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Puntualizzazioni e approfondimenti, prima parte

Puntualizzazioni e approfondimenti, prima parte

Di Fabio Calabrese

In questo articolo vedremo assieme una serie di puntualizzazioni, di aggiornamenti, di approfondimenti, che è possibile e utile fare circa la tematica delle origini che ho affrontato negli scritti precedenti. Mettere meglio a fuoco il nostro passato ci aiuterà a capire sempre meglio noi stessi.
I punti di vista che ho espresso si potrebbero condensare in quelle che mi piace chiamare “le sei tesi eretiche”. Martin Lutero per esporre la sua dottrina ebbe bisogno di novantacinque tesi. Noi ci accontenteremo di sei. Ogni tanto, un po’ di modestia ci vuole.

In estrema sintesi, eccole:
1.      La priorità dell’Europa nel processo di civilizzazione rispetto al Medio Oriente.
2.      La smentita dell’ipotesi “nostratica” dell’origine mediorientale delle lingue e dei popoli indoeuropei.
3.      Il riscontro di un’impronta di un antico popolamento europide, caucasico, “bianco”, alla base di tutte le civiltà antiche.
4.      La smentita dell’ipotesi dell’origine africana della nostra specie, homo sapiens.
5.      Una rilettura dei dati della biologia; in particolare notando che il concetto darwiniano di selezione naturale non implica un’evoluzione intesa come sviluppo necessariamente ascendente, confondibile con il concetto di progresso, e amenità democratiche e provvidenziali-cristiane.
6.      Un attento esame delle ipotesi più avanzate basate sui dati scientifici, che rivela un’inaspettata convergenza con quanto sempre affermato da tradizioni e miti, e impone di riconsiderare il valore euristico di questi ultimi.
Adesso – penso – non sarà necessario ripetere punto per punto la dimostrazione di queste tesi, che trovate esposta negli articoli precedenti, ma sarà invece utile esaminare gli elementi nuovi che si possono apportare a un quadro che man mano diventa sempre più chiaro.
Un concetto che ho più volte esposto ma forse è il caso di ribadire una volta di più per non dare adito a equivoci, è che l’impostazione che ho espresso su queste pagine è quella che qualcuno, soprattutto di scuola marxista, potrebbe definire (e condannare) come “eurocentrica”.
Quando si parla di “Europa” oggi è molto facile andare incontro a reazioni fobiche, a un’avversione, a un rigetto che è in contrasto evidentissimo con il clima di aspettativa (di illusione) che aveva accompagnato la creazione dell’Unione Europea almeno fino al 2001. Che le UE abbia rapidamente deluso, che si sia rivelata una macina al collo soprattutto per i Paesi dell’Europa mediterranea (soprannominati sprezzantemente PIGS, che è l’acronimo di “Portogallo, Italia, Grecia, Spagna”, ma in inglese significa “maiali”), questa è una cosa che nessuno oggi può obiettivamente negare, ma occorre ribadire che la UE, la cosiddetta Unione Europea non è l’Europa, è una accolita di burocrati e finanzieri che celati dietro il paravento dell’unione europea, mirano a impadronirsi delle ricchezze prodotte dal lavoro dei popoli del nostro continente, e questo certamente non è privo di connessioni con il piano Kalergy, mirante alla formazione di un’unica società mondialista attraverso il livellamento e il meticciato, quindi la sparizione di quei popoli che le istituzioni cosiddette europee fanno finta di rappresentare.
Che i popoli dell’Europa mediterranea siano i primi a subire l’impatto di questo piano vampiresco, non è purtroppo cosa che possa stupire, dipende dal fatto che sono quelli a economia più fragile, ma di una cosa – io penso – possiamo essere certi, che il clima di dissapori e veleni che si sta creando fra nord e sud dell’Europa giocherà tutto a favore dei vampiri che agiscono dietro le quinte.
La cosa più tragica, oggi, è con ogni probabilità, la situazione che si è venuta a creare in Ucraina, perché i rivoltosi ucraini in buona fede sono probabilmente gli ultimi epigoni di quell’idea “europeista” che da noi si è schiantata sotto il peso dei fatti. Costoro credono ancora che “l’Unione Europea” sia veramente l’Europa e non la maschera dei suoi sfruttatori. Essi, come gran parte dei popoli dell’ex Unione Sovietica, hanno il problema della presenza russa incombente.
