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Un moderno difensore dei sistemi aristocratici: Alexander Jacob

Un moderno difensore dei sistemi aristocratici: Alexander Jacob

F. Nietzsche La Gaia  Scienza 377 in “Opere” G. Casini ed. Sancasciano Val di Pesa 1955 pag. 346 “Noi non <conserviamo> niente, e non vogliamo nemmeno tornare al passato, non siamo affatto <liberali>, abbiamo bisogno di turarci le orecchie per non udire sul mercato le sirene dell’avvenire. Le loro canzoni: <eguali diritti>, <libere società>, <non più padroni né schiavi>, non ci attirano! Assolutamente non ci teniamo che sia fondato su questa terra il regno della giustizia e della concordia (perché in tutti i casi sarebbe il regno delle più squallida mediocrità…; ci rallegriamo con tutti coloro che, come noi, amano il pericolo, la guerra, l’avventura, che non si lasciano né fuorviare, né accalappiare, né blandire, né tarpare; noi ci poniamo fra i conquistatori, noi pensiamo alla necessità di nuovi ordinamenti, magari di una nuova schiavitù, poiché ogni irrobustimento e innalzamento dell’<uomo> esige una nuova specie di schiavitù.”

di Alfonso de Filippi

Chi abbia avuto la pazienza di leggere i “parti” di chi scrive, avrà forse notato come, negli ultimi anni, il sottoscritto si sia sforzato di adattare le sue concezioni all’inevitabilità della società multirazziale e, inevitabilmente, almeno in parte, bastarda in cui stiamo inesorabilmente precipitando, anche grazie a talune spinte (1) In codesto processo (il tentativo di elaborazione delle linee fondamentali di quello che potremmo definire <Fascismo Dorico>) il sottoscritto si è gradualmente convinto che chi volesse ancora in un qualche modo rifarsi ai grandi movimenti nazionali della prima metà del secolo scorso dovrebbe metterne, almeno parzialmente, in secondo piano gli aspetti “sociali” o, se vogliamo, di “socialismo nazionale”, a vantaggio di quelli gerarchici e guerrieri. Ribadisco alcuni punti fondamentali

A James Gregor <L’Ideologia del Fascismo> (Ed de Il Borghese, Milano, 1974 pag. 214 ): “l’uomo, sottratto alla tutela ferma e precisa di una aristocrazia ispirata e illuminata, non ha più un fondamento e affonda nelle sabbie mobili degli interessi materiale sensuali. Soltanto un’aristocrazia della volontà e dell’intelligenza può disciplinare le masse informi e indirizzarle a fini morali che trascendono la sfera dei loro interessi immediati. Una tale aristocrazia educa le masse a quella virtù che esse non potrebbero mai raggiungere da sole.”
Piero Ottone <Il Tramonto della Nostra Civiltà> ( Mondadori, Milano, 1994, pag. 109) “Per sua natura una civiltà è un fatto di minoranze, non di masse, di qualità, non di quantità” e a pag. 100 “Il governo degli uomini è compito della nobiltà, cioè di quella classe di proprietari terrieri e di guerrieri che si ritrova in tutte le civiltà.” Lo possiamo vedere nelle vicende della Civiltà Occidentale (pag. 102) “..il compito di governo degli uomini rimane costante,ministri, ambasciatori, generali, ammiragli sono usciti fin quasi  ai nostri giorni dai ranghi dell’aristocrazia… C’è molto di vero nella tesi secondo la quale l’ aristocrazia ha continuato a governare l ‘Europa, in maniera più o meno palese anche dopo la Rivoluzione Francese[…] Unico mestiere che si addice ai nobili è governare.”
“L’elemento razziale costituisce un fattore di primo piano nell’evoluzione dei popoli e delle nazioni come in particolare della formazione delle classi dominanti e delle aristocrazie.” così R. Battaglia in <Razze e Popoli della Terra>a cura di R. Biasutti, UTET, Torino 1967, Vol I pag. 333
“Faremo osservare[…],come la classe cosiddetta aristocratica rappresenti qualche volta un elemento antropologico estraneo, almeno originariamente, alla compagine razziale nazionale, poiché può essere immigrata per ragioni politiche, militari, e perciò i suoi rappresentanti si distaccano, come tipo, dalla massa della popolazione. Questo fatto può generare degli errori di interpretazione antropologica, facendo credere ad una differenziazione prodotta da una particolare selezione nell’ambito della compagine razziale, selezione che non esiste per la ragione detta.”.    G Pullè <Razze e Nazioni> (Cedam, Padova,19398Vol.I pag. 43)
Sarà bene anche qui ripartire dal grande nemico dell’egualitarismo Federico Nietzsche (2) e ritornare a meditare su certe pagine di Julius Evola, approfondendo anche il problema delle gerarchizzazioni che vengono inevitabilmente a crearsi nelle società multirazziali.(3)
In attesa di tornare a trattare  di quest’ultimo aspetto, credo interessante ,presentare, ora, ai lettori un difensore del sistemi aristocratici attivo ai nostri giorni: si tratta di Andrew Jacob autore di “NOBILITAS A Study of European Aristocratic Philosophy fron Ancient Greece to the Early Twentieth Century” edito da University Press of America,USA,2001
Andrew Jacob è nato in India, ha conseguito una Laurea in “Storia delle Idee” alla Pennsylvania State University e ha lavorato alla York University e a quella di Toronto. Si è occupato di platonismo di storia delle religioni (“Atman: A Reconstruction of the Solar Cosmology of the Indo-European” testo sul quale si potrà dedicare in futuro qualche considerazione), ha tradotto  opere di H.S.Chamberlain e di Edgar Julius Jung (vittima “di destra” di quella “notte dei lunghi coltelli” in cui il Nazionalsocialismo fece l’errore di eliminare uomini di valore come Gregor Strasser e Ernst Rohm), Alain de Benoist, Pierrre Krebs etc… ricordo anche la sua collaborazione alla rivista britannica”The Scorpion”
 Il suo saggio di filosofia politica “Nobilitas” è una simpatica rassegna del pensiero antidemocratico europeo, di facile lettura da parte di chi abbia anche una conoscenza scolastica della lingua inglese. Lo scopo del libretto non si limiterebbe alla storia delle idee, ma ambirebbe anzi di presentare una alternativa a quelle concezioni liberal democratiche che oggi vengono indicate come le uniche applicabili nel nostro mondo. Lo Jacob indica come, contrariamente alle convinzioni dei più, lo sviluppo culturale e sociale si è basato per secoli su concezioni aristocratiche e gerarchiche che hanno dovuto, tuttavia, cedere gradualmente dinanzi ai principi egualitaristici fino alla attuale crisi della civilizzazione occidentale, e in proposito rimando, ancora una volta, agli scritti di Giorgio Locchi.(4)
La prefazione meriterebbe di venire trascritta integralmente “Il guidare una nazione è una delle maggiori incombenze per l’uomo a questo mondo e quelli prescelti per codesto compito devono necessariamente essere i più abili e valenti fra i cittadini, eppure le società moderne assegnano questa elevata responsabilità, per la maggior parte dei casi, a uomini di mediocre sviluppo intellettuale e culturale. che riescono a innalzarsi al potere semplicemente sulla base di una volubile opinione delle masse, e anche grazie alla forza bruta”.
L’autore considera le guerre e gli altri problemi che attualmente affliggono il nostro pianeta e conclude “ …la Nemesi opera per vie misteriose e i frutti del capitalismo e della democrazia che ingrassa su di esso sono ben osservabili nell’ ineluttabile degenerazione della popolazione negli stati e nella sempre più bassa cultura che essi mostrano di possedere.”
Principale  esempio di tale processo involutivo è quello dato dagli Stati Uniti “Sebbene l’America abbia iniziato la sua storia con lo stabilirsi di alcune valide comunità europee che non avevano perso ogni contatto psicologico con le loro patrie d’origine e che avrebbero potuto continuare nel solco delle antiche tradizioni, lo stato presente di cieco egualitarismo, internazionalismo, e laissez faire in America simboleggia una mancanza di carattere che minaccia il futuro non solo di tale nazione ma anche del resto del mondo che rimane soggetto all’influenza americana a causa del suo potere economico e militare” (In questi giorni peraltro, paiono moltiplicarsi i sintomi indicanti che gli USA avrebbero ormai intrapreso la via di un fatale tramonto)
L’autore sostiene che i paesi che sono stati soggetti al dominio comunista si troverebbero, per certi aspetti, in condizioni più favorevoli. “ Se il comunismo, infatti (pag.2) tendeva a soggiogare le culture nazionali in favore di una inanimata ideologia, esso almeno  conservò, durante gli anni del suo dominio, l’abitudine della disciplina (e qui si potrebbe rimandare il lettore a certe considerazioni del grande Francis Parker Yockey sugli effetti di una eventuale occupazioni sovietica dell’Europa considerati meno gravi di quelli della corrotta e corruttrice influenza statunitense) Da parte sua, invece, il sistema democratico americano ha instupidito la psiche nazionale a tal grado da farle perdere quasi completamente il suo carattere razziale e il suo potere spirituale. Perché, come dimostra la teoria di Jung degli archetipi, la razza, come il linguaggio, è, in effetti, una delle manifestazioni primarie della psiche e imprime nelle varie nazioni, come nei vari individui, differenti gradi di attitudini e di energie spirituali.”
Continua lo Jacob: “Il deterioramento dei valori dello spirito in America è, in effetti, la chiara indicazione che la democrazia è il meno desiderabile dei sistemi politici.” Ciò perché sarebbe impossibile basare un governo sul voto delle masse che sono “nel complesso       molto differenziate nella loro comprensione e padronanza dei principi della politica e in ultima istanza si comportano come se la politica fosse un sistema di meri compromessi da raggiungersi tramite bassi mercanteggiamenti e ricerca di vantaggi in ogni sfera dell’azione sociale. Mentre si può considerare che i politici professionisti che oggigiorno sovrintendono alle ultime istanze del fare politica siano abbastanza sperimentati in tale <arte>, è chiaro che nessun politico che ascenda al potere grazie all’opinione di una maggioranza, per lo più inesperta di politica, possa essere veramente degno di fiducia, e ancor meno meritevole di ammirazione. Da altro lato la monarchia e l’aristocrazia hanno mostrato lungo la storia del mondo civile di essere non solo le forme più naturali di governo, ma anche le più favorevoli al progresso culturale. Un breve sguardo alla storia delle antiche civiltà indoeuropee dall’India e dalla Persia alla Grecia e a Roma lo potrà confermare. Continua lo Jacob: “Il deterioramento dei valori dello spirito in America è, in effetti, la chiara indicazione che la democrazia è il meno desiderabile dei sistemi politici.” Ciò perché sarebbe impossibile basare un governo sul voto delle masse che sono “nel complesso       molto differenziate nella loro comprensione e padronanza dei principi della politica e in ultima istanza si comportano come se la politica fosse un sistema di meri compromessi da raggiungersi tramite bassi mercanteggiamenti e ricerca di vantaggi in ogni sfera dell’azione sociale. Mentre si può considerare che i politici professionisti che oggigiorno sovrintendono alle ultime istanze del fare politica siano abbastanza sperimentati in tale <arte>, è chiaro che nessun politico che ascenda al potere grazie all’opinione di una maggioranza, per lo più inesperta di politica, possa essere veramente degno di fiducia, e ancor meno meritevole di ammirazione. Da altro lato la monarchia e l’aristocrazia hanno mostrato lungo la storia del mondo civile di essere non solo le forme più naturali di governo ma anche le più favorevoli al progresso culturale. Un breve sguardo alla storia delle antiche civiltà indoeuropee dall’India e dalla Persia alla Grecia e a Roma lo potrà confermare. Dato che fu nel grembo di governi autoritari che queste culture ebbero a fiorire.. La disgregazione della cultura moderna, specialmente dopo le due guerre mondiali, può essere attribuito in buona parte al trionfo della mediocrità democratica che seguì alla sconfitta dell’aggressivo tentativo dell’elitismo tedesco, nelle prime decadi del secolo, di affermare i suoi principi aristocratici in un mondo ormai dominato dai nemici spirituali di tali principi. La superiorità del governo aristocratico non risiede solo nei suoi vantaggi culturali, ma anche nelle sue solide fondamenta filosofiche . le basi di un’autocrazia accentrata e illuminata sono, in effetti, talmente solide che nessuna quantità di schiamazzi in favore di un governo popolare da parte di masse ottenebrate può alterarne la validità universale.”

