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Intervista ad Antica Tradizione

Intervista ad Antica Tradizione

«… Dodici rune al fianco del cammino, saranno la magica sorte di un uomo che corre incontro al suo destino: il cerchio, la croce, la morte…»

da: “I Fuochi di Beltane”
Antica Tradizione

Biografia

Era il 1989 quando dalle ceneri del gruppo musicale Alkantara, di matrice progressive rock, nascono gli Antica Tradizione. All’epoca l’intero gruppo si stringeva intorno a Fabio ed Andrea, amici anche nell’ambiente di lavoro. L’impostazione musicale era tipicamente folk, su testi celtico-medievaleggianti con chiari riferimenti alla mitologia nordica. Il primissimo demotape (1992) conteneva nove canzoni più la cover “Sulle scogliere di marmo” dei Nuovo Canto Popolare. Soltanto due anni dopo si decide la stampa ufficiale con l’aggiunta di altre due covers: “Sulla strada” e “Dedicato all’Europa”, entrambi della Compagnia Dell’Anello. Dopo alcuni solstizi, e si parla del 1995, esce in edizione limitata il singolo “Guerriero sarai” dove contiene la traccia “Requiem” sul lato B, in omaggio al loro ex sogno nel cassetto: il progressive rock. Esce per Lo Scudo Edizioni (affiancata dalla Cosmorecord Productions) la compilation su musicassetta “Tricolore – Vol. 1” dove viene proposto il brano “Guerriero sarai”, ma in versione studio che presto diventerà una rarità assoluta. Con la Rupe Tarpea Productions, altra etichetta di musica alternativa, viene deciso l’inserimento di un brano degli Janus sulla compilation di tributo dedicata appunto a questi ultimi: “Tributo a Janus” (1997). La canzone è “Pescatore di sogni” e viene suonata con la stessa formazione del singolo “Guerriero sarai”. Il pezzo per la sua reinterpretazione riceve numerosi apprezzamenti. Successivamente Andrea lascia e non lascia il gruppo (in realtà non lo lascerà mai, viene solo attratto da nuove passioni, comunque la sua presenza spirituale c’è ancora). Con l’avvento di Marchino inizia una nuova stagione di ripresa musicale e politica. Queste nuove energie confluiscono nel album “L’eternità del mito…” prodotto da Ferlandia Productions. Al fianco di Fabio e Marchino si aggiungono due nuovi musicisti: Valerio ed Andrea diplomato al conservatorio in musica elettronica. Nuovi concerti, più sound musicale e finalmente un gruppo affiatato non solo musicalmente. Dei progetti futuri se ne parla, ma vi sono già alcune idee sicuramente sul progressive rock.

Alla fine, nell’aprile 2009, dopo un intero decennio, con una nuova formazione viene registrato per Lo Scudo Edizioni l’album “Il cavaliere, la morte e il diavolo” con quattordici tracce inedite. Il gruppo ricomincia ad esibirsi regolarmente per tutta l’Italia con una vasta schiera di fans affiatati… e con tanto di un clan che li segue in ogni loro concerto!

