fbpx

Arditi del popolo: un bluff?

Arditi del popolo: un bluff?
di Giacinto Reale
La veloce rilettura, dopo tanti anni, di un testo fondamentale in materia (“Arditi e Legionari dannunziani” di Ferdinando Cordova) mi ha confermato  nella convinzione che l’argomento “Arditi del popolo” sia stato oggetto, negli anni,  di una interessata mistificazione.

Credo di aver letto praticamente tutto quanto pubblicato negli ultimi 30-40 anni sul tema: storie “nazionali” (Luigi Balsamini, Marco Rossi, Eros Francescangeli, etc) e “locali” (Silvio Antonini, Valerio Gentili, Ivano Tagliaferri, etc), e le scoperte non sono mancate.

L’ho fatto, per l’accentuata curiosità che ho per tutto quanto riguarda il quadriennio 1919-22, ma forse, non con la dovuta attenzione, perché attento alla predominante ricerca degli aspetti che furono singolarmente comuni con l’Arditismo fascista (per esempio, per ciò che riguarda il linguaggio, la simbologia, molti miti di riferimento), e inconsciamente succube di quel “mito a posteriori” del quale parlò, nel 1971, un insospettabile Pietro Secchia.

Dico questo, perché ci sono delle osservazioni da fare (sia pure con la necessaria sinteticità di un articolo  destinato al web), anche per – provare a – ristabilire la verità storica:

1.    Gli “Arditi del popolo” ebbero una diffusione sul territorio nazionale molto limitata, che fu consistente praticamente solo a Roma e in qualche città viciniore: gli stessi protagonisti delle giornate di Parma dell’agosto del ’22 e dei fatti di Sarzana del luglio dell’anno prima, vengono fatti rientrare nella categoria con molta buona volontà.
D’altra parte, i numeri non potevano che essere ridotti, se si considera che l’adesione agli “Arditi” fu osteggiata da socialisti, popolari, comunisti (che si diedero una loro organizzazione paramilitare) e, per motivi diversi, anche dagli anarchici;
2.   La definizione “Arditi del popolo” è in sé ingannevole e risente dell’influenza dell’esperienza bellica, senza che ci sia un consistente riscontro nei fatti: c’erano quelli che erano stati effettivamente Arditi (Argo Secondari e Giuseppe Mingrino, per esempio, ma non Guido Picelli, che era stato…volontario della Croce Rossa), ma la massa era costituita da transfughi delle organizzazioni di sinistra, spesso sindacalizzati (per esempio, a Roma, molto consistente era la presenza dei fornaciari).

Questo fu denunciato fin dall’inizio: sempre nella Capitale, già nel giugno del 1920, nel corso dell’Assemblea generale per la nomina del Consiglio Direttivo dell’Associazione Arditi,  si giunse ad una tumultuosa rottura tra gli ex Arditi di guerra,guidati da Giuseppe Bottai, e gli arruolati da Secondari (che con lui sarebbero poi rimasti), in gran parte pregiudicati, svelti di coltello e bastone, ma non “fiamme” al fronte.

Lo conferma il fatto che, per esempio, dalle cinque biografie di “Arditi del popolo”, particolarmente attivi, che Valerio Gentili riporta in appendice al suo “Dal nulla sorgemmo”, uno solo risulta aver fatto servizio nei “Reparti d’Assalto”.

Insomma, qui il processo osmotico fu all’incontrario rispetto ai fasci: le squadre d’azione furono costituite o videro l’iniziale adesione di molti ex Arditi, i quali dal quel momento furono “squadristi fascisti”, mentre agli “Arditi del popolo” aderirono in maggioranza operai e “marginali” che divennero sic et simpliciter “Arditi”.
3.  La vita dell’organizzazione fu brevissima: il 6 luglio del 1921 sfilarono all’Orto Botanico poco più di un migliaio di minacciosi aderenti (non era, comunque, un gran numero, in tempi di diffusa “passione” per le cose della politica…i nazionalisti, sempre nella Capitale avevano 5.000 volontari inquadrati nella loro Unione Popolare Antibolscevica); il 24 luglio si tenne il Congresso costitutivo  che coincise con: “l’inizio delle lotte intestine dell’organizzazione (Gentili, vol cit); ad ottobre dello stesso anno la crisi era totale (“privo del sostegno politico del Partito socialista e comunista, il movimento degli Arditi del popolo si dissolse con la stessa rapidità con cui si era formato”, così scrisse Giorgio Amendola nella sua “Storia del PCI” del 1976) e il movimento poteva dirsi esaurito.