E l’Autore termina la sua prefazione: “Lo scopo del mio breve studio, dedicato alla costituzione politica delle nazioni, è di prendere in esame gli argomenti filosofici in favore di governi monarchici e aristocratici dall’antichità greca al XX Secolo” Lo Jacob precisa che il termine “aristocrazia” nel suo studio non è usato tanto per indicare una particolare classe di persone ma un sistema politico mirante alla formazione del dominio dei migliori. Egli esprime la speranza che il suo lavoro “Aprirà gli occhi al lettore riguardo all’incontestabile eccellenza di questa forma di governo esponendo nel frattempo gli inquietanti difetti della democrazia.”
Come si vede l’Autore non lesina le parole e mostra  un notevole grado di radicalismo nella sua opposizione ai sistemi egualitaristici – democratici e la cosa, naturalmente, non ci scandalizza affatto!
Lo Jacob inizia poi la sua disanima storica iniziando da quella che passa per la culla della democrazia: l’antica Grecia. Qui si potrebbe ricordare ai lettori la<lettura>fatta da Federico Nietzsche dell’antica Ellade (Cfr. soprattutto “Lo Stato dei Greci”-“L’agone omerico”AR, Padova, 2006.)


Egli incomincia ricordando come, ai tempi di Pericle, la <democrazia>ateniese si reggesse su di un’istituzione assai poco democratica: la schiavitù; inoltre i (pochi) cittadini che partecipavano attivamente alla vita politica erano concordi (allora) nel perseguire il bene della città. Segue un breve esame delle concezioni politiche dei due maggiori filosofi dell’antica Grecia: Platone e Aristotele. Del primo si nota(pag.7) che nelle sue teorizzazioni politiche “la distinzione tra le classi più elevate e  quelle basse riguardo ai rispettivi doveri civici non è mai dimenticata. In effetti, la repubblica ideale di Platone sarebbe veramente aristocratica e in essa i governanti sarebbero tutti filosofi.” (cfr.,per iniziare, Adriano Romualdi “Platone” Volpe, Roma, 1965 e H.F.K.Gunther “Platone custode della vita”AR, Padova,2007).Anche per Aristotele (pag.9) ” Le classi più alte saranno costituite da coloro che godranno la piena cittadinanza e che si assumeranno i doveri militari e amministrativi (nonché religiosi)”[…] Per il filosofo greco la guerra dovrebbe essere motivata “non dalla sottomissione di un qualche popolo che non meriti tale destino, ma piuttosto per la difesa della libertà della nazione .e per favorire la crescita delle qualità di leadership tra i governanti, nonché per giungere alla riduzione in schiavitù di quelli che sono per natura destinati a tale status ….Notiamo che le teorie politiche di Aristotele non sono in alcun modo democratiche, nel senso moderno, ma al contrario, abbastanza idealistiche in senso platonico e persino anticipatrici delle vedute politiche del filosofo <ufficiale> del Fascismo Giovanni Gentile” E in sostanza, la società preconizzata da Aristotele “è pienamente aristocratica nella sua costituzione e nel suo carattere, dato che la giustizia richiede che le naturali ineguaglianze tra gli uomini siano rispettate e che solo i migliori governino.”(5)
Passando alla Roma antica, leggiamo (pag.11) “[…]tutta la sua storia nell’epoca matura, fino a quando divenne  Impero sotto i Cesari, fu caratterizzata dalle tradizioni aristocratiche dalla Repubblica Romana”
Non si vuole qui fare un sunto, del tutto inutile per i lettori dotati di un minimo di cultura, mi limito a segnalare ai punti più interessanti dell’operetta dello Jacob. A pag.11 leggiamo “ quello di Ottaviano fu seguito da regni  più dispotici […]..e l’Impero Romano divenne sempre più indocile a causa  delle  estese conquiste ..e del  carattere ibrido della sua popolazione e cadde infine vittima di dottrine sociali e religiose aliene semitiche che vi si infiltrarono sotto la forma del cristianesimo”. Notiamo(pag.11) che l’Autore pare criticare Cesare per il favore da lui mostrato agli ebrei ricordando come Tacito considerasse tale popolo come “una razza ostile all’umanità.”
Anche se l’Impero assunse, nella sua decadenza, sempre di più le forme del “dispotismo orientale”, tuttavia (pag.15) “gli imperatori non furono mai dei dittatori isolati ma governarono sempre con l’ausilio di una forte aristocrazia. Nonostante l’esistenza di fazioni anti-aristocratiche che consolidarono la loro influenza sotto Diocleziano, l’aristocrazia conservò i suoi[…].  privilegi politici e sociali fino  al regno di Costantino.In effetti, anche dopo Costantino, quella aristocratica rimase la forma naturale di governo in Occidente.! Caduto l’impero ,si impose il sistema feudale “una forma di governo pienamente patrizia” ciò nonostante le origini egualitaristiche del cristianesimo “ll sistema medievale delle classi sociali era volto al riconoscimento delle differenze tra i vari ordini sociali e all’importanza del coltivare al massimo  le qualità degli appartenenti a  ognuno di tali ordine  Tale sistema,in effetti,rifletteva i principi del sistema politico di Platone[…].”(pag.16) Poi(ibidem )  “il Rinascimento non vide alcuna diminuzione del potere della aristocrazia”. Ed il nostro cita gli esempi italiani della Repubblica aristocratica di Venezia e il fatto che  il “Rinascimento fiorentino” lo si deve alla “Dittatura dei Medici.” Soprattutto allora “non vi era alcuna idea di democrazia o di suffragio universale”
Viene sottolineato che Francesco Guicciardini pensava che “il governo aristocratico e monarchico fosse migliore di quello popolare” e “..in tutte le condanne del governo popolare da parte del Guicciardini  viene messo in rilievo il contrasto tra la serena condotta dei regnanti guidati da  sani principi e la caotica soggezione del popolo alle proprie passioni.”(pag.18)
Un altro difensore della forma monarchica di governo fu Jean Bodin, poi (pag.21) “L’esempio delle monarchie dei Tudor e degli Stuart nell’Inghilterra del XVI e XVII secolo conferma la corrispondenza tra una cultura elevata e una forma di governo dittatoriale o aristocratica”. Seguono cenni alla Rivoluzione francese di ispirazione spengleriana: fu la rivolta degli fattori urbani di razionalismo e commercio contro il potere del sangue e dei valori insiti nel sangue, finché la democrazia e la plutocrazia iniziarono  ad identificarsi. Dopo gli esperimenti democratici, in ogni caso, vennero Cromwell e Napoleone; nel mentre erano fioriti difensori delle monarchie come Hobbes ed Edmund Burke per il quale (pag24) “Non solo la monarchia è la forma ideale di governo, ma la nazione deve anche avere una forte aristocrazia e una autorità religiosa.” Seguono righe dedicate a Joseph de Maistre per il quel (pag 27) “ lo stato non è un organismo artificiale instituito dagli  uomini. ma una forma organica che si sviluppa nella storia con la forza […]. della tradizione”; qualche parola poi, su Giambattista Vico di cui si ricorda il  “ governo eroico ..in cui  tutto il potere è riservato alla nobiltà ,che governa sotto l’egida degli Dei di cui si proclama discendente”(pag.27) E l’apparizione di nuove “genti eroiche” ci pare costituisca oggi l’unica speranza per tentare di rallentare la trasformazione del pianeta in una inquinata discarica abusiva abitata da putrescenti masse di bastardi senza razza, senza patria e senza fede.
