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Libero pensiero o pensiero libero?

Libero pensiero o pensiero libero?

di Fabio Calabrese

Quella che vi trascrivo è la copia di una lettera da me inviata il 22 novembre scorso a Giuliano B., referente triestino del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale).
“Caro Giuliano:
La mia personale idea è che al riguardo il CICAP sta sbagliando tutto. Ti ringrazio di avermi posto la questione, così ti posso chiarire il mio punto di vista. Per prima cosa, dire o anche solo pensare “Abbiamo vinto la battaglia contro il paranormale, passiamo ad altro, passiamo al complottismo” è un’autentica sciocchezza. In una società profondamente incolta dal punto di vista scientifico-razionale, il paranormale è un’idra dalle mille teste che ne tagli una e ne rispuntano due o tre. Forse che la gente ha smesso di credere ai maghi, ai ciarlatani, agli oroscopi, al miracolo di San Gennaro, a quelli di Padre Pio? Scusa, ma non mi sembra proprio.
Secondo punto: il CICAP dovrebbe, io penso, combattere le varie forme di irrazionalità e di diseducazione. Su ciò che un’opzione o l’altra rientrano nel campo del razionale o dell’ammissibile, dovrebbe evitare di pronunciarsi, altrimenti si fa ideologia. Ti faccio un esempio. Io personalmente non credo al paranormale e all’astrologia, e nemmeno ai miracoli cattolici, che contrastano con leggi fisiche riconosciute che hanno dimostrato la loro validità da secoli. Non credo nemmeno agli UFO. Dato che mi occupo di fantascienza da decenni, sull’argomento credo di essere ferrato, e so che le distanze interstellari e l’insuperabilità della velocità della luce rendono un contatto con intelligenze extraterrestri estremamente improbabile, e sicuramente la marea di segnalazioni che riceviamo quasi quotidianamente da ufologi e contattisti non possono essere che fumo. Sulle civiltà misteriose però sono più possibilista; non ominidi scimmieschi, ma homo sapiens, la nostra specie, esiste da qualcosa come 100.000 anni: la storia registrata ne comprende gli ultimi 5.000, un ventesimo della nostra storia complessiva. Sarebbe presuntuoso affermare con sicurezza che nei 19/20 che restano nell’ombra non possano essere sorti e scomparsi cicli di civiltà diversi da quelli che conosciamo. In fondo, cosa pensi che resterà di noi, diciamo fra 10.000 anni? Un’affermazione dogmatica in un senso o in un altro mi pare pura e semplice ideologia.
Per il complottismo mi sembra valga la stessa cosa. Se noi credessimo che la politica non ha lati oscuri, che i politici fanno sempre quello che dicono, che non vi sono cospirazioni e accordi sottobanco e dietro le quinte, che poteri che sfuggono al cittadino e agiscono per interessi differenti dal bene comune non siano mai all’opera, questa si che sarebbe una credenza del tutto folle e irrazionale, peggio degli oroscopi e del sangue di san Gennaro!
Non nascondiamoci dietro un dito, mi pare di capire, e forse mi posso sbagliare, ma politicamente almeno i sostenitori del CICAP che conosco sono su posizioni filo-americane e filo-sioniste, tipo Pannella et similia che IO NON POSSO CONDIVIDERE. Ai cani piace avere un padrone, ma io non mi ritengo un cane, ma – fino a prova contraria – un essere umano. Credo che “il complotto” al quale allude questa campagna CICAPpina riguardi in particolare la convinzione che gli attentati dell’11 settembre 2001 siano stati orchestrati dalla CIA per motivi propagandistici, perché dopo la sparizione dell’Unione Sovietica c’era il bisogno di creare un nuovo nemico allo scopo di continuare a mascherare da alleanza difensiva il sistema di dominio americano sull’Europa e il resto del mondo. Ora sappi che questa versione a me sembra assolutamente plausibile, e questo mi mette, suppongo, proprio tra le fila di quei complottisti che oggi il CICAP intende combattere.
