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I due volti della modernità

I due volti della modernità
di Fabio Calabrese

Era ovvio e lo sapevo già prima di cominciare a stilarlo in base a una specifica richiesta degli amici di “Ereticamente”, ma un articolo come “Ma fatemi il piacere” dedicato alla figura di Julius Evola e al pensiero tradizionalista, avrebbe suscitato discussioni e polemiche, sarebbe spiaciuto a molti camerati e, nonostante tutte le precauzioni, si sarebbe prestato a essere interpretato male.

Tanto per sbarazzare il campo da qualche equivoco, sarà bene precisare qualcosa che il lettore accorto avrà certamente notato. L’invito “Ma fatemi il piacere” che è sia il titolo sia la chiusa dell’articolo, non è rivolto né a Evola né agli evoliani coerenti ma a quanti, e sono purtroppo non pochi, dal “tradizionalismointegrale”, illudendosi di approfondire questa concezione ma in realtà tradendola, sono passati a una religione abramitica, cristiani-cattolici perlopiù, ma c’è pure qualcuno che si è buttato sull’islam seguendo le impronte di Guenon. Spero che almeno non ci sia nessuno che si sia fatto ebreo.


Ancora, ma spero che non ci sia nessuno così frastornato da non aver capito ciò, la sparata iniziale culminante con quell’ “Evola è anti-umano” che ricorda da vicino i toni esagitati di don Nitoglia, non rappresenta affatto il mio pensiero in proposito, ma è il punto di vista che ho citato per controbattere, anche se ho fatto e faccio una netta distinzione fra la concezione evoliana e il mio punto di vista.

Un punto riguardo al quale mi aspettavo una contestazione che invece non c’è stata, è là dove facevo notare che quello di Evola non si può considerare un pensiero filosofico, ma il suo pensiero e il suo modo di esprimersi sono piuttosto quelli di un leader religioso carismatico. D’altra parte sappiamo che Evola stesso ha sempre respinto con forza l’appellativo di filosofo…

A mio parere, e non vorrei dover tornare oltre sull’argomento, Julius Evola è stato un intellettuale importante fra quelli che hanno contribuito a forgiare la nostra visione del mondo e la nostra formazione culturale, ma non si può giurare sulle sue parole come non si può giurare sulle parole di nessuno. NULLIUS IN VERBA, e non esiste nessun pensatore che possa esimerci dal compito di pensare noi stessi.

Io adesso ritorno sulla questione perché essa forse ci apre la porta a una riflessione di carattere molto più vasto: una frase del mio articolo che è stata oggetto di numerose contestazioni è stata questa:

Occorre ammettere che questa idea del rifiuto TOTALE del mondo moderno è un’utopia. Una nazione che oggi rinunciasse allo sviluppo tecnologico, sarebbe destinata a essere in breve una nazione povera e arretrata, succube e facile preda delle altre che non  compiuto un simile passo, se avesse rinunciato pure alle armi da fuoco, sarebbe del tutto indifesa dal punto di vista militare. E poi, diciamolo francamente e in tutta onestà: chi di voi di fronte a un problema di salute vorrebbe essere curato oggi con salassi e sanguisughe?

Un mio corrispondente, ad esempio, mi ha replicato facendomi l’esempio dei kamikaze giapponesi durante la seconda guerra mondiale, perfetta fusione fra lo spirito tradizionale, l’etica dei samurai e l’aereo, la macchina.

Tradizione unita a tecnologia, mi ricorda la definizione del nazionalsocialismo data da Louis Pauwels e Jacques Bergier nel “Mattino dei maghi”: il guenonismo più le divisioni corazzate, che sarà certamente imprecisa, ma non è del tutto infondata (e a proposito, ricordatevi di non usare mai, MAI il termine “nazismo” che ha assunto il significato non di un’abbreviazione ma di un epiteto dispregiativo).

Io ho replicato che la distinzione fra aspetti accettabili come la tecnologia, e aspetti non accettabili della modernità, ammesso che esista, non è per nulla chiara né in Evola né in Guenon, né in altri maestri della tradizione.