Ci avviciniamo così all’età moderna “ I maggiori sistemi filosofici in Germania, dal XVII al XIX secolo, furono tutti sempre più nel complesso, idealistici e favorevoli una forma di governo monarchica, autoritaria e nazionalista”, ”(pag.29) Kant, in base alla sua filosofia “insisteva sulla priorità dei doveri rispetto ai diritti” e proponeva un governo forte che esercitasse il suo controllo sia sulle questioni religiose che su quelle commerciali. Johann G.Fichte, dopo iniziali simpatie  democratiche, mostrò un crescente preferenza per uno tipo di stato che richiamava la filosofia platonica retto non da una aristocrazia ereditaria né dal popolo,ma da filosofi illuminati. Per il Fichte, nota lo Jacob(pag.34) “Tra le nazioni vi sono quelle superiori e quelle inferiori, tutti gli stati vennero in origine creati da una  conquista da parte di razze superiori che sottomettevano quelle inferiori.  Il Fichte riteneva che la razza superiore fosse quella che poi venne definita indo-europea..” Inoltre(pag.35) per il filosofo  “..gli ebrei non avrebbero mai potuto essere  dei veri Tedeschi, essi sarebbero in capaci di autentici sentimenti di umanità,  giustizia e verità. perciò andrebbero loro negati i diritti civili e politici, e, se possibile, andrebbero  deportati a Oriente nella loro patria originaria.”
Anche qui non si intende certo esporre i sistemi dei filosofi citati ma limitarci a indicare taluni aspetti, riguardo al Fichte ricordiamo che egli auspicava uno stato economicamente indipendente e che controllasse tutta la vita economica.
Si passa poi a Georg W.F.Hegel per il quale (pag.38) “lo stato era un’istituzione divina cui l’individuo deve essere del tutto subordinato: la libertà è la sottomissione della coscienza morale dell’individuo ai dettami dello Stato Inoltre (ibidem) “Come il Carlyle, l’ Hegel credeva nella speciale libertà di azione dei grandi uomini di  formare e reggere  gli stati con potere assoluto” dato che costoro rappresenterebbero lo “Spirito del Mondo”(Weltgeist). Una volta stabilito lo stato, la forma di reggimento migliore sarebbe una monarchia costituzionale ereditaria. Infine (pag.39) “Egli restringeva i diritti elettorali alle persone istruite,con conoscenza degli affari pubblici, e possidenti. In breve, l’ Hegel auspicava anch’egli un’aristocrazia del talento come fondamento principale del governo.” notoriamente per codesto filosofo “ lo stato nazionale è la più alta forma possibile di realizzazione dell’Idea universale e il futuro corso della storia sarebbe stato determinato dalla lotta tra le nazioni lotta in cui si sarebbe affermato il più forte. E’ chiaro che il sistema di Hegel è una glorificazione dello Stato prussiano. Infine l’Hegel ” glorificava la guerra come il miglior mezzo per incoraggiare il patriottismo e la devozione allo Stato”.
E’noto che Arthur Schopenhauer non nutriva sentimenti molto progressisti, per lui “Nel contesto della vita sociale, lo stato è l’istituzione che salvaguarda l’uomo dagli aspetti peggiori della sua stessa natura.” (pag.41). In ogni caso “non era un democratico ma un vero monarchico” perché un re tenderebbe a identificare i propri interessi con quelli dell’intera nazione, e riteneva necessario che fossero le classi superiori a guidare quelle più basse . Infine (pag. “Egli si spinse a suggerire come antidoto alla stupidità democratica l’allevamento su basi eugenetiche di una genuina aristocrazia.. così che la nazione potesse essere guidata dal dispotismo “dei saggi e dei nobili”. Le donne non dovevano essere considerate uguali agli uomini e gli ebrei dovevano essere visti come un popolo alieno che vivrebbe da parassita a spese delle altre nazioni “A essi- perciò-vanno negati tutti i diritti politici e deve essere loro vietato di prender parte nell’amministrazione e nel governo delle nazioni europee.”
Seguono pagine dedicate al Carlyle famoso per la sua opera sul <culto degli eroi>.viene rilevato come costui invocasse il dominio di un’aristocrazia formata dai migliori elementi di tutte le classi sociali e coronata da una sorta di monarca . “La libertà personale, per il Carlyle, come già per il Kant e per il Fichte, non vuol dire fare ciò che si vuole, ma fare ciò che deve essere fatto, il che è, a parere di chi scrive,  in totale contraddizione con il sistema democratico.”.Diritto degli uomini è quello di essere guidati da quelli superiori. Inoltre (pag.50) riguardo alla politica internazionale, poiché il Carlyle riteneva alcune razze superiori alle altre (per esempio le leggi eterne di Dio avrebbero condannato i negri alla schiavitù), non ci sorprende che egli considerasse diritto delle nazioni germaniche, e specialmente della Gran Bretagna, di civilizzare il resto del mondo.”(Cfr Thomas Carlyle “Gli Eroi,il Culto degli Eroi e l’Eroico nella Storia”UTET,Torino,1954)
Piaccia o non piaccia, dunque, una parte notevole della cultura europea era su codeste posizioni, posizioni talvolta errate, spesso ormai obsolete, ma che, in ogni modo, sarebbe ingiusto dimenticare, senza escludere, poi, la possibilità di trovarvi ancora oggi, quando assistiamo, per fare un esempio, all’incapacità delle democrazie di <fare> l’Europa, qualcosa di buono!
Dello storico tedesco Heinrich von  Treitschke ricordiamo che egli riteneva che l’interferenza di elementi ebraici nella politica tedesca fosse causa di disturbo del tradizionale ordinamento spirituale della società” (pag.62.)
Per l’illustre storico tedesco (pag.63) “Il risultato del suffragio universale sarebbe<una sproporzionata area di influenza data alla stupidità, alla superstizione, alla malizia, e alla menzogna, al crudo egoismo e a nebulose ondate di sentimentalismo, che introducono un elemento imponderabile nella vita dello Stato>.”La nozione di suffragio universale è pertanto assurda. Per il von Treitschke (pag.64) “Il fattore delle classi nell’ambito di una società non può mai venire sradicato dato che l’ineguaglianza sarà sempre presente tra gli uomini” (E qui basti ricordare il fallimento dei “socialismi reali”) Inutile dire che lo storico favoriva un regime monarchico anche perché un sovrano avrebbe potuto impedire che la democrazia degenerasse nel potere oligarchico di poche case bancarie che avrebbero approfittato appunto della “facciata” democratica per fare i propri interessi;(nulla di più attuale!); la monarchia, poi, dovrebbe essere sostenuta da una forte aristocrazia. Il nazionalismo del von Treitschke andava poi a coniugarsi con il razzismo (pag.65): le razze mongoliche sarebbero incapaci di una condotta veramente aristocratica, quelle negroidi sarebbero naturalmente destinate alla schiavitù. Gli ebrei, poi “sono una razza insidiosa dato che <un pericolosa fermento si cela in codesta gente che è abile nell’assumere la come maschera il volto di ogni altra nazionalità. Gli ebrei onesti debbono ammettere che dopo  che una nazione abbia acquisito coscienza della propria personalità, non vi sarebbe nel suo ambito più spazio per il cosmopolitismo dei Semiti.”
E arriviamo al grande campione della lotta contro l’egualitarismo: Friedrich Nietzsche, (iniziare con A.Romualdi “Nietzsche e la mitologia egualitaria”AR,Padova,1981)  Armando Torno in <Nietzsche,profeta senza enigma<Il Corriere della Sera> 6 settembre 2010  scriveva “Nietzsche non fu il precursore ma il costruttore del cuore del fascismo”Scrive poi  Sossio Giametta<Commento allo Zarathustra > (B. Mondadori, Milano, 2006) pag.13 riguardo a “l’ultimo uomo”: “E’il trionfo della <genterella>, della piccolezza dei piccoli, della mediocrità messa in trono, contro cui per tutta la vita Nietzsche si è battuto con la furia della disperazione. E questo in particolare che ha voluto combattere nel cristianesimo, è questo che ha voluto combattere nel socialismo. E in questo senso fornirà sempre formidabili argomenti a tutte le destre, dato che le destre, esattamente come le sinistre, non mancano di profonde giustificazioni, a parte l’uso che poi ne fanno in politica.”(!)

