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Eugenetica e difesa della razza secondo un premio nobel della medicina

Eugenetica e difesa della razza secondo un premio nobel della medicina

“L’imperativo supremo è la difesa della Razza. Non di una razza protostorica e problematica. Non della razza attuale, corrotta e degenerata. Ma della razza di domani: quella che portiamo nel nostro cuore e che forgeremo con la lotta”

G.A. Amaudruz in <La Legione> gennaio 24,1959

 

“ […]la razza come razza superiore e pura la si costruisce. Essa non esiste di fatto, che come una potenzialità impedita da varie altre. Essa sorge attraverso un’azione creatrice ed evocatrice, avente per centro un’idea e un ideale, una immagine umana superiore ed esseri, che tale immagine davvero incarnino”.

J.Evola “I Testi de ‘La Stampa’ ”AR, Padova 2004 pag. 36

 

 

di Alfonso De Filippi

Anche se si condividessero i giudizi di coloro che vedono in certi fenomeni ed accadimenti storico politici dello scorso secolo manifestazioni di un non ben definito “male assoluto”, ciò non potrebbe risparmiare il dovere e la fatica di andar oltre tale giudizio e ricercare le cause di tali fenomeni considerati come assolutamente malvagi, dato che, come ognun sa, o meglio, dovrebbe sapere, tali movimenti e regimi non sorsero solo dalle menti dei loro condottieri e militanti ma anche da svariati fermenti culturali che sarebbe impossibile ignorare. Chi scrive, inoltre, sostiene che chi ancora volesse tentare di elaborare una <ideologia di combattimento> per affrontare i pericoli che incombono sempre di più sui popoli bianchi (per non parlare di tutto ciò che pare dover mettere in pericolo l’intero pianeta) sia utile ritornare a quelle sorgenti per ripartire da esse (Nietzsche e non solo).

Qui si vuole ritornare su concezioni di difesa della razza bianca e di un suo miglioramento tramite misure eugenetiche che erano, un tempo, assai diffuse nell’ambito dei popoli bianchi e che, anche esse, vennero non smentite ma travolte dall’esito del secondo conflitto mondiale.

Recentemente mi è capitato di imbattermi nel libro di uno studioso che non conoscevo, si tratta di Charles Richet (1850-1935) medico e fisiologo francese, uomo di vastissimi interessi culturali, noto come fondatore della sieroterapia e pioniere nella ricerca sull’anafilassi per la quale ottenne nel 1913 il premio Nobel per la Medicina, dal 1920 al 1926 fu anche presidente della Società francese di Eugenetica.

Nel 1919 la Librairie Felix Alcan di Parigi pubblicò del Richet “La Sèlection humaine” un testo che, a mio parere presenta ancor oggi dei punti interessanti, se non altro come stimoli per nostre riflessioni…Ereticamente_LaSelection

Il Nostro inizia con i consueti (allora) elogi del progresso scrivendo che perché questo continui a “progredire” sarebbe necessario elevare l’intelligenza degli uomini. Purtroppo (pag.21) il fatto è che “le nostre società attuali non giungeranno mai al perfezionamento della razza umana, al contrario conducono all’imbastardimento e alla degenerazione. (1) all’epoca non era il solo a pensarla in questo modo) e la spiegazione di tale fatto risiede nel ruolo che negli uomini come negli animali, riveste l’ereditarietà dei caratteri a partire dall’intelligenza.(2)

“E’ su codesta consapevolezza, più o meno cosciente, dell’eredità che, a partire dalle epoche più antiche, furono costituite le aristocrazie. Gli uomini di tutti i tempi, hanno riconosciuto che certe famiglie erano superiori alle altre, in forza, in salute, in bellezza. In conseguenza avevano accordato ad esse alcuni privilegi. Se tali aristocrazie hanno dovuto poi soccombere è stato… a causa di questi stessi privilegi. Ma il principio essenziale dell’aristocrazia non è meno ammirevolmente giustificato dalla formazione, dovuta all’eredità, di certi raggruppamenti famigliari superiori ad agli altri per alcune eminenti qualità”.

Infatti (pag.34) “L’ereditarietà dei caratteri fisici comporta naturalmente anche quella di quelli intellettuali”. Inevitabile deduzione è quella della necessità di favorire la riproduzione degli elementi più dotati, soprattutto riguardo al fattore intelligenza, a scapito di quella dei meno dotati, mentre le nostre attuali società agirebbero in senso completamente opposto. Di qui il riconoscimento della necessità di attuare tra gli uomini dei processi di selezione e di instaurare quella che il Richet definisce “igiene sociale”.

Il Richet non teme di prendere in considerazione tali problemi da un punto di vista alquanto ampio e così a pag. 58 possiamo leggere “Innanzi tutto, bisognerà evitare ogni mescolanza delle razze umane superiori con quelle inferiori”. Il nostro, a somiglianza di tantissimi altri in quegli anni, non ha dubbi che tra le varie razze umane via siano delle profonde diseguaglianze e che sia possibile stabilire tra di esse una gerarchia. “I negri, i bianchi e i gialli sono differenti, assolutamente differenti. Essi differiscono per la taglia, l’intelligenza, il vigore muscolare, la morbilità, il colore e l’odore della pelle, per la forma delle labbra, del naso, dei capelli, degli organi genitali, per la struttura del cranio, per la disposizione delle circonvoluzioni e per il peso del cervello, per l’anatomia dei loro muscoli, per il loro angolo facciale, per tutte le caratteristiche, insomma, sia del corpo che dello spirito”.

