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Democrazia d’Egitto

Democrazia d’Egitto
di Fabio Calabrese
In altri tempi il mese di agosto era un periodo vacanziero nel quale più o meno tutti quanti staccavano dalle attività quotidiane e si prendevano le agognate ferie, proiettandosi almeno per un po’ in una dimensione diversa del vivere. Anche la politica nazionale e internazionale si prendeva una sorta di vacanza, e i direttori dei giornali avevano il loro daffare a trovare di che riempire le pagine dei quotidiani, a meno di non fare un massiccio ricorso al gossip balneare, una cosa che rispetto al tempo che stiamo vivendo oggi, sembra appartenere al paleolitico, se non proprio al giurassico.

Oggi, a prescindere dal fatto che le vacanze sono diventate un lusso che sempre meno italiani si possono permettere, né la politica nazionale né gli eventi internazionali sembrano conoscere più una qualche sorta di stacco, di riposo.
La notizia che ha maggiormente tenuto banco per quanto riguarda la politica interna, è stata indiscutibilmente la sentenza della Corte di Cassazione che ha reso definitiva la condanna per frode fiscale inflitta a Silvio Berlusconi. Questa notizia, ho potuto constatare, è stata accolta da molti camerati con una soddisfazione che io trovo del tutto fuori luogo. A mio parere, costoro fanno malissimo a rallegrarsene.
Da un lato è vero, è innegabile, Silvio Berlusconi è il leader di quella destra filo-capitalista, liberale, atlantista, borghese, conservatrice, filo-americana post-democristiana rispetto alla quale abbiamo il – direi sacrosanto – dovere di mantenere assolutamente distinte le nostre posizioni, soprattutto dopo il lungo abbraccio equivoco dei tempi della Guerra Fredda, di cui dobbiamo riconoscere con chiarezza l’incompatibilità con la nostra eredità ideologica e storica. Su questo non ci piove.
Dall’altro, però, non è possibile non guardare con viva preoccupazione a una sentenza che testimonia una volta di più il controllo che la sinistra, attraverso una magistratura non certo imparziale, ha sugli apparati dello stato, il suo potere di usare lo strumento giudiziario come arma di lotta politica. Non è purtroppo storia solo di oggi, anche Bettino Craxi fu liquidato nello stesso modo che si usa oggi per “il cavaliere”. Che Berlusconi sia l’onestà fatta persona, questo penso che proprio non lo creda nessuno, non si costruisce una fortuna economica come la sua nel pieno rispetto della legalità, ma non credo che sia più disonesto della maggior parte degli imprenditori italiani, e soprattutto non è questo che gli viene fatto pagare, ma il fatto di essere stato per vent’anni un ostacolo all’egemonia della sinistra, e se avete dubbi su questo, allora non avete capito in che razza di Paese viviamo.
La stessa cosa accadde con Bettino Craxi. Certamente il PSI di Craxi era coinvolto nel sistema delle tangenti, della corruzione elevata a metodo di governo e regime (che non era certo iniziata né è finita con lui), ma non più di DC e PCI, ma quella stessa magistratura che gli diede una caccia implacabile, provvide a nascondere sotto il tappeto l’immondizia democristiana e soprattutto quella comunista. Democristiani e comunisti, compagni di ruberie, ieri finti avversari politici, oggi uniti in quell’associazione a delinquere che è nota come PD.
In realtà, quel che si volle far pagare a Craxi era un progetto politico che, rovesciando i rapporti di forza all’interno della sinistra, avrebbe potuto porre fine alla democrazia bloccata, alla perenne anomalia italiana.
Cerchiamo di non avere la memoria tanto corta! Questi magistrati sono gli stessi o sono i diretti eredi di quelli che negli anni ’70 mandavano in galera i nostri camerati sulla base di teoremi accusatori e complottisti inventati, o per reati di opinione, mentre omettevano di indagare su delitti come gli omicidi Ramelli e Mantakas, la strage di via Acca Larenzia, il rogo di Primavalle.