Alla pag.68 dello Jacob leggiamo “La società aristocratica preconizzata dal Nietzsche sarebbe presumibilmente organizzata in caste separate, sul modello della antica società indiana. In effetti il filosofo nutriva grande ammirazione per le “Leggi di Manu” codice alla base del sistema castale indiano. Dato che si presume che i lettori conoscano già il pensiero del filosofo della <volontà di potenza>, mi limito a citare dall’ introduzione di Alberto Romagnoli a F. Nietzsche “Opere” G.Casini ed.,Sancasciano,1955 pag.XXIX “[…]il suo compito consistente nell’educazione di una casta dominatrice che  rinunci per sé alla felicità e al benessere e di rimando consenta tutto questo agli individui inferiori sulla scala della nuova gerarchia” Non si potrebbe dir meglio!

Si passa poi agli autori che hanno messo al centro del loro pensiero la <Razza> fenomeno forse difficile da definirsi con esattezza da parte della scienza moderna ma, che, nondimeno esiste e fa sentire la sua influenza nella storia.(6) Leggiamo (pag.71) “L’assolutismo aristocratico degli scrittori che abbiamo fin qui esaminato mostra una tendenza verso un riesame della storia politica a sfondo nazionalista e razzista, ma il loro pensiero politico non era basato principalmente sul fattore razziale- La razza diventa la principale base della storia negli scritti di Gobineau, Chamberlain, Rosenberg e Hitler”. Il De Gobineau, il primo a collegare il sorgere e il tramontare delle nazioni a fattori etnici (7) guardava con favore al sistema indiano delle caste, era favorevole alla monarchia e considerava che l’etica tipica degli ariani fosse di tipo eroico basata sul senso dell’onore e del dovere. (Cfr.Arthur De Gobineau “Saggio sulla Disuguaglianza delle Razze Umane”Rizzoli, Milano, 1997)

Houston Stewart Chamberlain non è mai stato oggetto di interesse in Italia, probabilmente anche grazie alle aspre critiche che gli mosse Julius Evola, tuttavia è da ritenersi che talune sue pagine meritino di essere lette se non altro per la grande influenza che ebbe nel mondo germanico, fu, infatti, in relazione con il tanto calunniato Kaiser Guglielmo II e, prima di morire, ebbe il tempo di salutare gli inizi dell’ascesa di Adolfo Hitler (cfr. comunque il suo, “Arische Weltanschauung” ed franc. “Vision du Monde Aryenne”Ed du Lore, Paris, 2012 ). Lo Jacob accenna soprattutto ai suoi tentativi di liberare il cristianesimo dagli elementi giudaici; com’è noto, egli considerava agli antichi Galilei degli Indoeuropei e da ciò traeva la deduzione che il Cristo fosse un“ariano”.Ipotesi poi ripresa da molti altri che si illudevano, così, di non dover rinunciare del tutto al retaggio del cristianesimo europeo.( Cfr H.S,Chamberlain “Die Grundlagen des 19  Jarhunderts”  trad. franc. “La Genese du XIX Siecle”Payot,Paris,19133 (8). Inutile qui ricordare che i più recenti studi tendono a mettere in rilievo gli aspetti tipicamente ebraici degli insegnamenti e delle attività attribuiti al Cristo.

