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Franco e gli Ebrei: la riscrittura della storia al servizio della demonizzazione. Fra la disinformazione franchista e l’intossicazione “antifascista “

 Fonte: http://www.polemia.com/
La storia e soprattutto la sua riscrittura vengono sempre più strumentalizzate politicamente. E messe al servizio delle colpevolizzazione delle nazioni e dei popoli europei. E a discapito delle forze politiche tradizionali o della Chiesa.
La Spagna non sfugge a questa impresa di sovversione. Quarant’anni dopo una transizione democratica riuscita, sessantacinque anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale alla quale la Spagna non ha partecipato, il regime di Franco viene regolarmente convocato sul banco degli imputati.
I socialisti e la stampa della superclasse mondiale ravvivano regolarmente le ferite della guerra civile. Con l’appoggio dell’importante quotidiano EL PAIS, Felipe Gonzalez aveva utilizzato le montature storiche per dare delle garanzia all’estrema sinistra e deviato l’attenzione della pubblica opinione dai suoi fallimenti economici.
Una delle ultime manovre è stata quella di accusare il regima franchista di essere stato complice nella persecuzione degli ebrei.
L’ispanista Arnaud Imatz se ne infischia di queste mediocrità pseudo-storiche: i 6.000 ebrei della Penisola Iberica non sono mai stati preoccupati nel periodo dal 1940 al 1945 e la stragrande maggioranza dei 15.000 ebrei della Spagna africana hanno appoggiato il Gen. Franco.
Rievocazione dei fatti contro le menzogne storiche. Breve memoria storica contro la memoria isterica!
Polémia.

Sette lustri dopo la sua morte, il generale-dittatore Francisco Franco rimane oggetto di discordia.
Quando le controversie  si placano, i grandi media spagnoli arrivano per riattivarne l’intensità.
Le autorità politiche della Penisola fanno fatica a resistere alla tentazione di risvegliare i vecchi demoni ideologici non appena esse ritengono opportuno sviare l’attenzione popolare.
In testa a dei governi socialisti per sette anni, José Luis Rodriguez Zapatero si è fatto specialista delle polemiche choc sulla guerra civile e sul franchismo.
Rischiando di fomentare l’agitazione e la divisione, ha regolarmente tentato di strumentalizzare un’interpretazione della storia e ne ha fatto una leva della sua politica per soddisfare l’estrema sinistra (1).
Screditato all’indomani della crisi del 2008, egli ha usato e abusato di questo stratagemma fino alla fine dei suoi mandati. L’ultima disputa accesa indirettamente “dall’affittuario” della Moncloa, poco prima di decidere di non presentarsi alle elezioni generali del 20Novembre 2011, ha preso di mira l’atteggiamento del Caudillo riguardante gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.
La disputa è stata scatenata da un articolo sensazionalista pubblicato nel giornale semi-ufficiale EL PAIS, dal titolo: “ Reportage: il regalo di Franco a Hitler. L’elenco di Franco per l’Olocausto “ (2). Un caso da manuale di intossicazione storico-politica che non meriterebbe alcuna considerazione se non fosse stato architettato da uno dei grandi quotidiani d’informazione spagnolo regolarmente citato dalla stampa internazionale.


UN TESSUTO DI CONGETTURE
Il cappello” dell’articolo dava così il la: “Il regime franchista ordinò ai governatori civili, nel 1941, di compilare un elenco degli ebrei che vivevano in Spagna. La schedatura, che includeva i nomi, le attività professionali, ideologiche e personali di 6.000 ebrei, fu verosimilmente consegnata a Himmler. Dopo la caduta di Hitler, le autorità franchiste tentarono di cancellare tutte le tracce della loro collaborazione nell’Olocausto. EL PAIS ha ricostruito questa storia e mostra il documento che prova l’ordine antisemita di Franco.
Questo articolo si basa in effetti su quattro pagine pubblicate dodici anni prima, dalla rivista Raices, dal presidente della Federazione delle Comunità Ebraiche di Spagna, direttore generale del gruppo Schlumberger-Sema Spagna, Jacobo Israel Garzon (3). Nel 1997, nel “lo schedario ebraico del franchismo, Jacobo Israel aveva divulgato l’esistenza di una circolare emanata dalla Direzione Generale della Sicurezza, datata 5 Maggio 1941, che ordinava ai governatori civili provinciali di inviare informazioni su tutti gli ebrei nazionali e stranieri che vivevano sul loro territorio. Questo documento, che incitava alla creazione di uno “schedario giudaico, proveniva dal governo civile di Saragozza ed era stato rinvenuto nell’Archivio Storico Nazionale.
