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La strada verso Dio (1^ parte)

La strada verso Dio (1^ parte)


di Leo Valeriano
Vorrei riprendere il discorso sulle religioni già affrontato in queste pagine. Prima di farlo, però, devo annoiarvi con una breve considerazione filosofica, per farmi meglio comprendere.
In filosofia e filosofia della scienza si definisce determinismo quella concezione per cui in natura nulla avviene a caso, ma tutto accade secondo precise ragioni. Il determinismo è associato alla teoria della causalità, sulla quale si appoggia. Ovvero: causa provoca effetto. Il determinismo indica quindi il dominio incontrastato delle cause che producono gli eventi, giudicando quindi nel contempo inammissibile l’esistenza del caso.
Al contrario si chiama indeterminismo o probabilismo quella concezione filosofica che ammette l’esistenza in natura di eventi non determinati da cause precedenti ma frutto di avvenimenti fortuiti e in quanto tali imprevedibili.

Alcuni ritengono che il determinismo e il libero arbitrio si escludano a vicenda e che conseguenza del determinismo sarebbe che il libero arbitrio sia solo un’illusione. Ma c’è chi pensa che le due idee possano benissimo coesistere. Storicamente, il pensiero determinista ha subito un duro colpo con il venir meno della saldezza del pilastro su cui esso si basava, vale a dire il principio di causalità. Tale principio viene infatti letteralmente scardinato per effetto di una fondamentale scoperta scientifica: il principio di indeterminazione di Heisenberg, che fa venir meno lo stesso presupposto teorico della causalità.
Cerco di spiegarmi: se prima si immaginava l’universo subatomico come un sistema consequenziale e quindi prevedibile, dopo la scoperta del principio di indeterminazione non fu più possibile farlo, ma divenne necessario pensare ad esso in termini probabilistici, e questo non tanto per una logica e insormontabile difficoltà di calcolo, bensì per un’intrinseca impossibilità di conoscere, con esattezza e simultaneamente, sia la quantità di moto che la posizione di una data particella sub-atomica. Dato che l’intero universo è composto da dette particelle e che pertanto tutti gli eventi e i fenomeni ne sono condizionati, il principio di indeterminazione si proietta sull’intero campo del sapere. Non ci dimentichiamo, comunque, che stiamo parlando di una dimensione umana dell’osservazione. A questo però va aggiunto che il fatto di non poter misurare precisamente uno stato presente non significa affatto che esso non sia determinato (la stessa meccanica quantistica fa previsioni limitate a una rosa limitata non a un’infinità di possibilità). Forse, siamo noi uomini a non poterlo misurare. E va ribadito che il principio di Heisenberg non ha quasi effetti sul mondo macroscopico in cui viviamo noi. Ricordiamocene sempre, nelle nostre considerazioni future.
Oggi, il determinismo classico si trova necessariamente a dover essere sostituito da una concezione in cui lo studio di molti fenomeni presenti in natura può essere espresso solo in termini probabilistici, mantenendo comunque un certo grado di regolarità. Tende ad affermarsi, quindi, il concetto di caos deterministico, per cui è ancora possibile mantenere un certo grado di previsione nei modelli fisici ma diventa impossibile trasformare la previsione in certezza, e questo per il comportamento non lineare del sistema stesso.
Il probabilismo si lega in maniera assoluta all’indeterminismo, Ovvero all’atteggiamento filosofico che si oppone al determinismo. Come il determinismo, comunque, l’indeterminismo trova estensione nel concetto di libero arbitrio. Nell’indeterminismo il concetto di contingenza assume un ruolo fondamentale, come risultante di una serie di cause non connesse fra loro dalla rigida concezione tipica del determinismo. Si tenga ben a mente che non si deve assolutamente confondere la contingenza con la casualità: con la prima si sostiene che un evento può tanto accadere quanto non accadere e tutto il resto rimanere uguale, mentre con la seconda si sostiene che è la caoticità a regolare l’universo.