Per il Chamberlain gli ebrei sono sempre stati caratterizzati da egotismo, materialismo, razionalismo, sono sempre stati favorevoli al capitalismo,alla democrazia e al modernismo. Così(pag.74) “I deleteri effetti della mente ebraica sono testimoniati da fenomeni quali i gruppi affaristici internazionali, il socialismo internazionale e la democrazia liberale” I < tempi moderni> hanno, per l’autore di “I Fondamenti del XIX Secolo”attribuito agli ebrei un eccessivo ed immeritato potere dimenticando gli avvertimenti in senso contrario di uomini come Goethe, Fichte, Herder e Wagner. Per il Chamberlain noi viviamo ormai  in una epoca “ebraica” e (pag.74)“l’unico modo di salvaguardare la nostra civilizzazione consisterebbe nel fermare immediatamente codesto processo.”Inoltre “Dei moderni popoli europei, i Teutonici sono i più vitali e il loro dovere è quello di preservarsi incorrotti dagli elementi ebraici e guidare le altre nazioni alle quali essi potranno donare i loro benefici culturali.”

Discepolo del Chamberlain fu Alfred Rosenberg del quali recentemente è stata pubblicata in italiano, in traduzione non sempre felice, l’opera più importante (“Il Mito del XX Secolo”Ed Thule Italia in 2 volumi). Per lo scrittore nazionalsocialista, destinato a morire coraggiosamente sulla forca di Norimberga, (pag.75) “Solo quando uno stato è basato sulla razza, e rigenerato spiritualmente, può produrre una vera cultura[…].libero di quelle forme[…]inferiori…che la democrazia incoraggia. Sia i liberali che i loro apparenti nemici, i marxisti, rappresentano la mentalità materialistica ebraica che può essere respinta solo da un uno stretto nazionalismo basato sui valori presenti nel sangue della razza indo-europea.” “Il comunismo russo- per il Rosenberg – è in gran parte il prodotto di elementi ebraici,e venne favorito dal fatto che la Russia possiede molte componenti mongoliche nella sua popolazione.”   Scopo del Nazionalsocialismo sarebbe quello di combattere il dominio del denaro di ispirazione ebraica e la protezione della razza con l’esclusione di ogni elemento ebraico (come aveva già auspicato Paul de Lagarde) con un ritorno a un’aristocrazia germanica costituita da “nobiltà contadina”e “nobiltà militare”.  Lo Jacob fa poi seguire alcune considerazioni sulle concezioni del capo stesso del movimento nazista (Pag.79) “Le teorie politiche di Hitler e dei Nazional socialisti, sono logicamente, basate su una chiara centralizzazione del potere che in ultima istanza risiede in un forte leader. La democrazia è favorita soprattutto dagli ebrei poiché essa “elimina la personalità” (soprattutto quella razziale) e mette al suo posto la maggioranza della stupidità, dell’incapacità e anche , soprattutto, della codardia”
Secondo Hitler e i Nazionalsocialisti l’antica aristocrazia era degenerata anche mescolandosi con facoltosi elementi ebraici per rimpinguare le ormai svuotate casse di famiglia; nella nuova Germania sarebbe sorta una nuova aristocrazia basata sul talento. Inoltre i Nazionalsocialisti si proponevano di favorire il prolificare di bambini di buona stirpe e di limitare le nascite degli elementi inferiori, certamente il primo passo per l’innalzamento del “livello”di tutto un popolo e forse anche verso la creazione di una nuova aristocrazia!

Poi il Nostro ricorda Carl Gustav Carus (1789-1869) filosofo medico e pittore tedesco che fu tra i primi, dopo il De Gobineau, a cercare di indicare delle ragioni filosofiche che giustificassero la segregazione tra le varie razze umane. Il Carus opinava che “le differenze fisiche tra Mongoloidi, Negroidi e Caucasoidi fossero indicative delle differenze vitali delle loro capacità spirituali” (naturalmente a tutto vantaggio della “razza bianca”); per lui “il corpo è solo l’apparenza dell’anima stessa” (pag.82). Il Carus, inoltre, divideva l’umanità in vari gruppi: i “popoli della notte”cioè i negri, quelli “del giorno”: i bianchi indo- europei e i “popoli del tramonto”Mongoloidi e Amerindi. La conformazione fisica (specialmente quella del cranio) e le realizzazioni storico-culturali avrebbero, per lo scienziato tedesco, confermato la superiorità dei “popoli del giorno”.Sul piano religioso, poi, (pag.83): “In generale, la storia culturale delle religioni monoteistiche, cioè quelle semitiche”riflette una rottura tra il livello razionale e quello vitalistico dell’esistenza del popolo, al contrario la mitologia greca mostra un sano rispetto per i poteri della natura.”Ma riportiamo quanto scrive lo Jacob a tal riguardo “La cruciale mancanza di capacità di elaborazione mitologica della mentalità semitica, come della sua mancanza di vitalità metafisica è ripresa e elaborata nelle opere di Houston Stewart Chamberlain. Considerando la fase più antica della storia degli ebrei, in Caldea, il Chamberlain sostiene che gli ebrei sono stati chiaramente responsabili della riduzione di ogni mito simbolico ricevuto dai Sumeri, in mezzo ai quali essi avevano vissuto, a vicende di una narrativa di tipo storico[…]. (pag.85) Le differenze tra la concezione di Dio indoeuropea e quella semitica sono indicative delle differenze tra le due razze. Le idee razziali del Chamberlain sono, in effetti, basate su una filosofia idealistica trascendentale che pensa che la Divinità sia del tutto al di là della comprensione di una coscienza orientata empiricamente”Per l’autore dei “I Fondamenti[…].”l’antica concezione indù della divinità sarebbe la più pura nella storia umana, rappresentando il trascendente nel  modo più elevato.

