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Anni cruciali

Anni cruciali

L’anno cruciale della nostra storia recente è senz’altro il 1992. Un anno in cui avvennero fatti decisivi mentre erano capi del governo di centro-sinistra  Andreotti, al suo 7° mandato,  e dal 29 settembre Amato. Tali fatti decisivi riguardarono: 1) l’adesione del trattato di Maastricht, impostato su parametri fortemente neo-liberisti e monetaristi, il 7 febbraio; 2) il convegno (c’è chi scrive congiura), ancora in parte misterioso, tenuto il 2 giugno a Civitavecchia all’interno del panfilo reale inglese da parte del Gotha industriale e finanziario nazionale ed internazionale e perfino magistrati; 3) la svalutazione della lira che giunse dal 15%, come doveva essere inizialmente, a quasi il 40%, 4) lo scoppio di tangentopoli e la successiva distruzione dei partiti tradizionali del centro-sinistra, quali la Dc, il Psi, il Pli, il Psdi, il Pri.

Poi, col referendum del 18/4/93, che determinò il passaggio da un sistema elettorale proporzionalista puro ad una sistema maggioritario uninominale per i ¾ degli eletti, si ebbe ufficialmente la nascita della cosiddetta 2^ repubblica. Da tutto questo scaturirono le seguenti conseguenze: 1) l’adesione all’euro; 2) la svendita, grazie alla svalutazione, della grande industria  e delle grandi banche nazionali a privati esteri e italiani; 3) la nascita di partiti come Forza Italia ed Alleanza nazionale che assieme alla Lega nord andarono ad occupare il vuoto lasciato dai partiti di centro-sinistra, che insieme, ironia della sorte, formarono il nuovo centro-destra. I risultati finali si vedono oggi, cosicché si comprende quale fu la loro scelleratezza: un aumento del debito pubblico che dal 105% del 1992 è passato al 133% nel 2013, nonostante le dismissioni folli della grande industria di stato; l’impoverimento progressivo del ceto medio, dovuto allo spostamento della ricchezza di un oltre 10% verso la grande finanza speculativa ( in Italia un 10% di ricchi possiede il 50% del pil) ; il calo dal 5%  delle nostre esportazioni a livello mondiale a poco più del 2%; il peggioramento graduale ed irreversibile allo stato dei servizi pubblici (sanità e scuola in particolare) sempre più privi di risorse e, infine, un’ occupazione lavorativa precaria e senza prospettive per i giovani, che avranno per giunta pensioni da miseria nera. Così è.  Ed è inutile aggiungere altro poichè su questi argomenti sono stati scritti interi trattati che hanno approfondito esaurientemente tutto ciò che è avvenuto.

Il lato tragi-comico di queste vicende sta nel fatto che i protagonisti di tali scelte stanno ancora ben aggrappati ai loro scranni parlamentari sia delle presunte centro-destre e centro-sinistre, o nelle istituzioni strategiche come la Banca nazionale, la Confindustria, o i ministeri.

A dire il vero le responsabilità maggiori spettano proprio al centro sinistra, che da statalista comunista si  è riciclato nel più becero liberismo. Si ricordi che le leggi Treu sul lavoro (meglio sulla sua precarietà), la svendita delle grandi industrie di stato, l’adesione all’euro a più di 1900 lire, l’attacco al Tfr e al Tfs (le liquidazioni dei privati e degli statali)  furono fatte dai governi Ciampi, Prodi, D’Alema, Prodi 2° (si veda a tal riguardo il libro di Antonio Venier, Il disastro di una nazione, Ed. Ar).  Il centrodestra di par suo, guidato da personaggi che, nonostante la loro manifestata superiorità nordica, hanno screditato e screditano l’Italia in ogni dove, ha poi completato l’opera, con le solite, misure contro i comuni, scuola e sanità e diritti dei lavoratori.

Purtroppo viene alla mente che per molti anni ci fu il consenso dell’80% degli Italiani, che credevano nell’euro  come la moneta che avrebbe risolto i nostri problemi, quando si sapeva che con spread diversi e con fiscalità non omogenee essa era il prodotto di un disegno che prevedeva la distruzione della grande industria italiana con la conseguente  crisi irreversibile in cui  si è precipitati. . Bisogna però dire che tutta la classe dirigente italiana è stata responsabile quasi in toto di tali scelte, a partire dagli industriali, dai professori universitari, dai magistrati, dai politici, ecc.