Oggi, il determinismo  viene confinato soprattutto in quei settori regolati dalla fede. Una fede non può mai essere messa in discussione. Ci si crede e basta. Questo fa si che, in presenza di una fede, ogni scoperta che va contro i principi di questa fede, non venga accettata ma combattuta. Un grande freno all’evoluzione dell’Uomo. Basta ricordarsi di Galileo. In presenza di una fede, persino le scoperte e le concezioni più evidenti, vengono rifiutate. Al contrario, vengono elaborate teorie che possano sostenere il contrario dell’evidenza provata. A tutt’oggi, la maggior parte delle religioni sono su questa linea.
Una delle facoltà principali, che ci distingue nettamente dagli altri abitanti della Terra, è la particolarissima capacità di pensare che abbiamo. Quella di pensare astraendo. Ovvero di riuscire a riflettere, scavalcando quello che vediamo, sentiamo, percepiamo direttamente. E, in fondo, è solo per questo che riusciamo ad inoltrarci in argomenti che riguardano lo spirito, la spiritualità. Di questo, vorrei parlare. Che cos’è? Esiste? Lo spirito, sarebbe una parte di noi che non riusciamo a vedere. Anche se ne percepiamo moltissimi effetti. Anche dell’intelligenza, in fondo, percepiamo gli effetti e non la vediamo. E allora ci chiediamo: quanto, dello spirito, è legato all’intelligenza? Insomma, è l’intelligenza che ci da l’idea, la sensazione, dell’esistenza dello spirito, così come sostengono alcuni? Beh, non c’è dubbio che le due cose sono in  qualche modo legate, ma non credo che lo spirito sia un prodotto diretto dell’intelligenza. Credo però che sia l’intelligenza che ci permette di accorgerci della sua esistenza. Sono abbastanza semplice e chiaro? Voglio esserlo, in particolare questa sera, perché questo è un argomento pieno di insidie. Semplice, se vogliamo, ma pieno di sfaccettature. Non dimentichiamo mai che la incomprensione, o forse l’esasperazione, della spiritualità, in molti casi, ha portato all’idealismo religioso che a sua volta è sfociato nel fanatismo. Quanto sangue umano, in quei casi, è stato versato proprio a nome di quel dio o di quegli dei, che si diceva di amare. E non bisogna guardare neanche troppo lontano da noi, per trovare moltissimi esempi. Lo stesso Costantino, primo difensore della fede cristiana, adottò la croce, soprattutto per battere Massenzio. Due religioni, tra le più diffuse del mondo, hanno avuto bisogno dell’uso della spada per diffondersi: il cristianesimo e l’islam. Il fatto di credersi dalla parte più giusta, spingeva l’umanità ad uccidere e a farsi uccidere, pur di affermare la propria verità. Tutto questo deriva dal bisogno di scoprire e di uniformarsi a qualche cosa di superiore. Una necessità  che, fino dall’inizio della civiltà, l’uomo ha sentito. Ed è quello che chiamiamo spiritualità. La spiritualità nasce dalla necessità di credere che l’esistenza stessa, vada oltre la materialità della decadenza del corpo, la sua dissoluzione nelle ceneri della terra. Ma è non solo per questo che l’uomo cerca Dio. L’umanità ha bisogno di trovare delle credenze comuni che si immettano nelle consuetudini tipiche della propria cultura, per cercare di indagare, capire ed ampliare la conoscenza stessa che permea l’esistenza. È la spiritualità. Negare l’aspetto spirituale dell’uomo, significa negare una parte consistente anche se ignota dell’esistenza stessa. La spiritualità porta alla religione. Quasi sempre. Come accennavo prima, nel corso della storia spesso la religione ha diviso l’uomo, il quale perdendo la propria individualità si è trovato inconsciamente asservito a regole, divisioni umane le quali anziché elevarlo alla trascendenza, lo hanno invece lacerato nella sua umanità. È accaduto e accade ancora. Oggi si cerca di dimenticare tutto questo e nasce una nuova e disperata necessità di fede. Ma la malattia dell’uomo del XXI secolo, non è la rinnovata ricerca della fede, che invece va incoraggiata. La piaga della società odierna, come