Nemmeno quattro mesi di vita, come si vede: fenomeni di resistenza spontanea al fascismo ci furono ancora, anche con la partecipazione di qualche ex Ardito, ma mancò, da quel punto in poi, ogni collegamento organico.
4.   Molte furono le voci che, fin dall’inizio circondarono l’organizzazione e certi contatti politici “impuri” del suo esponente più rappresentativo, Secondari: a chi, già all’epoca la riteneva favorita (anche nella “mitizzazione”) da Nitti, in funzione antigiolittiana (per esempio, Ruggiero Grieco in una piccata risposta a Lenin, nel settembre del ’21), si affiancherà poi chi non esiterà a scrivere, molti anni dopo: “la figura del Tenente Secondari resta, dopo molte ricerche, per parecchi aspetti ancora incerta” (Amendola, op cit)

Vale qui la pena di aggiungere ancora due parole proprio su Secondari, fondatore e capo indiscusso del movimento: nell’ottobre del ’21, di fronte al fallimento della sua creatura,  si ritirò, praticamente, dall’agone politico, per fondare, nel marzo dell’anno dopo, un “Partito intellettuale” (il cui fondamento era questa singolare dichiarazione: “La luce eterna, l’essenza divina dell’uomo è la Potenza Intellettuale”) e poi ritornare al suo vecchio mestiere di odontotecnico

Nell’ottobre  del ’22 subì, però,  una bastonatura “squadrista”, e di lui si persero le tracce, finché fu ricoverato al manicomio di Rieti, dove morì, a 47 anni.

Secondo la vulgata antifascista, le turbe psichiche dalle quali venne afflitto con sempre maggior frequenza e il successivo  ricovero furono conseguenza della bastonatura subita, e questo basterebbe a fare di lui un “martire”.

In effetti, è lecito dubitare: Secondari era un personalità abnorme, di quelle che si affermano in tempi di guerra e subito dopo (Ferruccio Vecchi – anche se con diversa caratura intellettuale – è il primo nome che mi viene in mente sull’altro fronte): già nel 1920 Massimo Rocca ebbe a dire di lui: “la scissura nell’Associazione degli Arditi (romana ndr) fu originata da ragioni del tutto interne, provocate da un mattoide, l’autore dei fatti di Pietralata, che seminò dissensi e disordini a scopo di mire personali

