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La Crimea ritorna alla Russia

La Crimea ritorna alla Russia
Col referendum in Crimea è venuto fuori il “vero volto” dei falchetti “occidentali” che più che falchi sembrano gabbiani costretti, dalla loro stessa natura, a nutrirsi di spazzatura.

Il voto in Crimea parla chiaro (95 virgola qualcosa per cento). E se un giorno noi italiani decidessimo di fare un referendum per liberarci dalle basi Usa/Nato perché dovrebbe essere visto come una provocazione?  Un referendum, secondo me, è “solo” un referendum.
“Avranno o no diritto gli abitanti della Crimea di scegliere con chi stare”?
Gli ucraini occidentali sono alla fame perché aspettano i soldi dall’ UE e dagli USA ma i soldi non arrivano. Come mai? Semplice! Il governo dovrà prima sciogliere i movimenti nazionalisti (un po’ come successe in Italia con la crisi economica-politica del 1992, con lo scioglimento, per decreto, nel 1993, del Fronte Nazionale, del Movimento Politico Occidentale, ecc.) e poi dopo arriveranno i soldi! Ma lì i movimenti nazionalisti sono troppi e siccome furono indottrinati dai nazional-socialisti tedeschi tra la fine degli anni ’30 e gli inizi degli anni ’40, ora fanno davvero paura. Anche perché non è certo che si annetteranno alla UE o che accetteranno basi Usa/Nato.
I nazionalisti occidentali ucraini, che hanno fatto bene a protestare contro la corruzione, putroppo hanno fatto, inconsapevolmente, da pedine in un “gioco” molto più grande di loro.
Quale?
Questo, http://etleboro.blogspot.it/2014/02/i-guerriglieri-dei-paesi-caldi.html
A volte ci vuole tanta umiltà per scendere nelle profondità degli abissi umani.
Forse l’umiltà è quella cosa di cui abbiamo continuamente bisogno e che non basta mai.
Rochus
Putin, il pensiero russo della Grande Politica
Putin, il ribelle, l’irregolare, il ragazzo indisciplinato che fu espulso dai Pionieri, l’organizzazione dei giovani comunisti.
Putin, il futuro ufficiale del Kgb, che fu battezzato in gran segreto dalla nonna. Un uomo che diventerà un attento e colto ufficiale dei servizi segreti, che da ragazzo rifiutava la disciplina, il sistema.
Si vanterà all’inizio della sua presidenza di non essere stato un pioniere, ma un ribelle. Poi scopre il gusto della disciplina, delle arti marziali. Lo judo diventa per lui una filosofia di vita. Lo judo trasforma il ribelle in guerriero. La sua intelligenza si rafforza con il senso della fedeltà all’integrità, del controllo delle sue capacità di riflessione e comunicazione.
Dal suo punto di vista di osservazione, dalla Germania dell’Est è un ufficiale del Kgb molto attento all’Occidente, ai meccanismi del consenso delle democrazie di massa. Ha un eccellente memoria, e questa sua capacità di analisi e di comprensione lo porta ad essere un brillante comunicatore, un uomo capace di dare senso alle sue idee.
Ma questa sua identità, di ribelle, di guerriero, di analista, di comunicatore, di attento lettore che sedimenta idee, stimoli culturali, ne fanno un uomo che sa decidere. Un decisore nel senso schmittiano del termine. Un politico rispettoso delle identità, delle etnie, delle tradizioni, di un pensiero politico che rielabora, attualizza i temi della Rivoluzione Etica.
L’implosione del sistema sovietico e gli anni terribili della Presidenza Eltsin in balia di ex quadri del sistema comunista trasformatisi in oligarchi mafiosi finanziati dalle banche americane, che trasformarono le privatizzazioni in una colossale rapina ai danni del popolo russo, convinsero lui e alcuni suoi stretti collaboratori della svolta “imperiale” (nel senso di Imperium), popolare e patriottica della politica russa.
Dopo l’ascesa al potere cerca di aprire agli Stati Uniti e all’Europa. Al Bundestag tiene un discorso memorabile di grande apertura e amicizia verso l’Europa. È solidale con Bush nella lotta al terrorismo ma presto dovrà rendersi conto che gli americani sono impegnati a indebolire l’assetto geopolitico del suo Paese. E a questo punto si convince che nessun rapporto leale è possibile con americani ed europei poco affidabili e soprattutto ipocriti. Da qui la svolta euro-asiatica del leader russo e il progetto di fare della Russia una grande potenza mondiale in grado di contenere i tentativi americani di indebolire Mosca dal Kirghizistan alla Georgia, all’Ucraina.
Le rivoluzioni arancioni per Putin sono dei tentativi di destabilizzazione che pretenderebbero di radicarsi persino nel cuore della Russia.
L’egemonismo euro-atlantico arriva al punto che Angela Merkel, prima delle elezioni del 2012, afferma che Dmitri Medvedev sarebbe un candidato alla Presidenza ben visto in Occidente. A Mosca oltre duecento Ong (organizzazioni non governative), finanziate dagli americani s’ingegnano a creare un clima di opposizione alla candidatura di Putin, che dopo la parentesi Medvedev imposta dalla Costituzione intendeva riprendersi la Presidenza. Sarà la goccia che fa traboccare il vaso della diffidenza putiniana. Americani ed europei pretendono persino di decidere i vertici istituzionali della Nuova Russia.
Inizia per Putin un lavoro di riflessione e di approfondimento culturale che lo porterà a recuperare negli anni Novanta la figura di Stolypin e a rielaborare un pensiero identitario dalle forti connotazioni etiche, politiche e religiose. Idee che in Europa, oggi, risuonano provocatorie, incomprensibili e incredibili. Idee che, però, avvicinano alla Russia di Putin sempre nuove maggiori simpatie ed affinità elettive.

