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Un’ Avventura lunga tutta la vita

Un’ Avventura lunga tutta la vita


di Leo Valeriano
Giorni fa, mi sono improvvisamente reso conto di avere superato i 75 anni! Ho scritto diverse canzoni, molti articoli, fatto radio, eppure ho dovuto convincermi che non avevo detto neppure la metà di quello che avevo da dire. Soprattutto, nel momento in cui un ragazzo mi ha fatto delle precise domande su ciò che pensavo sui valori della vita. E allora ho deciso che a lui, ma anche a tutti gli altri giovani che vorranno leggere queste righe, voglio regalare quello che resta dei miei pensieri. Ben sapendo che non si tratta di filosofia ma solo di sprazzi di riflessioni fatte lungo il corso di una vita movimentata, in cui sono riuscito ad essere sempre onesto con me stesso.
Mio giovane amico, in un tempo come questo in cui, dalla maggioranza delle persone sembrano essere  maggiormente graditi i beni materiali, io provo a lasciarti una parte delle mie esperienze. Forse non te ne fregherà niente e seguiterai a vivere una vita da pedina o, sempre forse, ti servirà per ragionare e prendere decisioni da uomini liberi. Dipende solo da te, dalla tua sensibilità e dalla tua intelligenza. Quella, io non posso trasmettertela. Comunque, ti racconterò di argomenti importanti come la solitudine, il coraggio, la timidezza, l’arroganza, la fedeltà, l’amore, l’amicizia e così via. Insomma, ti parlerò dei sentimenti umani, della loro importanza, di come affrontare le diverse situazioni che i sentimenti innescano. Sono discorsi fondamentali che possono apparire persino pesanti, da rottura di scatole insomma. Io tenterò di affrontarli in maniera semplice, senza pretendere di dire chissà che cosa. Come si fa spesso parlando tra amici. Quindi, non allarmarti. Ma, comunque, prova a leggere quanto ho scritto: ti servirà. Ed accennerò anche ad altri argomenti, a situazioni particolari, a quelli che sono i miei pensieri su cose che io ho ritenuto importanti nel corso di questa mia movimentata vita.