La gerarchia tra le razze umane, per il Nostro, è determinata dall’intelligenza (pag.64) “[…]nella gerarchia delle razze umane noi prendiamo come misura di classificazione la potenza intellettuale” (3)

Il Richet sostiene che l’ inferiorità dei Negri rispetto ai Bianchi sia cosa evidente “Il paragone è facile e può venire riassunto in una sola riga. I negri non hanno creato nulla. Essi occupano, chiaramente, l’ultimo rango in qualsiasi campo”. (pag.67) E poco oltre (69) “[…]un paragone può dunque venir fatto tra l’intelligenza del negro e quella del bianco. Tal paragone non si appoggia né su dei ragionamenti filantropici né su deduzioni anatomiche, ma sui risultati stessi dell’intelligenza. L’albero lo si giudica dai frutti. L’ intelligenza di una razza la si giudica da quello che ha prodotto: i negri non hanno prodotto nulla”.

Una conclusione, perciò, si imporrebbe: pag.72 “Non bisogna confondere un sentimento di pietà con un ponderato giudizio, tanto più che tale giudizio comporta una conclusione precisa ed imperativa. Ogni mescolanza di codesta razza degradata con la nostra non può essere che funesta”.

Più sfumato, naturalmente, il giudizio sulla cosiddetta <razza gialla> anche riguardo a questa,comunque, il Richet ne svaluta le realizzazioni in paragone a quelle degli popoli bianchi.

A pag. 77 possiamo leggere questa discutibile affermazione “L’idea del progresso – il progresso della razza umana e degli individui. ispira ogni nostra azione e dirige totalmente la nostra condotta. Codesta idea non ha nulla d’orientale: essa è persino contraria al pensiero orientale. Noi sbaglieremmo strada se ci lasciassimo contaminare dagli Orientali, come un tempo la gloriosa Roma si lasciò invadere dai costumi asiatici che ne causarono la rovina…”Cinesi e Giapponesi, secondo il Richet, non potrebbero essere che degli imitatori degli Europei…

Concludendo (pag.78) “Dato che la classificazione delle razze si basa sull’intelligenza, e dato che l’intelligenza degli uomini la si giudica dai risultati ottenuti, noi poniamo risolutamente all’ gradino più basso della scala gerarchica delle razze umane, la razza negra,incapace di pensare e di innovare, impotente a costituirsi in nazione; poi al di sopra di essa ,e ben lontana da essa, la razza gialla, poco inventiva, poco creativa, ma coraggiosa, laboriosa, adatta ad una rapida assimilazione, infine, del tutto superiore di queste due, la razza bianca, che ha creato tutto quanto caratterizza il mondo attuale, che ha creato una organizzazione sociale sapiente, ideato migliaia di industrie, asservito la materia e gli animali ai suoi voleri; che ha conquistato con la scienza tutto il nostro pianeta. Non si tratta né di teorie né di fantasie: è la realtà stessa, con tutta la sua schiacciante brutalità”.

Trattando poi delle <razze bianche>, il Richet scrive(pag.81): “la fusione prolungata delle razze bianche ha finito per formare una razza omogenea, la razza bianca europea” un processo, peraltro, che si poteva considerare ancora in corso prima dell’irrompere in Europa delle migrazioni di colore.

Poi il nostro ritorna a trattare del problema degli incroci dei bianchi con elementi delle altre razze. “Noi abbiamo il diritto di sostenere che il primo principio della selezione umana è di vietare formalmente l’unione dei bianchi con le femmine di ogni altra razza, quella gialla e quella nera”. Al giorno d’oggi non sono solo gli uomini bianchi che tendono a unirsi a donne di colore ma anche le donne <bianche> a cercare sempre più spesso partners di altre razze.

Come era da aspettarsi, il giudizio del Richet sui frutti dei vari incroci è alquanto negativo in conseguenza “[…]bisogna difendere la nostra intelligenza bianca, ancorché essa differisca solo impercettibilmente da quella dei mulatti. Ma tali differenze moltiplicate e accentuate dall’ereditarietà, sono quelle che fanno grandi gli uomini e le razze superiori. Di tutto il patrimonio che ci hanno lasciato i nostri antenati, questo è l’elemento più prezioso. Non abbiamo il diritto di metterlo in pericolo”.(Pag 86) Particolare attenzione il Nostro rivolge ai vari tipi di meticciato dell’America centro-meridionale.

Dunque i matrimoni misti vanno vietati (pagg.91-92 )“Grazie a codesta proibizione assoluta dei matrimoni con individui di altre razze, si creerà un vasto impero bianco completamente separato dagli imperi gialli, e puro da ogni mescolanza con le popolazioni negre. Certo difficilmente potranno essere impedite le unioni libere, ma almeno le si potrà rendere clandestine e togliere loro ogni possibilità di prosperità e fecondità”.

