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La grande truffa

La grande truffa
di Flores Tovo
Già negli anni Settanta del 1900, i detentori dei grandi capitali cominciavano a comprendere che i profitti accumulati attraverso la produzione di merci stavano calando. Sicché la vecchia e abbandonata teoria di Marx sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, dovuta all’impiego sempre più intensivo del capitale costante (l’apparato tecnico) e alla conseguente sovrapproduzione, si stava davvero confermando. Proprio per questo i capitali finanziari, che prima venivano investiti per la produzione cominciarono ad essere dirottati agli inizi degli anni Ottanta verso la speculazione finanziaria. Cominciava così a nascere quella malattia ossessiva che caratterizza il nostro tempo: i MERCATI.

Oggi il giudice supremo, la nostra stella polare, il nostro incubo che controlla la nostra vita si chiama, appunto, mercati.
E allora uno comincia a chiedersi: ma chi sono questi mercati? Ebbene è un enigma molto semplice da svelare. I mercati sono le Borse. Le Borse sono il bacino di raccolta dei capitali finanziari. I capitali finanziari sono posseduti dalle banche private e dai grandi gruppi d’affari, che sono, in parole più chiare, gli speculatori finanziari che, in questi anni coi loro prodotti tossici, quali i derivati, hedge funds, futures, swaps (parole magiche per indicare un mondo di carta in cui però sono investiti anche i risparmi dei poveracci, cioè dei piccoli risparmiatori), hanno provocato i disastri economici mondiali.
L’Europa, a causa di costoro, ha dovuto sborsare dal 2008, dopo il fallimento della Lehmann Brothers, circa 3.100 miliardi di euro, cioè un terzo del Pil della Ue, e gli Usa (la madre e il padre di tutte le speculazioni a cominciare dai “subprime”, che erano prestiti senza garanzie a  chi voleva farsi una casa) più di 1.000 miliardi di dollari per salvare le banche. Il loro fallimento, provocato dall’ingordigia illimitata, alla fine è stato pagato dagli Stati, o meglio dai contribuenti di questi Stati. Tale salvataggio è costato queste cifre enormi, che rappresentano la misura più “socialista” della storia umana a favore di chi odia qualsiasi forma di socialismo o socialità, per impedire un crollo gigantesco dell’economia causato da un liberismo senza regole. I popoli, o meglio quella gran parte dei popoli che paga le tasse, sono costretti a soccorrere gli speculatori finanziari, miliardari ed impuniti. Oggi i mercati vengono prima della sovranità popolare. Ecco chi sono queste entità misteriose: i peggiori criminali internazionali, che distruggono la ricchezza delle nazioni creata col sudore della fronte da intere generazioni, che impoveriscono sempre più i ceti popolari, costituiti da operai, impiegati, tecnici, piccoli e medi produttori.  Costoro, infatti, si fanno ancora governare da istrioni politici al servizio della massoneria internazionale e  subiscono la propaganda somministrata dai loro mass-media. Le società segrete del Mont Pelerin, di Skull & Bones, del gruppo Bilderberg, della Commissione Trilateral sono quelle entità che comandano il mondo e che consentono a circa mille ricchissimi miserabili di possedere oltre la metà del PIL mondiale di fronte ad una popolazione di ben oltre i 7 miliardi di individui.
Si dice che sono fatti già visti, e che tra poco la crisi si risolverà. In realtà non sarà così. I sette miliardi, che essi hanno contribuito a far crescere con l’appoggio dei preti di varie religioni per poter estendere la loro malata volontà di potenza su masse informi ed anonime da poter spremere senza limiti, in un pianeta sempre più saccheggiato, sono lì che attendono.