Pietro Golia
Putin e la storia del Novecento, ottobre 2013
«Ogni Stato deve disporre di forza militare, tecnologica ed economica; ma la cosa prima che ne determinerà il successo è la qualità dei suoi cittadini, la qualità della società: la loro forza intellettuale, spirituale e morale. Alla fin fine, crescita economica, prosperità ed influenza geopolitica derivano da tali condizioni della società. Se i cittadini di un dato Paese si considerano una nazione, se e fino a che punto si identificano con la propria storia, coi propri valori e tradizioni, e se sono uniti da fini e responsabilità comuni. In questo senso, la questione di trovare e rafforzare l’identità nazionale è davvero fondamentale per la Russia…
Ci siamo lasciati alle spalle l’ideologia sovietica, e non c’è ritorno. Chi propone un conservatorismo fondamentale, e idealizza la Russia pre-1917, sembra ugualmente lontano dal realismo, così come sono i sostenitori di un liberalismo estremo, all’occidentale. Bisogna capire che (l’identità nazionale) non è qualcosa di rigido che durerà per sempre, ma piuttosto un organismo vivente. Solo così la nostra identità sarà fondata su solida base, diretta verso il futuro e non il passato…
I liberisti devono imparare a parlare ai rappresentanti della sinistra e che d’altro canto i nazionalisti devono ricordare che la Russia è stata formata specificamente come stato pluri-etnico e multi-confessionale fin dalla sua nascita (…)
Possiamo vedere come i Paesi euro-atlantici stanno ripudiando le loro radici, persino le radici cristiane che costituiscono la base della civiltà occidentale. Essi rinnegano i principi morali e tutte le identità tradizionali: nazionali, culturali, religiose e financo sessuali. Stanno applicando direttive che parificano le famiglie a convivenze di partners dello stesso sesso, la fede in Dio con la credenza in Satana…
Se poniamo mente a quello che fu il trattato di Versailles vi troviamo le premesse della Seconda Guerra Mondiale. Questo almeno è il parere di molti storici di professione, con i quali sono assolutamente d’accordo perché il popolo tedesco o stato trattato ingiustamente dal trattato di Versailles…
Dalla prima metà del 2013 è stata introdotta in Russia una tassa sul lusso, inclusi gli immobili di prestigio e le macchine costose. È in approvazione alla Duma una legge che prevede l’obbligo per i funzionari russi e i loro parenti prossimi di dare informazione sui conti bancari, azioni e titoli all’estero posseduti. In caso contrario saranno processati e condannati. Inoltre, devono essere dichiarate le proprietà immobiliari straniere e la fonte economica per l’acquisto deve essere motivata. La legge è applicata allo stesso Putin, a tutti i funzionari della sua amministrazione, al Premier e ai membri del Governo e del Parlamento»…
Discorso di Putin alla Nazione, 12 dicembre 2013
«Siamo sempre stati orgogliosi del nostro paese. Ma non abbiamo aspirazioni da superpotenza, non vogliamo né dominare il mondo, né la nostra regione, non vogliamo interferire con gli interessi di nessuno, non cerchiamo di proteggere né di dare lezioni a nessuno.