Dunque un progetto di apartheid a livello mondiale come unica possibilità di assicurare la sopravvivenza dei popoli bianchi.

In seguito (pagg 105-106) il Richet si chiede se il i tentativi di miglioramento dell’uomo debbano portarsi solo su individui scelti o sulla collettività, in altre parole bisogna creare un’aristocrazia i cui membri siano dotati di qualità eminenti oppure cercare di migliorare tutti gli esseri umani?

“Nel caso di una selezione limitata – risponde il Nostro – si costituirebbe grazie alla selezione una vera razza superiore, una élite nel vero senso della parola, che possederebbe tutte le caratteristiche richieste per raggiungere la perfezione umana, mentre la gran massa non compiendo alcuno sforzo per migliorarsi, non sarebbe toccata dai processi selettivi. L’élite aristocratica, una volta costituita, andrebbe migliorandosi giorno per giorno, senza mescolarsi con la gente comune. Infine, in tal modo l’umanità verrebbe a trovarsi divisa in due gruppi; la razza volgare e quella superiore”… Codesta concezione per il Nostro troverebbe un certo riscontro in alcuni accadimenti del passato(pag.107).

“D’altra parte il sogno di tutte le aristocrazie ,di quelle dell’India come di quelle di Roma e del Medio Evo, è sempre stato quello di conservare intatta la purezza del sangue, senza alcun compromesso …La vera ragion d’essere di ogni aristocrazia fu sempre quella di preservarsi da ogni <mesalliance>. Un nobile può esercitare qualsiasi mestiere senza mettere una macchia alla sua nobiltà; ma non può sposarsi con una ragazza che non sia nobile: dato che ciò vorrebbe dire portare un danno irrimediabile alla purezza della sua razza”.

Il Richet pur avendo ben presente il degenerare di tante aristocrazie non cessa di sostenere “La superiorità che si attribuisce un’aristocrazia non può essere che quella dell’intelligenza e del coraggio” (Pag.110).

Peraltro il suo più o meno utopistico sogno sarebbe quello di elevare tutto un popolo, a pag.111 leggiamo “Potrebbe anche essere che un popolo nella sua totalità, praticando una severa selezione,. Eliminando gli elementi mediocri o cattivi della propria popolazione e dotato del coraggio di vietare ogni matrimonio con cittadini delle nazioni vicine, dopo qualche generazione la popolazione di codesto Stato potrebbe aver acquisito grandi qualità fisiche ed intellettuali e la sua superiorità sarebbe incontestabile”.(4)

Comunque (ibidem pag.111) “Si potrebbero immaginare tante altre cose…ma io non insisterò su concezioni tanto fantasiose: dato che la formazione di una aristocrazia ristretta, separata da una numerosa massa popolare ,non sarebbe vitale(viable). L’élite non sarebbe mai tanto potente da imporsi con la forza Ora, dato che in ultima analisi, è la forza che domina il mondo, giungerebbe il giorno in cui l’aristocrazia, malgrado la sua superiorità intellettuale, sarebbe vittima della propria inferiorità numerica”.

Sono argomenti degni di essere meditati da chi auspichi un superamento di quell’egualitarismo che sta portando la civilizzazione occidentale alla sua estrema rovina, (in particolare, chi scrive, ha più volte sostenuto la opportunità di una ripresa delle concezioni aristocratiche e gerarchiche in vista della società multirazziale e bastarda in cui stiamo precipitando)

Ma ritorniamo all’opera del Richet, alle pagg.115-116 una precisazione “Lo scopo della selezione è precisamente quello di creare grazie ai fattori ereditar una razza forte. Si andrebbe dunque contro tale obiettivo, sviluppando la sola intelligenza, dato se i genitori sono di cattivi <generatori(generateurs) e sono capostipiti di discendenti figli intelligenti ma deboli, ciò sarebbe senza vantaggio per la razza, dato che elementi deboli di codesto tipo sono destinati a sparire estinguendosi o a generare dei discendenti degenerati.

La selezione tramite l’eredità presuppone innanzi tutto l’integrità fisiologica assoluta dei <generateurs>. Se i genitori non sono normali…la discendenza sarà corrotta”

L’ideale del Richet è chiaramente quello della <mens sana in corpore sano> a pag. 121 possiamo leggere “Supponendo che si sia sfortunatamente costretti a scegliere, dal punto di vista della selezione e di futuri progressi, tra una razza di potente intelligenza, ma malaticcia,da una parte, e dall’altra una razza vigorosa, robusta e sana, ma di mediocre intelligenza, sarebbe su quest’ultima su cui dover riporre delle speranze: non vi è nulla da sperare, neppure sul piano dell’intelligenza, nella discendenza di individui malaticci”. E poco dopo(124) “In ogni caso perché le attitudini intellettuali possano essere trasmesse in eredità, è assolutamente necessario che i genitori siano sani e vigorosi. Se sono malati, infermi o deboli, per quanto possano essere intelligenti, forse potranno trasmettere ai loro discendenti l’intelligenza; sicuramente trasmetteranno loro, aggravandole, le loro malattie, infermità e debolezze”.(pag.125 )

“Certamente è secondo l’intelligenza che si classificano gli uomini. Nessuna altra classificazione è accettabile ,bisognerà dunque dare al fattore intelligenza una preponderanza assoluta. Ma prima di procedere a codesta classificazione intellettuale, bisognerà aver escluso in modo assoluto i deboli, gli infermi, i malati. Ciò a prescindere dalla loro intelligenza …… Costoro potrebbero anche aver creato realizzato opere utili per l’umanità ma non bisogna chiedere loro di avere dei figli”.

