Bergoglio e le nuove frontiere dell’evangelizzazione

Bergoglio e le nuove frontiere dell’evangelizzazione


di Franca Poli 
L’elezione al soglio pontificio di Papa Francesco ha illuminato di nuova e rinvigorita fede l’animo oramai così pallidamente pervaso da fervore cattolico di tanti italiani. “Il papa degli ultimi”, l’uomo che ha rifiutato le babbucce rosse di Prada e si è tenuto addosso le sue scarpe vecchie. La Chiesa con tutti gli scandali di cui continua a macchiarsi aveva bisogno di nuova linfa, di un nuovo simbolo “pulito” che riuscisse ancora ad affascinare le folle. Il nuovo Papa è piaciuto anche ai disillusi di una certa “destra” che hanno visto in lui improbabili apparentamenti con Videla e che, in continua ricerca di miti, hanno pensato di esaltarne il carisma e di farne bandiera.

Ieri per molti sono ricominciati i dubbi : la visita a Lampedusa, i toni del suo discorsi così riconducibili agli stessi della invisa Boldrini, hanno raffreddato gli animi di chi troppo facilmente si lascia influenzare dagli eventi. Io credo che il Papa, in quanto rappresentante di Dio in terra abbia compiuto un gesto “dovuto” per carità cristiana e più che condivisibile dal punto di vista religioso. 
Oggi, però, nella mia mattutina riflessione vado oltre l’aspetto puramente formale e ideologico. Nel suo discorso Papa Francesco ha detto “ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi”. 

Con queste indovinate parole il Papa condanna il sistema delle multinazionali al quale fa molto comodo che gli Africani vengano qui invece di lottare per i loro Paesi di origine. Un esempio su tutti, la Nigeria è uno dei maggiori produttori di “oro nero”. La Shell estrae in Nigeria sin dal 1958, ma nel paese africano la ricchezza non è condivisa. L’Africa deve restare in mano a pochi che facciano da intermediari tra le multinazionali e gli schiavi per continuare il gioco di sempre. E quindi anche la fame nel mondo, a quanto pare, diventa un bel business per i “funzionari della cooperazione .
Vogliamo allora parlare di un organismo internazionale, che ha sede proprio in Italia, come la FAO che tutti conosciamo? La Fao denuncia che il mondo è alla fame, che la crisi è gravissima, che altri milioni di persone si stanno sommando ai milioni che già oggi muoiono per mancanza di sostentamenti. E’ tutto vero, ma la Fao cosa fa? Spenderà 784 milioni di dollari per affrontare il problema nei prossimi due anni. Cioè un milione di dollari al giorno. In che modo li spenderà? Ed ecco sbucare una bruciante realtà: una commissione di economisti, ha accertato che almeno la metà di questi soldi, un milione di dollari ogni due giorni, è spesa per mantenere la struttura burocratica. “In molti uffici – dice la commissione – i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma”. Il Giornale, in un articolo di Emanuela Fontana, ci spiega che la parola food, cibo, compare solo tre volte nel bilancio, per un totale di 90 milioni di euro su quasi ottocento. Duecento milioni di euro se ne vanno solo per le spese necessarie a “riunire” i dipendenti.
Alcuni esempi:
. Un archivista di basso livello (P1) guadagna come il manager di una media azienda.
. I lavori di ristrutturazione nelle sedi FAO sono continui. Rifacimento intonaci, bagni, pavimenti, mense, negozi, sale conferenza, adattamento degli impianti elettrici, modernizzazione degli strumenti informatica e video. Tutto è in perenne rinnovamento e vai a vedere chi si aggiudica gli appalti…
. Per i delegati dei Paesi poveri, il Food Summit nella città eterna è una vacanza pagata nei migliori Hotel della capitale.
. In virtù dei passaporti diplomatici i dipendenti FAO possono acquistare le auto più prestigiose dai concessionari romani col 40% di sconto. Sono immuni dalle multe e godono di un regime esent-iva anche su arredi e beni di consumo.
. Ai figli dei dipendenti l’agenzia paga collegi per super-ricchi da 12.000 euro l’anno, a un passo dal Colosseo. Ad esempio sulle rette di frequenza del St. Stephen’s di via Aventina, mamma FAO rimborsava il 75% della retta. La Fao, per dirla con le parole del presidente del Senegal Abdoulaya Wade, deve chiudere. Per il semplice motivo che la Fao è uno scandalo, uno degli esempi del come non si deve fare cooperazione. 

Detto ciò caro Papa Bergoglio, animato da tutte le più sante intenzioni, noi abbiamo capito che di tanti soldi sperperati per aiutare i poveri del mondo, alla cooperazione sul campo restano le briciole.
In un altro aspetto del suo discorso, molto apprezzato da chi ne ha tutto l’interesse Papa Francesco, ha esortato “tutto il mondo ad avere il coraggio di accogliere coloro che cercano una vita migliore “
E così di ricerca in ricerca, leggendo articoli di svariati giornali, vado a scoprire che, in piena crisi economica, l’Italia ha regalato nel 2011 la somma 117,4 milioni di dollari all’Onu.