In più, bisogna dire che anche qui come in Moldavia, come quasi dappertutto nell’ex Unione Sovietica, c’è la presenza di una minoranza russa che in alcune zone come la Crimea, è una maggioranza. L’ “internazionalismo proletario” è probabilmente la menzogna più grottesca che sia mai stata inventata, e Stalin, sebbene non fosse un russo ma un georgiano, è forse colui che ha fatto di più per sopprimere o almeno mettere in seria difficoltà le nazionalità non russe del gigantesco impero ereditato dagli zar, trasferendo fra l’altro minoranze russe nelle repubbliche più importanti, creando delle coabitazioni forzate che sembrano un anticipo di società multietnica.
Il tragico è però che i ribelli ucraini, almeno quelli che sono in buona fede e non agenti al soldo diretto del mondialismo e degli USA, non si rendono conto di guardare a un’Europa che non esiste, di scambiare per un possibile alleato un vampiro desideroso solo di aprire loro la giugulare come a tutti i popoli caduti sotto il suo dominio.
Allo stesso modo, è il caso di ribadire che civiltà europea non è per nulla sinonimo di “civiltà occidentale”. L’occidentalismo, tanto caro alle destre con le quali non abbiamo nulla a che spartire, è la stessa cosa che filo americanismo. La modernità coi suoi aspetti pacchiani e fragorosi, con la sua aridità spirituale, la riduzione di tutti i valori al mero dato economico, è qualcosa che non ci appartiene, è la premessa all’assimilazione al mondialismo multietnico.
Il mondialismo finirà certamente per perdere la partita, perché un parassita non può sopravvivere al proprio ospite, il problema è quanti e quali danni sarà riuscito a infliggere all’intera umanità. Nel frattempo, con l’America settentrionale e l’Europa occidentale che rischiano di essere travolte dal meticciato multietnico, la Russia rimane l’unico “santuario” dell’uomo caucasico, per quanti difetti possa avere il potere russo di oggi.
Fra le sei “tesi eretiche” quella che ha bisogno di un maggiore approfondimento, è con ogni verosimiglianza la sesta. Che l’ipotesi dell’origine africana della nostra specie sia stata imposta come “ortodossia scientifica” senza trovare il minimo riscontro nei fatti e indipendentemente da qualsiasi metodologia scientifica, ma come dogma-base di un discorso ideologico antirazzista, di negazione della pura e semplice esistenza delle razze, lo abbiamo visto con ampiezza. Lo smascheramento dell’aspetto ideologico di questa tesi (leggenda, favola), dà credito da un lato all’ipotesi multiregionale, dall’altro ci permette di cogliere il nucleo di profonda verità di quel che possiamo chiamare il mito iperboreo, perché è stato il nord, fuori di dubbio, imponendo una rigida selezione, una difficile lotta per la sopravvivenza alla quale non erano soggetti coloro che erano rimasti a vivere nello stesso ambiente degli ominidi primitivi, a forgiare la nostra specie come la conosciamo, a sviluppare l’intelligenza, la preveggenza, la capacità di pianificare in vista delle incertezze del futuro, a buttare le basi di ciò che è specificamente umano.
Abbiamo visto anche che ciò che la biologia darwiniana ci consente realmente di desumere non è l’evoluzionismo buonista cristiano-compatibile e (con)fondibile col concetto di progresso caro alla sinistra, ma l’idea del ruolo centrale della lotta per la sopravvivenza, l’idea aristocratica della selezione naturale, della sopravvivenza del più adatto, e della costruzione dei tipi superiori attraverso l’accumulo delle variazioni favorevoli, ma abbiamo visto anche che questa concezione viene a coincidere, se non precisamente con un mito, con una concezione molto antica nella storia della filosofia, con il pensiero di Eraclito, “La guerra è madre e regina di tutte le cose”.
Certamente l’idea che il mito, espressione dell’atteggiamento primordiale dei popoli e delle culture verso la realtà, interpretazione istintiva dell’esistenza, possa avere un valore euristico, urta profondamente contro una mentalità razionalista, ma non dovremmo mai dimenticare che razionalismo non è razionalità. Questa, ve l’ho già raccontato in passato, è una realtà contro la quale sono andato letteralmente a sbattere la faccia. Vi ho già raccontato di come anni fa avevo aderito al CICAP, associazione la cui lotta contro la superstizione e la ciarlataneria ancora così ampiamente diffuse nella “cultura” nostrana, mi sembrava altamente meritoria dal punto di vista educativo, ma sono rimasto profondamente deluso da quest’ultima vedendo la sua impostazione di sinistra e in particolare la vicinanza politica al Partito Radicale. Il colmo, che mi ha indotto a una formale dissociazione, è stato raggiunto quando sulle pagine di “Scienza e paranormale” la pubblicazione del CICAP, è apparso una specie di proclama che diceva in sintesi: “Abbiamo vinto la battaglia contro i maghi (ma quando mai?), ora impegniamoci contro i complottisti”.
