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LA STORIA SEGRETA DEL VOLO DI RUDOLF HESS

ANONIMO
Il 10 Maggio 1941, Rudolf Hess (conosciuto come il Delfino di Adolf Hitler) intraprese un audace volo dalla Germania verso la Gran Bretagna al fine di presentare una vana proposta per fermare il tragico conflitto fra le due nazioni che lui ammirava e amava.
Quando il portavoce di Hitler si paracadutò da un aereo-caccia Messerschmitt nel Sud della Scozia, la Germania e l’Inghilterra erano già in guerra da venti mesi.
È risaputo che Hess fece questa mossa senza precedenti per impressionare i dirigenti della guerra britannici dimostrando quanto seriamente la Germania desiderava la pace.
Ma anche dopo mezzo secolo, molte cose di questo famoso episodio rimangono avvolte nel mistero. La domanda più importante è se Hitler sapesse in anticipo di questo volo. Fu lui ad ordinare a Hess di intraprendere questa missione di pace, come molti insistono? Non possiamo essere certi che Hess avrebbe rivelato la verità se avesse potuto farlo. La sua ardente lealtà a Hitler avrebbe potuto portarlo a non raccontare l’intera storia anche se ne fosse stato in grado. La verità non salterà fuori fintanto che i documenti segreti del governo britannico sulla faccenda non verranno desecretati dagli archivi e resi pubblici senza censure.