Eppure, nonostante molte persone avvedute conoscano le trame di questi gnomi malefici, non si riesce ancora a smascherare una volta per tutte la natura delle loro nefandezze. Questo avviene perché c’è ancora un certo benessere diffuso che permette ai più di avere una casa, un’auto, del cibo. E soprattutto perché tali criminali (non si possono usare altri epiteti) possiedono, come si diceva, tutti i mezzi di informazione che convincono, finché dura, gli individui a vivere nel migliore dei mondi possibili. La pancia ancora piena ottunde. Ciò attenua il senso dell’ingiustizia, e rende passivi o rassegnati i più, che per natura badano ai loro interessi di piccolo cabotaggio. Cosicchè su questa dimensione psicologica anestetizzata gli speculatori possono calare le loro trame con lo scopo di incrementare ancora gli immensi profitti, sperando che la corda non si spezzi. E poi sono riusciti ad inventare un nuovo mostro da combattere, sebbene i mostri veri siano loro: il debito pubblico. In Europa, per esempio, si è imposta la riduzione del debito pubblico sotto il 60%  in vent’anni (il cosiddetto fiscal compact), e questo significa per loro distruggere lo stato sociale (scuola, sanità, pensioni pubbliche, ecc.), e tosare i risparmi delle famiglie per appropriarsene.
Il debito pubblico è diventato per noi Europei il male radicale, poiché si è fatto credere che esso sia un debito che ci permette di vivere al di sopra dei nostri limiti. Esso è il terzo parametro di Maastricht, quello che ci consente di usare la moneta unica europea (la più grande truffa della storia, in  quanto non può esistere una moneta unica con debiti pubblici distinti, e perciò con spread, che sono i differenziali di interessi sul debito, diversi fra i vari paesi della UE, e con una fiscalità diversa). Come si sa poi gli altri due parametri sono un tasso di inflazione che deve essere sotto il 3%, e il deficit pubblico, che pure deve essere sotto il 3%. Parametri anche questi insani, poiché sono propri di una moneta fortissima, mentre noi Italiani ne avevamo  una “debole” che ci consentiva di esportare in tutto il mondo ottenendo una quota mondiale dell’export del 5%, e che oggi si è ridotta al di sotto il 3%. Tanti non sanno che il deficit pubblico (se c’è) è dato dal passivo di tutte le attività dello stato (scuole, ospedali, comuni, fabbriche, pensioni, ecc.), mentre il debito è costituito dai prestiti, attestati dallo stato attraverso i Bot, Cct e obbligazioni che privati o banche danno allo Stato in cambio di interessi che di solito sono di poco superiori al tasso di sconto. Il deficit, poi, si aggiunge al debito, che quindi è costituito dalla somma dei Bot, dei Cct, obbligazioni, interessi, e del deficit.
La concezione teorico-pratica che ha ispirato la costruzione della moneta unica europea, l’euro, è stata quella monetarista disegnata dalla scuola dei Chicago Boys di Milton Friedman, applicata per primo da Pinochet (che di destra sociale non aveva nulla), e poi dai Reagan, Thatcher, Clinton e, in seguito, da tutti i governanti più o meno “democratici”. La concezione del liberismo estremo implica appunto la riduzione dello stato sociale, il contenimento dell’inflazione, la privatizzazione di tutto l’apparato produttivo pubblico, dalle partecipazioni statali alle municipalizzate. Con il sogno palese di rendere tutto come in Cina. 100 euro al mese e zitti. Tutto in nome del profitto, della globalizzazione, della produttività: concetti che nascondono la vera realtà, che è quella dello sfruttamento e della ricchezza per pochi (i meritevoli, si autoproclamano). Una teoria del tutto diversa da quella di J.M. Keynes che prevedeva invece, nel caso di crisi, una espansione del deficit statale per creare lavoro.
Alcuni paesi sono già falliti come la Grecia o il Portogallo, mentre i prossimi saranno la Spagna che ha il 25% di disoccupati, e l’Italia, a causa, si dice, del suo debito che è del 133%  del Pil.
In realtà il paese che detiene il record del peggior debito pubblico è il Giappone (il 250%): ma nessuno ne parla. Ciò significa che anche in questo caso vengono nascosti importanti aspetti della questione debito.