nel passato, è l’uso strumentale che l’uomo fa della religione, proponendo la proprio come la Fede assoluta; usandola come arma di distruzione nei confronti di colui che ne professa un’altra, vedendolo come una minaccia alla propria supremazia di modelli di pensiero e comportamenti. E lo sappiamo tutti che il risveglio di talune religiosità, anziché favorire l’unione dell’uomo, ne accentua le divisioni, portando a vedere il diverso come colui che non si assoggetta al pensiero religioso dominante. Ma, oggi rispetto al passato, l’uomo ha una possibilità di scelta in più, quella della libertà di documentarsi, leggere, istruirsi, confrontare le varie religioni, le loro storie, le origini antiche, i simbolismi, e di capire, accettare differenze e diversità. Ma questo non viene fatto. Non da tutti, comunque. Non sempre. Appare troppo faticoso. Ma se vogliamo davvero la comprensione tra i popoli, se vogliamo la pace, è questo che deve essere fatto.
L’argomento che abbiamo toccato prima, mi ha fatto pensare che, se ci sono state religioni che, almeno in taluni periodi della loro storia, sono state esse stesse un seme di violenza, oggi la vera solidarietà sembra essere demandata soprattutto alle religioni. Pensate solo alla funzione della Charitas! A quanto bene diffonde in tutto il mondo. Ma mi viene da pensare anche ai diversi gruppi di solidarietà del mondo protestante, dell’Islam, dell’Induismo. Le associazioni volontarie religiose, oggi, molto spesso operano in modo in modo da supportare persino le deficienze della politica. Certo, ci sono anche molte associazioni laiche che si danno da fare nella stessa maniera e questo non può che fare piacere. Ecco, la cosa che pensavo è proprio questa: in mezzo a tanta gente che cerca continuamente di fregarci, di fare solo i propri interessi, ci sono molte altre persone che si danno da fare per il bene degli altri. Si tratta di forme di volontariato, che traggono ispirazioni diverse ma che in qualche modo ribadiscono la centralità antropologica della gratuità e del servizio. Gente che si mette a disposizione degli altri, gratuitamente. Questa gratuità profonda, questa dimensione antropologica che la gratuità induce, ha una connotazione di apertura alla trascendenza, alla spiritualità. La negazione della spiritualità porta all’inaridirsi dell’anima. Le culture essenzialmente materialistiche insegnano che la conflittualità e la competizione sono la sola vera realtà. Gli esseri umani sono la specie superiore, impegnata a controllare e a manipolare la natura a proprio uso e consumo. Questo modo di intendere il mondo considera la natura come proprietà e solo a beneficio degli esseri umani. Se la natura viene protetta e conservata è solo per la loro utilità. Con questa concezione di pensiero gli esseri umani sono considerati nient’altro che un’aggregazione di materia, molecole, geni ed elementi. La mente, una funzione del cervello e il cervello un organo nella testa e niente di più. Secondo questa concezione, tutto è materia. Terra, foreste, cibo, acqua, lavoro, letteratura e arte sono merce di compravendita sul mercato, sul mercato mondiale, sul mercato azionario, il cosiddetto libero mercato. Questo è un mercato di profitti concorrenziali, un mercato di spietata competizione, un mercato dove la sopravvivenza dell’essere più idoneo è la cosa più necessaria: di conseguenza c’è una feroce competizione con il debole e la conquista per sé della fetta più grande del mercato. In nome della libera concorrenza si sono costituiti i monopoli. Le piccole aziende agricole a conduzione familiare non possono competere con questi giganti e sono costrette a ritirarsi. Questo è il tipo di mondo nel quale lo spirito è stato cacciato via. Affari senza spirito, commercio senza compassione, industria senza ecologia, finanza ed economia senza equità possono portare soltanto al collasso della società ed alla distruzione del mondo naturale. Soltanto quando lo spirito