Intervista a cura di Steno Lamonica


1) Il vostro è considerato un gruppo appartenente al circuito della musica alternativa. Come vi collocate e definite politicamente?
Sia nella nostra musica che nell’agire di tutti i giorni, abbiamo deciso da tempo di distaccarci dal pensiero politico che categorizza ancora le idee e i valori. Così come non ci riteniamo e non ci siamo mai ritenuti comunisti, non ci consideriamo neanche fascisti. Rifiutiamo anzi nettamente questa classificazione, non solo dal punto di vista ideologico ma anche da quello terminologico, ritenendo improprio utilizzare queste parole e questi concetti. Ci consideriamo piuttosto “al servizio delle idee” (definizione già ampiamente utilizzata ma ben esplicativa). Ritornando sul piano musicale, non avremmo alcun problema a suonare nelle circostanze più disparate, dal centro sociale alla festa movimentista, o a condividere il palco con una band dichiaratamente schierata a sinistra, se il contesto permettesse questa coesistenza (cito due gruppi di quell’area che ascoltiamo e apprezziamo molto: i Modena City Ramblers e i Mercanti di Liquore). Questo naturalmente non toglie il fatto che condividiamo l’opinione che la società di mercato e il materialismo consumista siano l’altra faccia della medaglia del marxismo, così come il socialismo è diretta conseguenza dell’universalismo cristiano. Ma il nostro intento principale è quello di comunicare con tutti, rimanendo credibili e coerenti rispetto al contesto sociale, economico e culturale in cui ci troviamo. Le inevitabili forzature che comporta il proporre tout-court determinati concetti, per di più attraverso una precisa terminologia, compromettono inevitabilmente la capacità di rapportarsi con il prossimo, sfociando alla fine dei conti nell’autoreferenzialità. Naturalmente è una sfida difficile da affrontare e trovare le parole, i concetti, le metafore giuste per trasmettere i nostri messaggi in maniera neutra ma al tempo stesso convincente non è affatto semplice. Non si tratta di rinnegare un ambiente che ci ha sempre accolto a braccia aperte. Ma l’idea che vogliamo dare è quella di un gruppo senza posizionamenti ideologici preconfezionati, aperto al dialogo su temi trasversali, che oggi sono poi quelli più importanti: il rapporto con la natura, la critica alla modernità, la scoperta di altre culture, solo per citarne alcuni. Tutto questo a partire della terminologia, retaggio di una visione novecentesca che oggi riteniamo superata.
2) ”ANTICA TRADIZIONE”, nome entusiasmante per chi ha scelto lo strumento della Musica come “agire” sia nella stessa Musica sia nella Metapolitica. Come mai questo ammaliante nome? Ci sono riferimenti alle origini delle Radici Europee manifestatesi con l’apoteosi artistica, letteraria, scientifica, filosofica del Paganesimo?
Il richiamo alla sfera tradizionale emerge in tantissimi dei nostri testi e rappresenta il tentativo di recuperare, spesso con quello stile elevato, emozionante e fortemente evocativo di cui solo la musica è capace, elementi propri del nostro retaggio spirituale e culturale che rischiano di perdersi. Naturalmente questo non è un atto di nostalgismo fine a sé stesso: il ricordo e la rievocazione hanno un senso solo se sono accompagnati dalla capacità di tradurre i valori che ci tramandano in idee e in azioni adatte al contesto in cui viviamo. La tradizione è un’entità viva e ogni generazione deve partecipare alla sua crescita e al suo rinnovamento.
3) Quali autori, poeti, filosofi hanno influito e creato le basi per l’ispirazione artistica nelle Vostre canzoni?
Basta scorrere i titoli dei nostri pezzi e analizzare le tematiche che trattano per trovare innumerevoli riferimenti a personaggi del passato, ma anche del presente, che hanno segnato profondamente il nostro spirito e la nostra mente. Pensando a qualche esempio, non possiamo non citare tutti i combattenti irlandesi, Bobby Sands in testa, che hanno dato la vita per l’autodeterminazione del loro Paese. Molti dei nostri testi trattano temi cavallereschi, cantando di condottieri immaginari o realmente esistiti accomunati dai valori di coraggio, lealtà e chiarezza di cui sono portatori. Ci piace anche attingere da altre culture, con alcune delle quali condividiamo peraltro una solida base, e da lì derivano pezzi come Arjuna o l’ancora inedito Kandahar. Parliamo anche di grandi personaggi del passato più o meno recente, da Alessandro Magno a Federico II di Svevia, da Ezra Pound a Ernesto Che Guevara. Non mancano i riferimenti alle tradizioni greche, romane e del Nord Europa. E la lista sarebbe ancora molto lunga!


4) Quale fu il CD che sancì  l’esordio di un certo rilievo che fece conoscere questa Sua splendida iniziativa di forgiare con coraggio gli “ANTICA TRADIZIONE”? Può raccontarci l’evolversi, citando i titoli, della vostra azione discografica?
Vent’anni fa uscì la cassetta “Antica Tradizione”, che conteneva, oltre alle tre cover “Dedicato all’Europa”, “Sulla strada” e “Sulle scogliere di marmo”, altri otto pezzi dedicati principalmente a tematiche cavalleresche, in puro “stile Antica Tradizione”. Dopo l’EP “Guerriero Sarai”, il decollo del gruppo si deve forse a “L’eternità del mito”, del 1999, che contiene tracce ancora oggi suonate ai nostri concerti e apprezzate da molti, che ci identificano ottimamente, come “To Ezra”, “Terra d’Irlanda” e “Arjuna”. Dopo dieci anni esatti è arrivato “Il cavaliere, la morte e il diavolo”, all’interno del quale si trovano anche canzoni che erano già state scritte diversi anni prima, compresa “Il giorno di San Patrizio”, un vero e proprio inno alle battaglie del popolo irlandese. I primi mesi del prossimo anno uscirà il nostro ultimo lavoro. Le distanze temporali che scandiscono le pubblicazioni possono sembrare eccessivamente ampie, ma vanno lette alla luce della grande attenzione che dedichiamo sia allo studio del messaggio da comunicare, sia al mezzo attraverso cui fare questo – la musica, naturalmente. Entrambi devono essere estremamente curati per poter sfruttare quell’eccezionale strumento comunicativo che parole e note, combinate insieme, sanno offrire.
5) Nei Suoi CD abbiamo notato un sottile pessimismo, che poi è il DNA filosofico del nostro ambiente etico ma anche una velata ironia  nei riferimenti dei diversi nemici che deturpano casa nostra, l’Europa. Mi sbaglio?
Come detto in apertura, rifuggiamo qualsiasi tipo di categorizzazione politica. A maggior ragione in un momento come quello attuale, in cui da un lato le divisioni e gli schieramenti costituiscono steccati che i potenti erigono per dividere i loro nemici, e dall’altro le battaglie da combattere sono più che mai trasversali, interessano tutti e necessitano di un fronte comune capace di dialogare e condividere un’azione unitaria e quindi più forte. La situazione è molto grave purtroppo, la sovranità e il diritto all’autodeterminazione dei Popoli, non solo quello europeo, sono continuamente messi a repentaglio e disconosciuti. La buona notizia è che il profilo del “nemico” – che noi individuiamo nel mondo occidentale, materialista e consumista, nel sistema liberal-capitalista e nelle sue emanazioni politiche e militari – comincia a delinearsi con chiarezza. Le armi che adopera non sono più sottili strumenti di corruzione delle nostre coscienze – dalla stampa mistificatrice alla negazione dei valori comunitari, dagli incitamenti al consumo di beni superflui a un messaggio politico banale e sempre uguale – ma storture sempre più palesi, che molta gente ha ormai smascherato e iniziato a combattere.