Ora, si può dire finalmente, si  sta arrivando al redde rationem.

La nostra vecchia liretta, allora tanto disprezzata, ci acconsentiva di operare economicamente con un po’ di inflazione, seguita ogni tanto da una svalutazione che eliminava una parte del debito pubblico e che ci permetteva di poter essere competitivi con le nostre vendite commerciali all’estero. Il nostro apparato produttivo, basato sulle esportazioni, poiché non abbiamo materie prime interne, se la cavava egregiamente. Per cui una moneta debole era in realtà la nostra forza. E del resto la Cina di oggi non fa così ? Lo yuan è di fatto una moneta fortemente svalutata che consente però ai Cinesi di esportare a basso prezzo, mentre le nostre merci sono per loro quasi inaccessibili per l’alto costo dovuto ad una moneta ipervalutata come l’euro. Prodi e Ciampi, fra l’altro, l’hanno rapportata al dollaro quando questi era ai suoi massimi livelli. Le nostre grandi industrie a partecipazione statale quali l’Iri, l’Enel, la Telecom che erano la garanzia del nostro futuro,  non appartengono più al popolo italiano. L’Iri, per esempio, oggi sarebbe il più grande gruppo del mondo.

Intanto tutti urlano che  dobbiamo pagare il debito, dobbiamo pagare il debito (che è una truffa operata dai banchieri) come se fosse la litania dell’ ebreo Shylock nello shakespeariano “Mercante di Venezia”.

Infatti questo è aumentato, nonostante le misure draconiane della ditta Monti&Fornero al 133%, ed è per metà in possesso di banche tedesche, francesi e cinesi, mentre nel 1992, come si diceva, quando le grandi aziende erano a partecipazione statale, era del 105%, ed  era, si noti bene, per il 93% interno. Cosicchè gli Italiani sono diventati un popolo di cornuti e mazziati. Mazziati dai nostri cari governanti ed industriali privati, quasi tutti aderenti ai super elitari centri di potere internazionali, che controllano quasi la totalità dei mezzi di comunicazione, di cui si serfvono per nascondere le loro miserabili trame ai popoli, che oramai sono diventati masse informe di sudditi.  Si legga, a tal proposito l’importantissimo libro del giornalista investigativo, che ha rischiato la vita più volte, D. Estulin, Il club Bilderberg, Arianna Ed., che elenca i nomi dei partecipanti a tale club, oltre a quello affine della Commissione Trilaterale. Si aggiunga che le riunioni di tali associazioni sono palesi all’esterno, ma nessuno, se iscritto, può parteciparvi, in quanto viene immediatamente scaraventato fuori. Gli italiani abituali frequentatori di questi incontri sono proprio i nostri capi, ossia: Draghi (Bce), Montezemolo, Elkann (Fiat), Scaroni (ENEL), Profumo (ex-Credit), Letta E. (PD), Saccomanni, Monti, Prodi ecc. Costoro, fra l’altro hanno la tracotanza di spacciarsi per il nuovo che avanza quando sono stati loro la causa prima dei mali odierni. In realtà i vertici sia del centrodestra che del centrosinistra e del centrino sono del tutto collusi con tali associazioni che rispondono alla grande finanza (le famose 10 banche e alle grandi multinazionali, rispetto alla quale essi sono i camerieri e i maggiordomi. Per cui aver ritenuto che la caduta del governo Berlusconi, sicuramente il peggiore degli ultimi 150 anni per volgarità e ignominia, avesse potuto rappresentare la soluzione dei problemi è stato un gravissimo errore, poichè Monti e l’ineffabile Letta altro non sono stati e sono che gli esecutori della svendita degli ultimi spezzoni della proprietà pubblica. Non a caso, se il governo non cadrà, Letta & c. hanno già preparato per i loro sodali il piano delle dismissioni delle ultime proprietà statali, in primis Finmeccanica. Giornali come “La repubblica” e il “Corriere”, i servi più servi, sbavano come cani davanti a succulente ossa, perché ciò avvenga.

Il capitalismo nella sua ultima fase, come aveva già previsto nel 1908 R. Hilferding nel suo capolavoro “Il capitalismo finanziario”, è quello delle cedole e delle speculazioni, poiché fa denaro col denaro senza passare per la produzione. Infatti il capitalismo degli ultimi 20 anni, avendo sconfitto il marxismo-leninismo, ha potuto finalmente dare sfogo a tutta la sua natura, fondata sulla ricerca spasmodica del profitto, cercando di distruggere qualsiasi forma sociale statale, comunitaria  o protezionistica.

