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L’egoismo

L’egoismo
di  Leo Valeriano



La nostra società attuale si basa sull’egoismo. Anche se, ufficialmente, tutti ci proponiamo come altruisti, paladini della socialità, del volontariato gratuito, dell’amore per il prossimo. Tutto questo viene declamato ovunque: nei media, nella letteratura, nei proclami politici. Insomma, nelle astrazioni. Nella realtà, invece, trionfano i più egoisti. E, se ci riflettete bene, persino le religioni fanno leva sul sentimento dell’egoismo. È l’idea di salvazione, di sopravvivenza nell’eternità a dare linfa vitale alle religioni. Ma proviamo ad esaminare a fondo questa caratteristica della specie umana: l’egoismo, appunto. Come mi è già capitato di affermare, guardare all’umanità con una puntina di prevenzione, è un esercizio difficile. Spesso, doloroso. Purtroppo è necessario, se vogliamo realmente andare al fondo delle cose.
Per esempio, ci accade di parlare di egoismo, di falsità, di cupidigia, come se fossero caratteristiche che riguardano solo gli altri. Eppure dovremmo sapere, e quindi ammettere che almeno una minima parte di queste cose riguarda anche noi. L’egoismo, è noto, è quel sentimento che fa pensare prima a noi stessi rispetto agli altri. Visto da questo punto di vista è una cosa assolutamente normale. Magari andrebbe corretto con atti di generosità, ma è un difetto naturale. Per la falsità vale lo stesso discorso. Se uno sa che rivelare la propria idea politica, per esempio, lo può danneggiare, abitualmente non lo fa. Sto parlando della maggioranza delle persone, naturalmente, non dell’elite. Ed egoismo può anche avere lo stesso valore della cupidigia. Che poi significa semplicemente desiderare cose che ci piacciono. Se non andiamo a rubare, se non violentiamo nessuno per prendercele, il desiderio resta un semplice desiderio. Potrebbe persino diventare un incentivo per migliorare le nostre qualità. Lavorare di più, impegnarsi per ottenere dalla vita qualcosa che la vita non ci da naturalmente, non è affatto negativo. Inoltre, dobbiamo riconoscere che almeno qualche volta l’egoismo è persino utile. In minima parte, naturalmente. E, sempre a proposito dell’egoismo, dobbiamo ricordare che ogni individuo è un essere unico e dotato di capacità proprie e personalità propria. E che in ognuno esiste un sistema di autodifesa che spinge a mettere se sessi sempre al sicuro. Quindi è comprensibile che ogni essere umano sia portato a pensare di più a se stesso preoccupandosi meno degli altri.
Naturalmente, esistono in natura elementi di estrema generosità, come quelli che fa una madre per i propri figli, l’amico per l’amico, qualche individuo per la comunità, l’eroe per la Patria. Ovviamente, questi sono meravigliosi esempi di generosità, ma non riguardano la maggioranza delle persone. E ci sono casi di generosità che riguardano la ricerca della strada verso la propria evoluzione. E dovremmo fare anche una distinzione. Si può parlare di egoismo, quando ci si preoccupa “solamente” di se stessi. Se, per raggiungere uno scopo, danneggiamo realmente qualcuno. Non se cerchiamo di amare di più noi stessi, seguire le nostre passioni, i nostri talenti, i nostri desideri, se vogliamo costruire la nostra vita indipendentemente da quello che vorrebbero gli altri. E, a questo proposito, vorrei ricordare che nessuno può conoscere quale siano realmente le nostre potenzialità e verso cosa sono dirette. Nessuno, né madri, né padri, né amici, né insegnanti, solo noi lo possiamo sapere e solo noi siamo in grado di sentire dentro noi stessi quello che è giusto per noi e per la nostra vita. Per questo mi spingo ad affermare che, qualche volta, i consigli degli altri possono solo disorientarci e, magari, crearci insicurezze e paure purtroppo dannose per la nostra evoluzione, per la nostra crescita. Quindi, diventa importante sentire ciò che abbiamo dentro nel nostro profondo e seguirlo, ascoltare il nostro “io” per potere arrivare ad essere più realizzati e, quindi in definitiva, anche più gradevoli per chi ci sta vicino. Ma questo, non è egoismo. Quindi, lo ripeto, non bisogna lasciarsi condizionare totalmente dai voleri altrui, dalle idee che altri, magari in perfetta buona fede, riservano per noi. Ovviamente se ci danno un buon consiglio, ne dovremmo fare tesoro, ma sempre seguitando a seguire i nostri reali ideali. Continuando a camminare sulla nostra strada, a seguire le nostre scelte, ad ascoltare il nostro mondo interiore, quello che ci dice la nostra anima. Ecco, per qualcuno, anche questo può essere considerato egoismo. Ma, ammesso che lo sia, si tratta di un egoismo sano. Invece, quando parliamo dell’egoismo dannoso, facciamo riferimento a un sentimento che tiene conto solamente di se stessi, sempre, ed esclude tutti gli altri. E questo non solo negli aspetti economici. C’è poco da fare, l’egoismo impera e scivola come un’anguilla tra le pieghe di ogni relazione, in continua disputa con il suo antagonista: la generosità.