“Complottisti”, per inciso, sarebbero le persone che non pensano che tutto ciò che ci viene esibito sul teatrino della politica sia veritiero e in buona fede, che non escludono che vi possano essere congiure e cospirazioni dietro gli eventi storici, che – facendo un esempio non casuale – non ritengono impossibile che l’attentato dell’11 settembre 2001 sia stato ordito da forze diverse da Al Qaeda, che credono all’esistenza del piano Kalergy (cosa che nell’ottica CICAPpina è equivalente a credere ai fantasmi o agli UFO), cioè praticamente tutti noi.
Le ideologie, compresa quella “libera pensatrice” funzionano come i viaggi organizzati dalle compagnie turistiche, o acquisti l’intero pacchetto, o non se ne fa niente. Il pacchetto “libero pensatore” comprende, oltre alla non credenza nel paranormale, l’anticlericalismo (e fin qui ci posso stare) ma anche un atteggiamento adorante nei confronti degli USA e di Israele e il rifiuto del cosiddetto complottismo, e a questo punto si vede che quello spirito critico che si pretende di esercitare nei confronti dei fenomeni paranormali si annulla completamente appena si parla di politica. Questo mi ha insegnato una cosa fondamentale: è facile riempirsi la bocca di “libero pensiero”, ma pensare liberamente con la propria testa è tutt’altra cosa, ed è un privilegio di pochi, molti meno di quel che riterremmo a prima vista.
Al centro di questo laicismo d’accatto “made in USA”, importato d’oltreoceano come i testimoni di Geova, c’è la mitologia massonica che si preoccupa di “ricostruire il tempio di Gerusalemme”, di “vendicare l’assassinio di Hiram” (posto che sia mai avvenuto) e via dicendo, è una religione abramitica dall’evidente componente ebraica, una caricatura di cristianesimo così brutta da far preferire francamente l’originale.
Noi non dobbiamo in ogni caso sottovalutare il potere che ha “la cultura” o per meglio dire l’ossessione biblica così largamente diffusa negli Stati Uniti e di cui noi, in conseguenza dell’egemonia non solo politica, economica e militare, ma anche mediatica americana, finiamo per subire una specie di rimbalzo, nell’ostacolarci nella comprensione della verità su noi stessi.
Basti pensare che ci sono state alcune “serissime” spedizioni archeologiche intese a ricostruire il percorso degli Ebrei guidati da Mosé attraverso il Sinai, come se, ammesso e non concesso che la narrazione biblica abbia un qualche fondamento, fosse possibile rintracciare i fuochi dei bivacchi e i segni delle tende piantate a distanza di tre millenni, tre millenni durante i quali questo deserto è stato incessantemente percorso da carovane di nomadi e beduini.
Ma forse è ancora più grottesca la storia della ricerca dell’arca di Noè. Come è noto, ad alta quota sul monte Ararat in Armenia si trova una formazione rocciosa vagamente simile alla prua di una nave, e questo ha generato la leggenda che essa sarebbe quanto rimane della leggendaria arca (non è chiaro se il legno si sia straordinariamente pietrificato in pochi millenni, o se essa avesse fin dall’origine la chiglia di pietra). Anni fa una spedizione organizzata da un’associazione creazionista ha riportato dalle pendici dell’Ararat, prelevati a dire il vero a una quota molto più bassa, dei frammenti di legno che secondo loro avrebbero fatto parte del fasciame dell’arca. Analizzati al carbonio 14, sono risultati essere di epoca bizantina, avevano fatto parte – forse – della capanna di qualche eremita.
E’ chiaro che finché si continueranno a buttare denari ed energie in ricerche di questo genere e si continueranno a ignorare i grandi complessi megalitici che costellano l’Europa dalle Orcadi a Malta passando per Stonehenge, Carnac, Externsteine, non sarà possibile una ricostruzione attendibile della nostra storia più remota.