Si nasconde in primo luogo la grande differenza fra debito pubblico interno ed esterno e fra indebitamento pubblico e indebitamento privato. Queste differenze fondamentali non sono state tenute in conto (stranamente?) nel trattato di Maastricht e ciò rivela la pochezza dei politici italiani che il 7-2-1992 lo hanno firmato. Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Amato, Berlusconi, Prodi, Berlusconi, Monti, fino all’attuale Letta sono stati i capi dei vari governi che si sono succeduti dal 1992 ad oggi, e tutti, proprio tutti, in particolare la sinistra liberista ed ultracapitalista sono stati i complici dell’esproprio dei nostri beni nazionali e del nostro risparmio.
Alcuni economisti, non di regime, tra cui Paolo Barnard, hanno stimato che i soldi incassati per tali svendite ammantano a 120 miliardi di euro, mentre il loro valore reale è oggi di oltre 600 miliardi.
Ciò nonostante il debito che nel 1994 (fonte Eurostat) era del 114%, di cui oltre il 90% interno, oggi è del 133% e nel 2011 quello esterno  era  sotto il 60%. Questa è stata, fra l’altro, la causa della caduta del governo Berlusconi, che venne sostituito dal podestà forestiero, uomo fidato di Napolitano, il sen. Monti, servo obbediente della BCE (che non comprava più i nostri titoli) che, con la scusa del default ha fatto approvare dal parlamento leggi selvagge con lo scopo di ricomprare quote del debito pubblico. La minaccia usata era l’aumento dello spread.
Mentre il nostro debito era nel 1994 una partita di giro, nel 2011 era diventato, grazie all’euro, il ricatto imposto. Noi Italiani, tuttavia, non siamo rovinati, in quanto il nostro debito privato, quello che contraiamo per comprare beni durevoli, è molto più basso rispetto ai Paesi europei. Sono gli speculatori tedeschi, inglesi, francesi, americani e cinesi che vorrebbero rovinarci per rapinarci, con pochi euro, le nostre aziende.
In effetti nel 1992 quando c’erano le pensioni baby, sette milioni di invalidi ed interessi enormi che lo stato doveva pagare. Oggi non è più così: il nostro deficit è minore degli altri e una parte degli incredibili sprechi sono stati in parte eliminati. Eppure ci vengono ancora prescritti, grazie a governi che sono solo i maggiordomi dei banchieri e delle multinazionali, tagli colossali agli stipendi e salari dei ceti medi e medio-bassi, il che ci porterà al completo disastro.
Questo fatto ci permette di capire il motivo per cui il nostro debito pubblico – nonostante le privatizzazioni selvagge, l’aumento sempre più elevato dell’età pensionabile, i ticket, la precarizzazione del lavoro, la riduzione degli insegnanti e dei medici, la destatalizzazione delle grandi industrie – continui ad aumentare.
In  realtà il debito in queste condizioni non potrà essere mai pagato.
E questo perché? Perché non cresciamo e dobbiamo comunque pagare gli interessi del debito. Ma come si fa a crescere se i soldi da spendere diminuiscono sempre di più? I poveri non consumano. Questa è la contraddizione ineliminabile. Vorrebbero che crescessimo senza soldi, ma ciò non è possibile. Il cancelliere Bruening, attuando nella Germania dal 1930 al 1932 le stesse misure economiche, favorì in modo decisivo l’ascesa al potere di Hitler.
«Il denaro», scrive un grande studioso dell’euro, M. Della Luna, «sia contante che creditizio, viene creato mediante l’indebitamento: la banca centrale di emissione crea denaro costante mediante l’indebitamento dello Stato, con aggiunta di interesse; e le banche di credito creano  denaro scritturale mediante la concessione di “prestiti” (signoraggio secondario) con interesse. La predetta situazione produce quanto segue. Quando la banca centrale di emissione cede allo Stato cartamoneta, poniamo, 1000, avrà bisogno, per estinguere il debito di 1000 + 50 contro titoli del debito pubblico di pari importo, all’interesse del 5% annuo, scadenti a un anno, e dovrà ricavare questi 50 dalle tasse o dalle vendite di beni. Analogamente, quando la banca di credito “presta” per un anno una somma, poniamo 100, a Tizio, col saggio di interesse del 10% annuo, determina una situazione in cui, alla scadenza dell’anno, Tizio deve rendere 100+10. Quindi, ammesso che Tizio abbia a disposizione i 100, deve procurarsi i 10 da un terzo, diciamo Caio, o dalla banca stessa, chiedendoli a prestito” (1). L’impossibilità di pagare il debito, sic rebus stantibus, è quindi di carattere logico-matematico, in quanto senza crescita gli interessi aumentano.