In contrasto la religione ebraica fin dai suoi inizi è stata puramente un sistema di leggi, e non rivelò mai un minimo di comprensione metafisica”, il che non poteva che portare a una visione  materialistica della vita. Così si giunge ad affermare, da parte del Chamberlain, (che lo Jacob sembra approvare) che (pag.86)“La differenza tra Indoeuropei ed ebrei, è di carattere, essendo il secondo privo di qualsivoglia autentico sentimento religioso. La principale caratteristica dell’ebreo essendo la <assoluta mancanza  di ogni emozione metafisica e di ogni capacità filosofica[[…]]>
[…]La mancanza di spiritualità delle religione giudaica fu criticata anche da Paul de Lagarde[…]che contrappose il morto legalismo del giudaismo alla vitalità organica della mente tedesca.  Il Lagarde sosteneva che  la differenza tra Tedeschi ed ebrei riguardava il carattere e che, pertanto,gli ebrei non avevano portato alcun significativo contributo spirituale alla storia europea” Sembrerebbe proprio che lo Jacob più che riassumere le tesi del Chamberlain esprima  proprie opinioni  anche come di erede della grande metafisica indiana..  ’
Anche per il Lagarde la psiche tedesca avrebbe dovuto ritrovare la consapevolezza della propria vitalità spirituale, allora  sarebbe stato possibile ristabilire una aristocrazia sul tipo del quella medioevale, mentre si sarebbe dovuto negare agli ebrei la possibilità di occupare  qualsiasi posizione  influente sia nel campo politico che in quello commerciale,altrimenti il modo di vita ebraico avrebbe sopraffatto la Germania.
Lo Jacob passa poi a un altro autore che probabilmente per noi sarebbe stato meglio approfondire: Carl Gustav Jung (1875-1961)(pag.87) “Anche costui rilevò che la differenza tra ebrei e Tedeschi era profonda e di natura psicologica. Nel suo saggio “Il Ruolo dell’Inconscio”!egli identificava l’innata natura materialistica degli ebrei come collegata, al fatto che essi, essendo stati sradicati dalla loro terra nelle più antiche fasi della loro storia, non hanno un profondo attaccamento ctonico e perciò non possiedono il potere del suolo originario dell’anima. Come compenso a questo mancanza di un genuino radicamento nel suolo essi hanno sviluppato una tendenza al materialismo che si manifesta nella più parte dei loro tentativi intellettuali.”Poi lo Jacob ricorda come tali differenze tra Tedeschi ed ebrei fossero state riprese dal  Rosenberg il quale (pag.89) riteneva che “Solo una razza dotata di una <moralità da schiavi> come l’ebraica avrebbe potuto sviluppare una religione costituita essenzialmente da un sistema di leggi e che ha favorito sistemi politici quali la democrazia capitalistica e il comunismo.”
A questo punto l’ Autore inizia a esprimere  direttamente le proprie opinioni (pag.89) “Devo aggiungere che codesta identificazione della concezione della vita degli ebrei con la democrazia e il comunismo non è una mera invenzione di politicanti di pochi scrupoli, giacché essa è confermata dalla cruciale connessione tra il giudaismo, e il cristianesimo giudaizzato (in particolare il puritanesimo inglese) e la democrazia nel corso della storia. In effetti, un pur breve esame delle più antiche scritture ebraiche confermerà la natura populistica e anti aristocratica della loro visione del mondo. Le ricerche moderne hanno mostrato che i racconti biblici della creazione e delle vicende dei primi uomini sono stati presi in prestito dalle scritture sumero-accadiche e, in molti casi, curiosamente mutati nel loro significato originale, dagli ebrei, così, per fare un esempio, mentre in un testo sumero cuneiforme del 2020 a.C. viene raccontato che la Dea Inanna preferì un agricoltore a un pastore come sposo, nella storia di Caino e Abele, si narra che il Dio ebreo nutrisse una spiccata preferenza per il pastore Abele ai danni dell’agricoltore Caino. Nella storia della Torre di Babele noi troviamo un’altra inversione del simbolo originario sumero dalla Ziggurat costruzione che non mirava a dare l’assalto al cielo (come fa supporre la Bibbia), ma a fornire un mezzo grazie al quale gli Dei del cielo potessero discendere per venire adorati dai loro schiavi terrestri. Similmente la storia di Mosè mostra un inconsueto rovesciamento dell’usuale formula mitica in cui un bambino di nobili origini viene nascosto per sottrarlo ad una persecuzione in una dimora popolare.     Tutti questi rovesciamenti di miti di origine sumera mostrano tradiscono un’imitazione colma di risentimento da parte di un popolo sottomesso e ci forniscono uno dei primi esempi di quel rovesciamento dei valori aristocratici che Nietzsche collegò alla “morale da schiavi”degli ebrei. La natura populistica della religione ebraica appare anche nel racconto dell’Esodo, che, contrariamente ad analoghi miti incentrati sul tema esilio e ritorno, termina con l’esaltazione non di Mosè come eroe di natura divina, (come avviene per Dumuz tra i Sumeri, Osiride tra gli Egizi, Dioniso tra i Greci, o anche Gesù per i cristiani) ma di  un intero popolo:gli ebrei, il cosiddetto <popolo eletto>.”
Indubbiamente si tratta di argomentazioni che varrebbe la pena di approfondire. Continua poi lo Jacob “I tratti anti  aristocratici di un popolo soggetto a persecuzioni e riduzioni in schiavitù fin dagli inizi della sua storia, incoraggiarono, attraverso i secoli, per forza di cose, una preferenza per i sistemi di governo […]..democratici e liberali. Non è un caso che le sette protestanti dell’Inghilterra del XVII secolo che erano fermamente convinte che la Bibbia fosse realmente <parola di Dio> insieme alla sua concezione statica e antropomorfica della divinità, parteggiassero per movimenti proto democratici e proto liberali[…]. In effetti la Rivoluzione Puritana  può essere considerata un prototipo  della forza democratica, volta verso il basso,  che il cristianesimo acquisisce  quando giudaizza la  sua visione del mondo,cioè,quando  considera le relazioni tra il uomo e Dio .e tra uomo e uomo, dal punto di vista limitato  dell’ego individuale.”(pag.91)
Una seconda appendice è dedicata ai  “difetti spirituali della democrazia”Le opinioni dello Jacob vi sono espresse con vigore “Non è possibile negare i perniciosi effetti della democrazia sulla mente dell’uomo(pag.94). Codesti dannosi effetti furono notati già nella prima metà del secolo XIX da Alexis de Tocqueville nella seconda parte del suo libro sulla democrazia in America[…].Secondo questo autore uno dei principali difetti della democrazia, consisteva nel fatto che la concezione dell’onore propria delle società aristocratiche veniva diluita completamente in una società democratica[…]In un’aristocrazia feudale ognuna delle classi più elevate aveva un proprio senso dell’onore chiaramente definito” mentre in quelle democratiche, in costante movimento ogni opinione è soggetta a più o meno rapidi cambiamenti con il risultato di giungere a un individualismo privo d’anima e a un graduale ma sicuro infiacchimento del suo potere spirituale fino alla riduzione “a uno stato di stupidità universale”(pag.94)
Un altro aurore Philippe Mairet (1886-1975) in un suo saggio sull’aristocrazia (Philippe Mairet “Aristocray and the Meaning of Class-Rule.An Essay upon Aristiocracy past and future”London 1931) giunse ad affermare che una “società completamente senza classi sarebbe una società di imbecilli”Inoltre costui sottolineava che il vero potere in una democrazia finisce inevitabilmente nelle mani della plutocrazia.
“Il paradigma del carattere aristocratico(pag.96) è – per il Mairet- quello dei Bramini della antica India  per i quali “l’onore era l’unica ricompensa”;un compenso spirituale al quale essi stessi rinunciavano nell’ultima fase della vita, passando come asceti solitari i loro ultimi anni”[…]. “La vera autentica virtù di un appartenente alle caste più alte nell’India consisteva nel fatto che invece di essere dominato dalla preoccupazione personale e dai sensi-egli era governato..dal desiderio di favorire nella sua stessa persona,la forma più alta di vita degli uomini.”[…]Ancora(pag.97) per il Mairet “La vera costituzione politica è designata a mantenere quell’ordine sociale nel quale gli uomini possano realizzare se stessi secondo la propria natura”Noi ritorniamo così a quell’ideale di “stato organico tradizionale”di cui ha scritto Julius Evola.
