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Maurice Bardèche, Fascisti si nasce. Sparta e i Sudisti.

Maurice Bardèche, Fascisti si nasce. Sparta e i Sudisti.

EDIZIONI DI AR, 2013
COLLEZIONE: IL TEMPO E L’EPOCA DEI FASCISMI. Pp. 166, con 5 illustrazioni. Euro 15
Traduzione, prefazione e note di Franco G. Freda
In copertina: Omaggio ad Alexander Rodchenko, di Curzio Vivarelli

Dal risvolto di copertina:

   Ricevuto da Maurice Bardèche, al tempo della pubblicazione di Qu’est-ce que le  Fascisme, un sodàle del ‘Gruppo di Ar’ domandò  a lui quale fosse la ragione dell’ossessione antifascista  da parte degli intellettuali (les clercs) europei. E Bardèche gli diede una risposta che si può riassumere in questi termini: ‘I chierici europei hanno, letteralmente, tradito, consegnato ai vincitori l’Europa, la cui fisionomia storica era quella rintracciata e riconosciuta dai fascismi, per contrastarne la decadenza. Da moderni sofisti, essi sanno  bene che  il  tradimento  della loro funzione   -di cani a protezione delle mandrie europee-   è stato fondamentale: lo sanno, lo ricordano (sopra tutto coloro che in un primo tempo ai fascismi si erano accostati) e non  possono che eccitare in sé,  attraverso la stimolazione nelle mandrie di sentimenti antifascisti,  il ricordo del proprio tradimento’. E  Bardèche , prevedendo che in futuro gli attacchi da tergo sarebbero stati condotti con furia maggiore, per cui  la propria  scrittura ricognitiva obbediva al compito assegnato al soldato di retroguardia in uniforme da clerc, concluse con una sorridente citazione (da André Gide, un autore a lui non propriamente affine):  “Toutes choses ont été dites;  mais comment personne  n’écoute, il faut toujours recommencer”.
    Durante gli ultimi cinquant’anni, la previsione di Bardèche si è dimostrata giusta: l’ossessione antifascista si è acuita, e a tale fenomeno morboso, per constatarlo e chiarirlo, va solo applicato il folgorante canone aforistico di Gómez Dávila: “Chi ci tradisce non ci perdonerà mai il proprio tradimento”. E  a noi il ridire sempre le medesime cose. Eppure non lo capiscono, gli avversari  dei fascismi, che per vincere la propria battaglia non basta annientare e cacciare ai margini della società chi non ha un’opinione negativa del Duce e del Führer? O lo capiscono sì: ecco perché moltiplicano lo zelo. Oltre che dal rimorso, il livore è alimentato dal senso di smarrimento che provano di fronte alla  p r o f o n d i t à  delle radici della Weltanschauung  fascista. Perché né l’umore mussoliniano è nato nel  1922, né quello hitleriano nel 1933. Non c’erano già stati, forse, in tutt’altro tempo, Attilio Regolo e Cincinnato e Orazio Coclite? E l’antica Germania, senza la quale l’Europa poteva ben dirsi ‘amputata’?  E, sotto altre temperature e altri paesaggi umani, i trattati sul contegno del saggio dei discepoli di Confucio, che all’uomo indicavano i canoni della “forza virile”? E, sopra tutto, la perfetta compenetrazione dello yin e dello yang che vede da un lato Sparta, dove il maschio era scolpito, schietto e fiero, come una colonna dorica, dall’altro, il capolavoro di un vivere sovrano dei Sudisti?
    Maurice Bardèche, cognato di Robert Brasillach  -il poeta fascista giustiziato dalla vendetta dei vincitori-   era  di quell’universo ideale che si sentiva figlio ed erede, e dalla fine della seconda guerra mondiale viveva da scrittore clandestino  tra i suoi contemporanei. Coltivando un’istintiva repulsione per “la plastica, la pubblicità, la gomma da masticare”, per i compromessi e i calcoli furbastri. Respingendo energicamente le lusinghe del denaro: re di un mondo angusto, angosciato e angosciante.  Questa versione italiana del suo pamphlet  è stata curata con rispettosa attenzione da Franco G. Freda  per il cinquantennale delle Edizioni di Ar. [A.K.V.]    
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Categorie: Bardeche, Edizioni di AR, Libreria

Pubblicato da admin il 1 Maggio 2013

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