In apertura, ho parlato del caso dell’Ucraina. Le considerazioni sul nostro passato rimandano all’attualità, perché di mezzo c’è sempre l’idea che ci facciamo di noi stessi e del mondo che ci circonda. Vorrei ora portare un esempio dello stesso genere, anche se apparentemente molto più piccolo. Se c’è una categoria di persone che onestamente trovo insopportabile, sono i “comunisti al caviale”, i “compagni” ostentati col denaro – solitamente mal guadagnato – che esce loro dalle orecchie. Ho più stima, e perfino simpatia per i pochi “Pepponi” ancora superstiti. Questa categoria di intollerabili “compagni” olezzanti quattrini alligna in particolare, come tutti sappiamo, nel presunto servizio pubblico televisivo e, in tutta franchezza, Luciana Litizzetto, questa strapagata “compagna” che ostenta un “umorismo” fatto solo di volgarità, è uno degli esemplari più indigeribili.
Per questi motivi, per evitarmi più di un travaso di bile, ho evitato di guardare il più recente sceneggiato trasmesso da “mamma” (dei comunisti strapagati) RAI, “Fuori classe” che ha come protagonista questo sgradevole personaggio, anche se purtroppo so bene per esperienza diretta, che esso si riferisce a una realtà anche troppo concreta, gravissima e sottovalutata, al fatto che la (de)formazione dei nostri giovani è nelle mani peggiori a cui potrebbe essere affidata, una classe di “docenti” che si occupa di trasmettere loro più che conoscenze, i virus del cattocomunismo e del buonismo democratico, di operare su chi non è in grado di difendersi una vera e propria lobotomia psicologica.
In un cambio di canale (non chiamiamolo “zapping”, per carità, in base all’imperante moda idiota di chi sembra ritenere la lingua italiana incapace di trasmettere concetti quali che siano meglio di questo inglese d’accatto), però, mi è capitato di afferrare al volo questa battuta fra due molto realistici studenti catto-comu-rimbecilliti:
“E’ una nazista, figurati che è persino dalla parte dei crociati”.
Chiariamo subito, se ce ne fosse bisogno, che quello che si verifica almeno dalle guerre puniche (quando non esistevano né cristianesimo né islam) fino a oggi, e non è mai cessato, non è uno scontro di religioni, ma fra due mondi etnico-antropologici incompatibili, fra mondo europeo e mondo semitico-mediorientale a cui la religione del Discorso della Montagna e quella del Profeta forniscono solo un pretesto.
Le crociate, assieme alla riconquista della Sicilia e della Spagna, furono un momento di temporanea controffensiva dell’Europa dopo secoli di aggressioni islamiche, di conquiste saracene, incursioni, saccheggi, razzie di europei da ridurre in schiavitù, una controffensiva purtroppo temporanea, perché dopo l’ondata di invasione e violenza araba, arriverà quella ottomana, ancora peggiore, più feroce, protratta per un maggior numero di secoli, e che arriverà a colpire l’Europa in profondità, fin nel suo cuore, giungendo sotto le mura di Vienna. Dell’una e dell’altra, i testi “di storia”, in realtà di propaganda cattomarxista, non parlano se non in termini estremamente edulcorati, mentre si dedicano a ogni modo a rimbecillire le giovani menti evidenziando in ogni modo i torti o presunti tali degli Europei, instillando in loro un “santo” masochismo e l’idea che ha più ragione chi ha più melanina nella pelle.
La verità pura e semplice, è che oggi l’offensiva semitico-mediorientale contro l’Europa continua ed è in pieno svolgimento, mascherata da immigrazione. Ma non illudiamoci, i cosiddetti immigrati non hanno nessun desiderio di integrarsi, ci considerano delle “bestie” perché non imponiamo il velo alle nostre donne e mangiamo carne di maiale. Quello che vogliono, è sottometterci e soppiantarci, approfittando per il momento della nostra miope generosità.
Noi oggi li dobbiamo affrontare in condizioni nettamente peggiori dei tempi di Poitiers, di Kossovo Polje, di Lepanto, con le mani legate e gli occhi bendati, perché IL NEMICO INTERNO cattomarxista non fa che persuaderci di quanto buoni e angelici siano i nostri carnefici, e quanto cattivi siano stati i nostri antenati nell’esercitare il sacrosanto diritto di autodifesa.
L’unica nota positiva di questo quadro sconfortante, è semmai proprio il fatto, certamente meritevole di una riflessione a parte, che in maniera del tutto istintiva e spontanea IL NEMICO INTERNO identifica “a pelle” chi non si lascia plagiare dalla sua propaganda, che crede ancora nei valori della nostra civiltà, che è magari disposto a battersi per essa, con nessun altro che la NOSTRA parte politica.     
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Categorie: Europa, Mondialismo, Religione