In altre parole, i popoli sono vittime degli strozzini.
Al punto in cui si è pervenuti sembra assai arduo trovare soluzioni o rimedi ai disastri prossimi venturi. Eppure se si studia attentamente la storia si possono scoprire eventi simili, o in parte, alla realtà attuale, in cui ci furono tentativi di risolvere l’enorme problema, con strategie politico-economiche andate poi a buon fine. A. Lincoln, durante la guerra di secessione americana (1861-65), doveva trovare i fondi per finanziare lo sforzo bellico. Le banche che prestavano denaro allo stato (la Federal Reserve e le altre più importanti erano private, come lo è oggi e come lo è la BCE e co.)  chiedevano interessi tra il 24% e il 36%. Lincoln decise allora in base all’art. 1 della costituzione americana, di far approvare dal Congresso una legge che autorizzava il Ministero del Tesoro ad emettere biglietti di stato, i Greenbacks, come valuta legale. Si trattava in realtà di stampare cambiali di prestito che il popolo sovrano concedeva al proprio governo senza interessi di sorta e coperto non da una riserva aurea, ma dalla forza lavoro del popolo stesso: insomma la classica partita di giro. Queste cambiali venivano poi trasformate in denaro, e così Lincoln poté finanziare la guerra senza indebitare lo Stato con le banche. Il risparmio sugli interessi fu di 449 milioni di dollari (una cifra colossale per l’epoca). Altri presidenti che cercarono di attuare le stesse misure contro lo strapotere dei banchieri privati furono J. A. Garfield nel 1913 e J. F. Kennedy nel 1963. Chissà perché tutti e tre questi presidenti furono uccisi in attentati e le loro leggi cancellate da lì a poco.
Ma ancora più significativa fu l’azione politico-economica di Hjalmar Schacht, ministro delle finanze di Adolf Hitler, che si trovò di fronte ad una situazione disperata, con 7 milioni di disoccupati (oltre il 25% della popolazione attiva), il 50% dei giovani a spasso, e un debito enorme esterno dovuto alle riparazioni di guerra. Una Germania che, in quelle condizioni, rischiava di diventare una delle nazioni più povere d’Europa. Schacht, imitando Lincoln, attuò il giusto mezzo per uscire dal baratro. Egli, nel 1934, creò una agenzia statale, inesistente nella realtà, che emetteva i “MEFO Wechsel” (oggi si direbbero bond), che erano appunto cambiali di prestito a guisa di titoli di stato, con interessi al 4% pagabili dopo 5 anni, che servirono a finanziare le grandi opere pubbliche come le autostrade, la risistemazione generale del territorio, la produzione di beni e servizi, e, poco dopo, il riarmo con la rinascita dell’esercito di leva nel 1935. Il termine MEFO è un  acronimo riferito a questa scatola vuota, chiamata Metallurgische Forschungsgesellschaft, ossia “Società per la ricerca in campo metallurgico”. Il circolo virtuoso su cui si basava l’artificio prevedeva che gli industriali ricevessero commesse per la produzione di beni o servizi e che l’importo di queste fosse espressa sì in Reichmarks ma fatturata dagli industriali stessi in MEFO (che erano ovviamente validi solo in Germania). I MEFO non venivano conteggiati come debito, per cui grazie all’aumento generale degli investimenti produttivi anche l’occupazione aumentò moltissimo (in 3 anni furono creati circa 6 milioni di posti di lavoro reali) e grazie alla maggior ricchezza collettiva il debito cominciò a diminuire drasticamente. Nel 1938 la Germania aveva un PIL pressoché equivalente a quello degli USA. Hitler, poi, nel 1939, li rese definitivi, e sempre in quell’anno, nel mese di giugno, divenne capo della Reichsbank.