Riflettendoci, mi sembra di poter concludere che in realtà la modernità non è un fenomeno omogeneo e neppure un unico fenomeno, si tratta quanto meno di due fenomeni molto diversi che si sovrappongono, si mescolano e vengono a conflitto: uno è rappresentato dall’accumulo di conoscenze attraverso il tempo che deriva dal semplice fatto che ogni generazione può beneficiare delle esperienze di quelle precedenti che le sono state trasmesse, l’altro – che non ha nulla a che fare con il primo – è la SOVVERSIONE moderna che deriva dal riattivarsi a partire dalla Riforma protestante di quello spirito sovversivo proprio del cristianesimo, che distrusse l’impero romano ma che durante i secoli medievali era rimasto in qualche modo cristallizzato.

Detto nei termini più semplici possibile: poiché la tecnologia non è altro che scienza applicata: scienza e democrazia si implicano in qualche modo? Appartengono allo stesso orizzonte mentale oppure ciò che chiamiamo modernità non è piuttosto un amalgama di componenti in conflitto?

Il grande balzo in avanti della scienza moderna è stato la rivoluzione galileiana, il cui nucleo è rappresentato dall’applicazione dello strumento matematico all’indagine, la matematizzazione del reale, che a sua volta non è che l’attuazione di un antico progetto, di sette secoli più antico del cristianesimo, perseguito da Pitagora e da Platone, al punto che uno dei maggiori filosofi della scienza contemporanei, Alexander Koyré, ha definito la scienza moderna “una rivincita di Platone”.

Platone? Ma guarda, sempre lui! Platone non è soltanto il fondatore della tradizione metafisica autoctona dell’Europa, è anche il padre di “un’utopia” politica basata sui concetti di aristocrazia e selezione, acerrimo fustigatore dei mali e della corruzione insiti nella democrazia (e se detestava la democrazia ateniese del V secolo avanti Cristo, proviamo solo a immaginare quel che avrebbe detto di quella a noi contemporanea), Platone a cui le SS, punta di diamante del movimento nazionalsocialista guardavano come al loro ispiratore. Non è perlomeno strano immaginarlo all’origine di un movimento che include la sovversione democratica moderna?

La verità è che fra tutti i crimini e gli orrori commessi dal cristianesimo e dalla Chiesa cattolica nel corso dei secoli, il processo a Galileo è stato forse l’errore più miope e gravido di conseguenze. Le ricerche di Galileo furono proseguite da Huygens in Olanda e da Newton in Inghilterra, vale a dire precisamente nei Paesi protestanti dove si stavano “mettendo a punto” le nuove forme politiche e dove si stavano formando le nuove élite “liberali” e “democratiche”, in tal modo lo sviluppo delle scienze è stato letteralmente “regalato” alla sovversione democratica. Un pericolo che tra l’altro Galileo aveva presentito con chiarezza, avvertendo che a partire dal processo contro di lui la nuova scienza sarebbe stata rivolta contro la cattolicità.

Per capire quale rapporto effettivamente esista, o se esista un rapporto fra democrazia e scienza, è necessario comprendere cosa è la democrazia, una comprensione che non deve guardare a ciò che la democrazia dichiara di essere, ma a ciò che effettivamente è, e questo significa infrangere il grande tabù del nostro tempo.

In sostanza e semplificando molto, “democrazia” è quel movimento politico e ideologico che ha sconvolto negli ultimi secoli l’ordine tradizionale dell’Europa per sostituire all’aristocrazia del sangue l’oligarchia del denaro. Nel corso dei secoli, sia nella sua varietà “liberale” sia in quella marxista, si è ampiamente servito dei movimenti e dei moti di insoddisfazione e di ribellione popolare, ma non dobbiamo identificarla con essi, così come non dobbiamo credere nemmeno per un istante che essa significhi “sovranità popolare” o “libertà”, o che abbia lo scopo di mettere fine al potere ingiusto di alcuni uomini su di altri uomini, quando invece il suo fine è quello di perpetuarlo in maniera più mascherata e duttile.

Quale sia la libertà che la democrazia accorda ai dissidenti, ognuno lo può vedere considerando il moltiplicarsi dei reati di opinione: proibito parlare bene del fascismo, proibito voler rivedere le cifre chiaramente gonfiate del mito olocaustico, proibito manifestare opinioni “razziste”, cioè contrarie alla sparizione dei popoli europei sotto l’impatto dell’immigrazione, eccetera, eccetera.

Sovranità popolare? Leggete attentamente queste affermazioni di un personaggio certamente autorevole, Sergio Viera de Mello, amministratore delle Nazioni Unite nel Kosovo, che il 4 agosto 1999 dichiarò:

I popoli razzialmente puri sono un concetto nazista. Proprio contro questo concetto hanno combattuto gli alleati nella seconda guerra mondiale … È per lo stesso motivo che la OTAN/NATO ha combattuto in Kosovo … per impedire l’insorgere di un sistema di purezza etnica”.

