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Tra islam e Occidente

Tra islam e Occidente


di Fabio Calabrese


L’ultima, soltanto l’ultima trovata in ordine di tempo del fondamentalismo islamico: adesso se la prendono con la LEGO, la famosa azienda dei mattoncini giocattolo. L’ultimo prodotto della LEGO ispirato alla serie di Guerre Stellari, “il palazzo di Jabba” presenterebbe secondo alcuni una vaghissima somiglianza con la moschea di Santa Sofia a Istanbul (Jabba è un personaggio negativo della serie), e le indignate proteste dei mussulmani hanno costretto la LEGO a ritirare il prodotto “offensivo per l’islam” dal commercio.
Siamo, lo si vede bene, alla pura follia. A prescindere dal fatto che Santa Sofia non può in nessun modo essere considerata un prodotto dell’arte islamica – l’edificio di culto è nato come chiesa cristiana quando Istanbul era ancora Costantinopoli prima dell’invasione ottomana, era anzi la principale chiesa della capitale bizantina – qui veramente si vede che gli estremisti islamici (e, ricordiamolo, non esiste un islam moderato), si attaccano al nulla, danno corpo alle ombre per esigere quel rispetto che, da parte loro, non sono disposti a concedere a nessun altro.

Se è possibile fare un paragone fra le culture e la personalità dei singoli, il modo di agire e di pensare degli islamici ricorda fortemente quegli individui – e quanti ne ha conosciuti ciascuno di noi! – che tanto meno valgono intrinsecamente, tanto più sono permalosi, rancorosi e portati a darsi delle arie, perché – diciamolo – l’aspetto teologico dell’islam, del cristianesimo, di quello che volete, è irrilevante di fronte al fatto che l’islam è la bandiera religiosa di genti allogene, non-europee, culturalmente deprivate, estranee al nostro modo di essere, che l’immigrazione ci porta in casa, e che non aspettano nemmeno di essere diventati una minoranza consistente (in qualche disgraziata nazione europea come la Svezia e l’Olanda peraltro lo sono già) per imporci con l’arroganza, approfittando della nostra cedevolezza, il loro fanatismo ignorante.
Oggi sono riusciti a vietare il palazzo di Jabba, domani il consumo di carne suina e di alcolici e lo studio delle scienze naturali là dove non concordano col testo coranico, poi imporranno il velo alle donne, la preghiera tre volte al giorno col sedere in aria e la distruzione del nostro patrimonio artistico in nome del divieto islamico delle immagini. Credete che si tratterrebbero dal far fare alle sculture di Michelangelo o a quelle del Canova la stessa fine dei buddha di Bamjan che i talebani hanno distrutto a cannonate?
L’Europa, non scordiamocelo mai, ha definito la sua identità attraverso la lotta per resistere all’islam: Poitiers, Kossovo Polje, Lepanto. Oggi capita spesso di sentire, soprattutto da sinistra, piagnistei sulle crociate e su quanto sarebbero stati cattivi i nostri antenati crociati e colonialisti. Al fondo di questi piagnistei c’è uno spirito anti-europeo, il “cupio dissolvi” tipico della sinistra e in perfetta armonia con gli interessi del grande capitale finanziario internazionale che oggi favorisce e PROVOCA i flussi migratori planetari per arrivare a un’umanità interamente meticcia dove non vi siano popoli, tradizioni, culture, nulla che possa opporsi al “mercato globale”.
In realtà, un minimo di conoscenza storica dovrebbe essere sufficiente per capire che le crociate non sono state altro che una momentanea controffensiva rispetto alle aggressioni che gli Islamici hanno continuamente lanciato contro l’Europa lungo l’arco di un millennio, dai tempi di Carlo Martello all’invasione ottomana dei Balcani fermata sotto le mura di Vienna. Di questa lunghissima scia di devastazioni, saccheggi, violenze, incursioni che ha rischiato più volte di sommergere e stritolare il nostro continente, i “compagni” piagnucolosi e masochisti non fanno nessunissimo conto. 
Oggi alcuni popoli islamici (non certo tutti, e nemmeno la maggioranza) sono in prima linea nella lotta contro il potere mondialista nella specie americano-sionista: gli Arabi palestinesi a cui l’entità sionista nega né più né meno che il diritto di esistere, e l’Iran, questa nazione indoeuropea di antichissima civiltà che ha subito la disgrazia dell’islamizzazione. La nostra solidarietà nei loro confronti è ovvia e fuori discussione, ma essa richiede di aprire all’Islam? Siamo solidali anche con il Venezuela degli eredi di Hugo Chavez, ma allora, se l’America latina non fosse stata cristianizzata, dovremmo per questo aderire alla religione incaica con annessi sacrifici umani? Il filo-islamismo rischia di lasciarci psicologicamente disarmati nei confronti dell’immigrazione, che non ci porta in casa il nobile popolo iranico, ma le infime masse magrebine. 
Nei nostri ambienti è diventato di moda parlare di Eurasia. Io sulla questione “eurasiatica” ho espresso varie volte il mio pensiero, ma sarà il caso di ripetersi una volta di più tanto per essere chiari: se per Eurasia intendiamo un contesto europeo “allargato” comprendente la Russia inclusa la sua parte asiatica fino a Vladivostok e alla Kamchatka, è un’idea che mi trova pienamente consenziente. La Russia è Europa (compresa la sua parte geograficamente asiatica), e non è solo questione di spazi geografici e di masse umane. Chiunque abbia letto ad esempio le opere di Aleksandr Solgenitsin si rende conto della forza profonda dell’anima russa non scalfita minimamente dalla sovietizzazione, la forza soprattutto morale per resistere allo svuotamento dell’animo e della cultura dei popoli oggi rappresentato dal mondialismo, dalla globalizzazione, dagli appelli mediatici al meticciato.
Solgenitsin rappresenta l’esempio di un intellettuale che è riuscito a non cedere al fascino ambiguo e letale dell’americanismo neppure quando resisteva alla tirannide sovietica, ma non si può concepire un’Europa senza Tolstoj e Dostoevskij come non la si può concepire senza Dante, Shakespeare, Beethoven e Verdi.