E chissà perché dopo 3 mesi scoppiò la seconda guerra mondiale.
È evidente che non fu attuata solo questa misura per rendere potente la Germania: ad esempio, fu reso inconvertibile il Reichsmark su mercati valutari per stroncare la speculazione finanziaria. Le materie prime comprate all’estero venivano pagate in marchi che erano spendibili solo in Germania (una nuova forma di baratto). Gli industriali che volessero attuare uno spostamento di capitale all’estero furono minacciati di esproprio senza indennizzo. E così via. Si sappia, in aggiunta, che con queste misure finanziarie la Germania, pur distrutta dalla guerra, alla fine di questa aveva il debito pubblico a zero.
Misure che, se fossero oggi proposte come leggi nel nostro parlamento, farebbero drizzare i capelli alle nullità politiche che “comandano”.
Ci troviamo in un grande pericolo. Le ideologie del 1900 non possono più rinascere poiché sono mutate tutte le condizioni storiche. Le classi sociali si stanno tutte proletarizzando, l’URSS non c’è più. L’ideologia del capitalismo è quella di un nichilismo omologante, che tutto livella e tutto relativizza: essa è birra, spritz, football, meticciato e assenza di pensiero. Il  ’68 realizzato. Destra e sinistra non hanno più senso. Anzi l’unico senso, proprio perché non ci sono più una destra e una sinistra, è quello di unire tutte le forze con il nemico comune: il capitalismo trionfante nella sua forma assoluta. Si tratta di forgiare la passione dell’anticapitalismo.
Si tenga comunque presente che nel 2030 saremo (chi conosce un po’ la demografia lo sa) circa 10 miliardi, e che occorreranno 2 pianeti per sfamarci. I tempi sono estremamente accelerati e stretti.
I giovani precari, i laureati senza futuro e senza sicurezza, assieme ai produttori e ai tecnici, dovranno risolvere questa incombenza da fine era. Mao diceva che: “grande è il disordine sotto il cielo. La situazione è eccellente”. In realtà vaghiamo ancora a tentoni nel buio.
Flores Tovo
f.tovo@libero.it
Note:
(1) M. Della Luna, Euroschiavi, Arianna editrice, pp.163-64.
Testi di riferimento:
Sempre di M. Della Luna, Cimiteuro,  Arianna editrice.
G.Auriti, Il paese dell’utopia, ed. Solfanelli.
A.Bagnai, Il tramonto dell’euro, ed. Imprimatur.
A. De Benoist, Sull’orlo del baratro, Arianna Editrice.
M.Saba, O la banca o la vita, Arianna Editrice.

A.Venier, Il disastro di una nazione, Ed.  Ar.
P.S.:
È morto pochi giorni fa il filosofo Costanzo Preve. Egli era uno dei massimi conoscitori mondiali del pensiero di Fichte, Hegel e Marx. La sua originalità consisteva nel fatto di aver dato una interpretazione idealistica del pensiero di Marx, poiché egli riteneva, a parer mio giustamente, che concetti come alienazione e modo di produzione fossero essenzialmente idealistici. Per questo motivo egli fu accusato di essere un rosso-bruno dagli ambienti della sinistra bacchettona ed abietta perché venduta al potere. Ma grazie proprio a questo, la sua grandezza era inversamente proporzionale alla sua fama. Un percorso parallelo, del resto, lo aveva fatto alcuni anni fa A. De Benoist, quando si dimise dalla destra “ufficiale” accusandola proprio della stessa abiezione.
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Categorie: Attualità, Economia, Euro, Finanza

Pubblicato da Flores Tovo il 4 Dicembre 2013

Commenti

  1. Anonymous

    Un’ottimo riassunto della situazione storico-economica dell’attuale Europa ed un’analisi chiara e precisa dei responsabili del precipizio in cui si trova l’Italia. Complimenti

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