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‘viva la nazione!’

‘viva la nazione!’
di Mario M. Merlino
 
Ho scritto su Ereticamente di Kolberg, città della Pomerania occidentale sul mar Baltico. Durante la guerra franco-prussiana del 1807,  la popolazione guidata dal borgomastro Joachim Nettelbeck, pur priva dell’esercito regolare, seppe resistere all’assedio dei soldati francesi. Ad essa si ispirarono gli ufficiali prussiani, fra cui il von Clausewitz, per ottenere dal sovrano la proclamazione dell’editto del 21 aprile 1913 sulla costituzione della milizia territoriale, il Landsturm. Decreto che invitava gli uomini e le donne di Prussia a cacciare dalla propria terra l’invasore. Insieme alla ribellione della Spagna del 1808, ‘ulcera purulenta’ come ebbe a definirla Napoleone. Una rivolta di popolo, di inaudita ferocia da entrambe le parti, con episodi di eroismo assoluto. Villaggi bruciati imboscate fucilazioni di massa dragoni scuoiati e la pelle appesa alle porte. Come era avvenuto in Vandea nel 1793 tra i giacobini e gli abitanti di quella regione affacciata sull’Atlantico e protetta da foreste e corsi d’acqua. Nell’occasione Napoleone si rifiutò di partecipare alla repressione. Qui, al contrario, volle estirpare ogni forma di rivolta, riempiendo d’insulti il popolo in armi imponendo l’uso indiscriminato della rappresaglia lasciando che se ne facesse strage. Come davanti le mura della città di Saragozza e, poi, casa per casa, dal giugno del 1808 al gennaio dell’anno successivo. ‘Guerra y cuchillo’ (guerra e coltello) fu la risposta alla richiesta di resa e la giovane Augustina Donenech ne divenne il simbolo eroico, mettendosi a sparare con il cannone dopo aver visto gli artiglieri caduti sotto il piombo francese…