Il volumetto dello Jacob si conclude con un “epilogo”in cui il nostro giunge a sostenere  che dal suo esame dei difetti della democrazia deriva la urgenza di contrastare  una forma di governo che è fatalmente e inconsciamente organizzata per la  definitiva degenerazione dello spirito umano. Allo scopo di prevenire la riduzione degli esseri umani a contabili nel mercato di massa del sistema democratico,è preciso dovere  di quelli che conservano ancora una certa misura di discernimento intellettuale  rovesciare la direzione della marcia discendente dell’umanità verso il basso. Naturalmente, ogni tentativo volto a  demolire le basi della democrazia è destinato  a essere una fatica di Ercole ,dato che esso significa operare contro la maggioranza della popolazione[…].”
Per lo Jacob si dovrebbe iniziare a riformare la società partendo dal campo della educazione, bisognerebbe“coltivare”I giovani (pag. 99)),il che parrebbe abbastanza problematico in una società permeata da una visione del mondo opposta e sempre più putrescente.
Ritornando all’auspicato assetto sociale lo Jacob sostiene (pag100 e segg.)  “[…] il nostro studio ha mostrato che la politica e la cultura non sono in realtà due sfere distinte ma sono intimamente connesse l’una con l’altra;[…].garantire il suffragio universale negando nel contempo l’eguaglianza  sui piani culturale e politico è una assurdità. Nè nel campo politico,né in quello della cultura le decisioni fondamentali possono essere prese democraticamente e può essere potente solo quella nazione che restringa la sua dirigenza a leaders illuminati.”Inoltre (pag.101) “La questione della razza non può essere evitata in un sistema che riconosce la nazione considerata sul piano linguistico come la più logica unità di organizzazione politica, dato che è impossibile raggiungere un qualsiasi progresso spirituale in un paese ridotto a una confusa torre di Babele di lingue e culture. In effetti, l’importanza del fattore razza è dedotto dal fatto che la razza coincide con la psiche di un popolo e che,allo scopo di preservare la potenza di codesta anima collettiva, è necessario escludere gli elementi alieni dal cuore della vita politica e sociale di una nazione[…].”
“Dato che l’Europa ha una popolazione  razzialmente  e culturalmente più omogenea degli Stati Uniti, del Canada e dell’’Australia,la riorganizzazione della politica su di una   sana filosofia  potrebbe avvenire più facilmente in Europa che  nelle altre società più multiculturali[…]Le nazioni Indo-Europee possono facilmente venire distinte l’una dall’altra grazie alle differenze linguistiche,[…].. Nell’ambito di ognuna di esse,il capo e la aristocrazia amministrativa devono venire scelti tra i migliori elementi di quella razza particolare che costituisce il carattere della nazione. Le nazioni che hanno perso  le loro famiglie  aristocratiche ereditarie potrebbero facilmente ricostruirne delle nuove  basate sulla comprensione filosofica e il talento. Ciò vuol dire che ai membri delle razze non indo-europee, e agli ebrei, non si può concedere di  interferire nei più alti uffici ..né che possano diluire il suo patrimonio intellettuale o artistico della nazione. L’esclusione degli appartenenti a razze non  Indo Europee dalle cariche  intellettuali o amministrative è giustificata dalla reali e scientificamente provate differenze nelle rispettive capacità spirituali in paragone a quelle degli Indo-Europei. Per quanto riguarda gli ebrei,ogni nazione che si sia nuovamente orientata verso il progresso spirituale dell’umanità riconoscerà immediatamente la necessità di tenerli strettamente a distanza, dato che la loro mentalità precipuamente materialistica è una delle principali cause della deterioramento della società fino alla attuale stato  di degenerazione.”
Come si vede, continuando la lettura, ci si imbatte in argomentazioni sempre meno politicamente corrette, sarebbe stato, peraltro, senz’altro meglio che lo Jacob le avesse suffragate con una maggior messe di dati a sostegno, la critica alla società democratica che continuamente ci viene presentata come la migliore possibile deve essere suffragata da ben altro che l’indignazione nei riguardi della sua degenerazione spirituale, lo stesso si può dire riguardo al problema razziale,ma ciò avrebbe richiesto una opera di ben maggiori dimensioni!.
Il Nostro continua giungendo da riprendere da Alfred Rosenberg un certo anti femminismo per il quale “le donne sono incapaci di formulare  grandi sintesi nel campo delle idee, facoltà che è prerogativa del maschio. La mentalità <atomistica>o materialistica delle donne è,in effetti, in relazione  alla frammentata e confusa visione del mondo delle democrazie[…].Come il Rosenberg sagacemente ebbe ad indicare, l’emancipazione delle donne(che emerse dopo la Rivoluzione Francese ) incoraggiò quella delle razze inferiori e la conseguente degenerazione dell’umanità”Come si vede il nostro si dimostra antidemocratico, razzista,  antisemita e pure antifemminista, vi sarebbe veramente da stracciarsi le vesti per lo scandalo e le bestemmie che pronuncia contro le idee dominanti.!
Al posto delle democrazie lo Jacob auspica (pag.103) “un nuovo sistema di governo che  presuppone una leadership illuminata e unitaria, quasi monarchica,basata su di una aristocrazia di talento. Non vi è pericolo di una ingiusta o brutale oppressione delle minoranze nell’ambito di questo stato ideale poiché un dittatore illuminato  non è un tiranno ma un uomo di più alti poteri psichici che deve rappresentare quello che lo Spengler chiamò<la somma del’onore,del dovere,della disciplina e della risoluzione>.Il sistema democratico dei partiti non è utile per una solida organizzazione politica,dato che i partiti sono fondamentalmente un prodotto della rivolta delle potenze del razionalismo e del denaro contro quelle del sangue e della tradizione “In conseguenza,la nozione di partito è sempre legata alla  nozione di eguaglianza negativa,distruttiva e tendente al livello sociale,gli ideali nobili non vengono più riconosciuti ma solo gli   interessi settoriali., Le competizioni e  il mercanteggiamento, caratteristiche componenti della democrazia capitalistica,dovranno essere totalmente eliminate nell’ambito di un riorientamento  di tutte le attività umane verso fini nazionali e umanistici In breve,il denaro dovrà perdere tutto lo spurio potere che oggi detiene in favore delle autentiche  virtù spirituali della mente.
Le politiche internazionali dovranno essere ristrette a un equo commercio tra le varie entità nazionali e razziali del mondo e non implicare né sfruttamento né colonizzazione”La colonizzazione in particolare viene dallo Jacob rifiutata in quanto implica il rischio di mescolanze razziali.
Infine ancora una frecciata contro gli USA 8pag.104) “C.G.Jung ha rilevato il caso dell’America, che, sotto la influenza psicologica della popolazione schiava, ha gradualmente sviluppato un carattere notevolmente simile a quello dei negri, perché il gesticolare (mannerism) fisico degli americani in gran parte e di origine negra.”Si tratterebbe qui di un qualcosa che va al di là del meticciato, (che peraltro ormai negli USA impera e si diffonde in tutte le forme possibili) di cui aveva già parlato Julius Evola (cfr il saggio”America negrizzata” (in L’Arco e la Clava”Mediterranee, Roma, 2000, pagg 39-.46)
 E per finire, a pag.105, “le ragioni dell’aristocrazia[…]in ultima istanza risiedono negli insostituibili valori della consapevolezza spirituale, della tradizione e della razza, poiché codesti sono i requisiti vitali per la sopravvivenza e il progresso delle nazioni. La democrazia, al pari del liberalismo e del comunismo, è destinata a fallire poiché è in contraddizione con questi valori. La nobiltà, come sostenne Spengler è <’espressione di una forte qualità di razza, è l’autentico Ordine politico. e l’autentico addestramento alla politica, è la vera educazione politica> e solo quelle nazioni che saranno guidate da coloro che abbiano conservato la loro naturale forza culturale di cultura e di forma sono destinate a trionfare..”