Da quando esistono, gli Stati Uniti hanno condotto una politica che – sotto ogni riguardo – non si può definire altro che criminale. Qualcosa come cinque milioni di nativi americani massacrati nel corso del XIX secolo, quattro milioni di vittime civili dei bombardamenti terroristici condotti durante la seconda guerra mondiale nella sola Europa, due bombardamenti nucleari sul Giappone CHE AVEVA GIA’ CHIESTO LA RESA. Oltre a ciò, però occorre dire che la politica americana è sempre stata caratterizzata da scarsissimo rispetto anche della vita dei propri cittadini. Un esempio molto chiaro è rappresentato dalla vicenda di Pearl Harbor. Che le autorità statunitensi fossero perfettamente informate dell’imminenza dell’attacco giapponese, ormai è cosa nota. Misero in salvo le portaerei, e lasciarono le obsolete corazzate e i loro equipaggi a fare da bersagli, poiché servivano loro un po’ di morti ammazzati per creare nel Paese lo spirito bellicista che rispondeva ai loro piani. Sessant’anni dopo, il governo USA è stato condannato a risarcire i discendenti dei marinai uccisi. Le somiglianze fra il caso di Pearl Harbor e quello delle Twin Towers è piuttosto evidente e rivelano lo stesso modus operandi. Le operazioni di “false flags”, cioè di operazioni condotte sotto mentite spoglie per attribuire la responsabilità ad altri, fanno parte della tradizione della CIA. Esaminando con attenzione i filmati dell’11 settembre si vede bene che le Twin Towers sono cadute su loro stesse verticalmente senza seminare macerie tutt’attorno, esattamente come avviene per le demolizioni mediante esplosioni controllate. Successivamente, tra i resti degli edifici sono state trovate tracce di termite, un esplosivo usato proprio a questo scopo. Aggiungo che il giornalista Maurizio Blondet ha svolto un’inchiesta che ha messo in luce proprio questi elementi, e poi ha messo in rete con il titolo “Auto-attentato in USA”. In conseguenza di ciò, è stato licenziato dall’ “Avvenire” dove lavorava. Ora, mi sembra, non si cerca di tappare la bocca a chi formula ipotesi fantasiose, ma a chi rivela verità scomode.
Sappiamo che nessuno di noi è membro effettivo del CICAP, quindi non si può parlare di dimissioni, ma se vuoi dare a questa mia il significato di una dichiarazione di dissociazione dal CICAP, fai pure.
Saluti.
Fabio Calabrese”.
Io ho sempre pensato che esista una sostanziale organicità fra il mio impegno politico e l’impegno educativo-culturale anche come insegnante, ma soprattutto come UOMO LIBERO contro le varie forme di pensiero irrazionale e superstizioso che dominano la nostra società. In ultima analisi, che cos’è la fede democratica che si cerca di istillarci surrettiziamente in mille modi, se non una forma di pensiero irrazionale e superstizioso tesa a farci accettare supinamente e come una cosa “naturale” il dominio che i vincitori ci hanno imposto in conseguenza della sconfitta nella seconda guerra mondiale?
Anni fa, in un articolo comparso su “Ciaoeuropa” di Antonino Amato e più tardi ripubblicato sul sito del Centro Studi La Runa, “Il fascismo secondo Indiana Jones”, mi ero dedicato a esaminare gli aspetti stregoneschi e superstiziosi dell’antifascismo. Il cinema hollywoodiano in questi decenni ha cercato di darci una lettura del nazionalsocialismo in chiave satanista (per esso, altri fascismi non sembrano essere mai esistiti), e questo non tanto in riferimento a correnti esoteriche che nel fascismo sono effettivamente esistite (e che nel nazionalsocialismo erano rappresentate soprattutto dagli interessi di Heinrich Himmler in questo campo, che però erano lontani dall’essere condivisi da altri gerarchi nazisti), un discorso che sarà bene riprendere in altra sede, ma proprio come impostazione generale: il fascismo/nazismo riconoscerebbe il “bene” rappresentato dai principi abramitico-democratici e lo negherebbe per una sorta di perversità morale nello stesso tempo in cui cercherebbe di impadronirsi del suo potere.