Quello che più colpisce – bisogna dirlo – è il fatto che il tentativo di eliminazione politica del suo leader attraverso lo strumento giudiziario, non ha influito sul sostegno dato dal PDL al governo “delle larghe intese”. I campioni del cosiddetto “Popolo della Libertà”continuano ad accettare un’alleanza che non solo li sta strangolando come forza politica, il che in tutta franchezza sarebbe il meno e non ci riguarderebbe, ma che soprattutto si rivela esiziale per l’Italia perché riconferma quell’egemonia che i “democratici” (ex PCI e DC) continuano a esercitare da settant’anni sulla nostra disgraziata nazione vanificando non – diciamo qualsiasi alternativa, ma anche la semplice alternanza normale nelle democrazie occidentali. Se dappertutto la democrazia è una finzione, in Italia è una tragica barzelletta.
Perché accettano un simile diktat? Non è difficile da capire: se il governo “delle larghe intese” entrasse in crisi, si aprirebbero due possibili scenari, o un governo PD cui basterebbe solo l’appoggio esterno di un po’ di senatori ex grillini per “avere i numeri”, oppure elezioni anticipate in un momento in cui il PDL è ai minimi storici, e perderebbero quindi le poltrone ministeriali (bene che vada) e/o quelle parlamentari. Si tratta di gente che, esattamente come quelli del PD, non ha altri ideali al di fuori dell’interesse e del potere personali; l’unica differenza è che alle spalle di quelli del PD, c’è una regia molto più abile e accorta, oltre all’appoggio dei “poteri forti” nazionali e internazionali, di coloro che decidono davvero e poi il popolo “sovrano” volente o nolente, e soprattutto manipolato dai mezzi “d’informazione”, si adegua.
Il mese di agosto ha portato anche altre “belle” novità. Il presidente del Consiglio, l’ineffabile Enrico Letta ha annunciato trionfante che lo spread, il differenziale di rendimento fra i Buoni del Tesoro italiani e i Bund tedeschi è sceso ai minimi storici. Una buona notizia per i conti pubblici; lo sarebbe anche per l’economia reale se al miglioramento dei conti pubblici corrispondesse una diminuzione della pressione fiscale che sta strangolando le nostre aziende e in conseguenza di ciò, facendo perdere posti di lavoro a raffica, ma questo possiamo essere sicuri che NON succederà. In compenso, apprendiamo che la disoccupazione è salita al 25%, a un livello da Terzo Mondo, e si prevede che aumenterà ancora.
Una notiziola che risulta appena un fatterello nell’ambito di questo quadro sconfortante: un’azienda, mandati i dipendenti in ferie, ha cominciato a smontare gli impianti e i macchinari per trasferirli all’estero, costringendo i lavoratori a rinunciare alle ferie per presidiare la fabbrica. E’ la bellezza di questa splendida estate: si va in vacanza e non si sa, quando si ritorna, se il posto di lavoro ci sarà ancora! Una triste realtà che basta da sola a rendere ridicoli gli entusiasmi trionfalistici del signor Letta per il calo dello spread.
Prima di passare a esaminare il principale evento estero di questo caldo agosto, voi sapete chi è l’attuale titolare del ministero degli esteri? Emma Bonino, nota esponente di punta del Partito Radicale. Forse ci sarebbe qualcosa da ridire sul fatto che a rappresentare “la faccia” dell’Italia all’estero sia stata chiamata un’esponente del più microscopico partito italiano, da sempre il meno rappresentativo in termini di consenso, e magari porci anche qualche domanda sulla stranezza di questo partito-matrioska che in barba alle leggi elettorali maggioritarie, riesce sempre ad avere una rappresentanza facendo ospitare i propri candidati in liste altrui e che, in un modo o nell’altro riesce sempre ad avere una visibilità enormemente sovradimensionata rispetto al suo peso politico.
La Bonino è da sempre “ministro degli esteri” dei radicali e in questa veste si è occupata di moltissime cosa, dalla Cecenia all’infibulazione delle donne africane; degli interessi italiani all’estero, per la verità, non si è mai occupata, e continua a non occuparsene nemmeno adesso che è effettivamente titolare della Farnesina, ma non preoccupatevi, non è mica lì per questo, il suo compito è un altro, quello che coincide con la vera ragion d’essere del Partito Radicale, ossia garantire la “fedeltà” europea agli USA e l’appoggio all’entità sionista.
