro riferimento alla politica.

Devo dire di aver avuto veramente una pessima idea, o forse non tanto pessima, perché se non altro mi ha permesso di constatare con mano di che pasta sono realmente fatti “gli intellettuali” a cui affidiamo inconsapevolmente la formazione dei nostri giovani.

Ricordo un collega di taglio culturale inequivocabilmente marxista che reagì malissimo al mio scritto (sebbene non contenesse alcuna affermazione politica esplicita), secondo lui, esso era intriso al massimo di “pregiudizi eurocentrici”. Egli in pratica aderiva a quel concetto di relativismo culturale che ritroviamo nell’ “epistemologia anarchica” di Feyerabend, nel “rifiuto di distinguere fra le conoscenze e gli usi” di Levi Strauss. Secondo quest’orientamento di pensiero, una capanna di paglia dell’Africa centrale e la cattedrale di Chartres sono la stessa cosa, come hanno l’identico valore un’operazione a cuore aperto, prodotto di una raffinata tecnica chirurgica che a sua volta è il frutto di una conoscenza medica sviluppata attraverso un’indagine sistematica del corpo umano, e la danza di uno stregone per scacciare gli spiriti maligni. In pratica, questo “non eurocentrismo”, questo relativismo culturale è una sistematica svalutazione di tutto ciò che è europeo, caucasico, “bianco”.

Ma io penso che l’avversione che lui e anche altri “compagni professori” hanno manifestato per il mio scritto (che in apparenza, lo ripeto, non parlava per nulla di politica) avesse anche un’altra ragione più profonda. Io ancora non me ne ero reso ben conto, ma li spiazzava perché LI COGLIEVA IN CASTAGNA. La dialettica materialista, il materialismo storico e dialettico inventato da Marx, più che come un hegelismo frainteso, si presenta ai suoi  adepti  come una chiave magica in grado di dare loro una comprensione profonda dei meccanismi del divenire storico. Il mio scritto lo e li sbugiardava, perché non erano stati in grado di cogliere neppure la natura clericale di base della concezione corrente della storia. Senza propormi tanto, avevo evidenziato che la pretesa di scientificità del “socialismo scientifico” marxista è una vera ridicolaggine.

Molto interessante è stata anche la reazione di una collega che non sapevo fosse, e ho appreso dalla reazione al mio scritto che era, una fervente cattolica. Mi riferì di essere rimasta sbalordita nel constatare che nel mio scritto passavo direttamente dall’antichità al rinascimento, saltando del tutto il contributo che il cristianesimo aveva dato allo sviluppo della civiltà europea. Contributo che a suo dire consisteva soprattutto in due idee di origine biblico-ebraica che il cristianesimo aveva apportato all’Europa: la linearità del tempo e la non sacralità della natura.

Che questa influenza vi sia stata, è fuori di dubbio, ma quel che ha apportato alla cultura europea, mi pare siano elementi di crisi, di frizione. Nel mondo antico gli Ebrei erano forse i soli a non concepire il tempo come circolare, ciclico, ma lineare, dalla creazione “nel principio” fino alla sua inevitabile fine. L’idea di un tempo lineare diventa facilmente quella di uno sviluppo ascendente, si converte facilmente in quell’insidiosa fola del progresso, che sappiamo quanti danni abbia fatto all’Europa e alla sua cultura. La pretesa che ciò che ci si presenta come più nuovo sia per ciò stesso migliore di ciò che lo precede, è un grimaldello di cui le forze della sovversione si sono servite e continuano a servirsi per far saltare via pezzi man mano più grandi della tradizione europea, e le conseguenze devastanti di ciò sono sotto gli occhi di tutti.

La non sacralità della natura. Questo rappresenta forse lo spartiacque più evidente fra il paganesimo, CIOE’ L’AUTENTICA TRADIZIONE EUROPEA e la concezione monoteistica-semitica-abramitica-cristiana. PER IL PAGANESIMO LA NATURA E’ SACRA e l’uomo ne fa parte. Secondo la mia collega, era proprio questa desacralizzazione della natura di matrice cristiana che aveva permesso all’uomo europeo di sviluppare quell’atteggiamento aggressivo di dominio sulla natura che aveva portato alla nascita della moderna tecnologia. Ciò può senz’altro essere ma ha portato anche a un atteggiamento irresponsabile nei confronti della natura stessa, al saccheggio scriteriato delle risorse ambientali, all’inquinamento, alla distruzione di specie viventi, ma soprattutto è una vera e propria malattia dello spirito: quando si arriva a vedere nella cementificazione e distruzione di un habitat naturale qualcosa di cui entusiasmarsi, un “progresso”, vuole proprio dire che si è entrati nel campo della psicopatologia. Abbiamo dimenticato l’insegnamento di Francesco Bacone: “Alla natura si comanda soltanto obbedendole” o anche quello che in forma forse più poetica lo scrittore Giuseppe Festa presenta nel suo libro “I boschi della luna”: “L’uomo non è l’artefice dell’arazzo della vita, è solo uno dei fili che ne compongono la trama”.