Da quando fu rivelata, la circolare del 1941 non ha mancato di sollevare domande. Quale fu la ripercussione pratica dello schedario? L’iniziativa del suo allestimento proviene dal governo o dalle autorità di polizia? In quale misura i governatori civili seguirono le istruzione ricevute? Quanto persone furono incluse in questo schedario? Le spiegazioni portate dallo storico-giornalista di EL PAIS sono semplicistiche. Lo schedario sarebbe stato completamente distrutto alla fine della Seconda Guerra Mondiale e solo qualche scheda individuale sarebbe stata risparmiata. Lo schedario avrebbe contenuto almeno 6.000 schede individuali perché questa cifra figura dal censimento per nazione della popolazione ebraica del Protocollo di Wannsee (20 gennaio 1942).
Ne risulterebbe, sempre secondo il redattore di EL PAIS, che sia “verosimile” che José Finat, l’ex direttore generale della sicurezza spagnola, in seguito ambasciatore a Berlino,  abbia consegnato l’intero schedario al Reichsfuehrer delle SS, Himmler.
Un tessuto di congetture che appoggia su una parte di realtà, ma che non rimane meno ipotetica.
Chi pretenderebbe di coinvolgere le autorità inglesi nell’Olocausto solamente perché il numero degli ebrei nel Regno Unito è stato menzionato alla Conferenza di Wannsee?
Lo storico-giornalista di EL PAIS sembra ignorare che il numero di 6.000 ebrei era di dominio pubblico nella Penisola molto prima dei fatti che lui cita.
Nel 1933 la stampa madrilena parlava di una comunità ebraica spagnola di 5.000 persone. Nel 1934, censiva circa 1.000 rifugiati politici tedeschi, ebrei o non ebrei, un numero di esiliati politici che il redattore di EL PAIS non indica. E per una ragione evidente! Solo per questo distruggerebbe il mito di una Repubblica ospitale il cui governo di liberali di sinistra e di socialisti avrebbe ricevuto a braccia aperte i rifugiati ebrei del Reich. La Repubblica spagnola aveva, anzi, reintrodotto, prima delle elezioni del Novembre 1933, l’obbligo del visto per i tedeschi al fine di frenare l’immigrazione ebraica, o piuttosto, come si preferiva dire all’epoca, “per evitare una saturazione del mercato del lavoro. Detto questo, è molto improbabile che la totalità dei 6.000 ebrei sia rimasta sul territorio spagnolo dopo la vittoria dei nazionalisti (ci furono non meno di 430.000 esiliati alla fine della guerra civile: 270.000 che passarono e ripassarono la frontiera nel giro di qualche settimana e 160.000 che rimasero esiliati permanenti).


LA COMUNITA’ EBRAICA DELL’AFRICA DEL NORD IN MAGGIORANZA FAVOREVOLE A FRANCO.
Un’altra vistosa dimenticanza del redattore di EL PAIS: ignora l’esistenza della comunità ebraica nord-africana del protettorato ispanico-marocchino. Questa comunità di oltre 15.000 persone, ben più importante di quella della Penisola, aveva parteggiato in maggioranza per Franco e per la parte “nazionale” durante la guerra civile. Una parte considerevole di ebrei militanti o simpatizzanti comunisti aveva combattuto tra le fila delle Brigate Internazionali, “cinghia di trasmissione di Stalin (forse dal 7 al 10% del totale effettivo) e la maggioranza della comunità ebraica internazionale si era pronunciata a favore della sinistra e dell’estrema sinistra, ma il sostegno degli ebrei al Fronte Popolare non era stato così massiccio ed uniforme come pretende la leggenda. All’indomani della guerra civile, la comunità ebraica del protettorato marocchino era considerata sicura e fedele dal Nuovo Stato, mentre quella della Penisola veniva giudicata, a torto o a ragione, ostile e potenzialmente una minaccia.