Tuttavia ci sono importanti prove che dimostrano che Hess rischiò la sua vita per la pace sotto diretto ordine dello stesso Adolf Hitler. Nella sua pubblicazione del Maggio 1943, l’American Mercurypubblicò La Storia Segreta del Volo di Hess, un importante articolo il quale riportava che il volo era stata una personale iniziativa di Hitler e che gli inglesi se lo aspettavano con certezza.
Nel 1943 l’American Mercury era un mensile “di regime”, popolare e di successo. Era qualcosa di totalmente diverso dal giornale iconoclasta che H.L. Mencken fondò e pubblicò molti anni prima.
Sebbene l’articolo sul volo di Hess fu pubblicato anonimamente, gli editori della rivista ne garantirono l’attendibilità affermando: «lo scrivente, un osservatore affermato, ci è noto e pubblichiamo questo articolo con piena fede nelle sue fonti».
Il Reader’s Digest ne pubblicò una versione riassuntiva nel suo numero del mese di luglio 1943 e lo dichiarò altrettanto attendibile affermando: «secondo Allan A. Michie, corrispondente del Reader’s Digest da Londra, questo racconto sul volo di Hess coincide con la versione accettata in Inghilterra da giornalisti bene informati».
Scritto nel pieno della guerra, la gioia bellicosa dell’autore circa il fallimento della missione di pace di Hess può sembrare oggi spiacevole e perfino spregevole. Tuttavia, le informazioni ivi contenute (se corrette) gettano su Germania e Gran Bretagna una luce molto diversa di quella intesa in origine dall’autore.
A causa della sua indiscutibile importanza storica, questo articolo merita oggi una seria considerazione.
– MARK WEBER –
Il motivo per cui Rudolf Hess abbia intrapreso un volo verso la Scozia non è mai stato ufficialmente rivelato, principalmente perché i due leaders della strategia alleata, Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt, credevano all’epoca che dall’iniziativa non sarebbe scaturito alcuno scopo utile.
Hess fu relegato in un segretissimo limbo e tutti i tentativi di indagare sull’episodio più incredibile della guerra furono soppressi con decisione.
Oggi, dopo diversi anni, molti inglesi e pochi americani sanno esattamente perché Hess venne in Inghilterra e molti di coloro che sono in possesso della vera storia ritengono sia giunto il momento di rivelarla. Una cosa verrebbe messa davanti alla critica della politica anglo-americana verso l’Unione Sovietica, e cioè il fatto capitale e celato che, ad un certo, difficile momento, quando avrebbe potuto ritirare il suo paese dalla guerra a spese della Russia, Churchill impegnò la Gran Bretagna a continuare il conflitto come alleato della recente vittima della doppiezza nazista.
Ci sarebbe stata una parvenza di giustizia poetica in un simile ritiro se non fosse stato Stalin a mettere in moto la guerra firmando un patto di amicizia con Hitler nel 1939 ? Ma il Primo Ministro inglese non prese nemmeno in considerazione questa eventualità.
Alcuni dettagli non sono ancora chiari. Solo al controspionaggio britannico e ad alcuni alti ufficiali dell’aviazione sono noti. Pochi elementi che devono ancora rimanere oscuri per ragioni politiche.
Ma la storia essenziale può essere tranquillamente e utilmente raccontata. Ne salta fuori uno dei racconti di super-intrighi più affascinanti negli annali delle relazioni internazionali.
Equivale al colpo di grazia inferto dagli inglesi che deve aver frantumato l’orgoglio dei nazisti nella loro diplomazia e nei loro servizi segreti. Al riguardo, non è sbagliato dire che l’incidente di Hess è una sconfitta equivalente a Stalingrado in campo militare.
Rudolf Hess non “fuggì” dalla Germania. Egli venne come un messaggero alato di pace e nessun Parsifal nella sua lucente armatura fu più rigoroso e lealmente dedito alla sua missione. Non solo venne con la benedizione di Hitler ma dietro suo ordine esplicito. Lungi dall’essere una sorpresa, l’arrivo di Hess era atteso da un limitato numero di inglesi, i punti principali della sua missione erano noti in anticipo e l’alto dirigente nazista ebbe addirittura una scorta della RAF nella parte finale del suo viaggio aereo.
Sulla base di informazioni attendibili avute da fonte tedesca e da indicazioni date dallo stesso Hess, è possibile ricostruire la situazione di Berlino che condusse alla pazza impresa di Hess.