Che cosa pensare di tutto questo? In primo luogo ripetiamo che lo Jacob si esprime in modo tale che spesso non si capisce se riporti le opinioni degli autori di cui parla o piuttosto le proprie. Il maggior difetto di questo simpatico libretto è, comunque, quello di aver voluto mettere troppa carne al fuoco, toccando  argomenti che, in ogni caso, dovrebbero essere approfonditi: dalle correnti anti democratiche della cultura europea alle critiche verso la società in cui ci troviamo a vivere, dai rapporti tra le varie razze umane alle giustificazioni di una forma aristocratica di governo. In ogni caso possiamo dire cha, da quel che scrive, Alexander Jacob è un uomo che lotta dalla “nostra”parte e ciò è già molto.
Chi scrive ha più volte manifestato la sua speranza (o illusione) che dalla “era di torbidi”che probabilmente ci attende possa emergere una rude razza pagana in cui possano rivivere i valori indoeuropei e che sia in grado di rimettere ordine in un globo devastato da crisi ambientali e lotte razziali.  “..la barbarie in quanto non fa pervenire a uno stadio superiore di vita, accumula miserie e distruzioni ed è causa di sofferenze infinite. Solo il ferro di una razza superiore può cauterizzare la piaga e far cessare la rovina e il dolore.”Luca De Sabelli<Storia di Abissinia>Ed. Roma, 1936, vol.II, pag. 229. Da tale rude razza pagana potrebbe iniziare un processo di rigenerazione del mondo bianco e della storia e sorgere una nuova aristocrazia .Per ora sarebbe forse da formare delle leghe maschili “bund”in cui raccogliere elementi severamente selezionati e di provata fedeltà, si può anche pensare a quel “fronte delle catacombe”di cui ebbe a parlare Julius Evola.
<Bisogna non avere scelta: sparire o imporsi. Una razza dominatrice non può avere che origini terribili e violente> F. Nietzsche (<Trasmutazione di tutti i valori>” Ed Monanni, Milano, 1927. pag. 133)
ALFONSO DE FILIPPI
NOTE
1)Cfr.a d esempio Gianantonio Valli “Invasione- Giudaismo e società multirazziali”Effepi, Genova,2011In cui,tra l’altro,si indica anche il ruolo delle chiese cristiane,in primis di quella cattolica,nel processo di distruzione di ciò che resta dei popoli europei.
2)Sossio Giametta “Commento allo Zarathustra”(B. Mondadori, Milano, 2006) pag.13 riguardo all’ “ l’ultimo uomo”profetato dal Nietzsche  “E’il trionfo della <genterella>, della piccolezza dei piccoli, della mediocrità messa in trono, contro cui per tutta la vita Nietzsche si è battuto con la furia della disperazione. E questo in particolare che ha voluto combattere nel cristianesimo, è questo che ha voluto combattere nel socialismo. E in questo senso fornirà sempre formidabili argomenti a tutte le destre, dato che le destre, esattamente come le sinistre, non mancano di profonde giustificazioni, a parte l’uso che poi ne fanno in politica.”Pag.314 “[…] quando Nietzsche ebbe- sia pure per reagire ai vizi dell’epoca-annunciato la morte di Dio, <smascherato>e maledetto il cristianesimo, irriso la religione, negato la conoscenza, la moralità, la democrazia, l’emancipazione femminile, il diritto alla vita e al rispetto dei <superflui>, proclamato il superamento dell’uomo stesso, affermato la volontà di potenza, psicologizzato e genealogizzato tutto e tutti, esaltato il grande individuo al di sopra della massa, auspicato l’avvento del superuomo, l’allevamento di una razza superiore (i<signori della terra> e l’eliminazione dei <malriusciti>, esaltato la durezza, lo scontro e le guerre sterminatrici[…]..ebbe con ciò anche definito e messo a punto quegli elementi, quella miscela esplosiva di cui il fascismo aveva bisogno per crescere e straripare anche nella sfera teoretica oltre che in quella pratica.”
3)“Non esiste un solo esempio storico di società plurietnica non conflittuale e che non sia stata crudelmente gerarchizzata e oppressiva” G. Faye “Archeofuturismo” SEB, Milano, 1999 pag. 160.
4) Giorgio Locchi “Definizioni” (Società Editrice Barbarossa, Milano, 2006pag. 110-111) scriveva “La civiltà occidentale è condannata non a causa del progresso tecnico, ma perché l’utopia egualitarista che la ispira da duemila anni è entrata in contraddizione con le esigenze della società moderne. Assuefatto a questa utopia, l’uomo europeo non è più in grado di farsi carico del destino del mondo, di essere il “creatore” di un nuovo avvenire. Ma è sempre in Europa, e solamente in Europa, che una nuova metamorfosi è ancora possibile, che il rifiuto dell’egualitarismo e del ritorno alla specie si è manifestato .e si manifesta tuttora, al di là di ciò che sono stati il Bene ed il Male durante due millenni di “decadenza”spirituale.”
(5) Con il decadere, anche sul piano etnico, della Grecia,la “democrazia”assunse i suoi aspetti peggiori “Questa democrazia non è tuttavia il dominio del popolo,bensì dominio dell’Asia Minore sulle stirpi greche che avevano disperso le loro forze e i loro uomini; ovunque la feccia dell’umanità divenuta inarrestabile domina sugli opliti rammolliti,e non più rafforzati da un contadinato a loro razzialmente affine.” Alfred Rosenberg “Il Mito del XX Secolo-La lotta per i valori” Thule Italia,2010,pag.53
(6) Si può,qui,citare anche Aldo Capasso secondo cui le razze “..esistono- e sono la causa stessa della Storia con le sue lotte e i suoi drammi e le sue epopee-raggruppamenti umani  ereditati,fondati sull’unità di sangue che si rivelano nella comunanza dei caratteri psichici, cioè nella comunanza di quei caratteri che più contano,e per cui l’Uomo è più forte del Bruto”( “Idee chiare sul Razzismo”effepi,Genova,2010,pag.31: “Nella storia e dietro la storia esistono ed agiscono le razze,da intendersi naturalmente come entità a un tempo naturali e spirituali” così Julius Evola in “Filosofia,Etica e Mistica del Razzismo” (Sentinella d’Italia,Monfalcone,1985,pag.11).E ancora “Il declino  delle civiltà antiche  è il fatto più eclatante della storia,e poiché i periodi di splendore  nei grandi centri di civiltà sono spesso iniziati  con l’invasione di dominatori stranieri,è chiaro che la causa immediata della decadenza deve essere la degenerazione o la distruzione  delle classi dominanti”.R.A. Fischer <The Genetical Theory of Natural Selection>Claridon Press,Oxford, 1930,pag. 237
(7) Il Conte De Gobineau  nel suo “Saggio su l’Ineguaglianza delle Razze(ed. parziale,Voghera,Roma,1912,pag.8):ebbe a dichiarare  “..io dovetti convincermi di questa evidenza:che la questione etnica domina tutti gli altri problemi della storia,ne tiene la chiave e che l’ineguaglianza delle razze, il cui concorso forma le nazioni,basta a spiegare  tutto il concatenamento dei destini dei popoli”
(8)I brani dei I Fondamenti[]  relativi alla presunta arianità del Cristo hanno avuto anche una traduzione in lingua spagnola con lespressivo, ma poco fondato, titoloCristo no es JudioSieghels, Buenos Aires,2008 )
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Categorie: Aristocrazia, De Filippi, Soldato dello Spirito

Pubblicato da admin il 24 Novembre 2012

Commenti

  1. Primula Nera

    Anche Maurras era un altro grande pensatore, orgogliosamente filo monarchico e contro la deriva liberaldemocratica dell’Occidente.
    Per quanto riguarda gli ebrei , il grave errore è la generalizzazione,il vederli come un blocco monolitico di tendenze rivoluzionarie.
    Vi sono infatti eccezioni importanti:Hofmannsthal, cattolico, ma di padre ebreo,fieramente aristocratico e antidemocratico; Joseph Roth che abbandonò il socialismo delle origini per diventare un filo monarchico nostalgico degli Asburgo; Leo Perutz monarchico e talmente filo tedesco da essere favorevole all’unione tra Austria e Germania. In Italia abbiamo avuto tanti ebrei filo fascisti, prima ovviamente delle leggi razziali, e Margherita Sarfatti è un esempio importante.

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