Nel cristianesimo, questa desacralizzazione della natura agisce anche all’interno dell’uomo, che viene indotto a percepire i suoi istinti naturali come “peccaminosi”, “bassi”, “animaleschi”, e non credo occorra insisterci molto, sappiamo tutti quanto l’atteggiamento morboso del cristianesimo nei confronti della sessualità abbia seminato nella nostra cultura una grandissima scia di nevrosi e sofferenze.

Certamente, non si può negare che il mondo semitico abbia influito sull’Europa attraverso il cristianesimo o altri canali, ma non credo proprio che in quest’influenza si possa ravvisare alcunché di positivo.

Torniamo al momento presente. A che punto sono le cose con la nostra Ahnenerbe casalinga? Diciamo che le ricerche continuano. Se si ha in animo di raccontare una fola, è bene evitare di spingersi troppo oltre, perché i nuovi fatti che man mano emergono tenderanno inevitabilmente a smentirvi, ma se da oltre vent’anni tutte le nuove ricerche e i fatti che emergono tendono a confermare le vostre tesi, allora significa proprio che siete nel giusto. Per sorprendente che possa apparire la cosa, abbiamo già ulteriori aggiornamenti riguardo alla nostra ricerca delle origini, e saranno l’oggetto della seconda parte di questo scritto.


Ricordiamo sempre che questa non è una ricerca di valore puramente accademico: conoscere il passato significa capire il presente e dotarsi dei mezzi per compiere le scelte giuste per avere un futuro. 
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Categorie: Ahnenerbe

Pubblicato da Fabio Calabrese il 5 Marzo 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Accad

    E’ possibile poter vedere qualche esempio dei pittogrammi di Turda?
    Grazie.

  2. Accad

    Dimenticavo:
    Se non ricordo male le staffe erano conosciute sin dai tempi dell’impero romano ma la cavalleria romana preferiva la sella con i quattro corni laterali. Tale accorgimento era confacente all’uso della lunga lancia (detta contus) e, soprattutto – credo, al fatto che i cavalli dell’epoca erano di taglia più piccola e potevano essere guidati, con relativa semplicità, per mezzo della pressione che le gambe di cavalieri esercitavano sui fianchi dell’animale. Ciò non toglie che la cavalleria romana quando si confrontò con la cavalleria persiana non brillò, sembra per differente stazza dei quadrupeti (i famosi cavalli della Media della cavalleria persiana). Con il tramonto dell’impero la prevalenza della cavalleria barbara ha migliorato il sistema di guida dei cavalli.

  3. Nicola Spanu

    Affermare che il “cristianesimo” (definizione piuttosto generica, sarebbe meglio parlare di “cristianesimi”, essendovi molte interpretazioni diverse dello stesso fenomeno) fosse in blocco fautore della non-sacralità della natura, come la sua collega fa, mi sembra una generalizzazione inaccettabile. Pensiamo, a solo titolo di esempio, a Francesco d’Assisi, ad Ildegarda di Bingen, alla Scuola di Chartres, in cui la natura assume un ruolo centrale come manifestazione visibile dell’invisibile, per citare S. Paolo, in armonia ciò con la teoria platonica del mondo sensibile quale eikon, immagine, dell’mondo intelligibile.

    • Franco

      Bello questo tuo parlare di “cristianesimI”… è la via più facile e veloce per l’autoassoluzione. QLa chiave per poter affermare che qualsiasi porcata imputabile al cristianesimo in realtà non è colpa del “cristianesimo”, ma di una sua corrente (magari deviata, eretica), perchè il cristianesimo “quello vero” (quale, poi?) … eh, quello è tutta un’altra cosa!
      No, grazie.
      Puoi parlarne indifferentemente al plurale o al singolare, nulla cambia: il cristianesimo/i è/sono la peggior iattura che abbia colpito l’Europa negli ultimi due millenni.

  4. Giuseppe

    “Nel cristianesimo, questa desacralizzazione della natura agisce anche all’interno dell’uomo, che viene indotto a percepire i suoi istinti naturali come “peccaminosi”, “bassi”, “animaleschi”, e non credo occorra insisterci molto, sappiamo tutti quanto l’atteggiamento morboso del cristianesimo nei confronti della sessualità abbia seminato nella nostra cultura una grandissima scia di nevrosi e sofferenze.”

    Se è un endorsement alle battaglie del Movimento di Liberazione Omosessuale e Transessuale , concordo in pieno.

  5. DAmod1

    Credo che la Cultura cominci da qui ma un pò meno la Storia.

    Alla luce delle dimostrazioni matematico-statistiche degli ultimi vent’anni fatte dall’ equipe dell’Università di Mosca – Facoltà di Matematica guidata dai Proff. А.Т.Fomenko, G.V.Nosovskiy, che dimostrano la falsità e le falsificazioni cronologiche e testimoniali operate dalla Chiesa Cattolica dal 1300 al 1600 (Chronologia.org), si può ben dire che il nostro autore sia sulla giusta strada.

    Dopo lo shock della lettura consigliata, sono pronto con chi volesse a riprendere le discussioni con occhi nuovi e mente purificata.

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