Altra e diversissima cosa è quando si parla, si auspica (a prescindere dalla fattibilità) un’Eurasia estesa al mondo islamico o magari alla Cina (tra l’altro tuttora comunista, non solo, ma portatrice di un comunismo dove i diritti umani sono calpestati con un’estensione e una ferocia che surclassa di gran lunga la scomparsa Unione Sovietica). In questo caso si potrebbe – forse – parlare di un’aggregazione geopolitica o geo-strategica ma sicuramente di nessuna affinità di civiltà. 
Nella mente di molti, il problema sembra oggi ridursi alla scelta fra due alternative, un aut aut fra due corni del dilemma ciascuno dei quali può  trafiggere in maniera spietata, due scelte comunque errate: “Eurasia” o Occidente: in altre parole e senza infingimenti, sudditanza – almeno psicologica – o all’islam o al dominio USA-israeliano. L’ultimo esempio addirittura tragico o grottesco è rappresentato da Franco Cardini, l’autore di “Quell’antica festa crudele” che nella smania di “aprire” all’Islam è arrivato addirittura a rompere con i suoi amici tradizionalisti cattolici. Da un certo punto di vista, è il non senso totale: non si può essere “filo”-islamici, una religione/cultura intollerante come l’islam non può ammettere fiancheggiatori, esiste solo la conversione/sottomissione piena oppure nulla (per la cronaca, “islam” significa appunto “sottomissione”).
Amara parabola di un intellettuale già evoliano, poi cattolico, ora islamofilo: ricorda il percorso di René Guenon a condizione di tenere a mente le parole di Karl Marx (qualche volta aveva ragione anche lui): “La storia si ripete sempre due volte, la prima volta in tragedia, la seconda in farsa”.
Il concetto che sostengo non è originale, perlomeno nel senso che lo sto ripetendo da anni: scoprire di trovarsi presi fra due fuochi non è piacevole, ma nascondere la testa nella sabbia per non vedere la realtà non è mai stato una buona politica. La mia idea in proposito è semplice e lineare: né “Eurasia” né “Occidente”; Europa e soltanto Europa. “Occidente giudeo-cristiano” e islam sono i due volti dell’anti-Europa.
L’idea dello scontro di civiltà era molto “gridata” nell’era Bush, ai tempi delle invasioni dell’Afghanistan e dell’Irak. Oggi con Obama le cosa sono molto più “soft”, ma rimane una componente strutturale del giudeo-cristianesimo americano “occidentale” come il concetto di jihiad, di “guerra santa” permanente nei confronti dei non islamici lo è di quella mussulmana. Si tratta, è facile capirlo, di un’idea completamente falsa. L’invasione non dichiarata islamica e delle genti del “sud del mondo” (mussulmane o no che siano) dell’Europa risponde ai piani della globalizzazione mondialista che vuole cancellare popoli etnie e culture per trasformare il pianeta in un unico “mercato globale”, tanto quanto Al Qaeda è chiamata oggi a recitare il ruolo psicologico di succedaneo dell’Unione Sovietica come permanente minaccia che giustifica a livello interno e internazionale il potere americano. Ma che cos’è realmente Al Qaeda? Al Qaeda nasce come organizzazione creata dalla CIA ai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan allo scopo di raccogliere volontari islamici contro i Russi, poi questa legione straniera islamica è stata impiegata nelle guerre della ex Jugoslavia a supporto dell’aggressione NATO-islamica contro la Serbia, poi è avvenuto l’11 settembre 2011 e il pupazzo si è rivoltato contro il burattinaio. O forse no, i dubbi che quello delle Twin Towers non sia stato un auto-attentato, come sostenuto da Maurizio Blondet, si sono tutt’altro che dissipati.
