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Yo no se porqué

Yo no se porqué

di Juan Pablo Vitali

Io non so perché, c’è un specchio in Europa che deforma completamente la realtà e l’immagine del Sud-America.
Il “progressismo antifascista” che combatte ogni espressione nazionale e popolare in Europa, è visto tuttavia da alcuni militanti patriottici europei come tutto il contrario di quello che è, quando si tratta del Sud-America.
Non so che cosa pensino che sia il progressismo latinoamericano, o perché pensino che quello che è uno strumento essenziale della globalizzazione e dell’assenza di sovranità in Europa, possa trasformarsi in Sud-America in una rivoluzione nazionale.
Non so come può essere che vedano qualcosa che è esattamente la stessa cosa là e qua, come qualcosa di completamente distinto, solo per trovarsi ad un lato o all’altro dell’Oceano.
Vedono la stessa ideologia che li uccide in Europa come qualcosa di buono per il Sud-America.
Può essere che un po’ di propaganda sia sufficiente per rovesciare a tal modo un punto di vista?
I più duri camerati si bevono tutto il discorso di alcuni presidenti “progressisti” sud-americani senza avere la minore prudenza, senza dare segni della minore curiosità intellettuale e politica.
Credono che sia “fascismo di sinistra”.

Il piano globale è di facile comprensione ed è lo stesso in tutti luoghi.
In Argentina è il commercio di terra su larga scala, il controllo sociale, energetico e minerario di tutte le risorse naturali mediante l’unione dell’aspetto finanziario con quello tecnologico, come strumento di potere.
È facile da comprendere e per l’Europa lo comprendono perfettamente.
Ma non possono capire che non c’è niente, assolutamente niente, in Sud-America, di quello che i militanti patriottici europei credono nazional-rivoluzionario, che veramente lo sia.
Non li voglio deludere, ma non c’è niente qui che non sia la perdita totale di sovranità dietro una propaganda che solamente potrebbe impressionare gente superficiale oppure coloro che non si prendono la cura di conoscere niente che si trovi un po’ oltre il loro ombelico.
Benché l’Europa non sia più oramai l’ombelico di niente, bensì un paese come altri, sottomesso come qualunque altro.
Per questo motivo i quadri politici europei devono cambiare la loro mentalità a tal riguardo.
Noi siamo stati europei. Lo sono stati i nostri nonni o i nostri bisnonni.
Forse per questo motivo possiamo comprendere un po’ l’Europa.
Ma gli europei non sono mai stati sud-americani e questo si nota.
Si nota la poca idea che si ha circa la nostra realtà.
Credere che qui si stia avendo una rivoluzione nazionale quando non fu mai tanta la dipendenza ed il controllo delle multinazionali su tutte le risorse naturali, sopra tutto quello che si produce, sulla finanza, sulla cultura, sul territorio, indica che la superficialità della conoscenza di quello che succede qui risulta essere totale nella militanza politica antagonista europea; non so perché, ma penso che possa accadere perché non dedicano al Sud-America niente di piú che uno sguardo rapido e superficiale, cosa che per rispetto e per potere comprendere la realtà dovrebbe cambiare.
In caso contrario, sarebbe meglio che non emettano nessun giudizio, fino a quando non abbiano oltrepassato la barriera di un romanticismo infantile che, si suppone, in nessun caso applicherebbero per fare politica nella loro propria terra.

(si ringrazia Cesare Torella per la traduzione)
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Categorie: Attualità, Democrazia, Esteri, Politica, Vitali

Pubblicato da admin il 15 Marzo 2013

Commenti

  1. Anonymous

    Finalmente qualcuno che prende a calci nel culo gli euro-fascio-idioti nostrani, che ancora s’illudono pateticamente, grazie alla loro superficialità e ignoranza, che vi sia una qualche “rivoluzione” in atto in Sudamerica… (e lo stesso vale per gli imbecilli eurasiatisti russofili: sparatevi).

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