Il punto centrale di questa aberrante concezione, è che democrazia e antifascismo non sono in grado di andare una spanna oltre la mentalità abramitica. Se non facessero parte di un preciso programma di condizionamento e indottrinamento della gente, i “nazisti” di Steven Spielberg che cercano di impadronirsi dell’Arca dell’Alleanza ebraica per metterla alla testa della marcia delle legioni del terzo Reich, dovrebbero far scompisciare dalle risate.
Volendoci raccontare qualcosa (di totalmente inventato) sul nazismo, Spielberg ci ha detto molto sulla democrazia, “sistema di pensiero” “magico”, ma sarebbe meglio dire superstizioso e stregonesco che ha ben pochi punti di contatto con la realtà.
Spielberg non è, naturalmente, un caso isolato: la stessa idea della perversità del nazismo si trova ad esempio in “La notte dei generali” di Anatole Litvak, dove vediamo un alto ufficiale allontanare i soldati che sorvegliano una mostra di “arte degenerata” per dedicarsi alla contemplazione estasiata dei “capolavori” lì collezionati. Quel che vale in campo etico vale pure in campo estetico, si suppone che costoro riconoscano “il bello” della cui contemplazione vogliono privare le moltitudini. Il presupposto è che come c’è un’unica etica, quella abramitica, il criterio estetico è altrettanto unico, quello della moderna democrazia che mette gli scarabocchi dei vari Mirò, Kandinskij, Mondrian, Picasso, per non parlare di Burri, Fontana, Basquiat, sullo stesso piano dei grandi capolavori artistici del passato.
Quello che si evince per questa via è appunto il “pensiero unico” che appunto vogliono inculcarci a tutti i costi assieme alla convinzione che sia l’unico possibile (anche perché qualsiasi confronto con un “pensiero altro” lo distruggerebbe immediatamente). Questo vale in innumerevoli campi; pensiamo ad esempio alla pseudo-scienza economica che cerca di mascherare come una sorta di calamità naturale, quasi si trattasse di un uragano o di un terremoto la crisi che stiamo vivendo, che è invece l’attuazione di un ben architettato piano per spogliare i popoli delle loro ricchezze a beneficio del grande capitale finanziario che sta dietro istituzioni come la BCE o il FMI o le agenzie di rating.
Gli esempi che dimostrano come l’antifascismo abbia una natura irrazionale, stregonesca, superstiziosa non sono pochi. Un esempio che citavo in “Indiana Jones”: lo scrittore tedesco Gunther Grass ha dovuto nascondere per decenni di aver militato diciannovenne negli ultimi mesi del conflitto mondiale in un battaglione carri delle Waffen SS, perché se la cosa si fosse risaputa, con ogni probabilità avrebbe messo immediatamente fine alla sua carriera letteraria.
Le Waffen SS erano una normale forza combattente, non avevano nulla a che fare con i lager e, dopo il fallito attentato di von Stauffenberg e la fallita Operazione Valchiria di fatto hanno finito per rappresentare pressoché la generalità delle forze armate tedesche. Tutto questo lo sappiamo noi, ma sicuramente lo sanno anche i possibili detrattori di Grass, che in ogni caso non l’avrebbero potuto sospettare di complicità con l’olocausto o simili. E allora perché un uomo è stato costretto per decenni a nascondere l’azione più onorevole che un uomo possa fare, aver preso le armi in difesa della sua patria? Perché aveva indossato una divisa con le stesse rune dei guardiani dei lager, di cui peraltro nulla sapeva. E’ il POTERE MAGICO del simbolo di cui gli antifascisti dimostrano di avere orrore.
Un caso analogo riguarda l’Italia: noi sappiamo che all’indomani dell’8 settembre 1943, la gran parte dei piloti della nostra aeronautica transitò nelle file della RSI, non perché l’aeronautica fosse un’arma fascista, ma perché i bombardamenti dei quadrimotori alleati, “cobelligeranti” o no che fossimo, continuavano a radere al suolo le nostre città e ad ammazzare la nostra gente. Dopo la guerra, i reparti che avevano militato nell’Aeronautica Repubblicana sono stati puniti declassandoli a reparti di artiglieria contraerea, ma poiché nessun combattente della RSI ha fatto parte delle forze armate postbelliche, a essere punite, concretamente, sono state LE INSEGNE, I SIMBOLI di questi reparti operazione, come ben si capisce, “magica”, simbolica e stregonesca.