6) A quando un gradito canto musicale  di ANTICA TRADIZIONE ad una  Signora che  ci incanta? Parliamo, e forse ci permettiamo di suggerirlo, di Ipazia. Qualcuno le ha dedicato un film, altri libri e poesie, mancherebbe un CD…sarà il Vostro?
La storia di Ipazia ci ha sempre affascinati. Questa donna vittima del fondamentalimo religioso ha segnato un’epoca ad Alessandria. Dopo di lei cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. Se si fosse preservato il sapere conquistato, se si fosse continuato l’indirizzo dello studio e della libertà di pensiero per cui la scuola alessandrina era famosa, il mondo oggi sarebbe diverso?  Mi viene in mente il  libro di  Ray Bradbury, Fahrenheit 451, che riporta a scenari attuali e trasferibili ai giorni nostri come il potere assoluto della televisione, altro tipo di fondamentalismo. Sono diversi anni che pensavamo di dedicarle una canzone, ma trasmutare il pensiero in musica e versi (soprattutto credibili) è impresa assai difficile che richiede molta ispirazione.
7) In particolare, per l’alta valenza simbolica, siamo rimasti affascinati, anche per il testo che coniuga corde spirituali che sfociano nel MITO, da tre splendidi CD. Essi sono “ARJUNA”,”IL FALCO DI SVEVIA” e “AD ELEUSI”. Tre temi particolarmente sentiti dal nostro kosmos politico e culturale. Nel primo si canta l’Hinduismo e le sue Divinità, nell’altro Federico II, il tre volte scomunicato Imperatore dipinto come Anticristo e Pagano dalla Cristianità,il terzo ci fa danzare con la musica su uno degli Spazi Sacri del Politeismo: Eleusi con i suoi Misteri. Può  Lei stesso descrivere questi imperdibili CD ed i messaggi nascosti nelle note?
Si tratta di tre canzoni legate a momenti particolari del nostro percorso musicale e culturale. Arjuna, scritta da Marco e musicata da Fabio, è stata oggetto di critiche per lo più positive. Il testo si può considerare un pratico manuale di vita, nel quale si affrontano tematiche spirituali di valenza universale; Tratto da quel grande poema indu Bhagavad Gita sacro anche in Occidente, deve il suo successo anche alla testimonianza di personaggi che basarono la propria vita sugli insegnamenti di questo Testo, tra i quali Gandhi. La parte musicale (volutamente) sdrammatizza la complessità e la profondità delle parole e questo è stato motivo di alcune critiche che hanno considerato l’arrangiamento poco adatto al testo.
Castel del Monte in Puglia è, invece, il palcoscenico per “Il falco di Svevia”. Quel bellissimo castello con strane simmetrie ci ha davvero ispirato per la canzone su Federico II del Sacro Romano Impero (o Federico VII Hohenstaufen di Svevia). Castel del Monte potrebbe essere stato costruito da Federico II, ma potrebbe anche essere stato costruito dai templari e a essi tolto da Federico II dopo la crociata del 1229. Lo vediamo più come un tempio per iniziati che un castello da difesa o di caccia. Nei castelli destinati alla difesa le scale a chiocciola girano verso destra impedendo a chi sale l’uso della spada impugnata con la mano destra, poi non vi sono disimpegni e servizi perché non è un luogo di servi, ma con i suoi sedili lungo tutte le pareti del piano superiore è luogo di raccolte e riunioni, luogo di meditazione e di pensiero, luogo per iniziati. Poi nobili e cantori forse non intonavano canti lieti e il purosangue non si chiamava davvero Dragone, il falco, però, vola ancora alto sull’Europa e il mito prima o poi… si rivelerà!
Eleusi è pura liturgia, profumi mistici che avvolgono gli spiriti in attesa della purificazione. “Ad Eleusi” è un inno a Demetra, la dea della fertilità, e ai Misteri Eleusini che si celebravano nella città greca. Parteciparvi era un privilegio a cui si poteva accedere grazie a una grande levatura spirituale. Chi veniva escluso non avrebbe mai potuto provare ciò che sperimentavano gli iniziati e ciò che accadeva all’interno del tempio doveva rimanere un segreto. Questa canzone crea un’atmosfera magica, è intesa a sollevare lo spirito ma anche a riconciliarci con la Natura, i cui ritmi erano scanditi dall’alternanza dei Piccoli e dei Grandi Misteri, che seguivano l’immutabile ciclo delle stagioni e della vita.

