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Carl Schmitt Mare Vs Terra…

Carl Schmitt Mare Vs Terra…
Di Mario M. Merlino
Come in Oltre la linea (1949). Il medesimo richiamo ad un atto forte della propria natura di combattente, di quella volontà ‘centro di ogni deserto e di ogni rovina’, ma, qualora arrida la vittoria, capace di determinare del mondo la mutazione. Sconfiggere il nichilismo, certo, ma sempre – pur nell’evoluzione del suo pensiero – richiamo al ‘realismo eroico’, di quando cioè si adoperava a lanciarsi all’assalto delle trincee nemiche durante la Grande Guerra.E Alessandro, colui che recide di netto il nodo di Gordio (1953), lo è altrettanto. Difatti è colui che introduce, attraverso l’agire, la ‘dilatazione dello spazio’ (termine caro agli storici per indicare la fine del Mediterraneo quale centro e limite tra l’Asia e le colonne d’Ercole) e di esso avverte prioritario il suo confine quale sfida al superamento – che è un andare sempre e comunque oltre –. Così Ernst Juenger.

Abbiamo scritto, però, che a lui, nell’anniversario del sessantesimo suo compleanno, risponde Carl Schmitt. E, di questo intervento, diremo ora a completamento, appunto, del loro dialogo a distanza. E, aggiungo, qui mi limiterò all’argomento trattato e non alla complessità dei temi e del loro autore che richiederebbero ben altro spazio e, forse, maggiori conoscenze e approfondimenti. Qualcosa, però, varrà pur la pena scrivere per far sì che si colga l’importanza di un personaggio, certamente controverso e a lungo demonizzato per la sua adesione e ruolo all’interno del potere nazional-socialista (nel 1935 in Italia Delio Cantimori, a cura della scuola di scienze corporative dell’università di Pisa, seleziona e traduce suoi scritti con il titolo Principii politici del nazionalsocialismo, e nella prefazione Arnaldo Volpicelli lo definisce ‘uno dei teorici ufficiali’). Egli si era iscritto al partito, in data 1 maggio 1933, ritenendo come, con l’approvazione dei pieni poteri concessi ad Hitler da parte del Reichstag, si aprissero grandi scenari per un esperto di diritto costituzionale nella ridefinizione di un sistema nuovo e frutto dell’emergenza nata con il crollo della repubblica di Weimar. Infatti, fino al novembre del 1936, data delle sue dimissioni, fu alla guida dell’associazione dei giuristi nazional-socialisti.
Eppure egli, nonostante la demonizzazione, il processo a Norimberga, il suo essere ristretto ‘nelle desolate vastità di una angusta cella’ fra il 1945 e il ’47, rimane indiscusso costituzionalista e fra i più illustri giuristi del XX secolo. E lo scenario da lui delineato del Grossraum (quell’ampiezza dello spazio che nella geopolitica va intesa quale forma di diritto internazionale di fronte agli scenari scaturiti, ancor più, al termine del secondo conflitto mondiale), frutto dei suoi studi su Le categorie del politico (ed. italiana 1972) e su Il nomos della terra (ed. italiana 1991) è pietra miliare per chiunque voglia spingersi nell’analisi politica oltre modeste e contingenti dicotomie. Allora il suo identificarsi con Benito Cereno, il protagonista dell’omonimo romanzo di Hermann Melville (il capitano della nave preso in ostaggio dagli schiavi in rivolta e costretto comunque a navigare), al di là di un certo vittimismo di maniera, trova qualche ragione… quel doversi adattare alle circostanze e al tempo con l’auspicio di mantenere diritta la barra del timone in nome della propria sopravvivenza e, ancor di più, di quanto la civiltà giuridica europea ha espresso ed ora indifesa dall’assalto di forze luciferine al cielo.
Nel 1942, aBerlino, nell’anno cruciale (l’assedio di Stalingrado e la battaglia di El Alamein segnano l’inizio della fine) e del massimo sforzo del Terzo Reich, Carl Schmitt scrive per la figlia undicenne Anima Louise il saggio Terra e Mare. ‘La storia del mondo è la storia della lotta delle potenze marittime contro le potenze terrestri’ – fin dagli esordi. Si pensi come ‘la libera città di Atene, nella battaglia navale di Salamina (480 a. C.), si difese dal suo nemico – il ‘dominatore persiano’ – dietro mura di legno, ossia sulle navi…
Questo tema, in forma ancor più sintetica e, al contempo, arricchita dagli avvenimenti successivi al 1945, si ritrova nel saggio ed augurio che egli rivolge a Ernst Juenger – La contrapposizione planetaria tra Oriente e Occidente e la sua struttura storica. La tesi: colui che avverte il mare non quale estraneità ma spazio da conquistare costui getta le basi per dominare la terra. Il porto è il luogo ove la terra si diparte da se medesima oppure il rifugio dall’ignota vastità (come la porta – e analogo è il suo etimo -, che può aprirsi verso la realtà esterna o chiudersi ad essa). L’Inghilterra seppe riconoscersi quale isola e ne trasse a conseguenza un impero capace di dominare e sugli oceani e sopra i continenti. La vicenda di Napoleone ne rappresenta plasticamente l’esito, sebbene ancora l’intreccio non venne del tutto sciolto a favore del mare. Comunque, ‘Una dimensione globale della lotta tra terra e mare venne raggiunta per la prima volta nel conflitto tra l’Inghilterra da un lato e la Francia rivoluzionaria e Napoleone dall’altro’. L’Occidente determinatosi con il Patto Atlantico del 1949 è una potenza soprattutto formata da un sistema di forze insulari (i sommergibili atomici ne sono la spina dorsale) mentre l’Oriente è un blocco compatto e terrigno euro-asiatico…
(Schmitt, morto nel 1985, non poteva certo prevedere il crollo dell’Unione Sovietica, ma neppure come l’emergere del colosso cinese potesse essere inteso, nella sua prospettiva, la risposta della terra al mare).

Rimane quanto scrive nelle ultime righe: ‘Oggi, come ha detto benissimo lo stesso Juenger, sembriamo tutti marinai impegnati in un viaggio ininterrotto, e ogni libro non può essere che un giornale di bordo’… Un essere in costante pericolo, aveva ammonito Nietzsche, ‘l’uomo è un essere che non si riduce al suo ambiente… Inteso opportunamente in questo senso, egli ha, come dice il poeta, -la libertà di andare dove vuole’ (Terra e Mare). E noi aggiungiamo come qui sia la distinzione la più radicale, la più ontologica: chi chiede di acconciarsi nello spazio ove il caso l’ha collocato e chi chiede, sfidando il destino, di travalicare ogni orizzonte… 
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Categorie: Carl Schmitt, Merlino

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 10 Gennaio 2014

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

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