Uguale ma al contrario

Uguale ma al contrario

di Fabrizio Belloni

Da quando starnazza il “male assoluto”, cioè la democrazia parlamentare, abbiamo assistito a linee di tendenza pressoché simili. Se vi è un periodo di stagnazione economica, o addirittura di crisi, quella mistificazione giuridica che sono le elezioni ha mandato al governo forze “conservatrici”, che raddrizzino l’economia, per dare poi la preferenza, anni dopo, alle forze “progressiste”, affinché distribuiscano la nuova sommatoria di risorse. Né mi si porti a confutazione il New Deal roosveltiano degli anni trenta; mai ci fu politica economica più di “destra” di quella yankee: opere statali massicce, crediti illimitati all’industria, soprattutto quella lobbistica, stipendi da fame, serrate selvagge, stato sociale a facildonne, ecc. ecc.

Che sia tutto un girone infernale, destra e sinistra in finta contrapposizione, è quanto in Europa portò a Idee, Progetti e Stati che urlarono il loro “NO”, alto, virile e forte alla logica dell’adorazione del dio denaro. Ma questa è un’altra storia. Che, grazie a dio, sta tornando sempre più velocemente alla ribalta.
Purtroppo noi dobbiamo vivere in una ancora terrificante democrazia, in un sistema avviluppato dai tentacoli finanziari, in una non-società condizionata da poteri forti con le mani adunche, che dalle loro tane muovono i loro servi secondo programmi di spoliazione e depredazione. Almeno fino al giorno dell’Armageddon, al ritorno di Ragnarök, al rivolgimento epocale che si avvicina. Allora si faranno e si chiuderanno i conti. Duri, salati, micidiali.
Per il momento ci tocca nuotare in una pozza fangosa ove pesci viscidi si contendono il potere.
Dobbiamo cioè adattarci alle regole del male assoluto, della democrazia parlamentare.
Ma, ancora una volta, il magnifico Stivale dà un’interpretazione fuori norma. Partendo dal fatto che non c’è “destra” e che non c’è “sinistra”, in Italia si cerca chi faccia meno schifo. È ovvio che chi riesce ad ammantarsi di “nuovo” gode almeno del beneficio del dubbio, ed incamera le disperate speranze della gente. Esempi come il Regno Unito, la Scandinavia, la Germania, l’Ungheria, l’Austria, la Finlandia ed in parte la Francia da noi non trovano asilo. Non siamo Nazione, ed ho dei dubbi che siamo Stato. Bolgia, sì. Girone di latrocini e corruzione, sì.  Teatro di scontro di bande rivali, sì. Ma Stato? Figuriamoci Nazione!
Quindi affideremo alla cosiddetta sinistra il tentativo di raddrizzare l’economia. Che è una contraddizione in termini: ricordo una frase “nessuno Stato è così ricco da permettersi un governo di sinistra ”, figuriamoci un’ Italia praticamente fallita. E poi, di fronte all’ennesimo fallimento, si cercherà a destra la giustizia sociale, la catarsi.
Però.
Però ricordo che nel momento della crisi mondiale, il secolo scorso, sorsero due Idee, dissimili, ma parallele, che risolsero la contraddizione. Non contrapposizione, ma unione di Lavoro, al primo posto, e risorse finanziarie, considerate strumento al pari delle materie prime e dell’energia. Pericolosissima progettualità, oltretutto attuata in due miracoli economici sorprendenti, come lo furono Italia e Germania, che costrinsero il resto del mondo a dichiarare loro guerra.
Quello che sta succedendo in Europa sta a dimostrare che finalmente si ricomincia. Ma questa volta saremo più duri e meno accomodanti.
Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598

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Categorie: Belloni, Democrazia

Pubblicato da admin il 20 Novembre 2013

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