Il 20 settembre 1792 il duca di Brunswick, a capo dell’esercito prussiano, su sollecitazione del re Federico Guglielmo, muove all’attacco delle truppe francesi sulle alture di Valmy. La battaglia si apre con un violento e prolungato fuoco d’artiglieria da ambo le parti. Alle ore 13 la fanteria prussiana, maestosa e impeccabile nella formazione di combattimento, muove all’attacco. Rullano i tamburi segnando il passo di marcia le file allineate mantengono la distanza regolamentare e le baionette dei soldati innestate e sguainate le sciabole degli ufficiali lampeggiano alla luce del mattino. Di fronte, dalle linee francesi, dove militano soldati raccogliticci, si leva il grido di ‘viva la nazione!’ mentre risuonano le note del ‘ça ira’. Le truppe prussiane distano seicento metri quando arriva loro l’ordine di ripiegare. Ancora tuona il cannone, ma la battaglia può considerarsi terminata, poco più di una scaramuccia. Eppure il poeta Goethe, presente tra i prussiani, ne intuisce subito l’importanza, il significato rivoluzionario: ‘Oggi qui è cominciata l’alba della nuova storia’ ( sfoglio il libro in due volumi del gen. Arturo Vacca Maggiolini Da Valmy a Waterloo, collana di Storia dell’arte militare moderna, anno 1939, che ho ereditato da mio padre e a cui devo l’amore per la storia in conversazioni a tavola fin da quando le mie sorelle ed io eravamo bambini e proseguite, ormai ultimo suo atto, in una corsia dell’ospedale di Riccione).
Che cosa aveva intuito il genio della poesia tedesca (anche se, per coinvolgimento, prediligo il folle e disperato Hoelderlin nella rilettura di Martin Heidegger)? Beh, non essendo un esegeta di poesia, mi attengo a un personale percorso, ove ‘personale’ non pretende equivalere a un’intuizione unica e geniale, sebbene la mia natura vorrebbe trasbordare oltre ogni limite di decenza. Più semplicemente, anche tramite la riflessione del giurista Carl Schmitt. Un esercito di popolo, premessa della leva di massa, batte in campo aperto quello che veniva considerato militarmente il più efficiente ed organizzato. E ciò comporta un radicale cambio di prospettiva. Prima della rivoluzione dell’’89 i soldati combattevano per il sovrano e il nemico (l’hostis’) era colui che, in nome di un altro sovrano indossava una divisa di diverso colore. Sovente, su fronti opposti, fratelli amici paesani al soldo del re o venduti per necessità dai piccoli stati formatisi dopo la Guerra dei Trenta Anni in una Germania devastata e impoverita. Non si richiedeva loro motivazione alcuna, non ne avevano alcuna. Basti pensare che, nella battaglia di Saratoga (1777) durante la guerra d’indipendenza americana, furono fatti prigionieri oltre cinquemila soldati inglesi che, di fatto, erano contadini del ducato d’Hannover. Liberati sulla parola, non tornarono mai indietro e divennero contadini americani.
Kolberg la guerriglia spagnola il Landsturm la Vandea sono segnali di come i conflitti generino le oscure e telluriche forze del ‘nichilismo europeo’ si facciano ispiratori e accelerino l’emergere di emozioni sentimenti giustificazioni compiacimenti e, soprattutto, la convinzione che ‘le guerre della libertà si fanno con odio’, come affermava Louis Saint-Just, fra le figure più rappresentative del giacobinismo. Spazzare via annientare fare terra bruciata diventano operazioni chirurgiche, necessità terapeutiche contro l’infezione la cancrena il male (sempre più definito ‘assoluto’!). La netta demarcazione tra il militare e il civile si sfuma si confonde cede nel magma totalizzante del nemico. Tutti figure degeneri incarnanti l’Impero del male… se avanzano, verranno a devastare a stuprare a razziare a compiere reali o presunte nefandezze (ricordate come si gridava e si inorridiva verso i soldati tedeschi che, all’inizio della Grande guerra, tagliavano le mani ai bambini belgi con la vanga per scavare le trincee?). Se s’invade il loro territorio tutto è concesso lecito giustificato esaltato (Napoleone all’Armata delle Alpi promette la ricchezza delle terre italiane e il generale francese Juin alle truppe marocchine di fare della Ciociaria bottino)… La propaganda e la menzogna nascono sorelle gemelle e i templi degli dei del vinto saranno abbattuti, indifferenti all’ammonimento del tragico Eschilo…
Martedì mattina, alla scuola di fanteria di Cesano, località nei pressi di Roma, sono stato invitato a tenere una conferenza all’interno del convegno dal titolo ‘Carattere di una guerra’ (il riferimento è alla Seconda Guerra Mondiale). Quanto scritto fino ad ora potrebbe rappresentare la premessa al tema che vorrei affrontare sulla nobiltà della scelta, qualunque essa sia, ma anche come non tutte le scelte vengono poi riconosciute tali per la demonizzazione l’ottenebramento la falsificazione del vincitore sul vinto, il quale abbisogna di darsi comunque e nonostante tutto una ragione rispetto alla bruta legge dell’oro dell’acciaio della forza. Allora considerate, voi che attendete con ansia e bava alla bocca queste mie perle di saggezza e sapere (sarà, poi, proprio così?), che vi sarà un seguito…
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Categorie: Francia, Germania, Guerra, Merlino, Nazione, Storia, Valori

Pubblicato da Mario Michele Merlino il 15 Febbraio 2013

Mario Michele Merlino

Nato a Roma 2 giorni prima dell'entrata degli alleati, quindi 'obbligato' per fedeltà ad appartenere ad altra Repubblica. Prima con la spranga sui denti (altrui) poi con la penna irriverente sbruffone parolaio, cioè 'geniale'... con poche idee e tante emozioni in attesa di sapere cosa farà da grande...

Commenti

  1. Ansia e bava alla bocca per le tue perle di saggezza? Decisamente direi di no, ma, sicuramente, curiosità e voglia di leggere i tuoi scritti la provochi! Alla prossima, quindi.

Rispondi a stefno1

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