Se c’è  una cosa di cui gli antifascisti sono proprio sprovvisti, è il senso del ridicolo. Ultimamente in Austria si è arrivati a mettere fuori legge i tradizionali bottoni rivestiti da striscette di cuoio dei loden, perché il disegno formato dall’incrocio di queste striscette potrebbe ricordare la svastica. Che significato ha ciò? Chiaramente nessuno è mai diventato nazista per il fatto di indossare un loden. E’ IL SIMBOLO IN SE’ che fa paura, una repulsione affatto analoga a quella che hanno per il gatto nero i superstiziosi RICONOSCIUTI COME TALI.
La “democrazia antifascista” si dimostra una miniera di nuovi atteggiamenti superstiziosi, di tabù, di irrazionalità, e questo ci dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che atteggiamenti irrazionali e superstiziosi sono largamente diffusi nella nostra cultura, e non rappresentano affatto un residuo di epoche passate destinato inevitabilmente a sparire. Ma come?, si chiederà qualcuno, nella nostra cultura, nella nostra epoca mediatica nella quale le informazioni circolano con una larghezza sovrabbondante? Un dubbio che sarebbe fondato se il sensazionalismo non prevalesse in maniera schiacciante sulla correttezza dell’informazione. L’interesse del sistema mediatico non è quello di informare, né tanto meno di educare, ma di “vendere”: copie (di libri o riviste), audience, spazi pubblicitari, banner, a seconda del mezzo che prendiamo in considerazione.
L’Italia ha in campo scientifico una tradizione eminente, è il Paese di Leonardo, di Galileo, di Marconi, di Fermi, ma si tratta di una tradizione limitata alle élite intellettuali: essa può trarci in inganno e non farci comprendere quanto sia diffusa e crassa l’ignoranza delle masse (non solo popolari, anzi, l’ignoranza dei rudimenti di una cultura scientifica è del pari diffusa fra le classi alte e persino fra la classe politica, la casta che rispecchia tutti i difetti, ma stranamente neppure uno dei pregi che pure questa nazione ha).
Il marxismo, che ha dominato e in parte domina ancora la cultura italiana dal 1945, (e l’Italia ha avuto il discutibile onore di ospitare il più forte partito comunista del mondo al di fuori del bicefalo impero sovietico-cinese) è stato un potente promotore di irrazionalità. Occorreva impedire la consapevolezza di qualcosa di assolutamente ovvio, che il “paradiso dei lavoratori” dei Paesi del “socialismo realizzato” non era altro che un conglomerato di mostruose tirannidi dove i diritti umani erano sistematicamente negati (e non è che là dove il comunismo è rimasto al potere: Cina, Cuba, Corea del nord, oggi la situazione sia differente da allora).
Per allontanare questa consapevolezza (del resto sempre presente sottotraccia, e non è proprio possibile non ricordare la bellissima scena de “Il compagno don Camillo” dove Peppone febbricitante cerca disperatamente di salire sulla scaletta dell’aereo che riporta i suoi compagni in Italia pur di non rimanere affidato alle cure dei “compagni” sovietici) si è dovuto fare ricorso a tutto l’armamentario para-religioso di un pensiero pseudo-messianico.
Abbiamo a che fare con quella che lo psicologo Leon Festinger definisce “dissonanza cognitiva” per cercare di ridurre la quale occorre alterare tutto il quadro delle conoscenze e dei punti di vista di una persona. La “scienza” sottintesa al “socialismo scientifico” marxista non è che scientismo ottocentesco malamente mixato con una dialettica hegeliana deliberatamente fraintesa. Il reale sviluppo delle scienze quanto meno dalla metà del XX secolo, non può che falciare l’erba sotto i piedi al marxismo, a cominciare dal suo facile progressismo: l’idea di uno sviluppo illimitato all’interno di un sistema con precisi limiti e risorse limitate quale è il nostro mondo, è una semplice stupidaggine; per passare poi alla sempre meglio riconosciuta importanza della genetica che smentisce l’idea marxista dell’onnipotenza dell’ambiente nella prospettiva di una totale manipolabilità dell’essere umano per dare corpo ai suoi sogni utopici.