Ma le anomalie e gli strappi alla logica dell’articolo di EL PAIS non si fermano qui. Jacobo Israel aveva suggerito che le tracce dello schedario ebraico scomparso dovevano essere cercate “fra le circa 100.000 inchieste effettuate dalla polizia franchista (in realtà ne figurano circa 130.000 nell’Archivio Storico Nazionale), ma ciò non impedisce al redattore del quotidiano madrileno di affermare, senza citare la minima fonte, che solamente durante l’anno 1940, furono effettuate 800.000 inchieste e sono stati schedati più di 5 milioni di cittadini. La repressione franchista dell’immediato dopoguerra (50.000 condanne a morte, delle quali 30.000 eseguite, e 270.000 persone incarcerate nel 1939, numero che ammontava ancora a 43.000 nel 1945) (4)  fu sufficientemente dura e spaventosa che non ha bisogno di essere inventata o esagerata, ma non è di questo parere lo storico-giornalista di EL PAIS. Nel suo caso non si tratta di fare opera di storia e di illuminare le “zone d’ombra del franchismo impegnandosi a raggiungere una neutralità assiologia, ma  di screditare moralmente la pretesa “discendenza” alla quale si oppone: il conservatorismo liberale spagnolo. E per fare ciò, egli rimette in moto i vecchi metodi e leggende del Komintern: l’aggressione di una democrazia moderata e pacifica da parte della destra reazionaria, l’equivalenza franchismo-fascismo-nazismo, l’escamotage della bolscevizzazione del partito socialista, la sottovalutazione dello sviluppo del PCE (Partito Comunista Spagnolo), la negazione del settarismo e della violenza del Fronte Popolare, ecc.


L’UCRONIA NON E’ LA STORIA
E’ evidente che, nel caso di occupazione tedesca della Spagna, uno “schedario ebraico” sarebbe stato particolarmente pericoloso per gli ebrei. Questo punto è inoppugnabile. Ma l’ucronia (cioè: la ricostruzione logica della storia di un periodo o di un evento sulla base di dati ipotetici o fittizi, ndt.) non è la storia, Confondere la storia virtuale, quella di un entrata della Spagna nella guerra mondiale e di una collaborazione di Franco e del suo regime all’Olocausto, così come avrebbe potuto essere, con la storia reale, quella di un Franco che tenne la Spagna fuori dalla guerra mondiale e che permise la tutela di decine di migliaia di ebrei, nella migliore delle ipotesi rientra nel campo dell’idiozia e nella peggiore in quello della disonestà intellettuale.


NESSUNA ATTENZIONE PARTICOLARE PER GLI EBREI E IL GIUDAISMO
Antisemita o filo-sefardita? Qual’era quindi il vero atteggiamento di Franco? Prima di rispondere, torniamo alla realtà dei fatti (5). Gli ebrei e il giudaismo non erano nemici dichiarati del Generalissimo. Il suo nemico giurato era il comunismo sovietico, nella sua versione staliniana e la massoneria. La sua posizione circa gli ebrei era molto più ambigua. Egli non aveva simpatie per la comunità ebraica internazionale. Vedeva negli stessi ebrei dei nemici tradizionali degli interessi della Spagna fin dalla loro espulsione da parte dei Re cattolici. Assieme ai protestanti, li considerava dei divulgatori della “leggenda nera” anti-spagnola. Ma tuttavia egli non perseguitò mai il giudaismo spagnolo o gli ebrei sefarditi. Mai tormentò o perseguì gli ebrei come fece con i comunisti ed i massoni. Dal suo regime furono adottate leggi per consentire la persecuzione e la repressione dei vinti, ma gli ebrei e il giudaismo non furono oggetto di alcuna attenzione particolare.
Così come fu la Legge del Responsabilità Politiche (1939), la Legge per la Repressione della Massoneria e del Comunismo (1940) e la Legge per la Sicurezza dello Stato (1941). Gli ebrei dovevano dichiararsi alla polizia e dichiarare la loro professione e la loro religione come tutti i cittadini del Nuovo Stato. Ma nessuna di queste leggi repressive li citava nominatamente.