Pubblicato da Fabio Calabrese il 18 Marzo 2014

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Anonymous

    Sono d’accordo, le Crociate rimangono uno dei momenti più alti della storia dell’Occidente.
    Ricordo anche a coloro che si lamentano per la colonizzazione del Nord Africa da parte delle potenze europee,che da quelle stesse coste partivano i pirati barbareschi musulmani,i quali razziavano le nostre coste e riducevano in schiavitù decine(se non centinaia) di migliaia di europei.Le scuse all’Islam da parte di qualche papa recente,sono un vero affronto.
    Però ci sono degli altri aspetti da considerare nella questione,da sempre la cultura di destra occidentale è stata fortemente attratta dalla religione islamica.
    1)Nietzsce nel suo “Anticristo”,parlava dei crociati come dei predoni,esaltando a più riprese la civiltà musulmana.
    2)Guenon,grande studioso delle religioni e amico di Evola,si convertì alla religione musulmana,finendo i suoi giorni in Egitto.
    3)Hitler ,considerava la religione musulmana l’unica degna di rispetto,tra le religioni ancora a larga diffusione del mondo.La stessa posizione l’aveva anche Hess.Vi furono persino ss(!) di religione musulmana.Si potrebbe dire che nessun sistema politico fu così vicino(politicamente) alle popolazioni arabe,come lo fu la Germania nazista.
    4)Tale fascinazione per la cultura islamica,è presente anche in tanti intellettuali più o meno di destra contemporanei(Cardini,Buttafuoco,etc).Evidentemente qualcosa di quella religine è vicina al “sentire” degli uomini di destra.
    5)L’idea di un’Europa islamizzata non mi entusiasma affatto,ma alla fine non potrebbe diventare il virus con il quale il sistema liberal democratico occidentale così come lo conosciamo potrebbe collassare?.Non potrebbero riportarci ad un sistema valoriale nuovamente più vicino alla tradizione(ammesso che non si facciano corrompere anche loro),considerato il fatto che gli europei sono ormai quasi del tutto instupiditi dalla propaganda progressista continua e martellante di film,programmi tv,libri,etc ?.A questo proposito ricordo la feroce opposizione dei musulmani alla legge sul matrimonio gay in Francia.
    Saluti e il mio più grande rispetto per Fabio Calabrese e il suo lavoro(cui però rinnovo l’invito a non contribuire ad una rinuncia da destra a Tolkien).
    Primula Nera

  2. Anonymous

    Ringrazio Primula per i saluti che ricambio, e l’attestazione di stima, ma alcune precisazioni sono assolutamente necessarie. Io non voglio escludere a priori che l’islam abbia qualche elemento di positività, soprattutto in quanto “religione da guerrieri, non da donnette”, anche se ho l’impressione che nei nostri ambienti essi siano stati notevolmente esagerati in funzione anti-ebraica, anti-sionista e, fra le due guerre, anti-britannica, ma io non consideravo l’islam come religione ma come BANDIERA ETNICA del mondo mediorientale contro l’Europa, nel contesto di una contrapposizione iniziata quanto meno quando né i Romani erano cristiani, né i Cartaginesi islamici. Ma soprattutto mi premeva mettere in luce l’atteggiamento della sinistra, che è per gli islamici come per i neri subsahariani, per i Rom o, se fosse il caso, per i marziani, perché è sempre e comunque CONTRO DI NOI in una sorta di masochismo etnico.
    Quanto a Tolkien, il meno che si possa dire, è che è AMBIGUO, se si riesce a digerire i suo ostentato cristianesimo e il suo dichiarato antifascismo…
    Fabio Calabrese

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