Il più forte assalto ideologico al mondo non comunista, i “compagni” l’hanno sviluppato nel periodo della cosiddetta contestazione, e da un certo punto di vista è stata la più imponente controffensiva dell’ignoranza e dell’irrazionalità: di pari passo all’offensiva prettamente politica, è proceduta quella contro la “scienza borghese e tecnocratica” considerata ideologia cioè, nel gergo marxista, mistificazione imposta dalle classi dominanti, di pari passo con la riscoperta di quel guazzabuglio di antiche superstizioni tipiche del movimento hippy, dei “figli dei fiori”, nota come “new age”, magari col soprammercato del consumo di allucinogeni presentato come un modo per “espandere la coscienza”, tanto per assestare un altro colpo alla traballante razionalità.
Come ciliegina sulla torta, è arrivata l’epistemologia anarchica di Paul Feyerabend ricalcata sui discutibili esiti dell’antropologia culturale di Claude Levi Strauss: in pratica l’assoluta equivalenza del pensiero europeo occidentale con l’ultimo balbettio superstizioso dell’ultima tribù di selvaggi, in un clima di piena e democratica equivalenza culturale, il che significa buttare nel sanitario e tirare lo sciacquone non solo su tre secoli di ricerca scientifica, ma su due millenni e mezzo di pensiero razionale, da Platone e Aristotele in poi.
Come la contestazione politica che altrove è stata una stagione, da noi è durata un decennio o un ventennio se consideriamo la “coda” terroristica, così anche questa “controffensiva culturale” ha lasciato in Italia un segno più profondo che altrove. Si pensi al referendum sul nucleare del 1987. A chi non era intossicato dal veleno propagandistico era chiaro che i suoi esiti non avrebbero diminuito ma, come è successo, aumentato i rischi connessi con il nucleare oltre ad aggravare la nostra “bolletta energetica”, che avremmo dovuto acquistare, come è infatti successo, energia elettrica prodotta dai nostri vicini con centrali nucleari poste sui nostri confini, e sui cui standard di sicurezza non avremmo avuto alcuna voce in capitolo, ma il vero scopo di quel referendum non era quello di metterci al riparo dai rischi del nucleare, ma quello di lanciare anche in Italia il movimento “verde” nonché di permettere alla sinistra di sorpassare elettoralmente la DC e i suoi alleati.
Le norme risultanti dalle modifiche da esso introdotte contengono cose che in altri tempi sarebbero state considerate inaccettabili, come il divieto di svolgere ricerche: IL RIFIUTO DELLA CONOSCENZA nel Paese di Leonardo, Galileo, Marconi e Fermi, grazie a una ben calcolata demagogia tendente a confondere la scienza con gli aspetti peggiori delle sue applicazioni tecnologiche; ma in ultima analisi, questa è la logica della democrazia dove ha ragione chi riesce a gridare più forte.
Dal ’68 a oggi, anche in conseguenza dei danni prodotti dalla contestazione al nostro sistema scolastico, in Italia è scomparsa l’innovazione tecnologica indispensabile a una moderna nazione a economia industriale per rimanere competitiva, e oggi in conseguenza di ciò rischiamo di pagare un prezzo altissimo, perché nelle produzioni a bassa tecnologia non possiamo sostenere la sfida del Terzo Mondo dove i costi della manodopera sono irrisori. Forse gioverà anche ricordare il nome di una delle persone che hanno contribuito di più a incamminare l’Italia verso il sottosviluppo: Carlo De Benedetti, l’uomo che ha distrutto un’industria all’avanguardia come l’Olivetti e che, guarda caso, è anche il grande sponsor della sinistra radical-chic. 
Prima di tutto come docente che si considera un educatore, mi è sembrato giusto interessarmi alle attività del CICAP, contrastare in qualche modo l’irrazionale, l’occulto, l’ignoranza scientifica così diffusi e amplificati dal sensazionalismo della macchina mediatica, i ciarlatani che speculano sulla credulità popolare.