UN FILO-SEFARDISMO PRAGMATICO
Dal punto di vista di Franco, gli ebrei sefarditi erano diversi dagli altri ebrei perché erano stati in un qualche modo sublimati dal contatto con la cultura iberica. Il suo antisemitismo politico (e non razzista, e nemmeno religioso) a livello internazionale si coniugava in lui curiosamente con un filo-sefardismo a livello nazionale. Il giovane comandante, in seguito tenente colonnello della Legione, aveva avuto rapporti molto cordiali con gli ebrei del Marocco spagnolo. I principali dirigenti, uomini d’affari e banchieri della comunità ebraica del territorio sotto protettorato, avevano portato un prezioso sostegno economico e materiale a generale ribelle nel 1936. Avevano messo a sua disposizioni mezzi economici e finanziari, ma anche una rete di contatti vitali nella gestione degli acquisti di materiali. La stragrande maggioranza degli ebrei della zona spagnola del Marocco, ma anche ebrei del Nord-Italia e il settore del Sionismo diretto da Vladimir (Ze’ev) Jabotinsky, avevano aiutato la parte nazionalista. Franco gli era molto riconoscente.
Dopo la guerra, vari autori sostennero che questo aiuto era stato estorto, ma non spiegarono mai perché il Generalissimo manifestava così apertamente la sua gratitudine verso la comunità ebraica del protettorato, ricompensando e decorando alcune fra le sue personalità più in vista. Il caso del banchiere Salama, amico dichiarato di Franco, è al riguardo emblematico.
Durante la guerra civile, fra i generali sollevatisi, Gonzalo Queipo de Llano, un ufficiale superiore famoso per aver complottato a favore dell’avvento della Repubblica  e peraltro feroce oppositore dei falangisti, si fece notare per le sue veementi diatribe antisemite sulle onde di Union Radio Siviglia. Franco si prese la briga di avvertire i suoi amici ebrei nordafricani di non farci caso. Nell’immediato dopoguerra civile e nel corso dei primi anni della Seconda Guerra Mondiale, il caudillo proferirà anch’egli critiche violente. Queste però non furono mai numerose. L’esempio più noto è la sua allusione “allo spirito giudaico che permette l’alleanza del grande capitale e del marxismo nel discorso del 19 Maggio 1939 a Madrid, in occasione della sfilata della vittoria.
A parte due o tre altre simili allusioni, Franco non si inoltrò nella questione (6).
Negli anni 1939-1942, per soddisfare le autorità tedesche, tollerò la propaganda antisemita nell’editoria, alla radio e nella stampa, ma nello stesso tempo fece nuovamente sapere ai suoi amici della comunità ebraica nordafricana che non dovevano preoccuparsi. Paradossalmente, nel 1940, nel periodo teoricamente più “antisemita” del regime, Franco creò a Madrid e a Barcellona l’Istituto di Studi Ebraici Benito Arias Montano, che dal 1941 pubblica una delle migliori pubblicazione ebraiche al mondo, la rivista erudita Sefarad, sovvenzionata dallo stato spagnolo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale gli antisemiti radicali esistevano anche in Spagna ma non furono abbastanza numerosi da provocare il rifiuto degli ebrei da parte della popolazione, non più  di quanto fossero influenti i filosemiti per promuovere una politica più solidale nei loro confronti..
All’interno della nuova Falange di Franco, un partito eterogeneo, rifondato nel 1937 partendo dalla Falange di José Antonio Primo deRivera, della Comunione tradizionalista e di tutti i partiti di destra o di centro, gli antisemiti radicali rappresentavano soltanto una piccola minoranza. La “razza” non aveva significato per quanto riguarda l’appartenenza alla Falange tradizionalista.
Numerosi chuetas di Majorca (uno dei gruppi discendenti da ebrei convertiti) erano addirittura membri attivi quasi fin dalla fondazione della prima Falange nel 1933.
Dal canto loro, le autorità nazionalsocialiste tedesche si lamentavano regolarmente perché personalità filosemite occupavano dei posti chiave nel governo, nel partito e nell’alta amministrazione.
