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Con rabbia e amore

Con rabbia e amore

Di Mario M. Merlino

Posate penne del giornalismo destra-destre-centrodestra ritengono che scrivere su una rivista, anche se on-line, richieda senso della misura linguaggio fotografico attenzione esclusiva alla notizia e sua descrizione. Guai a farsi prendere dall’estro dalla ‘fantasia al potere’ di ’68 memoria dalla libera creazione di assonanze e accostamenti arditi. Voli pindarici, vietato (non imparammo noi tutti che dovesse essere ‘vietato vietare’?). Mi ricordano il professor Antonio Capizzi, cattedra di Filosofia Teoretica, La Sapienza, Roma.
Alla mia voglia, insana lo riconosco, di trasformare la stesura della tesi di laurea su Carlo Michelstaedter in un saggio sul suicidio ove far coabitare gli stoici il Buddhismo Cesare Pavese e Drieu la Rochelle, mi ripeteva assillante e preoccupato di limitarmi a riempire con sobrio linguaggio lo spazio tra una citazione e l’altra. Aggiungendo come la commissione esaminatrice nulla volesse di personale, anzi ne irridesse ogni tentativo… Ed io, ristretto tra sbarre e chiavistelli, che già mi sentivo le ali tarpate, guardavo il rettangolo di cielo, paragonandolo a simulacro della cultura, scoprendone essere troppo vuoto (come i Titani che non furono, come si narra di solito, scaraventati al suolo da dei irosi e gelosi, ma dal terrore di scoprire che le dimore divine erano luoghi abbandonati e desolati).

Che ne sapete voi del passo lieve di danza che accompagna il dio Dioniso? e della vita, troppo normale, che noia con le vostre sane e inutili considerazioni sul quotidiano esperire il comodo il vantaggio le penne del pavone su modesti corpi di nanerottole cornacchie?  E Odino pisciò sulle loro teste perché, ebbri di birra e di vittoria, si ritenevano solo essi i depositari del trionfo… Già, ma di che stiamo parlando? Al massimo si conviene agitare il tricolore nell’aula ‘sorda e grigia’ e sentirsi san Sebastiano trafitto per aver subito giorni di sospensione inflitti dalla presidente della Camera. Così, eretico anarchico e fascista, mi prendo la briga e il gusto di riportare una noterella, un articolino, tutto stupore curiosità, che mi è stato inviato da una fanciullina che se l’è visto rifiutare… con l’accusa di non essere ‘articolo’. Con qualche aggiunta correzione inserimento e tanta polemica a cappello eccomi qui e ai lettori il sentire da che parte sia il giusto il vero il bello (ovviamente senza pretesa di equiparare il tutto all’armonia platonica dell’Iperuranio).

Ucraina, Kiev: uomini che uccidono uomini, leggi che uccidono libertà, armi da  fuoco, il fuoco. Nel bel mezzo di tutto quello che – per sinteticità  – chiameremo ‘inferno’, c’è anche chi è pronto a promettersi amore eterno’. (E, qui, sia ben chiaro non si pretende entrare nella geopolitica. Una rivolta dal sapore degli oligarchi pagati dalle ambasciate dell’Occidente per restringere lo spazio della Russia di Putin, probabile anch’egli oligarca ma antidoto al veleno dell’americanismo e dei suoi alleati…).

E’ quanto accaduto qualche giorno fa a Kiev, tra le barricate di Piazza Maidan, dove un giovane oppositore ucraino ha domandato la mano della sua fidanzata. Lo ha fatto con addosso mimetica e giubbotto antiproiettile e, tra le mani, un mazzo di rose rosse.  Il tempo di infilarle l’anello al dito, un bacio e poi si riprende a lottare contro Yanukovich. Forse con più slancio’.  (Ah, se già nel 1941 si fosse compreso che non l’egemonia ma un ordine nuovo europeo si dovesse estendere dall’Atlantico agli Urali e aprire le braccia ai ‘fratelli’ dell’Est che, proprio in Ucraina, avevano raschiato il fondo della disperazione dello sterminio di un odio insanabile verso il comunismo sovietico?).