Dopo aver disquisito sulle qualità della intelligenza, il Richet ritornava sull’importanza dell’ereditarietà(pag.142) “[…]la follia e il crimine sono fondamentalmente ereditarie. Nulla prova meglio l’ereditarietà dell’intelligenza quanto l’ereditarietà della malattie mentali…l’ereditarietà concerne non solo le malattie mentali vere e proprie, ma tutte le affezioni del sistema nervoso…”

A fianco dell’ intelligenza, la volontà, (pag.144) “[…]il nostro dovere riguardo alla selezione è semplice: assegnare una posizione preponderante a quelli che possiedono una forte volontà, e mettere all’ultimo posto quelli dotati di una volontà impotente(impuissante)

Abbiamo detto che gli uomini possono venire divisi in due gruppi: i forti e i deboli: si vede perciò … che i forti sono i buoni e i deboli sono i viziosi. E ‘necessaria molta forza per essere buoni, ha detto non so qual moralista. Di fatto non vi è bisogno di stabilire nuove categorie… Quasi sempre essere buono vuol dire essere forte e essere vizioso vuol dire essere debole. Vi saranno tutte le sfumature e tutti i gradi intermedi, ma alla due estremità di codesta gerarchia. si troveranno le personalità umane più nobili e quelle più detestabili: quelle che onorerebbero maggiormente la razza umana e quelli che bisognerà severamente e definitivamente eliminare dalla nuova famiglia”.

E a pag.161 “Ogni essere umano deve soddisfare a talune esigenze, altrimenti la razza è condanna alla decadenza” Per questo ogni individuo deve poter essere definito “normale”. Sono, ad essere dannosi sono quelli che per il Richet sono gli “anormali”: “i deboli, i deformi, quelli che portano in sé una grave debolezza morale, i criminali e i maniaci. Anormali anche quelli che una imbecillità intellettuale incurabile pone indiscutibilmente al di sotto della media…” Costoro vanno scacciati dalla futura umanità e qui il Nostro mostra di limitarsi ad invocare la selezione senza far cenno a sistemi più drastici da usarsi contro codesti anormali.

Alla pag.163 leggiamo “Dopo l’eliminazione(elimination) delle razze inferiori, il primo passo nella via della selezione consiste nell’ “eliminazione egli anormali”. Qualcuno (e temo che vi sia stato chi lo ha fatto) estrapolando queste parole potrebbe far passare il Richet come un fautore di genocidi, in realtà, come si è visto egli si limitava, riguardo alle altre razze, ad auspicare una sorta di segregazione al livello mondiale! Comunque agli elementi “anormali” deve essere impedito di riprodursi, a pag.165 possiamo leggere” La selezione non sarà efficace se non sarà severa; e la severità consiste ,appunto,nell’eliminazione degli elementi negativi(mauvais). Ora gli elementi negativi non vorranno sparire di loro volontà: bisognerà dunque che vi sua una autorità che operi per eliminarli dalla società umana. Rifiutare a una siffatta autorità il diritto di intervenire in codeste questioni……. sarebbe lasciare le unioni al caso, permettere agli individui deformi di riprodursi e, per conseguenza, far continuare senza speranza di progresso, le infermità e il degrado degli individui”.

E a pag.186, profeticamente, “In un prossimo avvenire, sarà la pletora non la penuria degli uomini che si dovrà temere. Bisognerà curarsi della qualità piuttosto che alla quantità dei nostri discendenti”.

Il problema principale è dunque quello di impedire agli elementi “negativi” di riprodursi, il Richet riconosce che l’unico sistema efficace sarebbe quello della sterilizzazione, ( ed eventualmente la castrazione!). Ma qui pare trattenersi a metà strada limitandosi a sperare che in futuro si trovino dei metodi “umani” per effettuarla. Per il momento egli si limita a chiedere che venga negato agli elementi “negativi” il permesso di sposarsi pur essendo conscio che ciò che non farebbe che aumentare il numero delle unioni “libere”

Oggi nella putrescente civilizzazione occidentale l’istituto del matrimonio pare in estinzione (come del resto la stessa istituto della famiglia!)salvo che per le coppie omosessuali, il che rende ancor più insufficienti le timide proposte del Richet.

Lo scoraggiare i matrimoni degli elementi negativi dovrà, comunque, andare di pari passo con l’incoraggiamento di quelli degli elementi migliori.