Quanto agli spagnoli, i più filo-nazisti, come l’agente dell’Abwehr, Angel Alcazar Velasco, spargevano la voce che Franco e anche i fondatori e intellettuali della falange originale: primo de Rivera, Sanchez Mazas, Ledesma Ramos, Aparicio, Ros, Montes, ecc. avevano tutti cognomi dei “discendenti di convertiti” ed erano “ebrei per via della loro mistica e del loro temperamento” (7)


MASSONERIA E COMUNISMO: I VERI OBIETTIVI DI FRANCO
Al contrario, il vero obiettivo principale del dittatore Francisco Franco era la cospirazione massonico-comunista internazionale. E’ sintomatico che il suo libro Masoneria (1950) (8) inizi con queste parole: “Il vero segreto delle campagne di propaganda scatenate contro la Spagna posa su due parole: massoneria e comunismo. L’anticomunismo e l’antimassoneria per lui primeggiavano su tutte le altre considerazioni (9).
Era stato un assiduo lettore del bollettino dell’Intesa internazionale contro la 3a. Internazionale fin dall’inizio degli anni 30 (10). Si era abbonato personalmente a questa pubblicazione, centrata sull’espansione mondiale del comunismo, a partire dal 1934. Per lui il comunismo era il pericolo più terribile della civiltà cristiana, il flagello principale dell’umanità. Il suo anticomunismo radicale spiega la sua politica di amichevole neutralità nei confronti della Germania e la sua decisione di inviare uomini sul fronte dell’Est. La Divisione Azzurra era, secondo lui, la risposta ispanica alle Brigate Internazionali di Stalin.
La sua seconda ossessione era il ruolo della massoneria nella storia della Spagna. In essa vedeva una specie di “super stato, una società internazionale, segreta, dall’influenza occulta e perniciosa, una minaccia permanente per la nazione spagnola, la causa principale dei disastri della Penisola da oltre un secolo. Le sue dichiarazioni, i suoi discorsi, i suoi articoli (pubblicati con lo pseudonimo di JakimBoor, Macaulay oppure Jaime de Andrade) non lasciano spazio al dubbio. Fino alla sua morte le sue convinzioni anticomuniste e antimassoniche restarono ferme, non sradicabili. Ne fece due pilastri ideologici del suo regime.
Lo storico che addebitasse a Franco solo qualche proposito antisemita e che pretendesse con essi di spiegare la politica e l’ideologia del suo regime, cadrebbe ne ridicolo. Il caudillo fu, in effetti, uno dei rari capi di stato che protesse gli ebrei europei durante la Seconda Guerra Mondiale. Numerose personalità politiche e intellettuali ebraiche lo hanno testimoniato e hanno manifestato la loro riconoscenza per il suo operato salvatore (11). Nessun ebreo espulso durante la Seconda Guerra Mondiale.
Lo storico Shlomo Ben Ami, ex  ministro degli Affari Esteri di Israele, ha sottolineato il paradosso e la singolarità della posizione del Caudillo. Conservatore e pragmatico, il dittatore, così spesso etichettato come “fascista”, fece per gli ebrei ciò che i principali leaders delle democrazie non poterono o non vollero fare. La Spagna franchista salvò, a seconda delle fonti, fra i 25.000 e i 60.000 ebrei d’Europa. Rari, per non dire eccezionali, furono i casi di ebrei rifugiati in Spagna espulsi o riaccompagnati alle frontiere durante il corso del conflitto.
A partire dal 1940, il governo di Franco raccomandò agli ebrei sefarditi che risiedevano in Francia di dichiararsi spagnoli per evitare persecuzioni. Il Caudillo utilizzò, come fondamento giuridico della sua posizione, un decreto legge del 1924, firmato dal Alfonso XIII° su suggerimento del generale dittatore Miguel Primo de Rivera (padre del fondatore della Falange, José Antonio). Questo testo di legge permetteva agli ebrei sefarditi di iscriversi come spagnoli in qualsiasi consolato o ambasciata, senza condizioni ne limiti.
A partire dal 1942, il governo spagnolo marca una nuova tappa. Concesse a piene mani agli ebrei europei passaporti e visti per fuggire alle persecuzioni antisemite di diversi paesi che collaboravano con la Germania nazional-socialista.
I diplomatici, gli ambasciatori e i consoli spagnoli di Berlino, Parigi, Marsiglia, Atene, Copenhagen, Vienna, Belgrado, Bucarest, Budapest, Sofia ecc. intervennero per far valere i diritti dei loro nuovi fuoriusciti. Concessa in via prioritaria agli ebrei sefarditi, la protezione venne spesso estesa ad ebrei askenazi.
