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Perché mi do la morte

Perché mi do la morte


Perché mi do la morte
 
Sono sano di spirito e di corpo e sono innamorato di mia moglie e dei miei figli.
 
Amo la vita e non attendo nulla nell’al di là, se non il perpetrarsi della mia razza e del mio spirito.
Cionondimeno, al crepuscolo di questa vita, di fronte agli immensi pericoli per la mia patria francese ed europea, sento il dovere di agire finché ne ho la forza; ritengo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffà.
Offro quel che rimane della mia vita nell’intenzione di una protesta e di una fondazione.
Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali.
Quando tanti uomini vivono da schiavi, il mio gesto incarna un’etica della volontà.


Mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze addormentate. Insorgo contro la fatalità. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invadenti desideri individuali che distruggono i nostri ancoraggi identitari e in particolare la famiglia, nucleo intimo della nostra civiltà plurimillenaria.

Così come difendo l’identità di tutti i popoli presso di loro, insorgo contro il crimine consumato nel rimpiazzo della nostra popolazione.
Essendo impossibile liberare il discorso dominante dalle sue ambiguità tossiche, appartiene agli Europei di trarre le conseguenze.
Non possedendo noi una religione identitaria cui ancorarci, abbiamo in condivisone, fin da Omero, una nostra propria memoria, deposito di tutti i valori sui quali rifondare la nostra futura rinascita in rottura con la metafisica dell’illimitato, sorgente nefasta di tutte le derive moderne.

Domando anticipatamente perdono a tutti coloro che la mia morte farà soffrire, innanzitutto a mia moglie, ai miei figli e ai miei nipoti, così come ai miei amici fedeli.
 
Ma, una volta svanito lo choc del dolore, non dubito che gli uni e gli altri comprenderanno il senso del mio gesto e che trascenderanno la loro pena nella fierezza.
 
Spero che si organizzino per durare. Troveranno nei miei scritti recenti la prefigurazione e la spiegazione del mio gesto.
Dominique Venner
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Categorie: Dominique Venner

Pubblicato da admin il 22 Maggio 2013

Commenti

  1. Anonymous

    Per caso Il Dominique Venner sopre firmato e che si è dato la morte, è il Dominique Venner del “Bianco sole dei Vinti”?
    Se cosi fosse, abbiamo perso molto di più.

  2. Leggi bene un passaggio di questo testamento. Lo abbiamo sottolineato…Questo basta ed avanza nel riconoscere a Venner un Atto Eroico

  3. Libero de Libero

    Spero e sono sicuro, che la terra Gli sia leggera sulla Tomba. Ma sommessamente, se voleva risvegliare questi popoli europei, il suo grande e coraggioso Gesto non risveglierà il Nulla. Il suo Testamento è un monito per Noi, non per suicidarsi ma per cercar
    e di risvegliare il popolo(purtroppo drogato dalla propaganda…).

  4. Anonymous

    I solerti cani da guardia del sistema, vale a dire i pennivendoli, con la consulenza dei psichiatri, vale a dire quelli che fecero scontare ad Ezra Pound dieci anni di manicomio criminale, già lo fanno passare per un gesto di un folle, in preda a delirio, da curare coi psicofarmaci e ricovero coatto. Per costoro la vita è solo mangiare,defecare,riprodursi, pertanto per loro un gesto estremo è incomprensibile.Egli si è dato la morte ed appartiene alla razza degli eroi, quella di Yukio Mishima, di Carlo Feccia di Cossato,comandante sommergibilista, che dopo aver assistito alla resa della flotta militare italiana al nemico,che si consegnò intatta tra gli sputi e gli sberleffi degli abitanti della isola di Malta, preferì ficcarsi una palla nelle cervella, piuttosto che perdere l’onore! Che la terra ti sia leggera sulla tua tomba.

  5. Anonymous

    L’albero m’è penetrato nelle mani,
    La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,
    L’albero m’è cresciuto nel seno …… IN PARI MANIERA, CARO EROICO AMICO, IL TUO TESTAMENTO SI E’ RADICATO NEL MIO CUORE. ONORE, ALLA TUA MEMORIA. GIUSEPPE

  6. Anonymous

    Caro amico che dici di amare la tua famiglia.Questo Amore che credi di sentire e che è un regalo dell’altissimo,non è che un’anticipo dell’Aldilà.Te lo dice,con cognizione di causa ,una persona che c’è già stata solo per qualche minuto,ma è bastato per apprezzare quello che ci aspetta.Avevo avuto uno schok anafilattico ,ero sospesa vicino al soffitto e vedevo chiaramente,il mio bambino e mia mamma che piangevano disperati.Non capivo perchè.Io ero in un’estasi stupenda che solo la passione autentica regala ai nostri sensi,una felecità mai provata in vita.Notavo le labbra viola della donna,ma non capivo che ero io.Arrivarono i medici con l’ossigeno ,con massagi al cuore.Io sono qui ma ricordo il crampo al cuore che mi face ritornare con i miei cari.una specie di morsa che c’è sempre stata ,ma non la conoscevo.Sono passati cinquant’anni,continuo a lavorare.Sona A.U.di una grande società e,la vita comunque è bella…ma…non c’è paragone all’ALDILA’.Auguri !Luisa Maria.

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