“Arricchitevi!” è stato il motto rivolto però a chi era già ricco, mentre tutti gli altri dovevano osservare le mirabilia della ricchezza senza freni che tutto compra: il berlusconismo per l’appunto. Ma come è scritto nel Tao “dove c’è il massimo della fortuna, lì sta il massimo della sfortuna”. Nella storia è sempre stato così. Bonifacio VIII, per esempio, papa erede di un potere che pochi decenni prima aveva sconfitto l’Impero, celebrò il suo esaltante trionfo nel 1300 col giubileo, ma due anni dopo fu sconfitto dal  rozzo reuccio di Francia Filippo IV il Bello, sicchè nel 1309 la sede papale si trasferì ad Avignone. Sempre chi tira troppo la corda, prima o poi la spezza. Il capitalismo farà la fine del comunismo sovietico, poiché  è incompatibile con la biosfera terrestre. La follia della crescita senza controllo è ormai arrivata al punto di rottura e una serie a catena di catastrofi farà capire a tutti, tranne ovviamente ai capitalisti e ai loro complici politici ed intellettuali, che l’ora di una svolta radicale, che riguardi soprattutto il sistema economico e politico, dovrà per forza avvenire, pena un futuro che già in questo momento è senza prospettive. Intanto i potenti sono del tutto impotenti, poiché non controllano più niente, né la crescita demografica, né la finanza, né le risorse, né il clima. Niente di niente. I giovani sanno già che avranno pensioni da fame, lavori incerti e sfruttati, e che vivranno in un pianeta sempre più popolato con una natura ridotta a parco.

Chi spera che sorga un nuovo fascismo che si allei col capitalismo per fermare una protesta che diventerà sempre più estesa si sbaglia di grosso. I ceti medi, che abbracciarono il fascismo per paura dell’omologazione comunista bolscevica, salvando così purtroppo anche il capitalismo che dopo la prima guerra mondiale era aggredito ovunque dai movimenti socialcomunisti, che consideravano però la proprietà privata come il male originario, stavolta non muoveranno un dito in difesa degli speculatori e dei grandi industriali. Proprio i ceti medi sono quelli che più hanno subito gli effetti  della crisi che ha dimezzato i loro redditi e risparmi. I loro figli, per giunta, che in questi anni hanno ottenuto lauree, master, conoscenze che nessuna generazione precedente ha mai avuto, non avranno nessuna possibilità di promozione sociale, se non in casi rarissimi. Il vero dramma dell’Italia è stato quello dell’esodo di un milione e mezzo dei nostri migliori laureati in tutto il mondo, ripianato, si fa per dire, con l’invasione di sei-sette milioni di desesperados provenienti da ogni dove. I giovani rimasti rappresentano oggi una intellighenzia allo sbando che quando non potrà più godere delle protezioni familiari, potrebbe essere quasi per forza inerziale il becchino del sistema, come è accaduto in Russia nel 1917 o in Germania agli inizi degli anni Trenta.. E’ solo questione di tempo. Certamente l’indignazione non è sufficiente a cambiare subito la megamacchina: essa è solo l’inizio sentimentale. Ma non si creda che nella pratica del mutamento siano necessarie chissà quali teorizzazioni. In realtà basterebbero, come prima procedura programmatica, poche misure: nazionalizzare le banche, vietare alle Borse il gioco allo scoperto, la vendita dei prodotti speculativi, quali hedge funds, swaps, futures, ecc.; acconsentire  ad esse la sola vendita o la sola compera durante i (pochi) giorni di apertura e impedire che una S.p.a. valga in termini monetari più di 6 volte del suo valore reale; attuare misure protezionistiche a difesa della produzioni nazionali; punire, anche con la confisca il trasferimento di attività produttive all’estero se queste sono di interesse pubblico; favorire le cooperative e l’associazionismo. Del resto molti scrittori come Alain De Benoist, Massimo Fini, Paolo Barnard, Marco della Luna, Costanzo Preve, Diego Fusaro, ecc. hanno scritto moltissimi testi in proposito (consigliamo le Edizioni Arianna). Paradossalmente, ma non troppo, modernissimi risultano essere i 20 punti del programma della Repubblica sociale di Salò, che sono stati fra l’altro scopiazzati dal M5s. Da noi, dopo la deriva leghista nel mare nauseante del berlusconismo (la Lega era nata come movimento federalista e localista-antiglobalizzazione), urge che si formino uomini politici nuovi, che si muovano per la difesa della comunità e del suo territorio  ( i No-Tav e i No-Mouss vanno nella giusta direzione). Il M5s è troppo lacerato al suo interno, in quanto ha una testa (gli iscritti)  di sinistra e un corpo (i votanti) di destra per poter resistere ai rapidi mutamenti in corso: sebbene bisogna dire che Beppe Grillo ha indubbie capacità di coinvolgimento trasversale.