Nel corso degli ultimi venti anni, diversi autori (12) hanno denunciato la presunta azione umanitaria del Caudillo come proveniente dalla manipolazione, dalla disinformazione e dalla riabilitazione del franchismo (13). Secondo loro, Franco non si sarebbe affatto interessato alla sorte degli ebrei. Il merito sarebbe stato esclusivamente di qualche diplomatico che avrebbe agito all’insaputa dei suoi superiori. Le dichiarazioni di questi ultimi, che minimizzano il loro ruolo a vantaggio di Franco, sarebbero state tutte forzature e costrizioni. Quella di uno dei più prestigiosi, Angel Saenz Briz, all’epoca console generale a New York, testimonia comunque delle qualità senza pari di un grande servitore dello stato. Interrogato nel 1963 dallo storico israeliano Isaac Molho in merito al salvataggio di ebrei ungheresi, egli conclude la sua lettera-risposta con queste parole: “Potemmo ospitare diverse migliaia di ebrei perseguitati i quali posso affermare con orgoglio che devono la loro vita al generale Franco (14). Fatto Cavaliere e Commendatore dell’Ordine di Isabella la Cattolica, Sanz Briz farà una brillante carriera di diplomatico che terminerà in qualità di ambasciatore di Spagna in Cina ed in seguito presso la Santa Sede.
L’aiuto di Franco o del suo regime portato agli ebrei europei, durante la Seconda Guerra Mondiale, è un fatto storicamente appurato. Fu portato senza entusiasmo o simpatia? Veniva dalla compassione del cattolico convinto? Si trattava di un gesto di opportunità per accattivarsi l’assistenza economica degli Stati Uniti? Il Caudillo si sentiva in realtà più vicino agli arabo-musulmani la cui maggioranza dei leaders marocchini gli aveva fornito un sostegno prezioso in occasione della sollevazione ? Si considerava innanzitutto debitore verso i suoi compagni d’arme arabo-musulmani, in particolare verso il suo amico generale Mohamed Ben Mezian Belkacem? Provava del rancore verso le organizzazioni sioniste mondiali che avevano espresso la loro simpatia per il governo del Fronte Popolare? Diede istruzioni di proposito ai suoi diplomatici di proteggere gli ebrei? Ha chiuso gli occhi o acconsentito tacitamente alle loro azioni?
Tutte domande che rimangono aperte al dibattito.
Tant’è che i fatti restano. Direttamente o indirettamente Franco aiutò gli ebrei durante il secondo conflitto mondiale in momenti particolarmente duri per loro. Del resto rinnoverà la sua tutela consolare, nel 1948, a beneficio degli ebrei di Grecia, poi, durante l’esilio in massa degli ebrei del Marocco (1954-1955) e lo fece ancora durante la crisi di Suez (1956) e durante la guerra dei Sei Giorni (1967).
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Congresso Ebraico Mondiale espresse la sua riconoscenza nei confronti del governo spagnolo “per i suoi sforzi ma nel 1949 Israele votò contro la sospensione delle sanzioni e contro l’entrata della Spagna nell’ONU. Il Caudillo accusò il colpo, condusse una politica pro-araba e si rifiutò di riconoscere lo Stato di Israele. All’indomani della sua morte, il 22 Novembre 1975, una messa  funebre fu celebrata in sua memoria nella principale sinagoga ispano-portoghese di New York, in presenza di rappresentanti della Federazione Sefardita Americana, “per aver avuto pietà degli ebrei. Diversi diplomatici spagnoli, le cui simpatie franchiste sono insospettabili, come l’incaricato d’affari all’ambasciata di Budapest, Agel Sanz Briz, già citato, ma anche il primo segretario d’ambasciata a Parigi, il console a Bordeaux Eduardo Propper de Callejòn, o l’incaricato d’affari all’ambasciata di Berlino José Ruiz Santaella e sua moglie Carmen Schrader, sono stati onorati dallo Yad Vashem come “giusti tra le nazioni (15). E’ fuori dubbio che il dittatore, del quale la vox populi diceva che “non poteva volare una mosca senza che questi lo sapesse fosse al corrente della protezione che questi ultimi fornivano agli ebrei in piena tormenta.
