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La verita’ su Dante Di Nanni e non solo (seconda parte)

La verita’ su Dante Di Nanni e non solo (seconda parte)

di Giacinto Reale
QUI FINISCE L’AVVENTURA

9. La mattina del 18, sulla base delle informazioni fornite dal Valentino, cinque agenti muovono alla volta dell’appartamento, che credono disabitato; abbattono la porta e si trovano di fronte il solo Di Nanni (Pesce è andato via, per “aggiustare” le cose con il Comando) che apre il fuoco e comincia a tirare bombe a mano.

Gli agenti restano tutti feriti: due cadono riversi sulla soglia, così che è lo stesso terrorista, per potersi barricare, che li toglie da lì e li trascina sul balcone, dove tutta la gente richiamata dal rumore degli spari può vederli.
Militi della GNR frattanto accorsi circondano l’edificio e cominciano a pensare anche alla possibilità di dargli fuoco, per stanare Di Nanni che, dall’interno, ogni tanto lancia una bomba; dopo un’oretta, però, tutto cessa: sembra che il partigiano sia riuscito a scappare.

10. Gli uomini entrano e, infatti, non trovano nessuno: frugano, e stanno per darsi per vinti, finché sentono dei rumori provenire dalla cappa della pattumiera, nella quale Di Nanni si è rifugiato, sfruttando l’esile corporatura e reggendosi appoggiato alle pareti… “Non sparate, non sparate, vengo fuori” pare abbia detto, ma una raffica (o più probabilmente un colpo di moschetto, come precisato nel Rapporto della GNR) lo raggiunge, mentre è ancora all’interno, tant’è che il corpo sarà recuperato solo un’ora dopo dai vigili del fuoco che aprono un apertura nella predetta canna della pattumiera.

11. L’esame autoptico rivelerà che Di Nanni non ha ferite di alcun tipo, se non quella provocata da un unico proiettile al parietale sinistro, a conferma del fatto che dal mancato attentato alle basse di Stura è uscito incolume.
12. La morte del giovane partigiano si rivela un vero terno al lotto per Pesce: egli, facendo affidamento sulle ferite riportate dal giovane nell’attentato del 15 febbraio, accredita la versione di un Di Nanni ferito la sera prima (il che è falso) che non ha potuto lasciare l’appartamento (come ha fatto lui, asseritamente per andare a cercare un medico), e che per non arrendersi, si lancia nel vuoto salutando a pugno chiuso (che è falso anche questo). Chi oserà più rimproverargli –in quanto responsabile dei GAP- l’approssimazione alla quale è stata ispirata l’azione alle basse di Stura e il successivo comportamento gappista?
Ciò nonostante, anche tra le fila partigiane non tutti credono alla versione di Pesce (che verrà, di qui a poco, rispedito a Milano): nessuno la smentisce perché fa comodo alimentare il mito di questo eroe della Resistenza, che si arricchisce di volta in volta, nella memorialistica di “Visone” (questo il nome di battaglia di Pesce), di particolari nuovi, anche se spesso contraddittori fra loro.
“NATA PER RAGIONI INTERNE AI RAPPORTI TRA PESCE E I DIRIGENTI DELLA DELEGAZIONE PIEMONTESE DELLE BRIGATE GARIBALDI, LA DIMENSIONE MITICA DIVENTA BEN PRESTO UNA CONSAPEVOLE SCELTA POLITICA CHE FINISCE PER TENERE UNITI ANCHE NEL DOPOGUERRA I VARI ATTORI” e che copre una “VIOLENZA COSÌ DRAMMATICAMENTE EVERSIVA COME IL TERRORISMO (che è) –SCRIVE GIORGIO BOCCA- AUTOLESIONISMO PREMEDITATO: CERCA LE FERITE, LE PUNIZIONI, LE RAPPRESAGLIE, PER COINVOLGERE GLI INCERTI, PER SCAVARE IL FOSSO DELL’ODIO. È UNA PEDAGOGIA IMPIETOSA, UNA LEZIONE FEROCE”.
CONCLUSIONE (per restare sempre a Torino)
« I veri ribelli in sostanza siamo noi. Noi globalmente chiamati nazi-fascisti. In realtà ci ribelliamo all’opinione universalmente diffusa di essere ormai boccheggianti e prossimi alla fine o come scrive il “Grido di Spartaco” da dodici mesi senza mutare un rigo, di essere la belva agli ultimi rantoli. Ci ribelliamo ogni momento anche al cosiddetto buon senso comune che in quel determinato momento coglie circostanze a noi avverse…
Nondimeno ci ribelliamo ai colpi avversi della sorte, alla fortuna, all’incredulità degli altri nella nostra certezza e sulla nostra fede. Ci ribelliamo alle prospettive di tremende punizioni che ci attenderebbero a breve scadenza.
Ci ribelliamo pure all’antipatia e al vuoto che ci crea intorno una turba di vigliacchi timorosi persino di riconoscere almeno il nostro valore con una parola o un sorriso… Noi siamo i veri ribelli.
Per gli altri è facile farsi chiamare ribelli quando si crede di avere la vittoria in pugno, quando si crede di avere eserciti amici a pochi giorni di marcia. È piacevole farsi chiamare ribelli quando si è circondati dalle premure di tanti pavidi che intendono crearsi benemerenze verso il cavallo vincente.
I veri ribelli siamo noi.
Ribelli contro un mondo vecchio di egoisti, privilegiati, conservatori, capitalisti oppressori, di falliti sistemi, di falsi e bugiardi. Ribelli contro un mondo di ingiustizia. Ribelli in nome della santa causa, di una giusta società e ordinata, di rispetto del lavoro e della dignità nazionale, di amor di Patria e del senso familiare ».
Sono le profetiche parole di Giuseppe Solaro, massima autorità fascista nella Torino repubblicana, al quale di lì a qualche mese, nei “gloriosi” giorni della liberazione, sarà riservata la fine che sappiamo.
Lui sì che guarderà in volto, sprezzante, i suoi carnefici mentre lo portano in giro per Torino, esposto su un camion e, infine, gli infilano la corda al collo, per due volte (foto sotto). Di Nanni questo non fece: nascosto nella cappa della pattumiera provò a portare a casa la pelle: umano, troppo umano.
(fine)