Quello che scrivo, avrebbe potuto trasmetterlo qualsiasi tizio della mia età. Qualcuno avrebbe potuto scrivere anche meglio e di più Ma visto che sono io  a scrivere, devi contentarti.
QUANDO VERRA’ LA NOTTE E ME NE ANDRO’ NON PORTERO’ MOLTO CON ME. FORSE NEL MIO TASCAPANE NON CI SARA’ NEMMENO UNA LIRA, MA CI SARANNO TUTTE LE COSE CHE HANNO CONTATO NELLA MIA VITA: UN GESTO, UN PENSIERO, UN SORRISO, QUALCHE PAROLA E UNA GRANDE SPERANZA CHE E’ VISSUTA CON ME. LO VEDI, SONO COSE LEGGERE, PER GLI ALTRI NON CONTANO NIENTE, MA SONO LE COSE CHE HANNO FATTO LA MIA IDENTITA’.  QUANDO VERRA’ LA NOTTE E ME NE ANDRO’ IO POTERO’ I MIEI SOGNI CON ME.
Nei nostri cuori, nel nostro animo,  esiste la concezione dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande, e questo anche se non ne siamo sempre completamente consapevoli. Di conseguenza, il nostro animo dovrebbe sempre essere aperto, in modo del tutto naturale, a dare ed a ricevere. Soprattutto per quanto riguarda la conoscenza, la comunicazione di esperienze, lo scambio di idee. Detto questo, va fatta una considerazione. Se ci pensate bene, non c’è nessuno che può rivelarvi nulla di fondamentale, per voi stessi, oltre a  quello che già si trova in stato di dormiveglia nella vostra coscienza. Spesso, qualcuno pretende di insegnarvi come dovrebbero essere i vostri comportamenti e lo fa avendo come metro, i suoi valori personali. Ma se questo può essere accettabile da un punto di vista etico e sociale (per esempio le leggi, i costumi, le regole stabilite dalla comunità) non lo è per quanto riguarda valori più personali dell’individuo come la sensibilità, l’intelligenza, il coraggio. Per quanto riguarda questi valori, nessun essere umano è uguale ad un altro e di conseguenza ciò che vale per una persona può non valere per un’altra. Eppure, nel nostro mondo, assistiamo ad una vera e propria gara per imporre le proprie idee agli altri.
L’oppressione che deriva dall’imporre le idee in maniera violenta, come fa una certa pubblicità (ma non solo), esercita un effetto addirittura deleterio nelle nostre coscienze. Certamente, c’è un abisso tra il voler imporre il proprio pensiero e l’insegnare. L’insegnamento è comunque e sempre positivo ma la sua capacità di coinvolgimento dipende dalla capacità dell’insegnante di non apparire arrogante, con il suo sapere. Se vuole ottenere effetti autentici, l’insegnante dovrebbe essere sempre disponibile e aperto nel confrontarsi con chiunque. L’insegnante che cammina fra i suoi discepoli, se è veramente conscio della sua funzione, non trasmette solo la sua sapienza, ma anche un sentimento di fraternità condivisa. Se è veramente saggio, non introdurrà chi lo ascolta direttamente nel terreno del suo sapere, spesso ostico per i più giovani, ma lo accompagnerà alla soglia della mente affinché sia l’allievo stesso a trovare la strada per l’apprendimento. Non vorrà essere lui, a trascinarci su una strada nuova ma gli basterà mostrare le diverse strade che, liberamente, ognuno di noi potrà seguire. Amici miei, guardatevi bene dall’uomo (o dalla donna) che proclama di essere lui stesso una fiaccola che vuole illuminare il cammino degli altri. E invece, ben venga l’essere umano che cerca il suo cammino insieme alla luce degli altri. È fondamentale il saper sempre rimettersi in gioco anche quando si è assolutamente convinti delle proprie ragioni. Quando si agisce con tale semplice e sincera naturalezza, tutto quello che abbiamo dentro inevitabilmente si riflette fuori. E gli altri, fosse solo per istinto, se ne accorgono. 
E, a proposito di istinto, dobbiamo avere presente che quello che noi chiamiamo istinto può essere uno strumento veramente formidabile. Ma come tutti gli strumenti, ovviamente, bisogna imparare ad usarlo. Se uno ha un trapano, non è che si mette a fare buchi dappertutto. Ci sono cose che non devono essere affatto bucate, ce ne sono altre che invece hanno bisogno di un forellino, e ce ne sono ancora altre che hanno bisogno di un bel buco. Così vale per tutto. L’istinto non può essere usato sempre alla stessa maniera. Ci sono volte che non bisogna dargli retta perché nasce da esperienze che non si adattano ai nuovi avvenimenti che stiamo vivendo. Ci sono altre volte che ci serve per riflettere meglio sulle situazioni che abbiamo davanti, e ci sono anche altre volte in cui dobbiamo veramente dare retta al nostro istinto. Come? Imparando a conoscere i momenti in cui possiamo farne uso. Molte soluzioni, quasi istantanee, vanno prese (appunto) d’istinto, senza ragionarci troppo, per non perdere l’istante favorevole. Quella istintiva è una forma di conoscenza troppo alta e troppo vasta per essere imprigionata nel momento presente e troppo profondamente immersa nella sfera spirituale per piegarsi a quella reale. Eppure, non è giusto applicare l’istinto