Ma non avviliamoci troppo: il concetto di egoismo è antico quanto la storia degli uomini. E ancora oggi, nonostante che il mondo occidentale, almeno a parole, lasci molto spazio a nozioni come solidarietà e beneficenza, l’egoismo mantiene una presenza assoluta. Fa parte del paesaggio generale e, in particolare, non esita a comparire appena entra in gioco qualche fatto legato all’economia o al potere. Entra in tutti i settori della vita e lo ritroviamo nella madre possessiva, nel maschio prevaricatore, nella ragazza troppo gelosa, passando per il manager arrivista, l’attricetta che vuole affermarsi, per terminare con coloro che per un pugno di soldi inquinano terra ed aria e perfino con il giocatore che non passa la palla ai compagni solo per emergere a livello personale e così via.
Ma non è semplice affermare che una persona che si comporta in questa maniera è sempre e sicuramente egoista. Potrebbe esserlo solo in certe circostanze. Se la persona generosa si nota con una certa facilità, quella egoista un po’ meno. Questo perché, probabilmente, siamo talmente abituati all’egoismo che non ci facciamo più nemmeno caso. Diamo per scontato che la gente debba pensare solo a se stessa e al massimo ai propri parenti e al proprio partner. Addirittura, e abbastanza spesso, il generoso rischia di essere preso per fesso. Lo sappiamo che, nella società di oggi, fare un favore disinteressato ad un’altra persona suona quasi stonato. Eppure non facciamo che parlare di solidarietà. Spesso, per nobilitarlo, l’egoismo viene anche chiamato individualismo. Praticamente è la stessa cosa, solo che la parola assume un valore diverso. Più nobile. Certamente più accettabile. Infatti, per individualismo si intende, in generale, un atteggiamento filosofico, politico o morale che enfatizza il valore dell’individuo rispetto a quello della comunità o della società. E se non è egoismo questo! Ma è un aspetto dell’egoismo che ci riesce più facile accettare. In genere, certi livelli dell’egoismo sono tollerati, se non completamente accettati. Se siamo con la macchina in panne, sul ciglio della strada, sappiamo benissimo che saranno pochissime le persone che si fermeranno per darci una mano. A meno che ad essere in panne non sia una bella ragazza. Mentre se siamo a fare una fila e abbiamo un problema reale ed impellente, non è difficile che ci sia qualcuno che ci fa passare avanti.
È indubbio che le cose andrebbero meglio se ci fosse meno egoismo, ma resta il fatto che l’egoismo è una caratteristica che ci riguarda un po’ tutti e che, tutto sommato, non è facile metterlo da parte. Innanzitutto perché l’egoismo funge anche come salvaguardia di se stessi e, in questi casi, si tratta di un egoismo non solo accettabile ma necessario. Poi anche perché molti altre caratteristiche umane portano il segno dell’egoismo. La gelosia, per esempio. Ma, se vogliamo, anche l’amore passionale. Però, se nell’amore è ammissibile anche una parte di egoismo, nel senso che vogliamo quella determinata persona tutta per noi, lo straripare di questo egoismo può anche far finire quello stesso amore a cui teniamo tanto. L’amore ha la capacità di durare, solo quando diminuisce in maniera notevole l’egoismo e a questo subentra l’altruismo, nei confronti del nostro partner. È un tipo di altruismo assolutamente necessario, se si vuole consolidare un rapporto. Sappiamo che, quando si inizia una conoscenza, che non è ancora amore ma può diventarlo, si è pronti ad accettare tutto. All’ inizio di una storia, si è disposti a qualunque bugia. “Se vuoi non fumo più, se vuoi mi vesto come vuoi tu, se vuoi cambio abitudini.” Ci fa piacere dirlo, perché vogliamo conquistare quella persona in qualsiasi modo. Poi, magari, ci si innamora veramente e si deve dimostrare come si è realmente. Ma anche l’altra persona si mostra come è. Spesso questo nuovo confronto è stridente e può stancare. Perché? Perché quel rapporto nasce sulla base di due egoismi. Egoismi che sarebbe bene accantonare per entrare in un modo di esistere più costruttivo, anche se più difficile da accettare. Quello dell’onestà, della comprensione, della stima, dell’accettazione dei difetti dell’altro. Se non si fa questo, l’amore presto si consuma. Soprattutto se non si ha avuto la pazienza di aspettare, si cerca la strada più breve: l’insofferenza e poi la rottura. Invece, per far durare un rapporto è necessario sempre lo stesso impegno e la stessa intensità dell’inizio. Bisogna superare gli egoismi, vivere ogni momento con la stessa passione, far sentire alla persona che ci sta vicino tutto il bene che c’è.