E qui, credo, ci sia tutto l’uomo: un forte egotismo, una smania di emergere, una propensione al complotto ed alla cospirazione, una “anormalità” di fondo, fatta da atteggiamenti ed idee “esagerate”.
Concludendo, quindi, mi pare si possa cominciare a pensare che quello degli “Arditi del popolo” sia un colossale bluff storico-politico, favorito da interessi contrastanti, stratificatisi nel tempo, per ragioni diverse ed opposte.
In campo antifascista, ha prevalso la volontà di accreditare la tesi di una organizzazione “forte”, capace di opporsi con le armi, sullo stesso terreno della violenza, alle squadre fasciste, indicando una via che sarebbe poi stata percorsa dalla Resistenza (i cui esponenti si sarebbero sempre dichiarati “eredi” di quegli Arditi) e rimasta modello ideale di un impegno   politico “militante” fino ai giorni nostri (ogni 25 aprile a Roma sfilano giovani redskin autodefinitisi “Arditi del popolo”)
Sul versante fascista, in funzione puramente strumentale (e, infatti, dopo il 28 ottobre non se ne parlerà più) faceva gioco sostenere che conflitti e vittime fossero la naturale conseguenza di una contrapposizione bilaterale, con protagonisti, dall’altra parte, egualmente armati e pronti a tutto, dai quali occorreva “difendersi”.
Così, nel racconto della stampa filofascista, ogni rissa stradaiola vedeva in campo animosi gruppi di “Arditi del popolo”, anche lì dove, magari, si era trattato solo di una zuffa da osteria nata da una parola di troppo o da vecchi rancori paesani.
Mi rendo perfettamente conto che ora è un po’ difficile rimettere in discussione il tutto, anche se animati dalle migliori intenzioni, senza nessun pregiudizio “politico”, ma da qualche parte bisogna pur cominciare…
PS: una breve nota su una questione di “metodo”, importante per chi si accosti a questi temi con passione – sia pure dilettantesca – di ricercatore.
Ho scritto sopra che Secondari fu vittima di una bastonatura “squadrista”, genericamente indicando la data nell’ottobre del ’22, perché così ho trovato scritto nei vari testi consultati (tutti, naturalmente “antifascisti”)
Resta un po’ misteriosa la faccenda della data esatta (secondo alcuni il 22 ottobre, secondo altri il 31), che, però, irrilevante non è.
La prima data farebbe rientrare l’episodio in una rancorosa vendetta tutta “romana”, ancor più deprecabile perché molto postuma (un anno dopo l’abbandono della politica), mentre  la seconda potrebbe   far pensare ad un occasionale incidente tra l’esuberante Secondari e qualche squadra “esterna” in giro per la Capitale,  animata da una certa aggressiva “baldanzosità” da vincitori.
E’ fin troppo evidente – fermi restando i sovraesposti dubbi sulle conseguenze – la differente caratura delle due versioni.
Siamo, come si vede, ai condizionali (e perché escludere altri motivi, considerato il carattere sicuramente “fumantino” del Secondari?); nella stampa dell’epoca e anche nei rapporti di Questura qualcosa in più potrebbe esserci…se a qualcuno va di spingere a fondo a ricerca…..
La  vicenda poi ricorda un po’ quella della bastonatura a Gobetti (dove pure il rapporto causa/effetto con la successiva morte resta molto dubbio): anche lì è passata la versione della gratuita violenza fascista, sottacendo il fatto che i responsabili – mai identificati – furono probabilmente degli ex combattenti, forse nazionalisti, offesi dalle ingiurie che il politico torinese aveva rivolto, qualche giorno prima,  sul suo giornale al “grande mutilato” Carlo Delcroix

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Arditismo, Fascismo, Storia

Pubblicato da Giacinto Reale il 22 Gennaio 2014

Giacinto Reale

Nato a Bari intorno alla metà del secolo scorso, vive a Roma. Ha sempre coltivato la passione per cose di storia, alla ricerca di una verità che intuiva essere non di rado diversa da quella dei “sacri testi”. Coltiva, ultimamente, uno speciale interesse per vicende e uomini del primo fascismo, convinto che lì c’è tutto: quello che il fascismo fu, e, soprattutto, quello che prometteva di essere……

Commenti

  1. Naja

    Questi qui sono un falso, in gergo oggi si direbbe fake, in quanto la loro stessa esistenza sarebbe un paradosso storico. Gli unici Arditi sono stati i veri Arditi!

Lascia un commento

    Fai una donazione


  • siamo su telegram

  • bombardano milano

  • studi evoliani

  • emergenza sanitaria

    Nuovo Dpcm in arrivo – Daniele Trabucco

    di Daniele Trabucco

    Il Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, prof. avv. Giuseppe Conte, sta valutando un nuovo DPCM in ragione dell’aumento dei contagi[...]

  • Teurgia - libreria

  • la dimora del sublime

  • emergenza vaccini

    Vaccini: Cosa non conosciamo? Storia,tabelle e grafici mai visionati – Vacciniinforma

    di Ereticamente

    VACCINI: COSA CI È STATO OMESSO? Nella letteratura medica, si esaltano da sempre le virtù della vaccinazione. Dopo aver letto questi libri, si riman[...]

  • post Popolari

  • a dominique venner

  • Ultimi commenti
  • archivio ereticamente

    Tag

    Newsletter

g. casalino

ELEUSI

J. Thiriart

STODDARD

TRABUCCO