Le vicende della ex Jugoslavia ci dovrebbero far capire quanto sia sbagliato ragionare in termini di contrapposizione islam- “Occidente”. I due volti dell’anti – Europa non sono necessariamente contrapposti. Alla base della dissoluzione dello stato jugoslavo che coincide temporalmente in maniera sospetta con la prima guerra del Golfo, c’è stato probabilmente un accordo sottobanco, un “pactum sceleris” fra Stati Uniti e Arabia Saudita e altri Paesi arabi “moderati”: l’isolamento internazionale dell’Irak di Saddam Hussein in cambio della creazione di un’area islamica in Europa (e il discorso su Saddam Hussein ci porterebbe lontano, un altro pupazzo nelle mani degli USA, gonfiato oltre misura per usarlo contro l’Iran, poi diventato scomodo per i suoi padroni). Ovviamente non c’era di mezzo solo l’espansione ideologica dell’islam, ma il controllo di una delle vie illegali più trafficate d’Europa, attraverso la quale passano droga, armi, immigrazione clandestina.
A prescindere dall’immigrazione, nell’Europa balcanica ci sono due regioni islamiche: l’Albania-Kossovo e la Bosnia. In mezzo fra le due, a interrompere la scimitarra islamica puntata dal Bosforo alle sorgenti del Danubio, dritta contro il cuore dell’Europa, c’è la Serbia, la Serbia eroica santa e martire di Kossovo Polje, da secoli bastione dell’Europa contro la marea islamica, che doveva essere annientata, distrutta, ridotta ai minimi termini. E si vede bene anche in che modo gli Stati Uniti calcolano i loro “alleati” europei: servitori che possono essere disinvoltamente sacrificati se le circostanze lo richiedono.
“Occidente”: questa parola ha un senso quando indica il punto geografico dove tramonta il sole, ma quando la si scrive con la maiuscola e/o si pronuncia con afflato retorico, non significa nulla o peggio sottintende un’illusione o una menzogna, l’illusione/menzogna che sulle due sponde dell’oceano Atlantico esista la stessa civiltà. Non è così. Su una sponda esiste una civiltà con una storia trimillenaria di cui fanno parte i maggiori capolavori della storia del pensiero, delle lettere, delle arti, sull’altra una “cultura” che porta in maniera vistosa i segni di decenni di imbarbarimento e rimbecillimento mediatico.
Un tempo, un senso geopolitico la parola “occidente” ce l’aveva, indicava l’insieme costituito dall’Europa e dai popoli di cultura e origine europee (Americhe, Oceania e via dicendo) quando il nostro continente aveva l’egemonia planetaria che ha perduto a seguito della sconfitta nelle due guerre mondiali. TUTTA L’EUROPA ha perso questi due conflitti, anche le nazioni che hanno militato nel campo antifascista e sono risultate formalmente vincitrici, e oggi la retorica “occidentalista” serve precisamente a nascondere l’umiliante sudditanza a cui siamo costretti dalla superpotenza americana, è diventata la menzogna più subdola e devastante.
A chi nutrisse dei dubbi circa il fatto che sulle due sponde dell’Atlantico NON C’E’ la stessa civiltà, vorrei consigliare la lettura dell’ottimo saggio di Sergio Gozzoli “L’incolmabile fossato” pubblicato su “L’uomo libero”, l’illuminante libro di Allan Bloom “La chiusura della mente americana”, l’articolo di John Kleeves “Capitalisti con la pistola” pubblicato su “Identità” di Salvatore Francia, le osservazioni su “L’americano, bantù del futuro” sparse nei lavori del nostro Silvano Lorenzoni e anche i miei quattro articoli “Lugubri pagliacci”, “Pagliacci lugubri e sanguinari”, “Pagliacciate sempre più lugubri” e “Political Correctness”, il primo sul sito del Centro Studi La Runa”, gli altri tre su “Ereticamente”.
Ora io non vorrei ripetere cose già dette con ampiezza o trattate da altri forse con maggior efficacia di quel che posso fare io, ma c’è un punto che occorre ancora rilevare.
La religione è notoriamente un buon marcatore per distinguere una civiltà o una cultura da un’altra e coloro che vi appartengono. E’ interessante rilevare che gli yankee non sono affatto cristiani, non perlomeno nel senso in cui questa parola è comunemente intesa in Europa.
Può forse essere paradossale che a fare questa osservazione sia io che non credo alla dottrina del Discorso della Montagna da quando ho raggiunto l’età della ragione, che sono un europeo che razionalmente inclina allo scetticismo e i cui sentimenti e istinti sono pagani, ma forse le cose si vedono meglio alla distanza.