Sembra di vivere in tempi di remake politici: se, per quanto riguarda le vicende di casa nostra, la persecuzione giudiziaria contro Berlusconi ricorda molto da vicino la sorte toccata a Craxi, a livello di politica internazionale, la drammatica situazione egiziana è la fotocopia di quella dell’Algeria di anni addietro, lo schema è lo stesso: elezioni vinte da un movimento fondamentalista islamico, guerra civile, colpo di stato militare, repressione sanguinosa.
In Egitto c’è la complicazione in più della minoranza cristiana copta, da sempre oppressa e vessata dai mussulmani che, a quanto pare, non sognano altro che di vederla sparire, e questo porta a una precisa analogia con la situazione di un altro Paese della regione, il Libano, che fu travagliato da una durissima guerra civile che ha lasciato dietro di sé una realtà profondamente disgregata, di comunità ancora oggi sul piede di guerra, fra le quali rimangono fortissimi rancori e tensioni.
Un concetto che dovrebbe essere chiaro, eppure sembra rimanere nebuloso ai più, compresi i “grandi” che orchestrano la politica internazionale, è che quella che noi chiamiamo “democrazia occidentale” NON E’ ESPORTABILE nel mondo arabo-islamico.
IN TEORIA, MOLTO IN TEORIA, quella che noi chiamiamo democrazia, si dovrebbe basare su due principi complementari: diritto di decisione della maggioranza, e libertà e rispetto dei diritti per le minoranze.  Ora noi sappiamo che in realtà non è così, che le cose realmente camminano in tutt’altro modo, che vi sono reati d’opinione, minoranze perseguitate per le loro idee, concetti che E’ PROIBITO a termini di legge mettere in discussione a cominciare da quello del cosiddetto olocausto (concetto più utile e dalle applicazioni più molteplici di un coltello svizzero, serve a indurre gli Europei a tollerare la dominazione americana e ad accettare qualsiasi porcata compiuta da Israele, e in più ha permesso agli eredi dei cosiddetti sopravvissuti di estorcere enormi quantità di denaro), poi c’è un efficiente sistema di plagio mediatico che serve a inculcare nella gente le idee che fanno comodo al potere, e a condannare all’assenza di visibilità le opinioni “non allineate”, ma diciamo che LA FACCIATA della democrazia regge abbastanza da permettere al sistema di rimanere in piedi.
Questo, in un contesto islamico fondamentalista NON E’ APPLICABILE. L’islam vieta il rispetto dei diritti delle minoranze, incoraggia l’imposizione violenta dell’islam stesso, e ogni volta che si tenta l’attuazione della democrazia in questi Paesi, questo tentativo “premia” il fondamentalismo che con la sua intolleranza verso le minoranze porta a situazioni di guerra civile. Questa è l’altra faccia, quella reale, delle “primavere arabe” che del resto non sono state affatto un fenomeno endogeno della regione arabo-mediorientale, ma sono state indotte dall’esterno per omologarla al modello democratico-occidentale, e dietro cui ci sono certamente gli Stati Uniti.
Talvolta qualcuno paragona l’egemonia mondiale acquisita dagli Stati Uniti soprattutto dopo il crollo dell’Unione Sovietica all’impero romano, ma fra queste due realtà c’è una differenza fondamentale: I ROMANI NON ERANO UN POPOLO DI IDIOTI: confrontandosi con altri popoli, si rendevano conto di avere a che fare con culture diverse dalla loro, e le rispettavano.
Quante volte abbiamo visto la menzognera versione propagandistica della seconda guerra mondiale rappresentata sugli schermi, con folle festanti che si stringevano attorno ai blindati con la stella bianca. Certo, marginalmente scene di questo genere sono davvero avvenute, ma i Tedeschi resistettero fino all’ultimo con determinazione incrollabile fino all’ultimo, nonostante il calvario dei bombardamenti a tappeto sulle città, e così pure quella parte di italiani, che non fu così minoritaria come oggi si vuol far credere, che si riconobbero nel tricolore con l’aquila. Quanto al Giappone, certamente la resistenza incontrata a Ivo Jima e Okinawa ebbe un peso importante nel far decidere gli assassini yankee a compiere il crimine peggiore di tutta la guerra, i due bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki.