All’inizio del 1941 Hitler, non badando ai consigli di alcuni suoi generali, decise che non poteva più rimandare la sua “guerra santa” contro la Russia. Il tentativo di mettere al tappeto le democrazie occidentali, prima di rivolgersi verso Est, era fallito. L’alternativa era una intesa con la Gran Bretagna che avrebbe lasciato la Germania libera di concentrare tutto contro la Russia, una ricompensa, in una certa misura, alla base della cooperazione messa a punto a Monaco.
Qualsiasi cosa abbiano pensato Chamberlain e Daladier, i tedeschi avevano interpretato l’accordo di Monaco come una carta bianca per la dominazione nazista nell’Est europeo.
Le garanzie alleate date alla Polonia e alla Romania in seguito e la loro dichiarazione di guerra, furono vergognosamente denunciate a Berlino come un doppio gioco democratico.
Nel gennaio 1941 Hitler tentò di effettuare un sondaggio sotto forma di inchiesta circa l’atteggiamento britannico verso eventuali trattative dirette. Non era rivolto al governo britannico ma a un gruppo di britannici influenti, fra i quali il Duca di Hamilton, che apparteneva all’allora già screditata Associazione di Amicizia Anglo-Tedesca. Un diplomatico riconosciuto internazionalmente servì da corriere.
Tempo dopo arrivò una risposta a Berlino che esprimeva un interesse limitato e chiedeva ulteriori informazioni. Fiaccatamente, prudentemente, senza che le parti si rivelassero più di tanto fra di loro, fu sviluppato un piano. Quando la proposta tedesca di effettuare trattative in suolo neutro fu rifiutata, Berlino controproposte l’iniziativa di inviare un delegato in Inghilterra.
Dopo tutto anche Chamberlain non era forse volato in Germania?
Fu scelto un delegato, Ernst Wilhelm Bohle, governatore di tutti i tedeschi residenti all’estero.
Avvenente, nato in Sudafrica, educato a Cambridge, Willi Bohle era addirittura un soggetto inglese, sebbene il suo passaporto fosse da tempo scaduto e sembrava essere l’ideale per questa missione.
A diversi importanti giornalisti stranieri a Berlino fu comunicato in segreto che Bohle si stava preparando per un’importante e misteriosa missione all’estero e la storia è stata pubblicata da giornali turchi e sudamericani per tastare la reazione britannica. Le settimane passarono e la stampa britannica non fece accenno della faccenda, trasmettendo così un’indifferenza nei confronti di Bohle: Berlino iniziò a preoccuparsi.
Fu allora che il Führer trovò una delle sue “geniali” idee. Bohle non era l’uomo giusto, disse. Non aveva la statura nazionale per fare colpo sugli inglesi. Doveva andare un vero nazista importante, uno il cui nome fosse indissolubilmente legato allo stesso Hitler e la cui presenza avrebbe sicuramente attirato l’attenzione. Deve essere qualcuno, disse Hitler, che rappresenti la “bontà” della razza tedesca, uno la cui onestà fosse fuori dubbio. E inoltre deve essere nella posizione di parlare ufficialmente a nome del governo tedesco e di dare impegni vincolanti da parte del Führer.
Hitler fece notare che la Provvidenza diede alla Germania proprio l’uomo giusto, Walter Richard Rudolf Hess. Numero tre nella gerarchia nazista, il quale oltre ad aver rivestito incarichi di qualità, era cresciuto nel quartiere inglese di Alexandria, parlava correntemente inglese e “capiva la mentalità inglese”.
Dopo che Hitler trasmise la sua decisiva e ultima offerta di inviare il suo delfino e più stretto amico direttamente in Inghilterra, ci fu un lungo ritardo nella risposta.
Forse agli imperturbabili inglesi servì un po’ di tempo per riprendersi dallo stupore, ma alla fine l’intuizione di Hitler fu giustificata. Pervenne un’accettazione della proposta, furono messi a punto i dettagli e il 10 Maggio Hess decollò in volo.
Il volo fu preceduto da quattro mesi di intense trattative. I tedeschi fecero la loro proposta in nome della pace e dell’amicizia nordica. I loro “amici” britannici cooperavano senza essere né troppo ansiosi né troppo ottimisti, non vi era l’abitudine di trascurare le difficoltà.
Come era naturale, fu un lento progredire; ci furono alti e bassi nelle sorti dell’impresa.
II
  