8) Un tasto molto amaro e deludente: la distribuzione e diffusione della musica d’area, chiamiamola pure antagonista al materialismo  e capitalismo. Non ci sembra eccellente. Con il rischio, forse la certezza, che messaggi culturali e metapolitici come quelli esaltati da ANTICA TRADIZIONE non trovino la dovuta visibilità. Insomma dove rivolgersi concretamente per godere della Vostra musica ed acquistarla?
Quello della distribuzione di determinate categorie musicali è un grave problema. Ci permettiamo di uscire dal discorso della “musica d’area” e di includere tutti quegli artisti che si sottraggono al grande vuoto che ormai attanaglia la musica, l’arte in generale e la società tutta. La banalizzazione dell’espressione artistica e la sua mercificazione hanno fatto precipitare il livello e oggi chi prova a scrivere la classica canzone “impegnata” o anche solo raffinata dal punto di vista musicale viene messo ai margini. Una fetta della responsabilità va forse attribuita anche alla ristrettezza dei mezzi e alla scarsa capacità organizzativa che caratterizzano determinate produzioni ormai da anni. Oggi tuttavia le possibilità si sono moltiplicate: la tecnologia consente di realizzare creazioni di qualità con spese contenute e il mondo del web di farle circolare libere dalle censure poste dalle etichette, dai critici, dai distributori e da tutti coloro che controllano la sfera musicale. È necessario sfruttare questa opportunità e fare circolare le produzioni “alternative” attraverso internet, stringendo, se necessario, la cinghia e prediligendo l’ampiezza della diffusione e la capacità di raggiungere tutti rispetto agli introiti che possono essere generati. L’obiettivo deve essere anche quello di una “rieducazione” del pubblico, ormai assuefatto alle schifezze che gli vengono propinate dai circuiti ufficiali.
9) I Vostri concerti attirano moltissimo interesse: quando e dove il prossimo?
Stiamo organizzando una serata in Veneto in occasione delle celebrazioni del Bloody Sunday, mentre, presumibilmente a metà febbraio, parteciperemo a una grossa iniziativa, non solo musicale, organizzata in Lombardia da un caro amico del gruppo.
10) Chiudiamo questa nostra  cordiale  chiacchierata con una legittima curiosità. Qual è il tema del prossimo CD?
Si tratterà di un CD molto raffinato e profondo, in cui verranno trattate tematiche riguardanti la formazione e la crescita spirituale. Come piccola anticipazione, possiamo citare un titolo che chiama in causa un termine che grandi predecessori – due su tutti: Julius Evola ed Ezra Pound – hanno già utilizzato: Orientamenti. Sarà proprio questo l’obiettivo del lavoro: rievocare valori di fondamentale importanza che oggi si stanno perdendo allo scopo di indicare una direzione, un modello d’azione che sia utile ai giorni nostri per ritrovare la strada lungo il cammino. Non mancheranno interessanti novità anche dal punto di vista musicale, con sperimentazioni di nuovi generi e nuove sonorità.

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Categorie: Antica Tradizione, Intervista, Lamonica, Musica

Pubblicato da admin il 10 Novembre 2012

Commenti

  1. Mi sconcerta la risposta alla prima domanda perchè nella meravigliosa produzione di Antica Tradizione non trovo un solo tema riconducibile alla ‘sinistra’. Carlo Tominetti

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