Verso la conclusione del libro si trovano delle osservazioni <curiose> ma interessanti. Secondo il nostro(pag.212 “l’uomo è poligamo; una stretta monogamia è in disaccordo con i bisogni sessuali dell’uomo ..La nostra società attuale ,è il regime della monogamia temperata dalla prostituzione e rettificata dall’adulterio . Non vi è da esserne fieri .e si può sperare che i nostri discendenti si possano trovare meglio”. Il Nostro dichiara di sperare che la scienza, in futuro, trovi il modo di aumentare la proporzione delle nascite di femmine in rapporto a quelle dei maschi!(in futuro si potrà tornare sui progetti di poligamia cui si pensò nella Germania nazionalsocialista e nella Russia post sovietica!).

Infine si ritorna sulla necessità delle aristocrazie e su come esse si possano mantenere. (5)

A pag.220 si può leggere: “Un’aristocrazia che ammetta l’intrusione di sangue di bassa condizione(roturier) perde ben presto oggi autorità, e si confonde rapidamente con la plebe. Allo stesso modo le elites intellettuali (create dalla selezione) non conserveranno la loro potenza mentale se non rimanendo chiuse, non lasciando penetrare intrusi che in o casi eccezionali ed eliminando dal gruppo limitato formato da esse, tutti i discendenti sprovvisti di alte qualità”

E qui possiamo invitare i lettori a dare una rilettura a certe pagine del Nietzsche!

A pag.232 leggiamo: “Invece di coltivare questo immenso errore che si chiama eguaglianza delle razze umane, errore che ci condurrà a dei disastri, bisognerà marciare verso un altro scopo, elevato e nobile: il perfezionamento dell’uomo. Noi creeremo tra le razze che popolano la terra una vera aristocrazia :quella dei bianchì, di razza pura, non mescolati con i detestabili elementi etnici che l’Asia e l’Africa potrebbero introdurre tra di noi”.

Per quel poco che chi scrive sa di codeste materie (la nostra “area”, in effetti avrebbe bisogno di specialisti per quel che riguarda soprattutto l’antropologia e le questioni ecologiche!) egli evita di pronunciarsi sulla validità delle tesi del Richet. Comunque anche alla luce di queste gli apparirebbe sempre più urgente la necessità di un vero e proprio <rovesciamento> del corso della storia. Leggendo lo studio che dello Spengler ha fatto John Farrenkopf nel suo <Prophet of Decline-Oswald Spengler on World History and Politics>(Lousiana University Press, USA,2001) appare possibile, se non probabile, che quella occidentale, di cui viviamo la decadenza, possa essere l’ultima civiltà della storia quale l’abbiamo conosciuta. Il degrado dell’ambiente, infatti, andrebbe di pari passo con quello dell’umanità stessa (al di là della scomparsa della razza bianca).

Si può a questo punto, infatti, presupporre che anche le altre razze, oltre a quella bianca, siano sottoposte agli stessi processi di contro selezione a cui sino stati soggetti per secoli i nostri popoli.

Secondo alcuni, infatti, vi sarebbe la possibilità che l’intera razza umana sia entrata in un processo di declino. Possiamo rifarci qui ad un articolo apparso su “Il Giornale del 6 1988 dal titolo “La razza umana sulla via del tramonto?”(Lo stesso giorno compariva su “La Repubblica” un analogo pezzo intitolato “Inizia la decadenza del genere umano”. Ne riportiamo qualche spunto “I controlli delle nascite e il miglioramento delle condizioni sanitarie potrebbero affrettare il declino della razza umana, secondo scienziati sovietici e inglesi giunti separatemene alle stesse conclusioni. La teoria avanzata dai sovietici viene pubblicata nel numero di questa settimana dal settimanale scientifico britannico<<Nature>, mentre quella britannica è stata presentata da Alfred Browne, uno scienziato-scrittore, alla <Royal Society>…Secondo Alexei Kondrasciov, del centro di ricerche computerizzate di Puskhino, a Mosca, la mancanza di selezione naturale crea un accumularsi di <contaminazione genetica>che alla fine porterà alla nascita di individui che non saranno in grado di sopravvivere, nonostante tutti i moderni ritrovati della scienza medica.

Lo scienziato sovietico ha basato la sua analisi sullo studio della riproduzione, da cui è emerso che la riproduzione sessuale ha il vantaggio, rispetto a quella asessuale, di eliminare pericolose mutazioni genetiche, solo se il tasso con cui queste sì presentano è elevato e permette quindi al processo di selezione naturale di intervenire.

In mancanza di selezione quando cioè gli individui sopravvivono in gran numero fino alla riproduzione, come avviene nell’umanità di oggi, potrebbero cominciare ad accumularsi mutazioni negative, contaminando così la struttura genetica del genere umano. Ciò porterebbe, nel giro di una decina di generazioni, alla nascita di individui incapaci di vivere anche nelle favorevoli condizioni di cui ora gode il genere umano” (ammesso che tali condizioni possano durare a lungo Ndc).

“L’inglese Alfred Browne, uno scrittore scienziato, concorda con questa teoria ipotizzando una nuova forma di darwinismo, in grado di spiegare attraverso la selezione della specie non solo l’evoluzione, ma anche il declino dell’umanità.