Il fatto è che per essere cristiani bisognerebbe credere qualcosa intorno a Gesù Cristo e agli insegnamenti (siano a lui realmente attribuibili o meno) che ci sono stati tramandati nei vangeli, tenere questi ultimi in una qualche sorta di considerazione (Su questo converrebbe – penso – persino Hns). Ebbene, è chiaro che ciò che negli Stati Uniti passa per religione, la “religiosità” yankee non ha praticamente nulla a che fare con ciò, ma è pressoché interamente veterotestamentaria, è quindi qualcosa di molto più marcatamente e nettamente EBRAICO di quanto lo sia il cristianesimo europeo, non credo sarebbe sbagliato definirla un neo-giudaismo.
Questo dipende dal fatto che sebbene negli Stati Uniti la religione – o ciò che viene chiamato religione – sia gestita da una miriade di sette, “chiese”, conventicole, l’elemento dominante che dà “il tono” a tutto l’insieme è il calvinismo e, come fa notare il nostro Silvano Lorenzoni: “Un calvinista è un ebreo in tutto fuorché nel nome”.
“Occidente giudeo-cristiano”? E’ piuttosto di giudeo-americanismo che si dovrebbe parlare in tutta onestà, ma una terminologia così chiara farebbe capire subito che è qualcosa con cui noi Europei non possiamo avere nulla a che spartire, che ci è non meno estraneo dell’islam.
C’è un buon motivo per tutto ciò. Uno scrittore inglese del seicento inventò la favola che gli anglosassoni sarebbero i discendenti delle dieci tribù perdute di Israele basandosi su di una discutibilissima etimologia: “Anglo-Saxons = Isaac’s Sons” che fa a pugni con tutto quanto sappiamo dalla storia, dalla linguistica, dall’antropologia. Non so quanto questa sciocchezza abbia avuto circolazione in Inghilterra, ma negli Stati Uniti è diventata il mito fondante della loro non-nazione, un’identità fittizia per questo “popolo” senza etnia che si ritiene il “Nuovo Israele” sempre a fianco di quello antico e rinato, e pronto a sostenerlo in ogni sua porcata.
C’è di mezzo l’altro delirio (se riduciamo le entità politiche ai termini delle psicologie individuali, non vi è dubbio che gli Stati Uniti possono essere definiti una “nazione” paranoica-psicopatica) del “destino manifesto”; in altre parole, prendendo a modello i passi più sanguinari dell’Antico Testamento, gli yankee ritengono o si sforzano di ritenere che un Dio disgustosamente parziale avrebbe dato loro “in pasto” i Nativi Americani (i cosiddetti pellirosse) come già gli antichi Cananei e gli altri popoli della Palestina agli Ebrei biblici.
Si tratta in sostanza di un grottesco tentativo di auto-giustificazione di uno dei più orrendi genocidi della storia. Se Hns o qualche altro cristiano mi vorrà replicare che ciò che costoro chiamano “Dio” non è altro che il loro mostruoso sciovinismo etnico, sappia fin d’ora che per una volta sono pienamente d’accordo con lui.
Cristiani? Certamente no, in questa prospettiva giudaizzante il Nuovo Testamento diventa un’appendice superflua.
Islam e giudeo-americanismo: i due volti dell’anti-Europa, DEL NEMICO. La constatazione di trovarsi fra due fuochi è sgradevole, ma la consapevolezza di una verità spiacevole è sempre meglio delle illusioni perniciose. Occorre la determinazione a non mollare nella difesa della nostra identità europea, ma anche una piena coscienza di per che cosa e CONTRO CHI si lotta.
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Categorie: Islam, Occidente, Russia, Terrorismo, Usa

Pubblicato da Fabio Calabrese il 11 Aprile 2013

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Ritrovare un’identitá europea autentica é l’unica strada da percorrere per evitare il genocidio dell’Europa biologica. Il primo passo é distruggere il giudeo-cristianesimo, e la fase costruttiva che ne consegue é ancora piú difficile, ma altrettanto obbligatoria, per tutti i popoli di origine europea.

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