La cosa che i tedeschi non sapevano era che stavano negoziando con agenti del Servizio Segreto Britannico, che usavano i nomi e la scrittura del Duca di Hamilton e di altri personaggi nobili dell’Associazione di Amicizia Anglo-Tedesca. Il fatto è che la prima comunicazione, in gennaio, portata personalmente da un eminente diplomatico, non giunse mai a destinazione, essendo stata intercettata dal servizio segreto. Da allora in poi la corrispondenza veniva esaminata dagli astuti agenti inglesi.
Venivano inviate a Berlino risposte per stimolare l’appetito tedesco, risposte che facevano presumere che la Gran Bretagna stesse cercando una strada per uscire dalle difficoltà militari. Sull’amo fu messa con cura l’esca che catturò il terzo pesce più importante del lago nazista.
Fu forse il suo maniacale amore per il contrasto wagneriano che portò Hitler a scegliere la notte del fatidico volo del suo delfino per scaricare su Londra cinquecento tonnellate di morte.
Quella notte la centrale di tiro sotterranea del Comando Caccia della RAF aveva un’attività statica.
La più pesante forza da bombardamento nazista mai inviata sulla Gran Bretagna stava battendo la capitale e nuove ondate di aerei attraversavano la costa ogni quindici minuti.
Quando un rapporto proveniente da una remota stazione radio sulla costa scozzese annunciò l’avvicinamento di un aereo non identificato, l’operatore ricevente presso il Comando Caccia lo identificò come “uno dei nostri” e non ci fece più caso.
In coda al primo rapporto ne pervenne un secondo: l’aereo non si era conformemente identificato e la sua velocità indicava che fosse un caccia. In modo metodico, come fosse immune da sorprese, l’operatore inviò il suo dispaccio alla centrale di tiro e un aereo ostile fu localizzato sulla costa orientale della Scozia con una traiettoria che ne indicava la direzione verso Ovest.
Anche le stazioni radio interne stavano rilevando l’aereo del mistero, ovviamente un caccia per via della sua velocità, sebbene la Scozia fosse ben oltre il raggio d’azione di qualsiasi aereo da caccia. Consultato, l’ufficiale in comando presso il Comando Caccia reagì in maniera tale da lasciare frastornato il personale dello stesso Comando. Viene riportato che abbia detto: “Per l’amor di Dio, ditegli di non abbatterlo!” In una manciata di secondi una postazione caccia in Scozia ricevette il messaggio e due Hurricanes decollarono per rintracciare l’aereo del mistero con gli ordini di farlo atterrare ma che non doveva essere assolutamente abbattuto. Mentre le piccole frecce rosse sul tavolo del grafico di guerra si muovevano lentamente attraverso la Scozia, alti ufficiali del Comando Caccia guardavano con intenso interesse. Vicino al piccolo paese di Paisley, quasi sulla costa ovest, si fermarono.
“Fatto!” pare abbia borbottato l’ufficiale in comando, “grazie a Dio è a terra!”
Nella contea di Lanarkshire, in Scozia, David McLean, un agricoltore, vide una figura paracadutarsi nel suo campo la quale si stava già liberando della tela del paracadute. L’agricoltore McLean era già sopra di lui con un forcone. “Siete un nemico nazista o siete uno dei nostri?” – chiese – “no nemico nazista, amico degli inglesi” rispose l’uomo con qualche difficoltà per via dell’estremo dolore a causa della slogatura all’anca.
Aiutato a camminare verso la cucina del contadino, gli disse che il suo nome era Alfred Horn e che era venuto per vedere il Duca di Hamilton, grosso proprietario terriero dell’enorme proprietà di Dungavel a dieci miglia di distanza. L’uomo parlava francamente, e agli uomini della milizia territoriale, Jack Paterson e Robert Gibson, sopraggiunti nel frattempo, ammise di provenire dalla Germania e di star puntando sulla pista di volo privata nella proprietà di Hamilton quando il carburante si esaurì e dovette lanciarsi. “Il mio nome è Alfred Horn” – ripeteva frequentemente come se cercasse un riconoscimento – “Dite per favore al Duca di Hamilton che sono arrivato”.