La morale ci dovrebbe insegnare che essere egoisti è sbagliato. Eppure la società in cui viviamo fa dell’egoismo il perno fondamentale dell’economia. La verità è che, come ho affermato prima, egoisti lo siamo un po’ tutti. Come già affermato, è nella natura dell’uomo pensare a se stesso. Solo che c’è chi lo fa meno, chi lo fa più frequentemente e chi lo fa sempre. E, inoltre, va detto che troppo spesso proprio quelli che accusano di egoismo gli altri, sono coloro che vorrebbero che noi fossimo e agissimo come fa più comodo a loro. L’idea secondo cui l’egoismo e l’amare eccessivamente sé  stessi limita la possibilità di amare gli altri non è nuova. Non essere egoista: è una delle frasi che ci accompagnano fin dall’infanzia. Chi non se lo è mai sentito dire? Ma cosa significa, in realtà, questa frase? Non essere egocentrico, sconsiderato, privo di interesse per gli altri perché tutto questo implica la volontà di fare ciò che si vuole, fregandosene di chiunque altro. Ma non significa anche “non amare te stesso”, “non essere te stesso”, ma semplicemente sottomettiti ad un qualcosa di più importante di te, il “dovere”. E di questo ho già parlato. Eppure la società in cui viviamo ci impone la dottrina opposta: cerca di trovare il massimo profitto, agisci secondo quello che tu ritieni più remunerativo, perché ciò facendo agirai anche nell’interesse degli altri. Questo non è vero, naturalmente, perché se uno pensa solo a se stesso (lo dice la frase stessa) non può pensare anche e contemporaneamente agli altri Questo risultato contraddittorio è dovuto alla confusione in cui si trova l’umanità, divisa fra molte dottrine che convivono insieme oggigiorno e che sono una l’opposto dell’altra.
Se volessimo fare un ragionamento serio, e io vorrei farlo, dovremmo innanzitutto ricordare che ogni individuo è un essere unico, dotato di talenti propri e personalità proprie. Anche se a volte succede che un certo tipo di educazione, di società, di falsa moralità tendono a conformare il singolo essere umano con tutti gli altri, sopprimendone i talenti individuali. Questo mi sembra persino innaturale. E allora va detto che un po’ di sano egoismo va assolutamente mantenuto. Valorizzare le proprie  qualità, non è egoismo. Volersi distinguere dagli altri, non è egoismo. Desiderare di primeggiare in qualche disciplina non è egoismo. La persona realmente egoista è colei che non ha il minimo interesse nei confronti degli altri, che vuole tutto per sé, che trova più piacere nel ricevere che nel dare e vede sé stesso come centro di tutto. È una persona che giudica cose e persone solo in base all’utilità che hanno per lei; una persona che è fondamentalmente incapace di amare. Perché amare, come ho detto significa altruismo. Ma se tutto questo è vero va ribadito con forza che l’egoismo è fortemente negativo se, per soddisfare noi stessi, danneggiamo realmente qualcuno.
Voglio ripeterlo: non siamo egoisti se cerchiamo di volere bene a noi stessi, seguendo le nostre passioni, i nostri talenti, i nostri desideri, la via della nostra vita, indipendentemente da quello che pensano gli altri. Tutto questo non ci impedisce di amare e di essere generosi. E, parlando di amore, mi sembra ovvio che amare una persona, non significa rinunciare totalmente alle proprie aspirazioni, ai propri desideri, ai propri sogni. Significa semplicemente accettare anche le aspirazioni, i desideri e i sogni dell’altra persona. Insomma, le coppie si fanno in due. O non si fanno.
