L’ omino dall’ampia fronte… (seconda parte)

L’ omino dall’ampia fronte… (seconda parte)

di Mario M. Merlino

Flores Tovo, che non conosco e con cui non mi sono di certo concordato, mi ha preceduto e battuto sul tempo (chissà se anche sul contenuto) con un articolo dal titolo significativo Il Nichilismo. Sempre qui, in questa sorta di palestra che è Ereticamente. E non poteva, nel tratteggiare di pensatori e di idee che si fecero carico di rilevarne l’importanza, dimenticarsi di quel che ora è il ‘nostro’ Max Stirner con cui apre la sua riflessione e che  egli indica, in una certa misura, quale fondamento. Non ripercorrerò le tappe della sua esposizione, in cui non potevano mancare Nietzsche Heidegger e Juenger, di cui ho scritto sovente; eviterò quanto possa io aggiungere distinguere sottolineare e omettere in quel gioco da intellettuale tanto simile al corvo e alle penne del pavone. ‘Ecco, ed io gitto con grazia il cappello, – poscia comodamente, pian pianino, – mi libero del mio vasto mantello – che mi attabarra, e lo spadon sguaino…’, come si dileggia il mio amico Cyrano reso immortale da Edmond Rostand ed anche quello cantato da Francesco Guccini…
Non potendomi sottrarre al gusto della parola (osceno e vano, lo so, ma pur simile a quel ‘pennacchio’, simbolo d’indipendenza contro menzogna viltà compromessi pregiudizi stoltezza, che lo spadaccino dal gran naso porterà in cielo), seguirò altra strada per non lasciare interdetti speranzosi prima e poi delusi i miei lettori – anime belle che si accontentano di una ideuzza qua e là e molto cazzeggio…Del resto avevo premesso su cosa ancora mi sarei attardato parlando dell’’omino dall’ampia fronte’…
La mattina del 22 aprile del ’45, da un furgoncino scesero sei partigiani, quattro uomini e due donne, chiesero di Leandro Arpinati, già a capo del Fascismo bolognese e poi caduto in disgrazia, e l’ammazzarono. Con lui venne ucciso l’avvocato Torquato Nanni, che s’era frapposto per impedire l’assassinio dell’amico. Assassinio di cui non sono state mai chiarite le motivazioni (si legga il libro Rappresaglia di Venerio Cattani). Torquato Nanni, socialista, aveva pubblicato all’inizio della Grande Guerra per la Voce di Giuseppe Prezzolini un esile volumetto su Benito Mussolini, prima biografia del futuro Duce quando era direttore dell’Avanti di Milano e che, sulla sua scrivania di redazione, come ricordava e si legge, teneva una copia dell’Unico di Stirner…
Lettera del 19 febbraio 1927, indirizzata alla cognata Tania (Tatiana): ‘A Palermo…incontrai…un gruppo di operai torinesi diretti al confino; insieme a loro era un formidabile tipo di anarchico ultra individualista, noto con l’indicazione di – Unico – che rifiuta di confidare a chiunque, ma specialmente alla polizia e alle autorità in generale le sue generalità: – sono l’Unico e basta –’. Chi scrive è Antonio Gramsci. Qui mi interessa rilevare come, pur da intellettuale marxista, egli usi l’aggettivo ‘formidabile’ per indicarlo.
Perché Marx – e rispondo alla domanda posta nel precedente intervento – è figlio del profetismo da cui proveniva la sua famiglia, pur con tutte le dichiarazioni di laicità, e della filosofia hegeliana, nonostante la definisse un ‘cane morto’ da evitare e superare. Falso atteggiamento da ‘uccisore del padre’ per dirla con Freud. La presunzione di appartenere ad una ‘razza eletta’ (il popolo della Scrittura si rende in classe e, ridotta la dialettica hegeliana della Ragione nelle sole Tesi e Antitesi, il processo in lotta della storia), ‘di stare sempre dalla parte della ragione e mai del torto’ per citare ancora Guccini di Dio è morto, di affermare l’inevitabilità del comunismo, tramite il proletariato (il Messia), che è un ri-tornare alla originaria società primitiva (la cacciata dal Paradiso terrestre) arricchito dalla risoluzione di tutti i bisogni (‘lo sterco del diavolo’, cioè il sistema usurocratico elevato a mezzo di redenzione, presupposto inevitabile e imprescindibile per una visione materialista dell’uomo con la subordinazione della coscienza alla condizione sociale). Di tutto questo andrebbe fatto un ampio e articolato esame, ma mi accontento d’essere come una sorta di Bignami scolastico. E, allora, si comprende il disprezzo verso chi ‘ha fondato la sua causa sul nulla’, quello Stirner che rigetta ogni determinazione altra dalla propria unicità, che avverte come prigione ogni forma di classificazione e che si ribella perché, convinto, di trovare altri come lui, compagni e fratelli di lotta, senza bisogno di tessere di partito bandiere distintivi leader e gregari commissari politici (‘né dio né stato né servi né padroni’)… Ed ancora il mio sentirmi prossimo a Stirner (prossimo sia ben chiaro non equivale in sintonia o appiattimento o identificazione) non mi impedisce d’essere un ‘archivista’ per lasciare ad altri ogni approfondimento…
E il personale del Merlino dove sta?
Sta a Regina Coeli, secondo braccio, a misurare la cella di tre metri per sei, inizio anni ’70. Primo detenuto a completare gli studi universitari in un carcere. Il professor Antonio Capizzi racconta l’esperienza da esaminatore a Regina Coeli e cita, non ricordo più il perché, Max Stirner. Allora mi arrangiavo ancora bene con il tedesco e così gli scrivo per concordare la tesi. Mi risponde che va bene solo se posso leggere l’Unico in lingua madre perché vi sono termini del tedesco che in italiano non rendono, soprattutto tenendo conto dell’edizione in circolazione, alquanto scorretta nella traduzione e non solo (l’editore è stato personaggio definito ‘una brava persona’ dal p.m. Vittorio Occorsio e perbene non lo era affatto…).
Faccio domanda per ottenere il permesso di avere il testo, ma… no, non è possibile, chissà cosa potrebbe esserci scritto, forse come segare le sbarre e annodare il lenzuolo, insomma il manuale della perfetta evasione… ( la motivazione fu più burocratica, ma questo era rigorosamente il senso!)… E, forse, è vero, a ripensarci. Un’idea libertaria, una sana egoità, uno sberleffo – modello squadrista bombe a mano, fiasco d’olio di ricino, il santo manganello – in faccia al sole e in culo al mondo contro ogni pretesa di giustificare la modernità con il formicaio…
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Categorie: Max Stirner, Merlino, Nichilismo

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 29 Agosto 2013

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

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