Nell’ Europa voluta dalla democrazia non ci sarà più spazio in futuro per popoli non ibridati. Ai popoli non è di fatto riconosciuto nessun diritto, nemmeno quello di continuare a esistere.
La scienza ha o dovrebbe avere come scopo la ricerca della verità, la democrazia si basa sulla menzogna, tra loro non può non esserci  un conflitto, un conflitto che si risolve  IN PRATICA imponendo alla scienza con la forza del potere una serie di mistificazioni e di censure. E’ ovvio che queste mistificazioni e queste censure saranno minori in settori come le scienze fisiche che si collegano a immediate applicazioni tecnologiche e ingegneristiche, e si concentreranno nelle scienze umane che implicano più direttamente le idee che gli esseri umani si fanno su se stessi e il loro agire sociale.

Un dogma della democrazia ribadito con tanta più insistenza quanto più contrario alla realtà e potremmo dire, all’esperienza di chiunque, è quello dell’uguaglianza di tutti gli uomini o, dove si riscontrano differenze che obiettivamente è impossibile non notare, la loro riduzione esclusivamente a fattori appresi, all’influenza dell’ambiente.

Questa concezione e la “pedagogia” che ha ispirato hanno avuto effetti disastrosi soprattutto in ambito educativo e scolastico; essa infatti riduce ogni superiorità al privilegio: non esistono ragazzi volonterosi e ignavi, intelligenti e tardi, desiderosi di apprendere e svogliati, ma solo che hanno avuto maggiori o minori opportunità educative, e i secondi devono essere scusati e compresi. Gli esseri umani tendono a essere pigri quanto è loro concesso di esserlo, e se un forte impegno e impegno zero producono gli stessi risultati, perché affannarsi? Non occorre davvero altro (anche se altro c’è, a cominciare dalle sfacciate manipolazioni ideologiche) per spiegare il costante degrado dell’istituzione scolastica, e non solo in Italia, la sempre minore capacità di trasmettere alle nuove generazioni la cultura e la conoscenza create da quelle precedenti.

Se gli esseri umani presentano differenze innate, cioè biologiche, dipendenti da un diverso patrimonio genetico, questo varrà a maggior ragione per i diversi gruppi umani. Le differenze razziali non sono una chimera, è una chimera il voler credere che esse non esistano o non abbiano importanza, che non si debba guardare al colore della pelle (il colore della pelle in realtà non è che un sintomo di differenze meno visibili ma più sostanziali). Nel XIX secolo, un’altra epoca in cui c’era la libertà di dire certe cose senza provocare automaticamente l’indignazione e la censura di tutti i democratici “politicamente corretti”, il filosofo positivista e uno dei più importanti biologi del suo tempo, Ernst Haekel disse che se si fossero riscontrate fra due chiocciole le stesse differenze che ci sono fra un uomo bianco e un nero, nessun naturalista avrebbe avuto problemi a classificarle in due specie diverse.

Indebolire la resistenza al meticciato, arrivare a un’umanità ibrida, è per il potere “democratico” inteso a imporre a livello planetario l’oligarchia del denaro, un mezzo per indebolire la resistenza dei popoli. “Il sangue” deve essere avvelenato perché “l’oro” possa conseguire il suo definitivo trionfo.

Certe forme di pensiero “democratico” rientrano totalmente nel campo delle pseudo-scienze del tutto prive di rapporti con la realtà: il marxismo e la psicanalisi in primo luogo, ma la democrazia incoraggia di per sé forme di pensiero superstizioso e stregonesco. Tipico del pensiero superstizioso è scambiare un’azione su di un oggetto rituale o simbolico per un’azione sulla realtà (il gatto nero, i gesti scaramantici, ecc…).

Per fare un esempio che ho fatto altre volte, nelle ricostituite forze armate postbelliche LE INSEGNE dei reparti dell’aviazione da caccia che durante il periodo 1943-45 avevano militato nell’Aeronautica Repubblicana (cioè nella RSI), furono declassate a insegne di reparti di artiglieria contraerea. Ancora più grottesca la recente decisione austriaca di abolire i tradizionali bottoni rivestiti di cuoio dei loden, perché il disegno formato dalle striscette di cuoio che si incrociano potrebbe ricordare la svastica.