Cifra pari al 4,9% del totale (siamo il sesto contribuente su 193 paesi e quarti tra i Paesi europei). Non ho trovato i dati del 2012 e del 2013 perché sul sito della Farnesina mancano (guarda che strano) gli aggiornamenti. 
Finanziare l’Onu per aiutare i “migranti” sarebbe anche giusto ma si scopre che nel solo nel 2008 l’Onu ha impiegato $ 600.000.000 (seicentomilioni di dollari) in operazioni rivelatesi fraudolente o truffe finanziarie. Basti solo pensare che il figlio dell’ex segretario Kofi Annan, Kojo, era sul libro paga delle società che lui e suo padre avrebbero dovuto controllare nell’ambito del programma iracheno Oil for Food e sono diventati miliardari grazie ad una delle più colossali truffe della storia. La corruzione sembra essere la caratteristica principale di questa organizzazione sovranazionale con un’importante differenza rispetto alla mafia, cinese, italiana, russa e colombiana. I funzionari dell’Onu hanno l’immunità internazionale.  Questa, e peggio ancora, è l’Organizzazione della Nazioni Unite e mi fermo qui.
Poi c’è un ultimo, ma secondo me, non meno importante aspetto su cui il discorso del Papa mi ha fatto riflettere e ne scaturisce la mia ultima considerazione. Perdinci, su questo pianeta nessuno difende la propria identità e rifiuta d’integrarsi come i mussulmani, perché Maometto proibisce l’integrazione e la punisce. Nel Corano si possono leggere “sure” che vietano ogni tipo di interazione con gli appartenenti ad altra religione. I mussulmani ubbidiscono al Corano che nove casi su dieci è “la negazione assoluta delle nostre leggi.” (IntSe 181). Il Corano è sempre lo stesso nella sostanza, anche se si cerca di revisionarlo: “Le Sure sulla Jihad o Guerra Santa rimangono. E così le punizioni corporali. Così la poligamia, la sottomissione anzi la schiavizzazione della donna. Così l’odio per l’Occidente, le maledizioni ai cristiani e cioè ai cani infedeli. Ergo un buon musulmano non può esser moderato.” (IntSé 183). È un’illusione credere “che esista un Islam buono e un Islam cattivo.” (LaF 267) “Allah non permette ai suoi fedeli di fare amicizia con gli infedeli. L’amicizia produce affetto, attrazione spirituale. Inclina verso la morale e il modo di vivere degli infedeli, e le idee degli infedeli sono contrarie alla Sharia. Conducono alla perdita dell’indipendenza, dell’egemonia, mirano a sormontarci” “Non siate deboli con il nemico. Non invitatelo alla pace. Specialmente mentre avete il sopravvento. Uccidete gli infedeli ovunque si trovino. Assediateli, combatteteli con qualsiasi sorta di tranelli…”. A conferma basti osservare la cronaca dei quotidiani per capire come si stanno integrando nella nostra società, dove rubano, violentano, ammazzano senza pietà.
Caro Papa Francesco, l’Islam sormonta non si fa sormontare e non si conquista con opere pie, ma cerca la guerra, dubito che riuscirai a cambiare la realtà dei fatti con le tue buone intenzioni, corruzione, malaffare da un lato e totale mancanza di volontà di integrazione dall’altro, ci porteranno inevitabilmente allo scontro finale.

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Categorie: Attualità, Bergoglio, Fao, Immigrazione, Onu

Pubblicato da Franca Poli il 10 Luglio 2013

Franca Poli

Franca Poli, appassionata di storia recente, consulente del lavoro ma scrittrice e poetessa per divertimento. Scrivo, per passione da quando appena ne fui in grado pensai di vergare a grandi lettere il mio nome sui muri della camera da pranzo. Ecco scrivo da sempre e con lo stesso successo di allora.

Commenti

  1. Tutti i problemi, per essere, se non risolti almeno risolvibili, vanno affrontati alla radice. Ora, io penso che il primo “extraneo” della storia in Occidente sia stato quell’Apostolo che venne a predicare a Roma la Buona Novella (pace, amore ecc. ecc.). Se noi non ci mettiamo in testa che dietro alle persone ci sono le idee (o le fedi) non verremo mai a capo del problema. Dobbiamo rifiutare la Buona Novella, rimanere saldi attorno alle tradizioni prische dei nostri antenati, che non erano “buoni”…. Ma come scrisse Freda, il mondo si è ebraizzato per cui c’è poco da additare un nemico davanti a sé. Forse dovremmo guardare in mezzo a noi…..

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