e gli affari lavoreranno insieme l’umanità potrà trovare un coerente scopo. Ma questo tipo di concezione del mondo, spesso governa anche la politica. Invece di considerare le nazioni, le regioni e le culture del mondo come una sola comunità umana, il mondo viene visto come un campo di battaglia di nazioni in competizione l’una con l’altra per il potere, per influenzare ed controllare le menti, i mercati e le risorse naturali. Gli interessi di una nazione sono visti in contrapposizione con gli interessi di un’altra. L’interesse nazionale degli indiani in contrasto con quello dei pakistani. Gli interessi della Palestina e gli interessi di Israele; l’interesse nazionale americano e quello iracheno. L’interesse ceco e quello russo e così via. “Se non sei con noi sei contro di noi”, questo è divenuto il pensiero dominante. Questa è la politica denudata dello spirito. Cosa possiamo aspettarci da una tale politica se non rivalità, conflitti, armamenti, terrorismo e guerre? Quelli che parlano di democrazia e libertà spesso seguono solo il sentiero dell’interesse personale. Come può una particolare visione della democrazia e della libertà andar bene per il mondo intero? Non può esserci democrazia e libertà senza compassione e rispetto per la diversità, la differenza ed il pluralismo. La compassione e il profondo rispetto sono qualità spirituali – ma la politica basata sul materialismo considera il valore dello spirito vago, nebuloso, utopico, idealista, irrazionale e non realistico. Ma dove ci ha portato la politica del potere, del controllo e degli interessi egoistici? La prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda, la guerra del Vietnam, la guerra nel Kashmir, la guerra in Iraq, l’attacco alle torri gemelle di New York, la guerra a Gaza. Ancora una volta è una lunga lista. La politica senza spiritualità si è dimostrata un grosso fallimento e, quindi, è venuto il momento di portare la politica e la spiritualità nuovamente insieme. Noi possiamo essere tutti spiriti liberi e respirare liberamente. Lo spirito si muove, ispira, tocca i nostri cuori e rinfresca le nostre anime. Noi possiamo  aprire il nostro proprio cuore e la nostra mente e permettere all’aria fresca della compassione, della generosità, della divinità, della sacralità di soffiare nelle nostre vite. I gruppi religiosi e le tradizioni hanno un ruolo importante da giocare. Possono iniziarci nella disciplina del pensiero e della pratica; possono fornirci una struttura, offrirci il senso della comunità, della solidarietà, dell’aiuto.   Allo stesso modo gli ordini religiosi agiscono come vivai per le anime che sono alla ricerca. Ma alla fine ognuno di noi deve consolidare le proprie radici e trovare il divino a modo proprio. L’uomo è una realtà unica, e la ricerca della spiritualità è un bisogno primario per l’evoluzione. L’essere umano che è alla ricerca della Fede cerca, soprattutto in se stesso, delle regole uniche e universali, che possano unire l’uomo stesso attraverso la forza della Spiritualità che possa superare ogni legge creata dall’uomo, e che abbia in se la forza di proporre, ma senza imporre, un messaggio equo di giustizia. Un messaggio capace di scavalcare senza paura gli schieramenti, le divisioni intestine, le presunte regole sociali, sapendosi adattare alla socialità della società, ma senza farsi imporre e travolgere dalla stessa. L’uomo che crede nel valore della spiritualità, è colui che crede nell’unicità dell’essere umano, e che sa rispettare ogni singolo individuo indipendentemente dalle apparenze, perché  riesce vivere e percepire la verità propulsiva che è presente all’interno d’ogni singolo individuo. Consapevole che ognuno di noi è un granello della conoscenza del Tutto, ed in esso riconosce.
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Categorie: Dio, Filosofia, Leo Valeriano, Religione

Pubblicato da admin il 13 Dicembre 2012

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