Che persone affette da una malattia che non lascia speranze come un tumore, si rivolgano a un ciarlatano, a un pranoterapeuta o simili, che genitori che hanno perso un figlio si rivolgano a un medium nell’illusione di poter stabilire un contatto con chi non c’è più, non è condannabile, è comprensibile. Quelli che vanno invece condannati senza appello, sono gli imbroglioni che speculano sul dolore della gente e lo trasformano in denaro sonante.
  Da questo punto di vista, l’opera di corretta informazione svolta dal CICAP rimane meritoria, ma altri aspetti di questa associazione mi si sono rivelati presto una delusione cocente. Innanzi tutto, non si può fingere che questa associazione non sia NEI FATTI politicamente schierata: anticlericalismo (e questo mi può anche stare, mi sta bene), filo-americanismo, filo-sionismo, ed entrambe queste due cose le ritengo assolutamente inaccettabili. La cosa che ho trovato più sorprendente e sgradevole, è il fatto che quell’atteggiamento critico che i CICAPpini dimostrano di possedere quando si tratta di studiare un presunto fenomeno paranormale, si obnubila del tutto quando si tratta di rendersi conto che in Medio Oriente viene portato avanti dall’entità sionista un genocidio al rallentatore del popolo arabo palestinese, che i diritti umani sono violati e calpestati a un livello paragonabile a quello della Cina dei laogai. A prescindere dal fatto che l’entità sionista non potrebbe neppure esistere senza il costante appoggio statunitense, tutti gli atlantisti e filo-americani pongono il medesimo dubbio: a costoro piace avere dei padroni, ma sono uomini o cani?
Sono più o meno le posizioni del Partito Radicale che, non a caso è, per quel che ne so, il più “gettonato” politicamente dai CICAPpini, un partito che, si può dire, continua da noi l’ormai esangue e asfittica tradizione del “libero pensiero” ottocentesco.
Da ciò ho appreso una lezione importante: “libero pensiero” non significa affatto pensiero libero. Esiste un dogmatismo, una “corrente”, una “Chiesa” “libera pensatrice” i cui adepti non sono per nulla intellettualmente più liberi dei membri di altre confessioni.
Nonostante tutto, ho sostenuto il CICAP triestino pur sapendo di andare incontro a un litigio tutte le volte che si parlava di temi politici, perché di questa associazione mi sembravano/sembrano importanti le posizioni sia contro la ciarlataneria “paranormale” sia contro l’ingerenza clericale che rimane pesante nella società italiana, ma con questa ultima “svolta” anti- “complottismo” la misura è veramente colma. Pensateci bene: cosa vi sembra più irrazionale o irragionevole? Pensare che la politica celi spesso finalità e interessi inconfessati e inconfessabili, o ritenere che tutto sia lineare e trasparente, che essa si limiti al “teatrino” mediatico che ci viene scodellato quotidianamente?
Io penso che la mia risposta a Giuliano B. esponga il mio punto di vista con sufficiente chiarezza, ma naturalmente non ero tenuto a esporre il mio pensiero in tutti i dettagli. C’è un punto che vorrei ulteriormente sottolineare. Per quanto riguarda l’argomento “civiltà misteriose” è il caso di andare oltre un vago possibilismo. Come ho evidenziato in più di un articolo qui e in altre sedi, la vera storia antica non è quella che viene raccontata nei nostri libri di testo, dove emerge la tendenza a minimizzare il ruolo dell’Europa rispetto al Medio Oriente, sia per la persistente ossessione biblica, sia perché a coloro che ci dominano da settant’anni non conviene di certo incentivare negli Europei qualunque cosa li possa aiutare a riscoprire l’orgoglio di essere tali.