E’ assai probabile che il prossimo anno cruciale in Italia sarà il 2015. Infatti dovrà essere operativo il rientro (il fiscal-compact) in 20 anni del nostro debito pubblico che, secondo il dettato costituzionale (art.81), dovrà essere riportato, a scalare, dal 133% a sotto il 60%. Ciò significa che si dovranno attuare misure da 50 miliardi di euro all’anno, a cui vanno aggiunti altri 80 per pagare gli interessi dello stesso alle banche. Gli gnomi malevoli stanno già tramando. Cipro potrebbe essere l’esempio, con un prelievo forzoso del 30 % dei beni valutari e forse non solo in possesso dei cittadini. Essi si stanno comportando come i criminali del 1919 che volevano svendere la Germania al grande capitale straniero.

Il capitalismo moderno fondato sul più denaro, come aveva giustamente capito Marx, quando aveva colto la sua essenza  nell’espressione D-M-D* (denaro-merce-più denaro), sta arrivando al suo tragico epilogo, al confronto del quale la caduta dell’Impero romano d’occidente sarà poca cosa. In giro per il mondo ci sono derivati, cioè denaro fasullo, che superano 14 volte il PIL mondiale. Guènon in un suo mirabile saggio sulla degenerazione della moneta aveva perfettamente previsto che ciò che si basa unicamente sulla progressione quantitativa va verso lo Zero metafisico.

Nel 1992 l’Italia è entrata in guerra  (guerra economica, s’intende) e l’ha persa. Gli effetti saranno  come quelli di un post-conflitto mondiale. Ritornare ad amare con intensità la nostra patria, nel rispetto delle altrui patrie, è la maniera autentica di dare un senso alla nostra storicità.

Il Khali-yuga vive appresso a noi.

Flores Tovo

f.tovo@libero.it

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Categorie: Economia, Finanza, Kali Yuga, Politica

Pubblicato da Flores Tovo il 13 Settembre 2013

Commenti

  1. Legione

    Articolo che si proietta in direzioni diverse,qualunquista e inconcludente,accusando tutto e tutti, cioè un delirio.L’unica cosa che condivido è nel segnalare che qualcuno ha praticamente copiato il programma politico della R.S.I.per il resto è zero.
    “Il capitalismo nella sua ultima fase è quello delle cedole e delle speculazioni,poiché fa denaro col denaro senza passare per la produzione”.
    Il discorso sopra riportato non significa nulla,in quanto in una nazione,la sola “produzione” effettiva di determinata merce è impossibile,altrimenti non esisterebbero categorie che oggettivamente non creano nulla.Anche lo Stato fa denaro col denaro,infatti in URSS l’unico azionista era proprio lo Stato!Inoltre se il capitalismo deve finire come il comunismo sovietico,significa che anche il comunismo stesso non ha fatto altro che alimentare il capitalismo perchè si è inglobato in quest’ultimo.

  2. Anonymous

    Legione è un poveraccio. Lincoln, Hitler, lo stesso Geddhafi sono stati fuori quando hanno voluto fare una moneta nazionale del popolo. Si legga Auriti o Della Luna. Le critiche vanno bene se appropriate, altrimenti sono flatus vocis, che rivelano solo la propria ignoranza crassa come diceva qualcuno

  3. Anonymous

    Il commento testè riportato dimostra l’ignoranza Si sappia che Lincoln, Hitler e tanto altri, compreso Gheddafi sono stati fatti fuori quando hanno voluto attuare una moneta del popolo. Si legga ad esempio Auriti, Della Luna e altri che sono stati citati nell’articolo. Le critiche vanno bene se appropriate e competente, altrimenti sono solo flatus vocis scritte da poveracci

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