È morto Mandela

È morto Mandela
di Fabrizio Belloni
Se fossi un negro (e non come ipocritamente si usa dire oggi “nero”, che puzza di superiorità inconscia, mista a falso rispetto), oggi sarei diviso fra dolore epidermico per la morte del Nelson, e rabbia profonda.
Assisteremo ora alla solita orgia di incensamenti, di commemorazioni, di paragoni a quell’altro mito fasullo che fu Gandhi (ci torneremo), alla commozione di tutti i radical chic, di tutti i catto-comunisti del mondo. Gli “intellettuali” (attenzione: la parola non è un insulto, come ormai è nel lessico comune, ma qui intesa come nullafacente che finge di esprimere idee per lo più rubacchiate qua e là, mal digerite ma fatte pagare in soldi cospicui dal sistema) si stracceranno le vesti e eleveranno peana di osanna.

Tutto bene.
Però.
Però, essendo maligno per natura e soprattutto per scelta, non posso non ricordare alcune cosette sottaciute dai più.
Prima considerazione. Il Sud Africa, meglio, il Suid Afrika, in lingua Boera (gli eroici Afrikaner di origine olandese che per primi presero possesso del Sud del Continente Nero) trovarono una terra spopolata nella vasta maggioranza della sua estensione, incolta, paradiso selvaggio. Solo in parte popolata dagli splendidi Zùlu, razza guerriera, forte, che sotto il Regno di Chaca si illuse addirittura di far rinascere l’Impero Romano. Un missionario consigliò a Re Chaca di far adottare ai suoi Impi (si può tradurre con “reggimenti razziatori e conquistatori”) l’antico gladio Romano. Gli inglesi successivamente ricevettero in più occasioni svariate serie di sberle pitturate sui loro arrossati musi dai guerrieri Zùlu.
Ma per il resto la terra era vuota di umani e piena di natura.
Poi fu scoperto il ricco sottosuolo, gonfio d’oro e di altri metalli pregiati.
Occorreva mano d’opera.
Da tutta l’Africa accorsero moltitudini di uomini, con le famiglie al seguito. E non solo dall’Africa venne la gente. Dall’India i bastimenti scaricavano migliaia di disperati ad ogni viaggio, per esempio.
E chi arrivava dal Nord si faceva a piedi anche migliaia di chilometri per arrivare ad un lavoro in miniera, pesante, sì, ma cento volte meglio della situazione che lasciavano.
Il Sud Africa–Suid Afrika fiorì, sotto la guida bianca, che, in stretto regime di separazione razziale, riusciva a trasformare masse incolte e selvagge in gente, lentamente, con i tempi adatti alla psiche negra, in popolazione con coscienza di sé. Progresso tecnologico galoppante (il primo trapianto di cuore di Barnard, ricordate?), paradiso in crescita geometrica. Ferocemente anticomunista. Tant’è vero che era ricco, prospero, ordinato.
Poi ci si misero di mezzo i “democratici”: un uomo, un voto, gridavano.
Nelson Mandela si fece 27 anni di carcere (oggi lo glorificano per questo: ma onestamente cosa avrebbe potuto fare invece? Evadere, forse, col rischio di una raffica di mitra. Era un detenuto condannato per sovversione. E trattato pure coi guanti, sotto la spinta di tutti i “democratici” del mondo). Assurse a simbolo della “lotta di liberazione” (altra accezione che per me, in Italia , ha la valenza di turpiloquio). Magari la moglie intanto si sollazzava con tutta la squadra di calcio di Soweto, ma questi sono affari loro. Un po’ meno affari loro la brama di gioielli della signora, scandalo messo a tacere dai media–linguetta, al solito.
E quando fu liberato, il Nelson si affrettò a dimostrare di aver capito tutto di come funziona la democrazia. “Nessuna supremazia nera”, affermò l’ipocrita. “Chi prende più voti, avrà la supremazia”. Con una popolazione di 8 a 2 a favore dei negri.
Che presero il potere.
Risultato: in meno di un decennio l’economia fu mandata a rotoli. L’Aids dilagò, costringendo i caporioni a pietire medicine regalate dagli odiati bianchi. La situazione rotolò al punto che i negri furono costretti a fare appello alla classe dirigenziale bianca per rimettere le cose a posto. Ora il Sud Africa–Suid Afrika sta risorgendo, ricca come è la natura da quelle parti. Sotto la guida, palese od occulta, dei bianchi.
Qualche problema razziale vi è ancora: nelle poche fattorie che i bianchi hanno testardamente mantenuto spesso vi sono incursioni di negri che rubano, stuprano (donna bianca, donna bianca!…), ammazzano, bruciano e distruggono. Sui media–linguetta vi sono solo tracce di queste “fantasie locali”.
Nelson Mandela? Pace all’anima sua, e basta.
Ma la storia vera è un’altra.
Fabrizio Belloni

Cell. 348 31 61 598
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Categorie: Attualità, Belloni, Mandela, Sudafrica

Pubblicato da admin il 6 Dicembre 2013

Commenti

  1. Anonymous

    Gentile Belloni, è vero che negli anni successivi alla fine dell’apartheid, per il Sudafrica sono cominciati problemi economici e sociali, ma deve tenere conto che la popolazione nera (non credo di essere ipocrita a usare la parola “nero”, essendo “negro” troppo carica di significati negativi), essendo stata tenuta in condizione di arretratezza e sottomissione per mezzo secolo, una volta liberata, non ha avuto i mezzi culturali per integrarsi in un tipo di società che non era la loro, la cosiddetta società evoluta e moderna. Se a questo fatto, aggiunge la comprensibile rabbia accumulata negli anni dell’apartheid, che spero lei sia d’accordo nel considerare un’ingiustizia, allora l’esplosione della violenza e della criminalità le apparirà perfino ovvia. Certo, gli errori da parte dell’African National Congress non sono mancati, e Mandela, negli anni della sua presidenza, è stato troppo tollerante con la corruzione e troppo inerte con l’AIDS, ma questi aspetti negativi non possono inficiare il quadro d’insieme. Come diceva un filosofo, io sono libero se anche gli altri sono liberi, e con la liberazione di Mandela e della popolazione nera del Sudafrica, anche chi come lei ha una visione critica è diventato più libero. Cordiali saluti.
    David Cardillo.

  2. Anonymous

    perfettamente d’accordo.
    pace all’anima sua, ma in quanto europei abbiano ben altro a cui pensare, ben altro da cercare di difendere che non incensare mandela l’eroe dei negri

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