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Letta – Jo Condor e i guai del “paese felice”

Letta – Jo Condor e i guai del “paese felice”
di Michele Rallo

“Non ci ho scritto Jo Condor” ha dichiarato Enrico Letta alla stampa, gettando nel panico i giornalisti più giovani, quelli che non hanno fatto in tempo a vedere “Carosello”. Non così il sottoscritto, che — purtroppo — Carosello l’ha visto, e ne rammenta anche i personaggi. Fra questi — ricordo perfettamente — Jo Condor era uno dei minori, un co-protagonista, anche se il suo profilo grifagno, nel tempo, ha finito per sopravanzare in notorietà quello del protagonista vero. Si trattava di un uccellaccio rapace che, a un certo punto degli spot-cartoni animati, esclamava puntualmente: “Ecchè, c’ho scritto Jo Condor?” Ed indicava il suo copricapo, dove campeggiava proprio la scritta “Jo Condor”.

Il modello incautamente evocato da Enrico Letta, dunque, è quello di un personaggio che nega l’evidenza: dice di non avere scritto sul capo proprio quel che tutti possono leggere. “Voce dal sen fuggita — avrebbe detto il Metastasio — poi richiamar non vale”. Ma le analogie con le vicende dell’Italia di oggi non finiscono qui. I “siparietti” in questione — che seguivano tutti un medesimo schema — iniziavano immancabilmente con una immagine idilliaca, mentre la voce di sottofondo narrava: “Nel Paese Felice…”.

A quel punto, le storielle si differenziavano tra loro e, in ogni puntata, si raccontava una vicenda diversa; fino a quando — e qui si ritornava al leit motiv — Jo Condor ed altri rapaci piombavano sul Paese Felice ad incasinare le cose. Chissà perché non ho potuto fare a meno di pensare che un Paese Felice l’avevamo anche noi, prima dell’Europa, della globalizzazione e dell’invasione migratoria. Poi sono arrivati gli amici di Jo Condor e ce l’hanno distrutto, lasciando solo un cumulo di macerie. Ma, continuo con i ricordi: quando tutto sembrava perduto, gli abitanti del Paese Felice invocavano in coro l’intervento del loro eroe contro i disastri provocati da Jo Condor: “Gigante, pensaci tu!” E, puntualmente, il Gigante Buono non si faceva pregare. Arrivava subito, prendeva per la collottola Jo Condor e i suoi accoliti, e li scaricava senza tanti complimenti lontano dal Paese Felice. Ecco, quello che manca qui da noi è un Gigante Buono; mentre condor, avvoltoi ed uccellacci vari si sprecano.

Per carità, i gigantelli che promettono interventi miracolosi non sono mai mancati. Il primo è stato Berlusconi, che prometteva mirabilia ma che ha finito per arrendersi ai poteri forti. Poi è arrivato Monti, il Nuovo Uomo della Provvidenza, con la gigantessa Fornero al seguito: e abbiamo visto che sfracelli. Adesso abbiamo Letta (un ibrido fra un Gigante in pensione ed un Condor convalescente), il quale continua a registrare disastri ed a sprizzare ottimismo. Intanto, gli avvoltoi volteggiano sul Paese ex-Felice, sempre più numerosi.

Nel territorio sottostante avvengono fatterelli che qualunque onesto Carosello della prima repubblica avrebbe considerato troppo ridicoli per essere inseriti nei suoi siparietti: invece di difendere la proprietà pubblica la si svende agli stranieri, si manda la gente in pensione e l’indomani si dice che era uno scherzo, si devono miliardi alle imprese ma le si lascia fallire per mancanza di liquidità, si licenzia a gogò ma si dà lavoro a milioni di immigrati. Gli uccellacci scrutano e gracchiano: cra-cra, cra-cra, spread, impegni con l’Europa, fiducia dei mercati, sacrifici necessari, accoglienza, guerre per la democrazia… cra-cra, cra-cra, cra-cra … Di Giganti Buoni, ancora, nemmeno l’ombra.

Nota di Ereticamente

Ringraziamo l’Autore per l’invio. L’articolo è stato pubblicato in cartaceo sul periodico Social di Trapani
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Categorie: Attualità, Interni, Politica, Rallo

Pubblicato da admin il 28 Settembre 2013

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