fbpx

I signori e gli schiavi

I signori e gli schiavi

Un pretesto, come se fosse necessario. Meglio, una scusa che è più prossima all’animo idiota e vile di chi si protegge nelle aule ‘sorde e grigie’ del nostro sistema bicamerale. Un atto di servilismo. Nulla di nuovo, mai nulla di straordinario. Da quel fatidico 8 settembre abbiamo perso la sovranità nazionale; da qualche tempo anche quella economica. In quanto all’identità, semmai sia mai esistita, l’ultimo seme affoga con le carrette del mare, in quella tragedia che ci si chiede d’assumere a senso di colpa collettiva per poi proporci un livellamento, ovviamente verso forme magmatiche, di usi costumi consuetudini.

Del resto fu su questo suolo che si coniò ‘Francia o Spagna purchè se magna’… Così pochi saluti romani a contrapposizione a chi dello scempio è maestro forniscono la doverosa e impellente esigenza di elevare filo spinato intorno alla storia divenuta dogma.

(Da qualche parte devo aver ricordato come nei bagni della facoltà del Magistero, durante una occupazione, qualcuno avesse scritto con un pennarello come un tempo gli uomini conoscessero la libertà e la gioia della mente e del corpo, ma, con l’avvento di Cristo Marx Freud, con il marchio indelebile dell’ebraismo, si andò scavando in loro e instillando quel senso della pena nella morale nella società nella sessualità. Anche qui il ‘nostro’ Nietzsche l’aveva vista lunga con la distinzione di una doppia morale e dei signori e degli schiavi…).

(L’ultimo anno d’insegnamento accompagno gli studenti ormai prossimi all’esame di maturità a visitare Berlino, dove già sono stato quando ancora imperava il muro e successivamente. Ci vengono a prendere all’aeroporto e con il pullman ci portano verso l’albergo. Chiedo all’autista, visto che siamo di strada, se passa per la Vosserstrasse là dove era situato il Bunker in cui Adolf Hitler volle rimanere e condividere la finis Europae, in una atmosfera wagneriana da crepuscolo degli dei. Si agita torce il collo a lato acconsente raccomandandoci, mentre rallenta lungo il marciapiede e lungo un Kindergarten, di gettare uno sguardo veloce e distratto!).

Per gli stolti negazionismo e revisionismo vengono proposti come biechi sinonimi (nella pseudocultura del sì il no è ritenuto osceno; ripensare con rinnovati strumenti critici è darsi alla bestemmia) e, quindi, da mettere fuori tramite il rigore della legge escludere dal dibattito (?) storiografico bandire dal consesso civile. Le recenti affermazioni dello storico Franco Cardini, massima espressione degli studi medievali, stonano e danno il senso dell’impotenza… non nelle ragioni che adduce, si badi bene, ma per la in-capacità d’incidere nella realtà.

Già Renzo De Felice, ne Il Rosso e il Nero, aveva rilevato come non c’è storia se non è in costante revisione… Già; e si era preso insulti sputi e una molotov sul terrazzo di casa. In fondo per dire cosa? Che il Fascismo era un contenitore vuoto di cui Mussolini si serviva di volta in volta secondo necessità diffidandone sostanzialmente e privilegiando la vecchia e liberale burocrazia, il Re e la Chiesa da cui, al momento del bisogno, non trovò rispondenza alcuna. (In un vecchio articolo di diversi anni fa ironizzavo nel immaginare il professor De Felice, solitario custode del ruolo principe di Mussolini nella storia, girare per Roma e scrivere sui muri con pennello e vernice rigorosamente nera ‘Viva il Duce!’…).

Insomma Carlo Mazzantini fora l’editoria narrativa e autobiografica con il suo A cercar la bella morte perché si siede si confronta legittima l’azione di Rosario Bentivegna in via Rasella (anche qui nulla togliendo alla qualità dello scrittore). Gianpaolo Panza acquista un casale (o un castello?) con Il sangue dei vinti e successive opere, con un impianto narrativo scontato e modesto, dove descrive sì gli orrori perpetrati soprattutto dopo il 25 aprile ad opera dei partigiani comunisti, ma sempre consentendo di rilevare alla ricorrente protagonista, sempre diversa e sempre uguale, che in precedenza v’erano stati eccidi rastrellamenti esecuzioni da parte dei nazi-fascisti a provocare la vendetta (ben siano venuti, certamente, i suoi libri che hanno fatto conoscere ad un vasto pubblico quanto ci era noto a noi, eredi e testimoni di quella ‘macelleria messicana’, inascoltati latomici derisi). E si potrebbe continuare un po’ come si fa con i cavalli dando loro zollette di zucchero…

(La tentazione è forte, lo confesso. Citare Atmosfere in nero e Ai confini del nero, il cui autore conferma senza boria vergogna o che so io come quei racconti si basano su vicende autentiche e in un contesto storico preciso. Soprattutto non si sottraggono all’amore alla scelta di campo alla visione ideale ove errori ed orrori sono compresi e accetti).

Print Friendly, PDF & Email
Categorie: Cultura, Merlino, Nietzsche, Storia

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 23 Ottobre 2013

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Lascia un commento

g. casalino

c. bene

J. Thiriart

m.houellbecq

g. colli