Eppure Louis Ferdinand Destouches, lo scrittore francese più noto con il nome d’arte di Céline (cognome della nonna materna), quando parlava di ‘inferno’ non lasciava scampo ai sentimenti.  Nell’intervista apparsa su “L’Intransigeant”  a cura di M. Bromberger, datata 8 dicembre 1932, Ferdinand irride l’umanità che s’illude e spera: “di quale amore abbiamo ancora il coraggio di parlare in questo inferno, come se si potessero comporre delle quartine in un mattatoio. L’amore è impossibile, oggi come oggi.

Poi la seconda guerra mondiale. (Sette anni in cui gli uomini si sono immersi nel fango della storia. E da quel fango ne sono tornati tutti, vincitori e vinti, consapevoli di essere andati a farsi ammazzare per qualche usuraio di turno, ‘per qualche centinaio di statue rotte,/ per poche migliaia di libri a brandelli’).

Anni dopo è stata la volta del Vietnam e degli hippie. “Fate l’amore, non la guerra” era uno degli sloganall’epoca più in voga, e poneva di nuovo l’uomo di fronte all’impossibilità di trovare una sintesi tra i due tòpoi. (Solo un piccolo gruppo di folli incoscienti, bastoni e bottiglie molotov a Valle Giulia, aveva l’ardire di pensare e urlare in faccia alla Celere e ai loro coetanei di sinistra ‘Fate l’amore – e – fate la guerra!’, mentre il mondo adulto si predisponeva a negare loro l’uno e l’altra).

Ma sono realmente amore e guerra due realtà inconciliabili? (A quanto pare) Certamente non a Kiev. (E Gli Amici del Vento già lo ricordavano ne La ballata di un franco tiratore…).

(Il regista Coppola ne ha tratto il monologo, interpretato magistralmente da Marlon Brando, sull’orrore in Apocalypse Now, quella tigre che è in noi e si predispone a sbranare gli altri e noi stessi. Nietzsche  e Freud insegnano. Qui il desiderio di morte è amore per altra vita. Sui muri di Roma una mano anonima vergava, iconoclasta, appunto, che non c’è amore che non sia al contempo lotta, di sudore e sangue e sperma. Del resto il suo antenato, prigioniero in qualche ‘grotta di cristallo’ ben sapeva quanto assoluto fosse il rischio di mettere in gioco i capelli e la barba bianca per le forme attraenti di un giovane corpo…).

Allora forse Céline si sbagliava – e nella sua vita le donne hanno esercitato un’attrazione ineludibile – e gli hippie fumavano troppa marijuana, timorosi della cartolina precetto. Insomma, ci viene da dire che non bisogna necessariamente cedere al nichilismo,  al dualismo, nemmeno quando impazza la battaglia.

Per secoli non fu forse l’amore a spingere all’eroismo militare, nella particolare declinazione dell’ amor patrio? Ed ancora, come qualcuno ha osservato, non è l’amore stesso un’eterna lotta tra eros ed agape?

Amore è guerra. Guerra fra i sessi, guerra tra idee, guerra di uomini in armi. E viceversa.

Mi dispiace dott. Destouches, stavolta ti sei sbagliato. Anche se, c’è da ammetterlo, il paragone con gli hippie non te lo meriti…. (Tu, prigioniero nella casa di Meudon, a scrivere l’ultimo tuo libro, una danza gioiosa e ritmata d’antiche fole, dedicato ai cani i gatti e al pappagallo Toto, mentre gli arrabbiati della modernità consumista facili prede della giacca cravatta poltrone consulenze borse e portaborse e, perché no?, giornalisti dal volto sorridente e arrogante in televisione sulla carta stampata ed ora anche on-line, divenivano uomini e donne in carriera, di successo).

Cara Ele/Nina forse tuo malgrado ti ho bruciato le navi sbarcando sulla costa del Messico alla conquista di un impero (non ne lodo gli intenti, solo il gesto!) e forse qualcuno avrà da ridire rimproverare inquietarsi recriminare e quant’altro, lo so, io nulla ho da perdere mentre tu forse qualcosa sì, ma mi auguro che saprai fare tuo il motto che campeggia sullo stemma della mia nobiltà (fasulla e tanto da Don Chisciotte): ‘Faccia al sole e in culo al mondo!’…
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Categorie: Amore, Guerra, Merlino, Ucraina

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 2 Marzo 2014

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

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