Ma noi ci sforzeremo di essere un paese guida, di difendere il diritto internazionale e di garantire il rispetto della sovranità, dell’indipendenza e dell’identità nazionale. Questo è il naturale approccio che deve avere un paese come la Russia, con una grande storia, una grande cultura ed una vasta esperienza nel gestire tante diverse etnie che vivono in armonia, fianco a fianco, nello stesso stato . Cosa che è ben differente dalla cosiddetta tolleranza, che è una cosa futile e non garantisce le differenze di genere.
Oggi molti paesi stanno riconsiderando i loro principi morali, stanno dimenticando le loro tradizioni e cancellando le differenze tra le diverse etnie e le diverse culture. Si vuole che la società rispetti il diritto di ogni persona, la libertà di pensiero, la libertà di scelta politica e la vita privata, tutti valori positivi. Ma, proprio nel rispetto di questi principi, certe persone vengono tutelate e certe altre vengono umiliate, e questo è strano, perché a garanzia dello stesso principio i comportamenti sono del tutto divergenti. Non solo questa distruzione dei valori tradizionali ha effetti negativi sulla società, ma è anche profondamente anti-democratica, perché si pretende di applicare idee astratte alla vita reale, nonostante l’opposizione della maggioranza delle persone che non accettano queste innovazioni e queste modifiche.
Ma noi sappiamo che ci sono sempre più persone al mondo che concordano con il nostro approccio che vuol tutelare i valori della tradizione, quelli che sono stati la base spirituale e morale della civiltà nostra e di quella di ogni nazione. Noi rispettiamo i valori della famiglia tradizionale e della vita dell’uomo, ma non solo quelli materiali, anche quelli religiosi, spirituali dell’umanesimo e delle diversità del mondo…
Ciascuno di noi capisce che la prosperità non arriva da sola, ma si raggiunge come risultato dell’intenso lavoro e dell’impegno di ciascuno, nello sforzo delle persone di portare a termine quanto prefissato. Grazie a queste realizzazioni si forma il destino della nostra Patria, mentre la cura della propria famiglia, dei bambini, dei genitori, è indissolubilmente legata alla responsabilità verso la Russia, verso il Paese in cui viviamo e che amiamo, e che vogliamo vedere prospero e vincente»…
In uscita:

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Categorie: Crimea, Europa, Putin, Russia, Ucraina

Pubblicato da Ereticamente il 18 Marzo 2014

Ereticamente

“La visione del mondo non si basa sui libri, ma su di una forma interiore e su una sensibilità, aventi carattere non acquisito, ma innato. Si tratta essenzialmente di una disposizione e di un atteggiamento, non già di teoria o di cultura, disposizioni che non concernono il solo dominio mentale ma investono anche quello del sentire e del volere, informano il carattere, si manifestano in reazioni aventi la stessa sicurezza dell’istinto, danno evidenza ad un lato significato dell’esistenza. (…) Se la nebbia si solleverà apparirà chiaro che è la visione del mondo ciò che, di là da ogni cultura, deve unire o dividere tracciando invalicabili frontiere dell’anima: che anche in un movimento politico essa costituisce l’elemento primario, perché solo una visione del mondo ha il potere di cristallizzare un dato tipo umano e quindi di dare un tono specifico ad una data Comunità.”

Commenti

  1. Molto interessante. Viviamo in tempi strani: il punto piu’ oscuro del Kali-Yuga?

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