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Un po’ d’in-sano solipsismo…

Un po’ d’in-sano solipsismo…

di Mario M. Merlino
Dalla stanza di fronte mi arrivano note e parole dei Massimo Volume, uno di quei gruppi musicali che vivono al margine dei circuiti ufficiali in quanto cercano di stabilire armonie di contenuto tra la poesia e la musica, evitando di cadere in scimmiottesche rime ove cuore ha d’abbinarsi con amore. Riconosco la canzone. S’intitola Il Primo Dio ed è omaggio a Emanuel Carnevali. Una sorta di Dino Campana, qui accostato a Rimbaud, emigrato negli Stati Uniti, morto a quarantacinque anni per aver contratto l’encefalite letargica costretto a rientrare in Italia trascorrere gli ultimi anni in una clinica nei pressi di Bologna morire nel 1942 strozzatosi con un boccone di pane. Uno sconosciuto alle nostre lettere, ai nostri critici, che in generale hanno sempre concepito la cultura nel retrobottega del barbiere o, a compensare l’eccessivo provincialismo, in una accettazione passiva di quanto proveniva e proviene da oltre oceano.


Del resto egli scrive in inglese manifestando così una doppia estraneità, quella dello straniero in terra straniera e di colui che adopera una lingua a lui estranea). Uno gnostico del primo Novecento, si potrebbe dire, proprio per essere qui ed ora e, al contempo, sentirsi costantemente altrove. Di una modernità aspra e sofferta che forse sarebbe piaciuta al filosofo Martin Heidegger se ne fosse venuto a conoscenza. Uno gnostico che cerca i segni del divino nell’acqua sporca dei piatti da rigovernare in ristoranti d’infimo grado e nelle cicche raccolte per strada in alberghetti equivoci e in stanze dalle lenzuola rattoppate con le pareti scrostate ed elevare moglie amanti prostitute nel comune turbinio dell’eterno femminino.
Vi è forse in questa esperienza umana e poetica, di cui Il Primo Dio è il manifesto, una anticipazione, delle assonanze, stilemi ed immagini, di cui si serviranno gli scrittori della beat generation (qualcuno l’ha accostato, ad esempio, a On the Road di Jack Kerouac, altri, forse in modo più ardito, ad Henry Miller di Tropic of  Capricorn). E vi ritrovo certe considerazioni di Fernanda Pivano, il guru di quella letteratura in Italia, quando parlava della ricerca del divino nella tromba di un sassofono, nell’ago di una siringa. E ricordo come ne parlasse, a noi giovani in conflitto con il mondo ed eretici nel ‘nostro’ stesso mondo, Julius Evola in Cavalcare la tigre e sulla rivista di Ordine Nuovo se ne facesse lode. Carnevali conobbe gli intellettuali del suo tempo, raccolti intorno alla rivista Poetry di cui era animatore Ezra Pound, che fu punto di riferimento proprio dei poeti beats.
Negli anni lunghi lenti immobili della malattia a ben altro era coinvolta l’opinione pubblica che non interessarsi ad uno scrittore, analogo per certi versi al Nietzsche dopo che costui aveva abbracciato un ronzino in piazza San Carlo, a Torino. L’Europa andava alla deriva, sconvolta dalla guerra e il nostro stesso paese marciava diritto verso la catastrofe, resa ancor più vergognosa e umiliante a causa degli uomini che s’erano adoperati a gettar nella polvere ‘il tiranno’ di cui s’erano serviti e avevano servito. L’anno di morte di Emanuel Carnevali è lo stesso dell’annientamento a Stalingrado dell’VI Armata e, in Nord Africa, della battaglia di El Alamein. Il Primo Dio il nichilismo europeo le lezioni di Heidegger sul Nietzsche della crisi della metafisica, ad esempio, raccontano della guerra in cielo sotto il quale si muovono aerei carri armati masse di soldati l’un contro l’altro armati.
‘Nessun dio prima di me era mai stato, in realtà, qualcosa di buono, continuavo a dirmi ad alta voce; non c’era mai stato un dio che non fosse una mistificazione, nessuno di loro era stato mai divinità soddisfacente. Respinsi con sdegno l’idea che dovessi mettermi a fare miracoli; nessun dio aveva mai fatto miracoli, nessun vero dio aveva bisogno… Finché gli dei non avevano avuto bisogno di fare miracoli, mi venne in mente, c’erano stati sicuramente più dei di quanti la gente avesse immaginato… un’intera, nuova mitologia o storia del deismo… Era una sorta di panteismo ciò che sentivo d’aver raggiunto. Io ero il centro della terra; l’intero universo ruotava intorno a me. I quattro stati della mia mente si dovevano esprimere, ed erano in realtà espressi, da una sola frase: Sì e no. Né sì né no. Sì o no’.

E mi torna a mente una locanda in un angolo della Venezia, la più sordida grigia infame, con le lenzuola che sapevano di sudore e lo sciacquone del cesso che perdeva, ma noi, illusi, avevamo deciso per un Sì, allacciando ogni notte i nostri corpi giovani, mentre il destino, in agguato, ghignava già consapevole d’aver per noi deciso un No… Così mi chiedo se sono un Primo Dio che porta in sé l’essere egli stesso null’altro che l’ultimo…
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Categorie: Beat Generation, Carnevali, Merlino, Solipsismo

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 6 Maggio 2013

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. Anonymous

    Tropico del capricorno è di henry miller non arthur…

  2. Grazie, provveduto a modificare

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