Se i difetti trasmessi geneticamente dai genitori vengono ripartiti tra più figli, dice in sostanza Browne, come avveniva in passato con una media di 8/10 figli per coppia, è garantita l’evoluzione attraverso la selezione della specie. Ma se i figli, come avviene nella società moderna sono due o meno di due, e tendono tutti o quasi a riprodursi, si blocca il processo di selezione evolutiva e scatta quello involutivo, dal momento che non c’è più alcuna selezione e il numero di difetti tra figli e genitori tende in proporzione ad aumentare. Fra l’altro in molti paesi industrializzati i tassi di natalità non consentirebbero la sopravvivenza, dato che un solo figlio a coppia non garantisce nemmeno la sostituzione biologica dei due genitori”

Dunque la prospettiva è più che tragica: oltre alla sparizione della razza bianca l’umanità si ridurrebbe a una putrescente massa di bastardi senza razza né patria né fede soggetta a fenomeni di contro selezione i cui effetti impedirebbero loro di elevarsi anche alle più rudimentali forme di civilizzazione.

E qui possiamo ribadire, ancora una volta, la necessità di “rigenerare la storia”, rovesciandone il corso, ciò non potrebbe farsi che da parte di una rude razza pagana che emerga da ciò che resterà dei popoli europei, con immancabili esplosioni di violenza cui, con ogni probabilità, si potranno riconoscere quegli aspetti di lotta dell’ordine contro il caos e della luce contro le tenebre so che per gli Ariani caratterizzavano gli eventi bellici”. Una lotta da condursi, come avrebbe detto Martin Heidegger senza farsi “soffocare” da “idee cristiane o umanistiche” e, in ogni caso, senza dimenticare il vecchio detto secondo cui “meglio una fine orribile che un orrore senza fine”.

Concludo con due citazioni di Julius Evola

“Dal punto di vista pratico, si debbono senz’altro approvare le misure atte ad impedire che una eredità guasta si trasmetta in altre generazioni, non solo, ma si può anche pensare ad un potenziamento della stessa esigenza, per far sì che in una gente o nazione gli elementi inferiori di una data razza in senso generico non abbiano numericamente, il sopravvento su elementi superiori”.

<Sintesi di Dottrina della Razza> Hoepli, Milano,1941, pag. 97.

 

“Nel quadro di un vero Stato… il compito sarà duplice: arginare il proliferare canceroso di una massa promiscua e anodina, e realizzare i presupposti per l’enucleazione e il consolidamento di uno strato nel quale si stabilizzino qualificazioni tali da rendere capaci e degni di tenere fermamente potere”

<Gli Uomini e le Rovine>Mediterranee, Roma, 2002. pag.213.

 

 

Alfonso De Filippi

 

 

 

NOTE

 

(1) Già H.Spencer nei suo “Study of Sociology” aveva scritto “Il promuovere l’accrescimento dei buoni a nulla a spese degli abili, è un’estrema crudeltà; è un volere di proposito deliberato aumentare le sciagure delle generazioni future. Non si può infliggere alla posteriorità una maledizione più grave che quella di lasciarle una popolazione sempre crescente d’imbecilli, di oziosi e di delinquenti” cit da G.Sergi “Le degenerazioni umane” pag.199

Possiamo poi citare, per dimostrare come il Richet non fosse il solo a sostenere certe tesi alcuni passi da “L’Uomo questo Sconosciuto “di Alexis Carrel un libro che, a suo tempo, ebbe un grande successo. “Oggi …, grazie all’igiene, al benessere, a una buona alimentazione, agli ospedali, ai medici, alle infermiere, la civiltà moderna ha reso possibile la vita a molti esseri di malsana costituzione. Essi e i loro discendenti contribuiscono in gran parte all’indebolimento delle razze bianche. Forse un giorno converrà abbandonare questa forma artificiale di salute e coltivare solo quella che deriva dalla perfezione delle funzioni di adattamento e dalla resistenza naturale”pag.234”…

“…l’ eguaglianza dei… diritti è pura illusione. Il debole di mente e l’uomo di genio non debbono essere considerati uguali di fronte alla legge; l’essere stupido, incapace di attenzione, abulico, non ha diritto ad una educazione superiore ed è assurdo dargli, ad esempio, lo stesso potere elettorale che all’individuo completamente sviluppato. I sessi non sono uguali. E ‘molto dannoso non riconoscere queste disuguaglianze Il principio democratico ha contribuito all’indebolimento della civiltà, impedendo lo sviluppo dei migliori, mentre è evidente che le disuguaglianze individuali debbono essere rispettate. Vi sono, nella società moderna, funzioni appropriate ai grandi, ai piccoli, ai medi e agli inferiori; ma non bisogna attendersi di formare individui superiori con gli stessi procedimenti validi per i deboli. La standardizzazione delle creature umane da parte dell’ideale democratico ha assicurato il predominio dei mediocri… il solo mezzo di produrre l’uguaglianza fra gli uomini era di portarli al livello più basso”. pagg292-293

“e ‘indispensabile fare una scelta nella massa degli uomini civilizzati: sappiamo che la selezione naturale da tempo non adempie più al suo compito perché molti individui inferiori sono stati salvati dagli sforzi dell’igiene e della medicina: ma la loro moltiplicazione è riuscita dannosa alla razza: “A Carrel “L’uomo questo sconosciuto”pag.319