L’egoista non è necessariamente un cattivo. È uno che ha paura e cerca di reagire pensando in primo luogo a sé stesso. Si concede a tutti e a nessuno, perché pochi lo conoscono realmente. E, per lui, va bene così perché chi lo conosce sa anche come ferirlo. Non rinuncia a vivere con gli altri. Possiede un esasperato istinto della sopravvivenza. E allora sceglie il momento in cui vuole ritagliare fuori di sé il resto delle cose. È un individuo che sa bene quando può farcela a sopportare i colpi  della vita e,  questo in positivo e in negativo, quando essere cinico. L’egoista non ha a cuore il bene della “società umana”: ne usufruisce. Ma l’egoismo non paga mai. Nessun egoista vive bene in fondo. La generosità, invece, è estremamente generosa. Questa è una cosa che vi posso assicurare e che fa parte delle mie esperienze. E poi, chi è generoso si può permettere il lusso della verità. L’egoista, necessariamente, vive solo di bugie.
Ecco, miei giovani amici, sto semplicemente cercando di stabilire, insieme a voi, cosa dobbiamo aspettarci dalla maggioranza del genere umano. E questo discorso vale anche per altre cose come la viltà, la paura, l’odio e così via. Tutti, in minima parte soffrono di queste cose, ed è persino logico se ci riflettiamo bene. Se riconosciamo questi evidenti difetti umani, riconosciamo anche i limiti della nostra umanità e di quella degli altri. Questo ci permette non solo di comprendere ma anche di stare in guardia quanto è necessario. E, conoscendo questi difetti abituali, come crescere, migliorare, dare un senso reale alla nostra vita. Anche per non prendere troppe fregature.
Per comprendere meglio certi atteggiamenti e per valutarli, comunque, bisogna conoscere le situazioni in cui le persone si muovono. Ovvero gli ambienti sociali, le possibilità che questi possono offrire, le individualità che ne fanno parte, che ci vivono, che ci lavorano. E naturalmente bisogna ricordarsi sempre, e lo ripeterò fino alla nausea, che non siamo tutti uguali. Anche se, talvolta, possiamo essere abbastanza simili. Stesse abitudini, stessa civiltà, stessa religione, stessa cucina, stessa tradizione, possono renderci più simili. Mai uguali. E, ovviamente, ci sentiremo maggiormente diversi da coloro che hanno culture, tradizioni, religioni differenti. Possiamo avvicinarsi a quella parte di umanità che sentiamo più distante solo con la conoscenza. Imparando a conoscere la vita, le abitudini, i perché, il modo di pensare  di quella che consideriamo “altra gente”, ci aiuta a capirla. Non sto dicendo niente di eccezionale, lo so. Sto facendo un discorso semplice per evitare di accantonare considerazioni elementari che, comunque, è bene tenere presenti prima di affrontare discorsi più rilevanti. E so che questo è necessario. Solo conoscendo di più gli altri possiamo sperare di arrivare a un mondo meno litigioso. Non dico che dobbiamo diventare tutti fratelli, perché so che non è possibile. Sarei un ipocrita se dicessi questo. Ma se non proprio fratelli, si può diventare almeno cugini!
E poi, la conoscenza è cultura. Un uomo saggio diceva: La pace è nelle mani degli uomini. Ma degli uomini che conoscono le cose perché se non hai cultura non hai niente. La cultura, intendiamoci, non è solo quella che si apprende a scuola. Anzi. Forse, la vera cultura nasce dalla vita stessa, dalle tradizioni, dal ragionamento, dal confronto. A tutti piacerebbe arrivare a situazioni ideali, ma purtroppo irrealizzabili, in cui tutti sono buoni, si vogliono bene e perseguono una giustizia sociale astratta e livellatrice. Forse sarebbe bello, ma è assolutamente irrealizzabile. Anche perché e per fortuna siamo uomini e non formiche. E poi, detto tra di noi, sarebbe una rottura di scatole terribile. Immaginatevelo solo: dover fare tutti i giorni la stessa cosa, con le stesse persone, nella stessa maniera, senza un brivido di emozione o di sentimento. Le formiche lo fanno, noi no.
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Categorie: Egoismo, Leo Valeriano, Valori

Pubblicato da admin il 25 Marzo 2013

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