P.S.: avevo appena chiuso il pezzo, che mi è arrivato “I ribelli siamo noi, diario di Torino nella RSI” di Michele Tosca, Collegno 2007. Ebbene lì c’era già la versione autentica sulla fine di Di Nanni, con un’aggiunta non di poco conto, che non si capisce –o forse si capisce troppo bene- come possa essere sfuggita ad Adducci: a Giovanni Pesce fu conferita la medaglia d’oro al valor militare, con una motivazione che dice, tra l’altro: “(…) ferito ad una gamba in un’audace e rischiosa impresa contro la radio trasmittente di Torino fortemente guardata da reparti tedeschi e fascisti, riusciva miracolosamente a sfuggire alla cattura portando in salvo un compagno gravemente ferito e dal martirio delle carni straziate e dal sacrificio di molti compagni caduti, seppe trarre nuova e maggiore forza combattiva, mantenendo pura ed intatta la fede giurata”.
Tutto falso: Pesce alle basse di Stura non c’era o, se c’era, non partecipò all’azione; non riuscì miracolosamente a fuggire; non portò in salvo, quindi, alcun suo compagno, e tantomeno uno “ferito”, considerato che il Di Nanni uscì indenne dall’intera azione.
Qui non siamo all’ “abbellimento” di fatti veramente accaduti: questa è la menzogna elevata a sistema.


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Categorie: Fascismo, GAP, Squadrismo, Storia

Pubblicato da Giacinto Reale il 19 Novembre 2013

Giacinto Reale

Nato a Bari intorno alla metà del secolo scorso, vive a Roma. Ha sempre coltivato la passione per cose di storia, alla ricerca di una verità che intuiva essere non di rado diversa da quella dei “sacri testi”. Coltiva, ultimamente, uno speciale interesse per vicende e uomini del primo fascismo, convinto che lì c’è tutto: quello che il fascismo fu, e, soprattutto, quello che prometteva di essere……

Commenti

  1. Accad

    Quante sono le medaglie d’oro di cartone dal ’43 ad oggi? Tante, forse troppe quasi al limite di superare quelle vere. Sic transit…ecc.. ecc..

  2. Claro

    Se anche fosse vera la versione di chi sostiene che il partigiano Dante di Nanni si è nascosto nella cappa della pattumiera ed è stato ucciso dopo che aveva detto “non sparate, vengo fuori”, ciò dimostra a mio avviso soltanto una cosa: i fascisti hanno ucciso un partigiano, probabilmente ormai inerme, che si stava arrendendo, e che poteva tranquillamente essere catturato vivo. Per quel che riguarda invece il per voi eroico Giuseppe Solaro, mi sembra di ricordare di aver letto, non so quanto tempo fa, che Solaro era un fanatico che faceva ogni tanto impiccare ai lampioni i partigiani catturati, e che la sua frase preferita era che “per i partigiani non bisogna sprecare il piombo, basta usare la corda”.

  3. Dominic

    @ Claro: Solaro non disse mai certe frasi anche se sarebbero state più che giustificate contro i traditori. Inoltre vorrei capire perché lei ‘signor’ Claro rompe costantemente i coglioni con provocazioni anti storiche, sia qui che in altri siti compreso yt… Se la pensa in maniera diversa, stia con i suoi simili a scrivere balle in stile vulgata universale, sono oramai decenni che lo fate.

  4. Enrico Marino

    Leggo sempre con piacere gli scritti di Giacinto Reale, esemplari per la precisione, l’accuratezza e la dovizia di dettagli a supporto delle tesi e dei fatti che espone.

    In questo caso, leggo anche le chiose davvero divertenti di un certo Claro che aggiunge, al ridicolo della situazione descritta, la beata idiozia del solito buonista a senso unico … certo si poteva catturare l’eroico partigiano che nel frattempo aveva assassinato un pò di fascisti, ma peccato che si era in guerra e che il soggetto non essendo un militare, ma un semplice bandito, non meritava nè l’onore delle armi nè alcun rispetto umano. Del resto i banditi come lui, oltre a compiere gli atti terroristici per i quali sono passati alla storia, erano soliti assassinare immediatamente i prigionieri catturati. Perciò occhio per occhio sig. Claro.
    Vede, gente come lei, capace di infangare un uomo come Solaro, rappresenta solo l’attuale residuo, la striscia bavosa, che hanno lasciato ai giorni nostri gli assassini di quei giorni di viltà e infamia.
    E’ abbastanza chiaro il concetto, Claro?

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