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Rivendicazioni o terapie?

Rivendicazioni o terapie?


di Enrico Marino 
C’è stato dato in sorte di vivere in quest’epoca crepuscolare, nella quale all’espansione ipertrofica del benessere di alcuni e della massificazione di certe utilità tecnologiche corrisponde, per molti altri aspetti, l’inaridimento ideale e il diffuso malessere morale e materiale della società. Siamo calati nell’epoca dell’incertezza e della confusione, in molti casi dell’inversione manovrata dei principi fondanti e delle verità tradizionali. Le speculazioni, le emozioni e la politica giocano un ruolo importante nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica e di guadagnarne l’accettazione.

In questo contesto va inquadrato l’attacco sferrato contro l’eterosessualità, additata come colpa e malattia e la martellante richiesta del diritto per gli omosessuali a sposarsi, a ottenere riconoscimenti genitoriali per adozioni o “uteri in affitto” e a porsi in concorrenza sul terreno delle tutele e delle agevolazioni con le famiglie tradizionali, senza “discriminazioni” sessiste. L’omosessualità è praticata da migliaia di anni e questo ha reso possibile, nella propaganda della lobby gay, la sua assimilazione ad un fenomeno “naturale”.
Al di fuori di schemi religiosi e culturali, l’omosessualità oggi è concepita come un aspetto dell’ampia libertà sessuale generalmente accettata e, inoltre, viene proposta come una scelta innocua e ininfluente per la collettività, seppure si vorrebbe blindarla con una tutela penale che ne sanzionasse addirittura le opinioni dissenzienti.
La “naturalità” della tendenza omosessuale sarebbe, dunque, equiparabile a comportamenti, come ad esempio l’alcolismo o la schizofrenia, che si vorrebbero considerare naturali ovvero innati e cioè spiegati con la genetica? Potrebbe essere influenzata da questioni innate o è il frutto dell’educazione e dell’ambiente? E’ iscritta nel DNA o appresa nel corso della vita?
Qualcuno credeva e sperava che la risposta si sarebbe trovata tra i cromosomi analizzati nel Progetto Genoma Umano. Il Progetto da tre miliardi di dollari è stato lanciato ufficialmente nel 1990 dal Dipartimento dell’Energia e dai National Institutes of Health degli USA e aveva come obiettivo principale quello di comprendere la funzione dei geni appartenenti al genere umano. Il 14 aprile 2003, l’International Human Genome Consortium annunciò il successo del completamento del Progetto, due anni prima del previsto. La maggior parte delle riviste scientifiche più importanti pubblicarono i risultati dei progressi compiuti nel campo della genetica, ma tutte dimenticarono, guarda caso, di informare l’umanità che non era stato identificato il cosiddetto “gene gay”. Molte altre importanti scoperte nel campo della genetica sono state pubblicate in questi anni, da allora fino ad oggi, ma nessuna di queste ha confermato la scientificità di una origine genetica, cioè naturale, dell’omosessualità.
Già Sigmund Freud per primo suppose che le interazioni tra i genitori col proprio bambino potessero determinare l’orientamento sessuale del fanciullo, ma questo aspetto “educativo” ha di fatto lasciato il posto alla convinzione dell’origine naturale del fenomeno e alla conseguente rivendicazione dell’accettazione dell’omosessualità da parte della società in quanto proprio come una persona non può non essere di colore, di sesso femminile o asiatica, così non può non essere omosessuale qualora lo sia. Siamo tutti nati così e come tali dovremmo essere trattati allo stesso modo. In sostanza, si usa sostenere che gli omosessuali meritano gli stessi diritti di altri gruppi minoritari e che non devono essere penalizzati per la loro sessualità.
La lotta per l’accettazione dell’omosessualità è stata dunque legata alla lotta per i “diritti civili” delle minoranze. La legge oggi, in Occidente, tutela già i diritti civili di tutti, neri, bianchi, maschi, femmine, omosessuali o eterosessuali. Gli omosessuali godono degli stessi diritti civili di tutti gli altri. Il conflitto nasce quando leggi specifiche proibiscono determinati comportamenti a tutti i cittadini – come, ad esempio, azioni contro il comune senso del pudore oppure accedere al matrimonio, all’adozione, ad agevolazioni fiscali – qualora non vengano rispettati certi criteri. Dobbiamo tenere a mente che queste leggi sono uguali per tutti i membri della società.
Usando il pretesto delle libertà civili, la lobby gay ha distolto l’attenzione dal “comportamento” per focalizzarla sui “diritti“ e prendendo a giustificazione determinate privazioni, non comuni a tutti i cittadini, gli attivisti omosessuali rivendicano certi diritti che non vengono negati a tutti gli altri. Il colore della pelle e altri tratti genetici possono essere rintracciati attraverso modelli di ereditarietà o la semplice genetica mendeliana, ma gli omosessuali non sono identificati da un tratto o un gene, bensì da comportamenti senza i quali sarebbero indistinguibili da tutte le altre persone. E solo quando essi mettono in atto tali comportamenti diventano un gruppo che è riconosciuto come diverso. Se invece dovessimo assumere che anche l’omosessualità è genetica, allora il massimo che si potrebbe concludere è che quegli individui non siano responsabili di essere omosessuali.
Ma sebbene il semplice fatto di avere un determinato gene non renda automaticamente lecito un certo comportamento (per esempio, se gli scienziati fossero in grado di documentare l’esistenza di un “gene dello stupro”, non sarebbe colpa di un individuo possedere quel gene, ma certamente non gli sarebbe permesso di agire in base a quella predisposizione), la verità incontrovertibile riguardo l’omosessualità è che dal momento che nessuno studio ne ha scientificamente stabilito una causa genetica, gli argomenti che vengono proposti dagli attivisti gay per poter accedere a determinati “diritti” sono contestualmente infondati e illogici.
I cromosomi umani X e Y (i due cromosomi del “sesso”) sono stati completamente sequenziati. Grazie al lavoro svolto dai laboratori di tutto il mondo, sappiamo che il cromosoma X contiene 153 milioni di paia di basi e porta a un totale di 1168 geni. Il National Center for Biotechnology Information riporta che il cromosoma Y, molto più piccolo, contiene solo 50 milioni di paia di basi e si stima che contengano appena 251 geni. Istituzioni educative come la Baylor University, il Max Planck Institute, il Sanger Institute, la Washington University di St. Louis ed altri, hanno speso risorse umane e milioni di dollari per la ricerca, analizzando questi cromosomi unici. Non appena i dati cominciavano a evidenziarsi fu possibile per gli scienziati costruire mappe genetiche, (sequenze di geni “reali”) utilizzate dal Progetto Genoma Umano.
Ebbene il risultato è stato che né la mappa del cromosoma X né quella del cromosoma Y contengono alcun “gene gay”. Il vero problema, quindi, sono i comportamenti omosessuali. Questo non esaurisce la “questione omosessuale”, ma l’esclusione scientifica di un’origine innata e congenita della omosessualità lascia spazio all’idea che questa vada ricercata in fattori collegati all’ambiente e alle relazioni familiari del soggetto. Per questo, con le attuali conoscenze scientifiche, non è possibile escludere nè considerare sbagliato, dannoso o lesivo di un qualche diritto ipotizzare un trattamento medico orientato alla consenziente modificazione di un comportamento sessuale non naturale e non desiderato.
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Categorie: Attualità, Lobbye Gay, Marino, Politica, Scienza, Società

Pubblicato da admin il 21 Agosto 2013

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