Con la loro istintiva malfidenza verso l’aristocrazia, i guardinghi scozzesi divennero sospettosi dell’intera faccenda ed il paracadutista fu legato e portato al quartier generale della milizia nazionale, dove una folla incuriosita e polemica si stava radunando. Nel frattempo, una specie di comitato di ricevimento ufficiale composto da ufficiali del controspionaggio militare e agenti del servizio segreto era in attesa presso la pista privata nella proprietà di Hamilton.
L’atterraggio forzato a dieci miglia di distanza dal luogo previsto fu il solo intoppo al piano.
Probabilmente fu quell’intoppo che rese possibile la divulgazione al mondo della notizia, cosa che altrimenti sarebbe stata tenuta temporaneamente riservata, se non per sempre.
Quando il “comitato di ricevimento” seppe dell’incidente e finalmente trovò il suo ospite, questi veniva guardato a vista da oltre una dozzina di diffidenti miliziani nazionali che erano determinati a non rilasciarlo. Ci vollero esaurienti garanzie che l’uomo sarebbe stato al sicuro in loro custodia, più l’arrivo di rinforzi dell’esercito con disposizioni di collaborare col “comitato”, per convincere i miliziani a consegnare il loro prigioniero.
Dichiarando ancora il proprio nome come Alfred Horn, Hess fu messo su una macchina e condotto alla caserma di Maryhill vicino a Glasgow. Là cambiò atteggiamento. “Sono venuto per salvare l’umanità” – disse – “Io sono Rudolf Hess”. Ed affermò che la sua visita era attesa da influenti personaggi inglesi, una affermazione più vera di quanto non avesse ancora sospettato.
Verificata la sua identità, Hess fu portato in un ospedale militare per curare l’anca ferita e con un miliziano scozzese in servizio di guardia fuori dalla porta, passò la prima notte sulle Isole Britanniche.
Nel paese di Paisley e in molte altre parti delle Highlands (altipiani scozzesi), gli scozzesi si dividevano in fazioni: nazionalisti scozzesi e lealisti britannici, monarchici e socialisti; e per tutta quella notte e anche per diversi giorno dopo, volarono pugni e vi furono risse sulla questione del tedesco che venne in Scozia. I lealisti e i socialisti sospettavano che sia i nazionalisti scozzesi che i monarchici fossero colpevoli di qualche losco tradimento.
Hess trascorse una notte tranquilla e quando l’infermiera gli portò la colazione sul vassoio il mattino seguente alle ore 8, lui le ricordò che sul continente si faceva la colazione più tardi. Lei lasciò il vassoio e se ne andò mentre Hess se ne tornò a dormire. Quando l’infermiera tornò alle 9 per prendere il vassoio, la colazione non era stata toccata e quindi la portò via col risultato che Hess passò la sua prima mattina in Gran Bretagna senza colazione. In seguito fece colazione alle 8.
L’amico e delfino di Hitler era venuto preparato a un approccio indiretto col governo inglese tramite l’Associazione di Amicizia Anglo-Tedesca, alla quale un sorprendente numero di inglesi in vista aveva aderito prima della guerra. Il vero e proprio approccio, così come progettato da Winston Churchill, era estremamente diretto. Ivone Kirkpatrick, un’astuta super-spia nella Prima Guerra Mondiale e Consigliere all’Ambasciata a Berlino negli anni che intercorsero, volò in Scozia per ricevere la proposta di Hess e trasmetterla direttamente al governo britannico. Persino Hitler non avrebbe potuto chiedere una maggiore cooperazione. Nonostante l’assenza del Duca di Hamilton, Hess in quel momento era ancora convinto di trattare con gli intermediari dell’Associazione di Amicizia.
Fu a Kirkpatrick che i nazisti rivelarono per primi i dettagli della proposta di armistizio e di pace di Hitler. Era entusiasta e disinvolto, il rapporto stenografato riempiva varie agende ed era anche ottimista poiché era pienamente convinto che l’Inghilterra fosse sconfitta e che quindi doveva accettare la generosa offerta di amicizia del Führer.
Il suo giudizio su tutta la faccenda era quella di un nemico generoso che offre una tregua ad un avversario la cui sorte sarebbe altrimenti segnata.
III
  