Del resto, quando lo si va a esaminare da vicino, questo laicismo si rivela una congerie di credenze non meno irrazionali di quelle che pretenderebbe di combattere. Per fare un esempio; credo di avervene già parlato ma “repetita iuvant”: le “tredici colonie” che hanno fondato gli Stati Uniti d’America erano in realtà quattordici, ma il Maine fu fatto sparire dall’elenco per beneficiare degli influssi magici del numero tredici; ancora: se si prende una pianta di Washington e si tirano le linee che collegano i più importanti edifici pubblici, si ottiene la forma di un pentacolo; non si tratta di un caso ma di un risultato voluto da coloro che progettarono la capitale statunitense. Non parliamo dei simboli massonici facilmente riconoscibili  sui dollari: la piramide tronca e l’occhio onniveggente inscritto nel triangolo.
Coloro che, come i CICAPpini vedono negli Stati Uniti la terra del progresso, dell’innovazione scientifica e tecnologica, non si rendono conto della sterilità della cultura americana che non è di fatto in grado di fornire le intelligenze atte a sostenere la macchina scientifica e tecnologica e dipende pressoché per intero dall’importazione di cervelli, soprattutto dall’Europa nemmeno a dirlo. Del pari, gli ammiratori degli USA sottovalutano o ignorano deliberatamente quanto la mentalità americana sia impregnata di fondamentalismo bigotto. Anche qui un esempio tanto per capirci: Anni fa fu messo in distribuzione un film fantastico ispirato a una strip di fumetti: “Hellboy”. Il titolo rimase nella versione distribuita in Europa, ma negli Stati Uniti dovette diventare “Helloboy”. Per il pubblico americano era inammissibile che la parola “Hell” (“inferno”) fosse associata a un personaggio positivo, e perciò fu trasformata in “Hello” (“salve”). Che poi questo bigotto puritanesimo si associ a una larghissima pratica della violenza politica e privata in un Paese dove le armi da fuoco  si vendono come pagnotte, è sicuramente il colmo del grottesco.
Basta esaminare soltanto un po’ i riti, i simbolismi, le idee di cui si nutre la massoneria per quel poco che a noi profani è dato di sapere: ricostruire il tempio di Gerusalemme, vendicare l’uccisione di Hiram e via dicendo, per accorgersi che ne emana una puzza fortissima di abramitico, è una caricatura di cristianesimo, e una caricatura così brutta da far preferire francamente l’originale.
Non cristiano, non laico. In quale strana landa sono andato a cacciarmi? Forse c’è una parola per definire ciò, una parola scelta dai nostri nemici e usata almeno all’origine con intento denigratorio, ma ha almeno il pregio di chiarire subito le idee: “paganesimo”. L’ho già spiegato altre volte, ma anche su questo sarà bene ritornare: la vera discriminante fra pagano e abramitico non è data dal numero delle divinità: vi sono stati pagani monoteisti: Platone (“l’Idea del Bene”), Aristotele (“Il Motore immobile”), Senofane di Colofone; anche pagani atei come Epicuro e Lucrezio, ma la concezione etica, l’aveva colto così bene Massimo Cacciari in quella famosa intervista rilasciata a Maurizio Blondet che ho citato così tanta volte (e me ne scuso, ma credo che qui questo filosofo abbia davvero colto uno snodo fondamentale nella storia del pensiero):
“Ethos non indicava comportamenti soggettivi; indicava la “dimora”, l’abitare in cui ogni uomo si trova alla nascita, la radice a cui ogni uomo appartiene. In questo senso, un greco non era più o meno “etico” per sua scelta o volontà. Egli apparteneva a un ethos. A una stirpe, a un linguaggio, a una polis. Che non era stato lui a scegliere”.
Due millenni più tardi, non fa differenza: SI APPARTIENE a un ethos perché si appartiene a un ethnos, a un popolo, a una cultura, dunque anche a un sistema di valori. Questa non è una limitazione alla libertà se non nel senso in cui lo è l’essere nati parte di un certo popolo, in un dato momento storico, da determinati genitori, l’avere un sesso o l’altro. E’ un costituente della nostra identità, ed essere consapevoli della propria identità è la premessa per essere realmente liberi. Per noi che siamo (Indo)europei il soggettivismo morale abramitico (quindi anche laico-liberal-democratico-marxista) non può essere altro che la classica “fuga in avanti” che porta inevitabilmente a sbattere la faccia per terra.
   
