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La Germania che non possiamo non amare…

La Germania che non possiamo non amare…

di Mario M. Merlino

Benedetto Croce, neutralista convinto (uno dei motivi della frattura con Giovanni Gentile fu che quest’ultimo era interventista e vedeva nella Grande Guerra il compimento del Risorgimento), ebbe a scrivere un articolo in cui ricordava come ci fosse una Germania che non si può non amare. La Germania della filosofia della musica delle cattedrali gotiche, quella Germania cuore d’Europa tra l’Occidente, troppo spesso asservito agli interessi commerciali dell’Inghilterra e alla pretesa ‘grandeur’ della Francia, e l’Oriente con il vento gelido delle steppe e le orde mongole oltre gli Urali (sono libere aggiunte personali a un articolo sobrio e austero da intellettuale un po’ spocchioso qual’era il Croce). L’Abendsland, quella terra della sera che Martin Heidegger sa rendere tanto intrigante…
Una Germania che non c’è più, finita sotto i bombardamenti a tappeto con l’intento dichiarato di annientare un popolo le sue radici l’immagine che lo rappresenta. Amburgo e Dresda sono gli episodi feroci e tragici più notori; Berlino, va da sé, dove si combatté metro dopo metro tra le macerie di una città spettrale, gli uni per difendere un bunker, ove ‘Giulio’ si preparava a fare di sé un wagneriano rito del fuoco,  gli altri per piantare la bandiera rossa sul Reichstag, ebbri di vittoria e di stupri. Berlino oggi sorge sulle sue stesse macerie, impossibile era poterle rimuovere, e nella sue ardite forme urbanistiche rimanda alla definizione che Nietzsche aveva dato del suo Zarathustra ‘un libro per tutti e per nessuno’, appunto uno spazio privo d’identità, affascinante e repulsivo al contempo.
In uno scatolone ho numerose cartoline raffiguranti il bombardamento di Norimberga del febbraio ’45, lo scheletro di una città che fu sede imperiale prima e poi là dove si svolgevano i raduni del partito nazionalsocialista a congresso (chi ha visto Il Trionfo della Volontà di Leni Riefenstahl ricorda quei luoghi, quelle ‘cattedrali di luce’ come li definiva Brasillach). Ebbene mi precisava l’amico Ansgar, come i bombardieri alleati si accanissero sul centro storico e lasciassero inviolata la parte del Parteitag. In fondo, mi suggeriva, anche il nazismo era espressione della modernità, di quell’età del nichilismo annunciata da Nietzsche. Ciò che andava distrutta era la memoria storica in sangue e marmi… Basterà tenere a mente come oltre l’ottanta per cento dei bambini delle scuole berlinesi è ‘straniero’ (e qui non c’è alcuna velleità di biologico razzismo da parte mia, si badi bene. Semmai il mio è di natura planetaria che, con ‘la morte di Dio’, ci faccio affogare tutti i suoi derivati, umanità compresa. Lezione questa appresa dal mite professore noto con lo pseudonimo di Max Stirner). E’ che una statua, ad esempio, esprime non soltanto la fisionomia delle forme esteriori, ma anche – e soprattutto – l’animus che le modella e le dovrebbe dominare.
Una Germania, dunque, che parla ormai e soltanto di strapotere economico di tassi di sconto di tabelle legate alla produzione, sovente egoista e spesso arrogante, decisamente insopportabile quando ci appare con il volto dal sorriso sprezzante della sua Cancelliere? Scrive Tolkien (a settembre sono quarant’anni dalla sua morte): ‘Le radici profonde non gelano mai’. Sarà vero? Forse nella nostra mente e nel cuore… La Germania che non posso non voglio non devo dimenticare rimanda alla spiaggia di Romagna, dove adolescente ho scoperto le prime ondate ormonali e le prime espressioni di una lingua ostica e dura. E’ la Germania della Horst Wessel Lied e del Canto della Fedeltà ma anche del Liebestraum di F. Liszt, suonato solo per noi due in una stanzetta della Ulmstrasse., a Francoforte sul Meno. E’ la Germania di Monaco, dove tutto ebbe inizio in una piccola birreria e con sei camerati, il muro a Berlino che attraversai con I Leoni morti di Saint-Paulien in tasca alla ricerca degli ultimi fuochi dei volontari di un’altra Europa. E Aquisgrana, dove Carlo Magno e Ottone III riposano affiancati e un nudo trono ci rammemora che l’idea d’Impero non abbisogna certo di orpelli prebende auto blu segretari portaborse e adulatori lecca-culo… Le sue ceneri su cui non ho portato fiori perché la mia vita e la sua morte si intrecciano in una illusione d’eternità… Una bottega d’antiquario nei pressi della casa del Duerer, in cui trovammo – Paola ed io – pochi oggetti di quella storia che amiamo.
Dovrei citare Max Stirner e Schopenhauer e Nietzsche e Martin Heidegger di cui, però, ho detto e forse straparlato. E la musica… E le guglie delle cattedrali lanciate a sfida come punte di lancia a maggior gloria di Dio e vanto guerriero degli uomini… E i suoi boschi così verdi scuri fitti dove ti sembra di udire ululare il lupo, vedere elfi e gnomi prepararsi alla battaglia contro i giganti, la radura dove il dio Thor si esercita con il martello…
Dovrei… questa è la Germania – ed altro ancora – che amo nonostante la dimenticanza l’ottenebramento la demonizzazione…
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Categorie: Germania, Merlino

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 28 Giugno 2013

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. Anonymous

    A legger il Mago mi sembra di esser fisicamente sui posti ivi descritti!! Ad Maiora Luigi Piva

  2. Anonymous

    La Germania sempre nel cuore !.Parziale consolazione,nonostante gli scempi alleati su di essa,il fatto che la magnifica cattedrale di Aquisgrana sia sopravvissuta ai bombardamenti senza troppi danni.

Rispondi a Anonymous

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