Arnaud Imatz
22.11.2011
NOTE:
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1 – sulla strumentalizzazione governativa dei ricordi della guerra civile vedere Stanley Payne, La Guerra di Spagna. La storia davanti alla confusione memoriale, Parigi, Cerf, 2010, cap. 40, pag. 547-553; vedi anche nostra prefazione a questo libro, pag. 9-19
2 – Articolo pubblicato su EL PAIS il 20 Giugno 2010 con la firma del giornalista M. Reverte, un socialista, ex comunista, figlio di Jesus Martinez Tessier, che fu lui stesso redattore del quotidiano falangista Arriba dopo aver combattuto sul fronte dell’Est nella Division Azul. Si dice che talvolta la storia piccola contribuisce a far luce su quella grande. Il caso di Reverte, nel quale una mente freudiana vedrebbe l’omicidio del padre, ne è una illustrazione, Il processo di transizione democratica spagnolo fu condotto, si sa, essenzialmente da franchisti, mentre l’opposizione al regime se ne sarebbe interessata molto tardivamente. Le diverse tendenze franchiste alimentarono i vari partiti della democrazia parlamentare. Fu così in particolare per i partiti liberali e conservatori (UDC, AP e PP) e per il partito socialista. Gli esempi di personaggi franchisti che si evolsero radicalmente e intrapresero brillanti carriere politiche o mediatiche sono numerosi. Così, Luis Cebrian, fondatore del giornale EL PAIS e consigliere delegato del gruppo Prisa, fu dapprima redattore capo del giornale del “ Movimiento “, Pueblo, e capo dei servizi d’informazione della RTVE franchista. E’ anche il figlio diVicente Cebrian che fu direttore del giornale Arriba. Il primo presidente del governo della democrazia, Adolfo Suarez, era stato segretario generale del “ Movimiento e direttore generale della RTVE. Ricordiamo anche che erano franchisti i padri e la vice-presidente e del vice-presidente del governo socialista di Zapatero, Teresa Fernandez de la Vega e Alfredo Rubalcaba, ma anche quello del presidente del Congresso dei Deputati, José Bono e quelli delle mogli dei due presidenti socialisti Félipe Gonzalez e José Luis Rodriguez Zapatero.
3 – Jacobo Israel Garzon, “ L’Archivio Giudaico del franchismo “, Raices, Madrid, N° 33, inverno 1997-1998, pag. 57 e seguenti. Vedi anche Jacobo Israel Garzon e Alejandro Baer, La Spagna e l’Olocausto (1939-1945), madrid, Ediciones Hebraica, 2007
4 – Per quanto concerne la repressione durante la guerra civile, essa fece circa 60.000 vittime nel campo repubblicano e 50.000 nel campo nazionalista. La bilancia verrà spezzata dalle 30.000 esecuzioni di militanti e simpatizzanti del fronte popolare del dopoguerra .
5 – I libri più seri sull’argomento sono quelli di Haim Avni, La Spagna, Franco e gli Ebrei, Madrid, Altalena, 1974; Federico Ysart,La Spagna e gli Ebrei nella Seconda Guerra Mondiale, Barcelona, Dopesa, 1973; Chaim Lipschitz, Franco, la Spagna, gli Ebrei e l’Olocausto, New York, Ktav Pub. Inc., 1984; José Antonio Lisbona Martin, La politica della Spagna verso gli ebrei nel XX°secolo, Barcelona, Riopiedras, 1993; David Salinas, la Spagna, i Sefarditi ed il Terzo Reich (1939-1945). L’opera dei diplomatici spagnoli contro il genocidio nazista, Valladolid, 1997; Bernd Rother, Franco e l’Olocausto, Madrid, Marcial Pons, 2001 e IsidroGonzalez, gli ebrei e la Seconda Repubblica: 1931-1939, Madrid, Alianza e gli ebrei e la guerra civile spagnola, Madrid, HebraicaEdiciones, 2009.
6 – Si trova lo stesso paragone capitalismo-marxismo-giudaismo nel discorso del Natale del 1939
7 – Angel Alcazar de Velasco, Memorie di un agente segreto, Barcelona, Plaza y Janés, 1979. Da notare che la tematica razziale sui “ discendenti dei convertiti “ verrà sviluppata e sistematizzata dopo la guerra dal filologo antifranchista di sinistra Américo Castro (la Spagna nella sua storia, 1948). Maggiormente rigoroso, il grande specialista dell’argomento, Julio Carlo Baroja, autore di : Gli Ebrei nella Spagna moderna e contemporanea (3 tome), Madid, Istmo, 1986, conclude che “non è possibile accertare che un nome concreto sia o non sia ebraico.