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Categorie: Cicap, Liberopensiero

Pubblicato da Fabio Calabrese il 13 Febbraio 2013

Fabio Calabrese

Nato a Trieste il 12 novembre 1952, coniugato, due figli. Laureato in filosofia, docente di scuola superiore. Scrittore di letteratura fantastica con all'attivo numerose pubblicazioni, tra cui alcune in Gran Bretagna, Polonia, Francia. Studioso di neopaganesimo e di neoceltismo. Attivo da molti anni come opinionista politico dell'Area, ha collaborato con “Rinascita”, “Ciaoeuropa”, “Italia sociale”, “L'uomo libero”, il Centro Studi La Runa e negli ultimi anni soprattutto con “Ereticamente”, dove è una delle firme maggiormente rappresentate.

Commenti

  1. Anonymous

    “è una caricatura di cristianesimo, e una caricatura così brutta da far preferire francamente l’originale”

    dai Calabrese,ci siamo quasi…..

    Anche perchè contro il soggettivismo morale
    niente si staglia oggi come la Chiesa di Roma,
    erede dell’antidemocratico “Io sono Via,Verità e Vita”.

    Se aspettiamo atei,scientisti o pagani
    siamo a posto;qualcuno ce li vede in questo mondo i secchioncelli del cicap,i saputelli dell’uaar
    o i “pagani”(di qualsiasi partito o associazione) dire:

    “Marxismo e illuminismo hanno fallito”
    “l’omosessualità è una ferita alla pace ed alla giustizia”

    o altri tabù del politicamente corretto
    dominante?

    E poi non mitizziamo i valori dell’appartenenza;
    essi si rifanno a leggi biologiche:
    appartenere,crescere,diffondersi….sempre uguali ovunque.
    I vecchi sani Dio(o dèi qualche secolo fa),Patria,Famiglia.Ma abbandonati a loro stessi
    declinano in materialismo,scientismo…ed infine cicap!
    Ed ecco che il mondo,grazie alla “Sancta Scientia” viene compreso appieno nella sua essenza da gente della profondità spirituale di un comodino che sanno come va il mondo solo perchè
    sanno fare finta di piegare un cucchiaino o ti fanno notare che l’inizio di una famosa canzone americana degli anni 80 dica “caro amico mio culattone aspettami” (si,queste sono le basi tramite cui il cicap spiega il cosmo.E le mostrano con soddisfazione!!!).
    Ovvio quindi che in un mondo così a portata di ateo..ehm,di scientista….ehm,di mano,
    niente possa essere diverso da quello che la versione ufficiale(cugina della “scienza ufficiale”) affermi essere il vero.
    D’altronde nella scientista trasmissione quark
    si è affermato che non accettare le versioni ufficiali è un disturbo mentale da ansia-paranoia e si è affrontata un’intera trasmissione a spiegare che il sistema economico
    è limpido ed è il migliore che si possa avere(alla faccia dei complottistacci!!!).

    E’ così che l’ethnos appassendo diventa….cicap,
    è così che senza Dio si finisce nel culto di hawkings(che è culto dell’americanità “libera” e progredita),
    che quelle comode radici calde diventano lacci che ti sprofondano verso il basso di un mondo materialista dove gli “dèi”,tollerati solo per l’utilità nell’assalto alla Chiesa,debitamente disinnescati di ogni carica “volkish”(troppo “nazzi”) fanno spazio al grande architetto(o restano come statutette “new age”)
    In pratica fanno i collaborazionisti-partigiani.
    Nè di più o diversamente potrebbero fare(altrimenti sarebbero osteggiati,proprio come la Chiesa).

    Non è un caso che i Paesi più tradizionalisti
    sono Cattolici.Paesi dove i poveri piegatori di cucchiaini servetti di squadra e compasso(che però non esistono….) sospirano pensando ad usa,israele, scandinavia…..

    Saluti.
    Hns.

  2. Il CICAP è una bolgia di incompetenti in mala fede, capitanati da un giornalista di regime e sovvenzionati -sorpresa!- dai soliti mondialisti senza scrupoli. Pregni di esoterismo e magia, questi individui senza scrupoli hanno sguinzagliato i loro sciacalli affinché dopo il famoso olocausto anche tutto il resto della vulgata diventi storia per legge, guai a contraddirli! Li maledico e li consegno alle Furie, criminali senz’anima.

  3. Anonymous

    Ma, caro Hns, sono disorientato. Che succede?
    Siamo quasi d’accordo.
    Fabio Calabrese

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