alle cose immateriali come le idee, le religioni, la filosofia e così via. Infatti per istinto, in molti casi, siamo portati a ritenere assolutamente giuste le cose in cui crediamo. È logico. Ma stiamo parlando di un istinto basato soprattutto sulla nostra educazione. Ed è soprattutto in casi come questo che dovremmo trovare la forza di pensare: Quello che io credo è giusto. Ma esiste almeno una probabilità che anche quello che dice l’altra persona possa essere giusto. A quel punto, basta spostare l’angolo di osservazione, l’ottica con la quale si guardano certe cose e troveremo il modo di essere disponibili verso gli altri. Pronti ad accettare un confronto sereno e senza pregiudizi. Per farlo, è necessaria molta forza interiore. La strada, mi sembra chiaro, è sempre quella dell’abbandono dei nostri atteggiamenti egoistici, per aprirci alla comprensione del pensiero e degli atteggiamenti altrui. Questo non è affatto remissivismo, perché dobbiamo sempre essere pronti a difendere le nostre ragioni e le nostre idee, ma ci aiuta a vivere meglio e a definire più esattamente il senso della nostra vita. In questo senso, la partecipazione è importantissima. Ma torneremo parecchio sul concetto di partecipazione che è l’elemento base della convivenza in una comunità operativa. Per ora ci è sufficiente riconoscere quanto è valido l’imparare a considerare un po’ di più chi ci circonda, assumendo una visione più allargata del nostro esistere. Il senso della vita è nascosto in noi stessi, ma si riflette anche nella nostra comunità e quindi è legato alla comprensione, all’amicizia, alla disponibilità verso gli altri. Quando queste cose vengono a mancare per qualunque motivo, ecco che il mantello grigio dell’incomprensione e della falsità, ma anche della noia e dell’abbandono, torna ad avvolgerci. A quel punto non esistono soluzioni di lunga durata, ma solo piccole soddisfazioni materiali, che alla lunga deprimono solamente. 
Grandi uomini che hanno camminato su questo mondo ci hanno insegnato che solo una grande forza di volontà può riuscire a cambiare il destino degli uomini. Comunque, se talvolta ci sono riusciti (almeno in parte) questo è avvenuto attraverso la collaborazione di altri che si sono impegnati insieme con lui. Nessuno di noi può farlo da solo. In assenza di grandi personaggi, comunque, supplisce la comunità. La comunità può operare grandi cambiamenti, se è ben diretta. Qualsiasi cambiamento valido, quindi, potrà essere realizzato solo insieme gli altri. E a gradazioni diverse. Con alcune persone il dialogo potrà farsi più serrato, perché in esse potremo ritrovare una maggiore facilità di comprensione, certamente dovuta a tutti i motivi sopra accennati. Con altri potremo fare un discorso più sfumato e, forse, meno impegnativo. Tuttavia ugualmente costruttivo. 
Saremo noi stessi a insegnarci come, attraverso le esperienze che riusciremo ad acquisire.
Inevitabilmente, la conoscenza si trasforma in esperienza. L’esperienza crea quell’istinto di cui parlavo prima. Questo significa riconoscere quanto è importante conoscere le cose ed assimilare ogni conoscenza che riusciamo ad acquisire facendola diventare nostra. 
Oggi l’uomo si può permettere di leggere, imparare, conoscere, esplorare anche non muovendo un passo; ma ognuno di noi ha bisogno di confronti diretti, per progredire. Questo ci aiuta ad aumentare il nostro bagaglio di esperienze ed a vivere. È fondamentale imparare a parlare con altre persone che, magari, hanno interessi completamente diversi. E anche il rispetto per gli altri è fondamentale e va imparato. Innanzitutto dobbiamo comprendere che se gli altri appaiono, in qualche modo, complicati per noi; noi lo siamo per gli altri. Ecco, dovremmo adottare con gli altri lo stesso atteggiamento che noi vorremmo che fosse adottato con noi. Se pensiamo che chi ci sta di fronte fa qualche fatica a comprendere i nostri ragionamenti, ebbene, dobbiamo tentare di semplificarli. Se non facciamo così, possiamo ottenere solo due risultati. O la persona con la quale stiamo parlando si annoia, oppure non capisce per niente. In entrambi i casi, diventa inutile parlare. Se, invece, riusciamo a semplificare i nostri discorsi e a far comprendere quello che vogliamo affermare, facciamo un favore a chi ci ascolta, ma lo facciamo soprattutto a noi stessi. 
Tutto questo appare facile a dire ma, osservando quello che accade intorno a noi proprio in questi giorni, piuttosto difficile da mettere in pratica. Perché per agire così, è necessaria soprattutto molta buona fede. Non tutti ne fanno uso, anche se si tratta di Uomini tutt’altro che cretini. (?)
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Categorie: Avventura, Leo Valeriano, Valori

Pubblicato da admin il 8 Marzo 2013

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