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Une religione unica, vera e universale?

Une religione unica, vera e universale?


Motivato dal messaggio che mi ha fatto pervenire un lettore di El Manifiesto, tenterò di affrontare certi punti in forma di articolo al fine di arricchire lo scambio in linea generale. E siccome il titolo di questo messaggio è La religione è un assoluto, cominceremo da lì.
Di Juan Pablo Vitali
La pretesa di una verità religiosa universale implica sempre un’astrazione che abbraccia tutti gli uomini. È come l’idea di umanità, anzi, per meglio dire: è la base stessa dell’idea di umanità.
Il Paganesimo non ha pretese di verità al di là di un ambito proprio, quello del popolo che lo pratica. Tant’è vero che poterono coesistere senza problemi paganesimi distinti: celtico, pagano, romano, greco, nordico ecc.  Gli scontri fra questi popoli non furono mai religiosi ma politici.
Gli scontri basati sulla religione fanno parte della mentalità monoteista e dell’idea di  un popolo unico ed eletto. L’Induismo non faceva proselitismo, non lo faceva Roma al di fuori del popolo romano, e nemmeno i greci, né i celti, né i germanici.

Per un pagano la religione non è una verità in senso universale ed astratto, semplicemente plasma parte della sua forma propria e irripetibile di concepire il sacro, inseparabile dai suoi antenati. È più una consapevolezza del vivere che un’ astrazione. E una consapevolezza del vivere concorda con caratteristiche precise, con una cultura, con una identità.
È molto comune squalificare il paganesimo dicendo che il nazismo era pagano. Ciò è ridicolo: se il nazismo era in parte pagano, era anche in parte cattolico e in parte protestante. Non ci sarebbe da stupirsi nello scoprire che in maggioranza esso fosse cattolico o si definisse cristiano, anche se non è esattamente così. Se ammettiamo che fu in parte pagano, dovremmo precisare quale fu questo paganesimo e se lo si può identificare nella condotta e nel pensiero con quello romano, con quello greco, con quello indù, ecc. È sempre una mania inquisitoria quella di identificare una religione con una politica con pretese di dogma universale. Continuando così finiremmo a dire che Pitagora e Ipazia erano nazisti, e magari anche i persiani, e così via. Non c’è cosa più ridicola di questa.
Solo le religioni monoteiste fanno del proselitismo ed è lì che sta radicato il loro potere universale. È chiaro che in tal caso potere e verità iniziano ad assomigliarsi molto e si confondono tra loro.
Non c’è dubbio che il Cristianesimo abbia di tanto in tanto preso il volto di un popolo, però non alla maniera pagana. L’idea imperiale di Carlo V° implicava che l’imperatore fosse il capo della Chiesa, però non implicava il rispetto delle divinità dei popoli americani. Se difendo la Spagna e gli spagnoli è perché essi sono il mio sangue e i miei antenati, e non per aver soggiogato dèi che alla fine – come era auspicabile – resuscitarono con maggior forza dell’odiato dio dei conquistadores. Si sa che il progressismo ecclesiastico ha una risposta anche per questo e la sta applicando con buoni risultati in America. Sarebbe dunque la seconda morte degli dèi incas, maya, ecc.
I russi hanno creato un Cristo abbastanza pagano, in quanto è per i russi e per nessun altro. Essi posseggono uno  spazio e un’identità sufficiente per esercitare la propria religione senza la pretesa di universalità.
Il cristiano confonde costantemente le questioni religiose con quelle politiche. Che ci sia o meno il crocifisso nelle scuole non significa niente ai fini della sopravvivenza di un popolo. Di fatto la tirannia religiosa ha comportato la fine per molti popoli, in particolar modo a causa dell’immobilità mentale e creativa che essa  implica.
Le contraddizioni dei sacerdoti che benedicevano ora i cercatori d’oro, ora gli indios, assomigliano più a un lavarsi le mani che a una posizione coerente. Non mi interessa che un gentiluomo fosse cattolico o pagano; mi interessa che abbia obbedito alle leggi della storia e che abbia affrontato il suo destino valorosamente. Dopo tutto l’oro non va mai alla truppa e nella maggior parte dei casi nemmeno al suo comandante, soprattutto nel caso dell’America.
Il Paganesimo – lo ripetiamo – non ha alcuna pretesa di verità. È il sentimento che assume un gruppo di persone della stessa origine e con lo stesso destino; esso conferisce loro una forma nell’estetica, nell’azione, nell’identità; è la caratteristica che assume l’eternità in un determinato momento e luogo.
Il mondo cristiano e anche quello cattolico sono frammentati perché furono sempre più o meno in questo modo, come una parvenza di logicità nella loro azione politica, travestita da imperativo spirituale. Lo stesso accade nel mondo musulmano. Agli ebrei capita di meno perché mantengono sempre la precauzione di non comperare ciò che vendono. Hanno molta esperienza in quest’arte da millenni. Essi conoscono bene le debolezze e i limiti dell’uomo, e la reale inesistenza della “umanità”.
In un mondo dove alcuni gruppi “universali” si spartiscono il potere spirituale e i guadagni materiali, tutto ciò che tenda a difendere peculiarità è di troppo.
Non ci sono leggende nere contro la Chiesa. La Chiesa è dello stesso colore della storia di cui fa parte. Solo che la sua verità universale presumibilmente la redime.
Noi pagani non abbiamo bisogno di simile ipocrisia, sappiamo che ognuno deve assumere per se stesso la propria responsabilità e adempiere al proprio destino. E questo nessuno lo fa per imporre un dio, ma solo perché ha voluto farlo.
EL MANIFIESTO.COM
Periodico non politicamente corretto
Didascalia sotto la foto: Altare agli Dei sconosciuti (Villa Kerylos)
Fonte: http://www.elmanifiesto.com/articulos.asp?idarticulo=4540
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Categorie: monoteismi, Paganesimo, Religione, Vitali

Pubblicato da admin il 9 Gennaio 2014

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