Un’altra cosa che pochi sanno, è che le tredici colonie fondatrici degli Stati Uniti d’America erano in realtà quattordici ma il Maine fu fatto sparire dall’elenco perché i “padri” fondatori degli USA volevano beneficiare dei poteri magici del numero tredici, che nella mitologia massonica ha un significato positivo.

Io questi esempi li ho già fatti in miei articoli precedenti, ma ultimamente ne ho saputa una altrettanto bella: Quando George Washington, primo presidente e “padre” degli USA, vide il primo esemplare della bandiera degli Stati Uniti realizzata dalla sarta Betsy Ross, si arrabbiò moltissimo o, per dirla con un linguaggio più popolaresco, “diede fuori di matto”: le stelle della bandiera lui le voleva a sei punte, non a cinque come le aveva ricamate Betsy Ross. A ogni modo poi gli yankee “si sono rifatti” usando la stella a sei punte come simbolo degli sceriffi, della “legge e ordine” versione USA. La stella a sei punte, la stella di David derivata dal cabalistico sigillo di Salomone. Cosa vi dice, cosa vi fa pensare questa devozione yankee per un simbolo prettamente ebraico?


Apprendisti stregoni o stregoni senz’altro questi democratici intenzionati a stravolgere l’intera umanità attraverso il meticciato (o come dicono loro, la creazione dappertutto di una “società multietnica” e “multiculturale”) per un disegno di dominio planetario di un’ambizione folle. C’è solo da sperare che, come per l’apprendista stregone della storia, questo disegno esploda loro in mano e in faccia.
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Categorie: Galileo, Julius Evola, Modernità, Razza

Pubblicato da Fabio Calabrese il 9 Giugno 2013

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Visto che tra le righe l’esoterismo è di casa, mi permetto ricordare che sia R. Guénon, sia J. Evola furono in massoneria. Il primo frequentò specialmente le Logge e l’Obbedienza del “Rito Orientale Rettificato” (Misraim Memphis), il secondo non so che Obbedienza frequentasse, probabilmente il G…O…I… Per quanto in chiusura aggiungo che “l’Opera al Nero” assai spesso esplode tra le mani di chi, “soffiatore”, non ha convenientemente maturato il “Solve et Coagula” del V…I…T…R…I…O…L… di Trimegisto!
    kiriosomega (il form non permette l’uso dei punti disposti a triangolo)

  2. Anonymous

    I traditori della tradizione politeista, non meritano tregua. Deve essere chiara e forte l’opposizione a chi nascondendosi dietro a Evola o altri pensatori ortogonali, diffonde propaganda cristiana, per quanto tradizionalista si possa spacciare. Il danno verso i nostri giovani, innestato sa queste confusioni è enorme,E noi più anziani ci sentiamo responsabili di bloccare questa degenerazione.
    Francesco Franci

  3. Anonymous

    Evola non è” mai stato massone!! Luigi Piva

  4. Il fatto che Evola avesse un’ampia conoscenza esoterica non implica assolutamente che fosse massone. Quella dell’Evola massone é una diceria molto cara ai cristiani (che infatti si ritengono filosofi superiori e non vogliono accettare veritá non-cristiane).

    Razzista é una parola in codice per Eretico.

  5. Anonymous

    Ottimo articolo del mai banale Calabrese.
    Mi ha fatto sorridere specie perchè ho avuto personalmente a che discutere con gente così immersa nel rifiuto della modernità “culturale” da ripudiare anche, appunto, la scienza e la tecnica che invece appartengono a ben altra modernità.
    Penso che questa metafora renda bene l’idea:
    “con un’ascia posso ammazzare un uomo, oppure posso spaccare la legna con la quale si possa scaldare”.
    Sta all’uomo (e alla sua formazione spirituale e culturale) usare questi strumenti per costruire o distruggere.

  6. Falso: mai stato massone il Barone, chi lo afferma mente sapendo di mentire.

  7. Il fatto che si debba mettere solo in discussione un fatto che fino a una decina-ventina di anni fa si dava per acclarato (Evola mai massone)per poter discutere di aspetti più serii del suo pensiero è spia del decadimento e dello sfaldamento in atto.
    Fra un po’ ci si ritroverà a comunicare mediante rutti e grugniti.
    Onore a Evola nell’anniversario della sua morte.

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