I termini della proposta di pace di Hitler furono discussi qua e là in Inghilterra, e non solo negli ambienti politici bene informati, ma anche in pubs, rifugi antiaerei e circoli Pall Mall. Era troppo complicata per essere mantenuta segreta. I membri del gabinetto probabilmente lo dissero ai loro amici in Parlamento e i senatori lo dissero ai loro colleghi di circolo e così la notizia si diffuse. Il filtro del tempo, più i controlli incrociati possibili come lo sono nel caso di un argomento ufficialmente tabù, permettono allo scrittore di dare un profilo generale, celando i dettagli.
Hitler offrì una totale cessazione della guerra in Occidente. La Germania si sarebbe ritirata dalla Francia, tranne che dalla Lorena e dall’Alsazia, che sarebbero rimaste tedesche. Si sarebbe ritirata dall’Olanda e dal Belgio, restando in Lussemburgo. Si sarebbe ritirata dalla Norvegia e dalla Danimarca. In breve Hitler propose di ritirarsi dall’Europa Occidentale ad eccezione di due province francesi ed il Lussemburgo (il Lussemburgo non fu mai una provincia francese ma uno stato indipendente di origine etnicamente tedesca), in cambio di questo la Gran Bretagna avrebbe assunto un atteggiamento di benevola neutralità verso la Germania mentre questa sviluppava i suoi piani nell’Europa Orientale.
Inoltre il Führer era disposto a ritirarsi dalla Jugoslavia e dalla Grecia. Le truppe tedesche sarebbero state evacuate dal Mediterraneo ed Hitler avrebbe usato i suoi buoni uffici per arrivare ad un accordo sul conflitto nel Mediterraneo fra Italia e Inghilterra. Specificò anche che nessun Paese belligerante o neutrale avrebbe avuto il diritto di chiedere riparazioni belliche da nessun altro Paese.
La proposta conteneva molti altri punti, incluso progetti per plebisciti e scambi di popolazioni dove questi fossero stati necessari in base a spostamenti di massa conseguenti all’azione militare nell’Europa Occidentale e nei Balcani. Ma le versioni diffuse nei circoli autorevoli concordavano tutte sui punti di base sopra menzionati.
In un preambolo già preparato, Hess spiegò l’importanza della missione di Hitler a Est “per salvare l’umanità” e sottolineò anche come l’intera questione avrebbe favorito anche l’Inghilterra e la Francia, e non solo dal punto di vista ideologico e della sicurezza ma anche da quello commerciale.
La Germania, sottolineò, si prenderebbe l’intera produzione delle industrie belliche alleate fino alla loro conversione in tempo di pace, prevenendo così la depressione economica. Così come la vedevano Hess e il Führer, l’Inghilterra e la Francia sarebbero diventate, in effetti, gli arsenali del libero capitalismo contro il comunismo asiatico. Il colpo finale sul drago bolscevico, Hitler se lo voleva riservare per la Germania così da convincere delle sue buone intenzioni tutto il mondo diffidente. Hess non diede informazioni sui piani militari verso l’Europa dell’Est e non si sarebbe dilungato su questo punto in quanto ciò era un problema che riguardava soltanto la Germania.
Per due giorni l’emissario di Hitler rivelò le sue proposte e gli scribacchini di Churchill prendevano nota. Hess era sicuro che la sua offerta sarebbe stata accettata; è caratteristico del modo di pensare tedesco che non sia previsto nessun altro punto di vista. Egli fece notare che il suo Capo non avrebbe sottilizzato sui dettagli, la Gran Bretagna poteva praticamente scrivere le sue condizioni di pace. Hitler era solo ansioso di fermare la “guerra senza senso” con una nazione-sorella e garantirsi di conseguenza le spalle coperte mentre combatteva ad Est.
Con l’offerta preparata e le annotazioni di Hess nelle sue agende, Kirkpatrick andò al 10 di Downing Street. La proposta fu inoltrata a Washington per un commento ed il Presidente, ovviamente, confermò la decisione del Primo Ministro. La risposta sarebbe stata un netto “NO”, ma i due uomini di stato si dice abbiamo concordato che una discussione aperta su una tale sensazionale offerta non era auspicabile a quell’epoca. Decisero che la spiegazione di un’insanità mentale, fornita ai tedeschi, sarebbe stata sufficiente anche per il resto del mondo. Al contrario dei tedeschi e di alcuni americani, nessun inglese credette ad una parola di questa storia. Sia Londra che Washington si impegnarono ripetutamente ad avvertire la Russia delle intenzioni dei tedeschi. I leaders russi non ci credevano, o non volevano crederci, ed alcuni diplomatici russi insistevano che gli avvertimenti erano dei “trucchi” democratici, finché l’invasione non ebbe luogo.
Hess non fu informato della decisione di Churchill e ciò gli consentì di presumere che le sue proposte erano sotto uno stretto esame. All’ospedale egli riposò tranquillamente e parlò liberamente con suo medico, le infermiere e le guardie. Fu tollerante e gentile finché il suo medico un mattino non fece un commento tipicamente inglese su Adolf Hitler, al che Hess fece una scenata e rimase corrucciato e scontroso per una settimana. Quando fu in grado di camminare, fu portato in aereo a Londra dove ebbe colloqui con Lord Beaverbrook, Alfred Duff Cooper e altri leaders di governo. Churchill però rifiutò le sue ripetute richieste di incontro.
Solo dopo aver esaurito gli argomenti e le informazioni utili, Hess fu informato che la sua proposta era stata totalmente respinta e che la Gran Bretagna era già dalla parte della Russia. In quel momento fu anche consapevole che le trattative che precedettero il suo volo by-passarono l’Associazione di Amicizia Anglo-Germanica, e né Hamilton né altri vennero a sapere della visita di Hess fino a che non lo seppe tutta la nazione. Lo stupore e lo sgomento di Hess si trasformarono in un lieve esaurimento nervoso, tanto che, per un attimo, la bugia circa la sua insanità mentale diventava vera. La notizia dell’affondamento della Bismarck scosse Hess così tanto che pianse per un giorno intero.
Hess chiese di essere rimandato in Germania, perché, essendo venuto come emissario, aveva il diritto ad un ritorno sicuro. Ma il governo britannico ragionò diversamente: dopo tutto egli venne in qualità di emissario di privati e non direttamente per conto del governo, e così divenne uno speciale prigioniero di guerra. Egli trascorse la sua esistenza nella villa di una vasta proprietà inglese, con notevole libertà di movimento negli spazi ben sorvegliati. Il suo appetito pare fosse buono. Passava la maggior parte del suo tempo leggendo classici tedeschi e perfezionando il suo inglese.
Un libraio londinese scrisse a diversi suoi clienti che avevano acquistato libri tedeschi da lui chiedendo se volevano rivenderli ad un altro cliente: il nome del cliente che fu dato era: Walter R.R. Hess.