8 – Francisco franco Bahamonde (J. Boor), Masoneria, Madrid, 1950, riedizione Fundacion Francisco franco, 1981. 1982
9 – Il fratello di Franco, l’aviatore liberale e repubblicano Ramòn, eroe del volo transoceanico Plus ultra, era massone. Si è spesso presunto che il futuro Caudillo avrebbe tentato di entrare in due logge massoniche e che la sua candidatura sarebbe stata rifiutata dai militari suoi pari, Ma questa voce non è mai stata sostenuta da prove tangibili.
10 – L’Intesa Internazionale anticomunista o contro la 3a. Internazionale era stata creata dall’avvocato svizzero Théodore Aubertnel 1924. Era una vera e propria rete informativa mondiale sull’espansione del comunismo.
11 – Fra le numerose personalità ebraiche che hanno riconosciuto l’azione umanitaria di Franco o della Spagna di Franco durante la Seconda Guerra Mondiale, citiamo: l’ambasciatore, poi Ministro degli Affari Esteri, Shlomo Ben Ami (1991), il Ministro per gli Affari Esteri e poi Primo Ministro Golda Meir (Knesset, 10 febbraio 1959), il Presidente dell’Associazione Ebraica di Spagna, Max Mazin(1973), lo scrittore Elie Wiesel (1990), il professore dell’Università Ebraica di Gerusalemme Haim Avni, lo storico Chaim Lipschitz(1970), il presidente del Congresso Mondiale Ebraico Israel Singer (2005), l’ex capo dello Shin Beth e del Mossad Isser Harel (1989), l’avvocato Isaac Molho o il presidente della Federazione delle Comunità Israelitiche di Spagna Samuel Toledano.
12 – Fra essi citiamo: Antonio Marquina Barrio, Gonzalo Alvarez Chillida o Deborah Dwork
13 – Gli storici franchisti i cui lavori sull’argomento sono i più documentati, sono: Ricardo de la Cierva (direttore della Cultura di Franco, Ministro della Cultura di Juan Carlos e membro dell’Associazione per l’Amicizia Spagna-Israele) e Luis Suarez Fernandez(medievalista, ex direttore generale delle università, noto autore di : l’espulsione degli ebrei dalla Spagna, Mdrid, Mapfre, 1992), che è l’unico ad aver avuto accesso alla totalità degli archivi della Fondazione Francisco Franco.
14 – Lettera di Sanz Briz a Isaac Molho, 15.11.1963, AMAE, leg. R7649/14 citata in Relazioni Spagna-Israele e il conflitto Mediorientale, di Isidro Gonzalez Garcia, Madrid, Editorial Biblioteca Nueva, 2011, pag. 215-218.
15 – Altri diplomatici si sono particolarmente distinti in queste azione umanitarie, in particolare: Miguel Angel de Muguiro (incaricato d’affaria Budapest), Julio Palencia (ambasciatore a Sofia), José de Rojas y Moreno (ambasciatore a Bucarest), Bernardo Rolland deMiota (console generale a Parigi) e Sebastian de Romero Radigales (console generale ad Atene). Sui diplomatici di Franco, vedere: Maria Jesus Cava Mesas: I Diplomatici di Franco, Università di Deusto, 1989.
VEDERE ANCHE:
“ Rossi “ e “Fascisti” senza odio ne rancore: l’edificante testimonianza di un bambino della Guerra di Spagna
Ritorno sulla questione delle fosse del franchismo: Garzòn giudice integro o prevaricatore?
Guerra di Spagna: memoria storica o memoria isterica?
Storiella delle campagne di demonizzazione
Corrispondenza Polèmia 23.11.2011
Arnaud Imatz

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Categorie: Appunti di Storia

Pubblicato da admin il 4 Marzo 2014

Commenti

  1. alvaro martinez de frias

    non dire stronzate, né Franco né alcuno dei fondatori della falange come Primo de Rivera erano di origine ebraica si dice che cosa uno studente spagnolo che studia storia presso l’Università Complutense di Madrid di più prestigiosi c’è al mondo sulla storia della Spagna

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