“Bisogna facilitare l’ascesa di coloro che hanno i migliori organi e il migliore spirito; bisogna che ciascuno occupi il proprio posto secondo la propria natura. I popoli moderni si potranno salvare sviluppando i forti, non proteggendo i deboli””pag.321

“…l’eugenetica potrà impedire l’indebolimento della razza migliore, non può però determinare il suo illimitato progresso… Dobbiamo favorire l’unione dei migliori elementi della razza indirettamente per mezzo dell’educazione e alcuni vantaggi economici”. pag.324”

“ …i deboli, i degenerati, non periscono senza discendenza; maggiormente protetti, hanno più facilità di discendenza, di discendenza sopravvivente; questo è effetto disastroso, l’eredità tristissima che perpetua la degenerazione di ogni tipo, anzi l’aumenta, in certe condizioni, e ne risulta spiccatamente la delinquenza varia e multiforme”.G.Sergi “Le degenerazioni umane” pag.203

 

(2) Credo ancora interessante, come introduzione un breve articolo apparso su “La Repubblica “del 13/10/1990 “Ricerca USA <Intelligenza e personalità sono fattori ereditari>” Vi si poteva leggere :” Un nuovo studio condotto sui gemelli….sembra dare ragione ai sostenitori della maggiore importanza dell’influsso genetico rispetto a quello ambientale ,dimostrando che perfino il quoziente d’intelligenza di una persona è per il 70 per cento influenzato da fattori genetici.

Pur ammettendo che senza fattori ambientali l’intelligenza non può sviluppare tutto il suo potenziale, lo studio pubblicato sull’autorevole rivista<Science> e compiuto da ricercatori dell’università del Minnesota…dimostra che l’impatto genetico ,oltre a costituire il 70 per cento del quoziente d’intelligenza, contribuisce anche per il 50 per cento alla formazione della personalità (compresi tratti come introversione ed estroversione),per il 50 per cento della religiosità(perfino al livello della frequenza alle funzioni religiose )e per il 40 per cento dell’interesse al lavoro. Tutto il resto è influenzato dall’ambiente, ma l’impatto genetico è così forte- sostengono i ricercatori americani-che può anche spingere una persona a cercare un ambiente piuttosto che un altro…”

(3) In <La Deformazione della Natura> (Ar, Padova, 1997 (pag.22) Silvio Waldner scrive. “Un alto livello di intelligenza è senz’altro un presupposto indispensabile per lo sviluppo di qualsiasi civiltà. In modo particolare per quel che riguarda la dimensione tecnica di ogni agire umano. Per la valutazione quantitativa dell’intelligenza si sono sviluppate tecniche statistiche altamente complesse, che non hanno mancato di confermare quello che ognuno, impiegando la propria capacità ragionativa, sapeva già ….Ossia che le razze dalla pelle scura_-i Negri in particolare, sui quali esistono numerose rilevazioni statistiche-dimostrano una capacità intellettuale media drasticamente inferiore a quella non solo degli Europei ma degli est- Asiatici, degli Indiani d’America ecc.(Dal lato intellettivo, al di sotto dei Negri stanno soltanto gli aborigeni dell’Oceania). Questi risultati appaiono tanto più significativi quanto si ricordi che la maggior parte dei dati relativi ai Negri sono stati ottenuti negli Stati Uniti, dove i <Negri> sono in realtà dei mulatti. I (relativamente scarsi) risultati riguardanti i Negri africani indicano un’intelligenza ancora minore che presso i Negri americani: nell’Africa meridionale in particolare, dove la popolazione negra risulta meticciata con elementi capoidi (boscimani e ottentotti), essi segnalano un’intelligenza di grado ancora inferiore”.

(4) Si possono accostare queste parole del Richet a quello che si può leggere in un libro molto più famoso del suo: “Uno Stato che, nell’epoca dell’avvelenamento delle razze, si prende cura dei migliori elementi della propria razza, deve diventare un giorno signore della Terra. Questo non debbono mai dimenticare gli aderenti al nostro movimento, se la grandezza del sacrificio li inducesse a disperare del successo”. (Adolf Hitler “Mein Kampf” AR, Padova,2007,pag.387)

(5) A proposito di aristocrazia si può citare l’affermazione di Piero Ottone (“Denis Mack Smith, lo storico che vide il nostro male “In “Venerdì di Repubblica “del 2 Agosto 2013 “I nostri guai sono dovuti, storicamente, alla mancanza di una classe dirigente di tipo ereditario, quindi attiva attraverso varie generazioni, dotata di autorevolezza e in grado di dare un’impronta al paese. Come invece è accaduto in Inghilterra, in Germania, in Francia”.