Non era la prima volta che l’Inghilterra abbatteva un baluardo tedesco tramite un temerario lavoro da servizio segreto. Fu trasmesso a Berlino in modo non ufficiale che la nave Graf Spee era stata affondata su ordini inviati a firma dell’Ammiraglio Raeder da parte di esperti del servizio segreto britannico. Se ciò sia vero o meno, non c’è dubbio che quando l’intera storia verrà raccontata, le imprese di quel servizio segreto sbalordiranno il mondo. E l’episodio di Hess è certo che brillerà di luce propria fra di esse.
Fonte: Institute for Historical Review (USA)

Traduzione a cura di: Gian Franco Spotti


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Categorie: Appunti di Storia

Pubblicato da admin il 1 Gennaio 2013

Commenti

  1. Alberto

    Mi pare evidente che il clima che si respira nella vicenda su narrata sia di assoluto sospetto. Difficile realizzare qualcosa di buono. Rimarrà per sempre la legittima domanda:.. e se Hitler fosse stato sincero? Da parte mia, coltivo alcune teorie basate su verità storiche ed alcune ipotesi, purtroppo, non comprovabili.
    Trovo tutta la vicenda incredibilmente interessante ed affascinante.
    Grazie per l’opportunità offerta

  2. DAmod1

    Hitler chiese la pace 49 volte! (vv. GP Pucciarelli): sempre rifiutata.
    Egli aveva capito che Israele era la Russia e Gerusalemme era Mosca! (vv. A.T. Fomenko: “Nuova cronologia”).
    Hitler aveva letto K.Marx e come tutti ne provava una grande ammirazione (invidia?).
    Detto ciò, le alleanze andavano cercate a Mosca e non a Londra!… il vento socialista soffiava da lì … il capitalismo invece soffiava da oltre Atlantico e Londra … era solo una radio!
    Poteva Hitler “non sbagliare” avendo quella fissazione sugli ebrei (popolo peraltro creato artificiosamente dagli inglesi – vv. la creazione dello stato di israele e i costi caricati sulla povera palestina!)? A mio parere “no” perché il mondo di allora non capiva perché tanti avvenimenti accadessero (ut vis,sic tensio!) ma ci si barcamenava di errore in errore.
    Da qui alla distruzione della Germania di cinismo ce ne volle!
    …. e non furono i Russi ….

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