Tuttavia, la menzogna è una cosa pericolosa, alla fine può fuorviare gli stessi ingannatori che finiscono per credere alle fole da loro stessi inventate. Gli yankee si sono auto-convinti che i popoli di tutto il mondo non desiderino altro che di essere “liberati” da loro e di condividere la democrazia e le delizie dell’ “american way of life”.
Li abbiamo visti i superuomini yankee a Baghdad nel 2003, mostrati dall’occhio implacabile delle telecamere, basiti dal silenzio gelido che li aveva accolti, preludio della raffica di attentati che sarebbe costato loro un tributo in vite ben più pesante di quello della breve guerra, ammutoliti dalla mancata presenza di quelle folle festanti che credevano avessero accolto i loro padri e nonni nelle città “liberate” durante la seconda guerra mondiale. 
Lo scriteriato sostegno a Israele dato dalle amministrazioni USA in conseguenza del potere condizionante delle lobby ebraiche americane, la politica dell’entità sionista di “genocidio al rallentatore” contro il popolo arabo palestinese, i soli veri abitanti della Palestina per diritto atavico, sono una spina nel fianco, un permanente motivo di risentimento per tutto il mondo islamico, ma gli esempi di cecità americana e “occidentale” verso il mondo islamico, cecità che non ha fatto altro che rinfocolare il fondamentalismo, non si limita a questo.
E’ un fatto che la politica USA e “occidentale” è andata proprio a stroncare quei movimenti autoctoni del mondo islamico che potevano costituire una remora all’emergere del fondamentalismo, a cominciare dall’Iran dove il governo del dottor Mossadeq fu stroncato per impedire la nazionalizzazione della produzione petrolifera, poi i movimenti di “socialismo islamico” Baas in Siria e in Iraq, ferocemente osteggiati dagli USA, e la stessa cosa si può dire del movimento di Nasser in Egitto. Perfino il governo israeliano e il Mossad hanno a lungo favorito in Palestina i fondamentalisti di Hamas allo scopo di creare problemi all’OLP di Arafat. C’è da ringraziare il Cielo che oggi in Siria il regime Baas di Bashar Assad stia non soltanto resistendo all’enorme pressione internazionale che appoggia, finanzia e arma i “ribelli” dell’ultima, più sanguinosa e più fittizia “primavera araba”, ma stia riguadagnando terreno, a dimostrazione che non si tratta, come vogliono farci credere, di una tirannide priva di consenso popolare, ma è più radicato nella popolazione di quanto vogliono darci a intendere con una calunniosa campagna di diffamazione internazionale.
Se riuscissero, le mene USA e “occidentali” sulla Siria, cosa otterrebbero? Semplicemente l’emergere di un nuovo fondamentalismo. Infatti, i “ribelli” siriani appartengono a gruppi fondamentalisti quando non sono semplicemente dei mercenari. Ci siamo forse scordati che Al Qaeda è stata creata dalla CIA come “legione straniera” islamica e impiegata al soldo degli USA in Afghanistan e in Jugoslavia?
Le persone intelligenti imparano dai loro errori, gli stupidi no. Gli USA non imparano dai loro errori. 
Le vicende dell’Egitto, l’inapplicabilità della democrazia al mondo islamico dovrebbe farci riflettere su questo sistema che si basa o dichiara di basarsi su di una serie di principi la cui validità avrebbe come presupposto un’universalità che – come ben vediamo – in realtà non esiste affatto.
Anche in Italia la democrazia è in definitiva qualcosa di artificioso, che gli Americani ci hanno costretti a importare con i bombardamenti e con i tank. Guarda caso, da settant’anni siamo afflitti dal regime più corrotto e parassitario della nostra storia. Certo, i politici dell’epoca fascista, quelli dell’età giolittiana, i padri risorgimentali, erano uomini non privi di colpe e difetti, ma non si era mai giunti al livello attuale di una classe di predatori senza scrupoli, privi di qualsiasi ideale o finalità che non siano l’arricchimento e il potere personali. E la nostra lunghissima storia pre-unitaria? Vogliamo mettere Federico II o Lorenzo il Magnifico coi politici di oggi?
Anche la nostra, in fondo, è una democrazia d’Egitto. 

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Categorie: Egitto, Esteri, Politica

Pubblicato da Fabio Calabrese il 25 Agosto 2013

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

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