 

BIBLIOGRAFIA
Carrel Alexis “L’Uomo, questo sconosciuto “Bompiani,Milano,1943

Sergi Giuseppe “Le Degenerazioni Umane” F.lli Demolard,Milano,1889

Stoddard Lothrop “The Revolt against Civilization” Charles Scribner’s Sons,New York,1922”

 

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Categorie: Charles Richet, De Filippi, Eugenetica

Pubblicato da admin il 18 Settembre 2013

Commenti

  1. Salve,
    complimenti per l’articolo.
    A proposito di razzismo biologico,perchè non dedicate o traete qualche bell’articolo dagli autori di OSTARA PUBLICATIONS.Ci sono i piu’ eminenti antropologi controcorrente moderna.
    Grazie

  2. Anonymous

    La società moderna progressista ha fatto della protezione, della tolleranza verso la peggior feccia umana la propria base fondante. Questo ha causato enormi sofferenze alla popolazione sana, forte,ha causato danni tragici per i nostri figli. Quelli che si chiamano “deboli”, “diversi” non sono che vili parassitari, quelli che chiamano “diritti” non è nient’altro che gettare il loro risentimento, le loro miserie umane, il loro veleno da tarantola sugli altri. Che il sangue dei nostri figli ricada su di loro e sui loro ispiratori cristiani, capitalisti, sinistroidi.

  3. Giorgio Andretta

    Sig. Alfonso,
    aldilà che un premio Nobel non si nega a nessuno, l’unica eugenetica valida è quella astrale.
    A rileggerla.

  4. Sepp

    Il razzismo esiste anche adesso e lo fanno coloro che tanto difendono l’antirazzismo, la chiesa per prima, approffita delle disgrazie delle famiglie in cui nascono figli malformi per spillare soldi. La scienza che puo’ provare la sua potenza e la ricerca. Per quanto riguarda le razze qui il razzismo e’ evidente, se un gruppo etnico arranca e non riesce ne con l’ingegno ne con la scaltrezza ecco che gli antirazzisti si inventano le quote, l’eugenetica viene difesa anche dai radicali che tanto si vantano di difendere caino, usano la forza per integrare tutti anche se vedono che non l’acqua e l’olio sono incompatibili. Per i negri ci sono certi bianchi che gli creano gli stili di vita, li allenano e gli curano gli affari. Quindi lo dichiarano universalmente che certe razze non riescono in nessun modo a emanciparsi e vanno aiutati con il correttamente politico e l’ipocrisia di dare un doppio siginificato alle parole, loro sono una casta e combattono le caste inferiori.

  5. Anton

    Leggo con grande ritardo questo articolo che trovo piuttosto interessante e ricco di spunti di riflessione.

    Trovo, però, che non sia stato risolto il problema basilare delle teorie eugenetiche, cioè, quello dei parametri in base ai quali si dovrebbe effettuare una eventuale ricostruzione, non solo della razza bianca ma di tutte le razze che compongono la specie umana. Infatti: quale sarebbe il modello? Purtroppo, non si considera il fatto che in una società planetaria anormale non possano essere presenti altro che modelli anormali e per di più, numerosi modelli – non uno solo – per quanto “raffinati” possano apparirci. Si parla della necessità di ricostruire, inizialmente, una aristocrazia, una élite: necessità fondamentale ma che può essere unicamente il prodotto di una “scuola speciale” e attualmente, pare che queste “scuole speciali” siano o irraggiungibili o inesistenti.

    Dunque: che fare? Io credo che, innanzitutto, sia necessario fare chiarezza nel distinguere “razzismo” da “odio razziale” evitando di confondere i due termini in ogni occasione. La parola “razzismo” dovrebbe significare unicamente lo studio della specie umana che è composta da quattro razze fondamentali (in ordine alfabetico) – Bianca, Gialla, Negra, Rossa – che a loro volta si suddividono nelle varie etnie e queste etnie, successivamente, in sottogruppi etnici, secondo lo schema cosmico (tutto è strutturato così, nell’Universo). Poi, bisognerebbe chiarire, soprattutto a sé stessi, il fatto che tutte le razze siano ugualmente necessarie alla natura e meritino rispetto ciascuna per le sue caratteristiche principali; esempio: nel corpo umano integro, la testa è importante ma importanti sono anche i piedi. Certamente, le razze dovrebbero vivere separate una dall’altra (quindi, ripresa e studio approfondito degli insegnamenti riguardanti la cosiddetta “Geografia Sacra”) in modo da evitare qualsiasi livello di promiscuità che andrebbe ad intaccare quando non, addirittura, a distruggerne le peculiarità intrinseche, intendo qualità proprie della razza che, al contrario, dovrebbero essere valorizzate e coltivate ma sempre separatamente.

    Queste cose, che sono giusto le basi, dovrebbero essere insegnate ai bambini.

    A proposito di bambini: sarebbe interessante anche porsi il problema della consapevolezza e della divisione dei ruoli tra generi (maschio/femmina). Che oggi si viva in un sistema quasi completamente ginecocratico – nonostante la propaganda mediatica del solito “residuato bellico” femminista perennemente indignato degli anni ’70 – non credo sia una invenzione del sottoscritto, in più, assistiamo ad una corrente femminilizzante che ormai permea tutti i settori delle società planetarie in maniera apparentemente (almeno, stando all’attuale stato delle cose) irrimediabile. Tutto questo, sempre ai fini di una ipotetica ricostruzione in senso Tradizionale.

    Ma il discorso è lungo e molto difficile. Continuo a leggervi con interesse, complimenti!

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